giovedì 16 ottobre 2008

"Tra Bachtin e Levinas", di Augusto Ponzio

È prevista per le prossime settimane la pubblicazione, da parte della casa editrice Palomar, di un nuovo volume di Augusto Ponzio dal titolo Tra Bachtin e Lévinas. Scrittura dialogo alterità (pp. 444, euro 22). L'autore è docente ordinario di Filosofia del Linguaggio e di Linguistica generale presso la Facoltà di Lingue dell'università di Bari, e ha già all'attivo moltissime pubblicazioni, come si può consultare anche sul suo sito internet personale. Avevo già segnalato nel marzo pubblicazione la sua traduzione del libro del Qohélet in dialetto salentino. Il saggio filosofico pubblicato da Palomar, invece, è articolato in quattro sezioni, come si legge in quarta di copertina, «assume come nodo tematico il rapporto tra tre nozioni centrali del nostro tempo: la scrittura, il dialogo, la relazione con l'altro, individuando come parametri fondamentali le riflessioni di due grandi filosofi della contemporaneità: Michail Bachtin (1895-1975), Emmanuel Lévinas (1906-1995). Per entrambi i filosofi la relazione con l'altro è intesa come relazione con un eccesso, un surplus. L'inevitabile relazione con l'altro dà luogo, a livello linguistico, al dialogo; a livello etico, ad una assoluta e illimitata responsabilità; a livello estetico, alla irriducibilità dell'opera d'arte a valori, interessi, ideologie, eventi della propria contemporaneità».

Di questo nuovo volume di Ponzio ha già scritto nelle scorse settimane anche Dario Dellino sulle pagine culturali di «Barisera», concentrandosi sull'analisi del pensiero di Michail Bachtin operata da Augusto Ponzio. Così scrive Dellino: «Come mostra Bachtin, a nome suo lo scrittore non può dire nulla. L'opera letteraria, dice Bachtin, ha l'altro all'inizio del movimento di costituzione. La posizione che le dà origine non è quella di io ma di altro, e rispetto al suo autore l'opera si caratterizza come altra. Assumere l'opera come il movimento in cui l'umano si realizza significa essere per un umanesimo che inverte l'itinerario abituale dell'ideologia dominante che, come dice Lévinas, "resta quello di Ulisse la cui avventura nel mondo è consistita in un ritorno all'isola natale - un compiacimento del Medesimo, un misconoscimento dell'Altro". Questo umanesimo comporta un atteggiamento verso il tempo diverso: il soggetto rinuncia ad essere contemporaneo di ciò che produce, e conferisce ad esso un valore al di là del proprio tempo e della sua economia di soggetto, una vita senza se stesso, un perdurare nel "tempo grande" (Bachtin) dell'alterità. Folle è il mare per non poter morire con una sola onda».