Presentato anche all'ultima edizione della rassegna "Il libro possibile" di Polignano a Mare, il nuovo romanzo di Pietro Battipede, dal titolo In-giustizia sotto pelle (pp. 156, euro 12), costituisce il suo esordio nella narrativa, se si escludono tre prove di narrativa per ragazzi appartenenti a un'unica serie, quella di Mark il piccolo detective, nata nel contesto di un progetto per la legalità e per la lettura per ragazzi. Anche quest'ultimo romanzo, come i precedenti, è pubblicato dalla giovane casa editrice Secop di Corato (Ba). L'autore, nato a Bari nel 1956, ha già pubblicato negli anni scorsi saggi e testi giuridici, come Polizia municipale. Guida pratica di polizia giudiziaria (Milella, 2007) in quanto vice-questore della Polizia di Stato presso la Procura della Repubblica di Bari. Questa la trama del romanzo: «Dietro i successi professionali del giovane magistrato Roberto Scialli, si nascondono una vicenda umana dolorosa e una storia affettiva a dir poco disordinata. Antichi traumi infantili irrisolti e insoddisfacenti relazioni amorose, nelle quali il sentimento è soffocato dalla componente sessuale, influenzano in negativo le capacità investigative di un giudice che, inizialmente destinato ad un lusinghiero successo professionale, vede compromessa la luminosa carriera dalla sua incapacità di liberare la mente da una visione egoistica della vita (è la cosiddetta sindrome dell'ipertrofia dell'io, della quale si parla ampiamente nel romanzo). Saranno le "sue" donne, concorrenti prima e alleate poi, a riscattarsi dalla schiavitù dei sensi alla quale il fascino del dott. Scialli le ha condotte, costringendolo ad interrogarsi in modo sofferente sui suoi insuccessi di uomo».
Intervistato per la «Gazzetta del Mezzogiorno» da Maria Grazia Rongo, Battipede, oltre a preannunciare l'imminente pubblicazione di un nuovo suo romanzo, dal titolo La città degli ultimi e dedicato alla vita dei clochard, afferma: «Io scrivo da sempre, vivo la scrittura come un'esigenza. Ho scritto molti libri giudirici e poi mi sono dedicato, con naturalezza, al racconto, al romanzo. [...] Con la scrittura riempio i miei tempi vuoti che, col lavoro che svolgo, non sono molti. Mi scarico dallo stress e mi carico di iniziativa. [...] Più che un hobby è una grossa presunzione, quella di riuscire a trasferire nel lettore ciò che provo nel momento della scrittura, a trasferire le mie esperienze. Questa storia ad esempio mi è frullata in testa mentre ero ospite di un incontro alla Fiera del Libro di Torino, lo scorso anno, mentre ascoltavo il Prefetto Serra che dialogava con Giovanni Minoli».