mercoledì 1 ottobre 2008

"Scienza e letteratura", di Domenico Ribatti

Già lo scorso 11 aprile davo notizia di una pubblicazione di Domenico Ribatti, ordinario di Anatomia Umana presso il Policlinico di Bari. In quel caso si trattava di una raccolta di poesie, L'assenza del centro, pubblicato per la casa editrice foggiana Sentieri meridiani. Da pochissimi giorni si può invece richiedere in libreria un nuovo volume di Ribatti, che dimostra una volta di più l'ampio raggio dei suoi interessi: si tratta della raccolta di saggi e di recensioni dal titolo Scienza e letteratura. Storie di un doppio legame (pp. 208, euro 22) pubblicata da Stilo Editrice nella collana di ricerche letterarie Officina, diretta da Daniele Maria Pegorari e giunta al suo quinto volume (ma sono già in preparazione i prossimi due che affrontano con rigore critico le opere di due nomi importanti della letteratura del secondo Novecento, pur così diversi: Mario Luzi e Walter Siti). Della vastità degli interessi di Domenico Ribatti è testimonianza il lungo elenco delle sue pubblicazioni, che attraversa almeno tre generi: quello delle ricerche specialistiche, in particolare nel campo dell'angiogenesi nello sviluppo embionale e nella progressione tumorale; quello, come si diceva all'inizio, della poesia; e quello della critica letteraria, come dimostrano le monografie dedicate da Ribatti a Italo Calvino (Lacaita, 1995) e Leonardo Sciascia (Schena, 1997).

In Scienza e letteratura Ribatti raccoglie invece la produzione di saggi, articoli e recensioni pubblicati su riviste e quotidiani di tutta Italia, da «Belfagor» a «L'Indice dei libri», da «La Gazzetta del Mezzogiorno» a «incroci». Quarantaquattro interventi, in totale, tutti con un comune denominatore: indagare lo spazio avuto dalla scienza, e in particolare dalla medicina, nella produzione letteraria e in quella editoriale, senza confini di tempo e di spazio. Ai medaglioni su Calvino e Primo Levi seguono, dunque, notizie su Ippocrate e Galeno; alle recensioni di opere di Pirandello e Attilio Bertolucci seguono i ritratti di "medici-scrittori" come Mario Tobino e Anton Cechov. Il libro si chiude, infine, sulle pagine di storia della medicina contemporanea, da Basaglia a Veronesi fino a Gino Strada e Medici senza Frontiere. Come sottolinea nella prefazione Daniele Maria Pegorari, pur nella «ricollocazione in sequenza [...] queste pagine acquistano una continuità di discorso che sorprende anche il lettore che abbia seguito l'autore nelle sue 'scorribande' da una testata all'altra. Diro di più, quell'understatement che caratterizza da sempre il recensore e articolista Ribatti, poco incline ai fronzoli della scrittura e abile nell'andare ai passaggi salienti dei suoi autori, riportata ai fini dell'esemplificazione del discorso, con la stessa lucidità con cui praticherebbe una dissezione anatomica, viene compensato e arricchito, nella costruzione del 'corpo-libro', da segrete continuità di pensiero e di argomentazione, finalmente rivelate».