È stato finalmente pubblicato dopo una lunga attesa, dovuta principalmente all'assenza dei partner istituzionali e dei loro finanziamenti, il nuovo volume, il settimo, del Catalogo generale del Museo nazionale archeologico di Taranto. In questa nuova pubblicazione, in realtà il secondo tomo del secondo volume, dedicato interamente agli scavi del 1978 nella necropoli di contrada Purgatorio, a Rutigliano (Bari), area nella quale Felice Gino Lo Porto aveva intrapreso scavi dal 1976. Anche questo tomo (664 pagine + XXIV; migliaia di illustrazioni e numerose tavole a colori, 90 euro) è pubblicato dalla Scorpione Editrice di Taranto, come gli altri sei precedenti libri di questo monumentale progetto cominciato nel 1990 per volontà dell’allora soprintendente archeologo per la Puglia Pier Giovanni Guzzo (oggi alla guida della Soprintendenza di Pompei).
La pubblicazione è a cura di Ettore De Juliis, docente dell’Ateneo barese, già Soprintendente per la Puglia 1977/85, aiutato nella stesura del volume da altri undici studiosi, che nella premessa definisce «straordinario» il sito archeologico di Rutigliano, che dopo aver conosciuto una sorta di urbanizzazione intorno al IV sec. a.C. subì una grave crisi dopo i primi due decenni del III sec., come del resto in tutta la Puglia: «alle devastazioni di città e campi coltivati, dovute alla presenza di numerosi eserciti combattenti, si accompagna - rileva De Juliis - il crollo del tradizionale quadro storico ed il conseguente radicale mutamento di secolari strutture economiche, sociali e politiche». Quanto a contrada Purgatorio, i ritrovamenti - diverse centinaia di corredi - «sono paragonabili a quelli di Ruvo ma ad essi superiori per la varietà dei reperti e per i dati scientifici raccolti». In aree marginali della necropoli «sono venute alla luce porzioni superstiti dell’abitato di età arcaica, classica ed ellenistica»; tra gli altri reperti, è stato rinvenuto anche «un tesoretto di 57 monete d’argento della Magna Grecia (Metaponto, Sibari, Crotone, Caulonia, Poseidonia e Taranto, con prevalenza di Metaponto e solo 4 monete tarantine), in gran parte incuse e in ottimo stato di conservazione, datate dalla seconda metà del VI alla metà del V secolo». Il decennio 440/430 a.C. «conferma la floridezza dell’insediamento e i suoi collegamento non solo con la Grecia ma anche con le città della Magna Grecia, a dispetto della crisi che aveva deteriorato, fra gli ultimi decenni del VI e la prima metà del V secolo, i rapporti tra Taranto e le popolazioni indigene della Puglia».
