sabato 30 agosto 2008

"Jartjsane de Cegghije", di Michele Ciracì e Nicola Santoro

Sempre dalla provincia di Brindisi, come è accaduto molto spesso in quest'estate, giunge la notizia di una nuova pubblicazione dedicata alla storia delle tradizioni popolare di un paese. Al centro dell'attenzione stavolta è la cittadina di Ceglie Messapica, come si capisce dal titolo stesso del libro (in una trascrizione dal dialetto fonematicamente "spregiudicata") Jartjsane de Cegghije. Arti, artieri e mesteri nella città di Ceglie Messapica (pp. 310), scritto da Michele Ciracì e Nicola Santoro e pubblicato dalla Tiemme s.r.l. di Manduria (Ta) come secondo fascicolo della collana di "Ceglie Plurale", nome anche della rivista locale diretta dallo stesso Michele Ciracì. Quest'ultimo, giù consigleire comunale e molto impegnato nel recupero delle tradizioni della cittadina brindisina, nel 1995 ha pubblciato il volume Patriae Decor e nel 2003 il volumetto Onor caduti, un album con le storie e le immagini dei caduti originari di Ceglie Messapica nei due conflitti mondiali. A quest'ultimo volume ha collaborato anche lo stesso Nicola Santoro per quanto riguarda il metodo e la ricerca delle fonti, come anche per l'altro volume, pubblicato negli anni scorsi, Le cartoline raccontano Ceglie.

Jartjsane de Cegghije racconta la storia delle tante botteghe artigianali (barbieri, calzolai, fabbri) attraverso immagini, foto (ben 400, tutte d'epoca) e personaggi che «dal Settecento ai giorni nostri - ha scritto Agata Scarafilo - hanno dato linfa ad un mondo economico e sociale per certi versi dimenticato. È in sostanza una storia fatta della gente comune che, con la loro fatica e la loro arte, ha lasciato un segno indelebile a Ceglie Messapica che, come tante, ha subito i processi di modernizzazione e industrializzazione». L'elenco dei mestieri artigianali raccolti nel volume sono tanti: Barbieri, bottai, calderai, calzolai,carpentieri, ebanisti, fabbri, falegnami, ferracavalli, forcolai, intonachisti, scalpellini, seggiari, stagnini e ancora altri. Imponente, com'è ovvio, il lavoro di ricerca dei dati e delle informazioni, reperiti presso il Catasto Unciario, il registro delle anime presente negli archivi della Chiesa Madre, l’Ufficio Anagrafe del Comune ma soprattutto grazie alla fattiva collaborazione di cittadini che, mettendo a disposizioni le loro memorie e le fotografie in proprio possesso, hanno contribuito in modo decisivo ad arricchire l’opera.