lunedì 15 dicembre 2008

"Una autobiografia di fatti non accaduti", di F. Giglio

Proviene dalla Puglia un volume appena uscito per la Stilo Editrice di Bari che rappresenta un unicum assoluto nel campo della critica della letteratura contemporanea. Si tratta della prima monografia pubblicata in Italia sull'opera narrativa di Walter Siti, docente universitario, curatore delle opere di Pier Paolo Pasolini e, appunto, anche scrittore di importanti romanzi degli ultimi 15 anni (tra i quali non si può non citare il più noto, Troppi paradisi, del 2006, un vero e proprio caso letterario). La monografia che analizza tutte le opere narrative di Siti, da Scuola di nudo del 1994 al recentissimo Il contagio (2008), è ad opera della giovane Francesca Giglio, nata a Gravina in Puglia nel 1983 e dottoranda di ricerca presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Roma "Tor Vergata", che allo studio di Walter Siti ha dedicato la sua tesi di laurea magistrale dopo aver concentrato negli anni precedenti la sua attenzione su un altro scrittore contemporaneo, e per certi versi affine a Siti, come Pier Vittorio Tondelli. La monografia di Giglio, Una autobiografia di fatti non accaduti. La narrativa di Walter Siti (pp. 192, euro 16) è l'ultima creazione della collana di ricerche letterarie Officina, giunta in poco più di un anno al suo settimo volume.

Quella che vien fuori dalla monografia è, come si legge in quarta di copertina, «una "finta autobiografia", il racconto iperrealistico e "maledetto" della vicenda di un io-Walter che continuamente entra ed esce dalla vita reale del suo autore, sullo sfondo degradato della metropoli postmoderna. Questa monografia, la prima dedicata allo scrittore romano, ricostruisce con analisi accurate l'evoluzione dell'intero itinerario narrativo e la sua peculiare natura filosofica». Come scrive Daniele Maria Pegorari, direttore di Officina, nella sua prefazione, il punto cruciale dell'opera narrativa di Siti, fin dal suo esordio, sta nel conflitto tra realtà e finzione letteraria: «da un lato sta la cosiddetta ‘realtà’ – o dovremmo dire reality – il cui significato, la cui moralità e datità ci si dimentica di revocare in dubbio, trasformata in prodotto di consumo, sicché si ha il paradosso di un oggetto sottratto alla critica e alla comprensione, il che sarebbe tipico del sacro, e che, di contro, è mercificato e potenziato; dall’altro c’è, invece, la finzione letteraria – stavo per dire la fiction –, statutariamente illusoria, che però costruisce piani allegorici d’interpretazione della storia e del mistero, tendendo al limite anche alla progettazione di utopie sociali e di esplicazioni di identità».