La scorsa settimana a Monopoli è stato presentato l'ultimo libro di poesie di Gino Locaputo, dal titolo Nei tuoi occhi le parole diventano pietra (Secop edizioni, pp. 96, euro 12), con traduzione a fronte delle poesie in arabo a cura di Amira Abu Amra. Un vero e proprio alla Palestina che cade nei giorni più duri per la popolazione di quella striscia di terra sul Mediterraneo. Gino Locaputo è nato a Conversano (Bari) nel 1953 è attore, registra e scrittore. Dal 1987 è ideatore e direttore artistico della rassegna "Festival Mediterraneo" che si svolge a Conversano e dintorni. Nel 1986 porta in scena per la prima volta in Europa la fiaba Il bambino, il drago e gli uomini cattivi, un lavoro destinato ai portatori di handicap. È stato autore e regista del cortometraggio Rocco Scotellaro, storia, leggenda e realtà, e di numerosi dossiers televisivi su argomenti di carattere sociale ed etnico. Collabora con diverse testate giornalistiche e riviste letterarie. Suoi scritti e poesie sono pubblicati su varie antologie e suoi testi sono stati tradotti in Grecia, Francia, Germania, Inghilterra, in Serbia Montenegro e in tutto il Medioriente, che lo scrittore ama in modo particolare.
Questo volumetto di poesie è il racconto in versi dei viaggi che l'autore ha compiuto proprio in Medio Oriente, della sua amicizia con Yasser Arafat e con tutti i poeti palestinesi che hanno dato voce alla loro terra, come Fadwa Tokan, Samir Al Kassem e il recentemente scomparso Mahamoud Darwish. La raccolta poetica è «una storia che coniuga all'infinito il tempo dell'attesa» ed è parte del progetto di vita dell'autore, quello di restituire dignità alla terra di Palestina. La raccolta si apre con una poesia dedicata ad Abdelkaleq, «addormentato per sempre / nel freddo di una notte / tra le macerie della tua Palestina / il tuo letto era gelido cemento / e le tue lenzuola la bandiera di un sogno». «Per tutta la raccolta - ha scritto la poetessa Angela De Leo -, le parole d'amore si rincorrono tra le pietre di un destino crudele e colorato, amaro come la "via del deserto" e tenero come il "profumo del gelsomino", che colma di tempo rinnovate speranze e un cielo certo, "per un altro giorno ancora". Per tutta la raccolta, i verbi si coniugano al futuro (vedrò orizzonti colorati", "tornerò ancora", "un giorno ricorderemo quelle parole scritte tra sogno e realtà", "ci addormenteremo sotto un cielo infinito", "stringerò le tue dita per sempre", "nel giorno che si farà notte / da questo momento / ... e fino all'eternità")».
