mercoledì 28 novembre 2007

Linuccia Saba tra cibo e letteratura


In attesa della presentazione di una nuova collana di critica letteraria della Stilo Editrice di Bari, oggi segnalo un volume pubblicato lo scorso anno ma che mi sembra di un certo interesse. Si tratta della ricerca di Gianna Raffaele, I contributi giornalistici di Linuccia Saba tra cibo e letteratura (Wip Edizioni, pp. 112, euro 7), recensito anche su D. La Repubblica delle donne, settimanale allegato a Repubblica e ieri anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

Il volume raccoglie gli scritti pubblicati dall'unica figlia di Umberto Saba sulla rivista Il Ponte tra il 1956 e il 1957, e quasi tutti dedicati al rapporto tra gastronomia e letteratura in scrittori contemporanei che avevano frequentato Saba (tra cui Penna, Montale, Comisso) e Carlo Levi, ma anche in scrittori del passato. Linuccia infatti, da bambina, «Linuccia fingeva di invitare a pranzo un ospite illustre e giocava a immaginare cosa gli sarebbe piaciuto mangiare. Leopardi, per esempio, andava matto per i gelati che divorava nei caffè di Napoli, allora gli si poteva inventare un "gelato salato", ovvero il gelato di prosciutto concepito da Linuccia». Come si legge ancora nella recensione di Repubblica, «Sono microstorie dove una ricetta diventa pretesto per parlare d'altro, del rapporto uomo-cibo, della società, di politica, dell'Italia e dei suoi maggiori autori novecenteschi. E allo stesso tempo è un modo per Linuccia di affermare se stessa, parlando di ricordi e incontri, della sua vita romana e di quella triestina, e di emergere appena, con discrezione e misura, dall'ombra dei due grandi uomini, Saba e Levi, a cui dedicò la vita».

Via: http://dweb.repubblica.it/dweb/2007/04/07/attualita/attualita/044dli54344.html

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