martedì 28 ottobre 2008

"I tre poteri", di Angelo Panarese

Il prof. Angelo Panarese, docente di filosofia negli istituti superiori, esperto di storia locale e già sindaco di Alberobello dal 1994 al 2001, ha da poco pubblicato con Progedit un nuovo saggio dal titolo I tre poteri. Papa, Imperatore e Popolo nelle teorie politiche del Medioevo (pp. 168, euro 20). Questa pubblicazione segue altri precedenti studi di filosofia e storia locale, tra cui La devianza minorile: il caso Puglia 1976-1986. Economia, Sociologia, Diritto (Bari, 1988); Felicità e cittadinanza nella teoria politica di Aristotele (Manduria, 1993); Dal riscatto feudale al riconoscimento di Alberobello come patrimonio dell'umanità (Alberobello, 2000); Filosofia e Stato (Lecce, 2005). In questo ultimo libro Panarese indaga le origini della disputa sulla legittimità del potere nell'età medievale. Da quali forze trae origine il potere che un capo esercita? Il quesito sulla legittimità del potere si snoda in tutta la storia del Medioevo.

Così si legge in quarta di copertina: «Il saggio affronta la complessa problematica soffermandosi sulle figure centrali nell'assetto sociale e politico: il Papa, l'Imperatore, il Popolo. Storicamente si può affermare che, nell'età medievale, prendono forma "due dottrine" secondo le quali il potere e il diritto originano da due diverse fonti. La prima sostiene che "il potere deriva dal basso". A questa concezione si contrappone l'altra, secondo cui "il potere deriva dall'alto". La storia del pensiero politico medievale è, in gran parte, la storia dello scontro tra queste opposte rappresentazioni. Dopo aver passato in rassegna le teorie che trattano la gestione del potere, l'autore illumina, nella vasta letteratura politica, il modello proposto da Dante nella Monarchia. Nell'opera dantesca, il rapporto fra utopia e realtà diviene integrazione fecondante, lo stimolo che deve condurre il monarca ad assumere e personificare una funzione "terapeutica" e socialmente indispensabile per placare le ansie di un mondo tormentato». Accanto all'interpretazione dell'opera dantesca, tuttavia, Panarese affianca lo studio di altre fonti della cultura italiana del Medioevo, da Marino e Andrea di Isernia a Marsilio da Padova e a Bartolo da Sassoferrato, che affermava civitas sibi princeps, il popolo è principe di se stesso.