Di Italo Magno ci eravamo occupati già il 6 febbraio dello scorso anno, in occasione della pubblicazione del suo romanzo La Storia segreta del delfino Filippo, pubblicato dall'editore Guida di Napoli, che ha ottenuto un certo successo nelle scuole medie della Capitanata e anche secondo le ricerche dirette del libro sul nostro blog. A distanza di un anno, l'autore torna con un nuovo libro decisamente diverso, una classica raccolta di Poesie d'amore (pp. 96, euro 9,90) pubblicata da Andrea Pacilli Editore - Buenaventura, casa editrice di Manfredonia, proprio come l'autore del libro. Italo Magno è stato dirigente scolastico per oltre vent'anni e attualmente collabora con l'Ufficio Scolastico Regionale ed è docente di Psicologia dell'handicap e della riabilitazione presso la SSIS Puglia. Tra le sue pubblicazioni più importanti, prevalentemente di narrativa, ci sono Il vento nel fazzoletto (Liguori, 1990), Visioni di un naufrago (Garzanti, 2000) e Un confetto da Paola (Guida, 2004). È inoltre il presidente del premio nazionale di poesia "Città di Manfredonia". Le poesie d'amore di Italo Magno sono state presentate per due volte, la scorsa settimana, a Foggia e, alla vigilia di san Valentino, a Mattinata.
La presentazione del volume è affidata a Carla Chiummo, preside della Facoltà di Lettere dell'Università di Urbino. L’amore, dice la Chiummo, «è il filo conduttore di questi versi, o meglio ancora, cemento che sostiene robustamente tutta l’impalcatura, strutturale e narrativa della raccolta». Un «amore», quello raccontato da Italo Magno, senza maschere e senza ostentati preziosismi. Quella di Italo Magno viene inoltre definita una «sensibilità poetica curiosa, sfaccettata, persino a momenti scherzosa, ma mai insincera; anzi, quasi ostentatamente diretta e, di questi tempi, potremmo dire persino paradossalmente impudica nella sincerità delle emozioni e dei sentimenti evocati». In quarta di copertina, infine, si legge: «Questo libro, che affronta l’amore in tutte le sue declinazioni, l’Autore vuole dedicarlo ai giovani, i quali sembrano vergognarsi di toccare il tema, ma di fatto ne hanno terribilmente bisogno. Se ne vergognano per la falcidia che ne hanno fatto i mass media, che hanno ridotto l’amore a banalità, automatismo, materialità, gioco, anoressia sentimentale».
