giovedì 23 ottobre 2008

"Mostri per le masse", di Nino G. D'Attis

Lo scrittore salentino Nino G. D'Attis, residente da molti anni a Roma, conferma la buona prova dell'esordio di due anni fa di Montezuma Airbag your Pardon con il suo secondo romanzo, ancora una volta pubblicato per la casa editrice Marsilio, dal titolo Mostri per le masse (pp. 240, euro 16). Classe 1966, si è laureato in Lettere moderne con una tesi su Carmelo Bene. Dal 1987 al 1990 è stato redattore della rivista Lecce For You, responsabile delle pagine Cultura e Spettacoli. Ha collaborato con le riviste Notes e Kaleidoscope, nel periodo 1991-1994. Ex musicista, ha pubblicato articoli e racconti su diverse riviste anche digitali, tra cui il sito internet http://www.blackmailmag.com/, del quale è tra i fondatori. Questo suo secondo romanzo è ambientato a Roma nel 2005. «Mentre il mondo assiste all'agonia di Karol Wojtyla, l'ispettore Graziano Vignola indaga sull'efferato assassinio di una studentessa di architettura, forse vittima di una setta satanica. Una violenza selvaggia su uno sfondo di corruzione e squallore. Altre voci, altre ossessioni riaffiorano da un passato che qualcuno ha voluto nascondere dietro un muro di silenzio e, come un cancro, divorano l'anima del poliziotto».

Tra i più importanti contributi per questo secondo romanzo di D'Attis, segnalo l'intervista curata da Rossano Astremo e pubblicata su «Il nuovo quotidiano di Puglia» e la recensione di Enzo Mansueto pubblicata sul «Corriere del Mezzogiorno». Nella prima, lo scrittore salentino riferisce che «L’ispettore Vignola è un “rovinato”, uno sbirro al bivio che separa la buona dalla cattiva strada. Le ascendenze meno appariscenti in questo nuovo romanzo potrebbero essere legate ai nomi di Joseph Conrad, Tom Wolfe e Nick Tosches. Anche la Bibbia, probabilmente: uomini allo sbando, prostitute, colpe antiche, padri buoni e cattivi si trovano soprattutto lì». Mansueto, invece, accogliendo positivamente Mostri per le masse, sottolinea come il «carattere dominante della scrittura di D'Attis» sia «un manierismo che prende sì le distanze dai tanti concilianti realismi intimi o collettivi così in voga, ma che in fondo risulta esso stesso non insensibile ad altra voga piuttosto diffusa, se pure elitaria (ma la letteratura, in Italia, è un affare di chiesette per pochi), di una narrativa capace di collegare - complicissima la facilità operativa consentita da internet - minuziosi reperti effimeri e sottoculturali (i trivia delle appendici wikipediane), playlist e cronologie, con abiti modernisti, comprati ai saldi joyciani, ponendosi così al riparo dall'orrendo peccato di... scrivere un romanzo».