sabato 23 febbraio 2008

Editoria in Puglia. Intervista a Gino Dato

Sul «Corriere del Mezzogiorno» dello scorso 29 gennaio è apparsa un'interessante intervista di Felice Blasi a Gino Dato, fondatore nel 1997 della casa editrice barese Progedit. Riporto qui alcuni stralci dell'intervista:

Ma oggi basta ad un editore saper fare libri tecnicamente perfetti per poter competere sul mercato? «Questo è un punto che mi preme molto. I libri, per essere un buon editore, bisogna saperli vendere, cioè distribuire. Mondadori diceva che un editore "deve saper fare tutto il resto", dunque innanzitutto divulgare il libro. E qui nascono le difficoltà di un mercato che, specie al sud, è una sorta di deserto, con poche isole felici e qualche carovana di cercatori. Il Mezzogiorno rimane territorio proibitivo per questa strana merce che chiamiamo libro. Qui le difficoltà distributive si associano ai redditi più bassi e a tutti quei fattori che fanno da zavorra ad una crescita dei consumi culturali».

Quali possono essere le vie per liberarci da questi ostacoli? «Bisogna stimolare un nuovo approccio aperto e nuovo al libro. È necessario portare i libri fuori dalle cattedrali troppo austere, per immetterli in tutti i circuiti dove le pagine possano respirare e trovare comunità di lettori. In concreto, operare nel Mezzogiorno significa inventare i sodalizi più fantasiosi, aiutare le librerie a costruire alleanze con i lettori: festival, presìdi, book crossing, presentazioni hanno tessuto nel sud una sorta di rete nella quale ci si rimanda e ci si scambia esperienze e iniziative. Moltiplicando sforzi, affinando astuzie, promuovendo un culto quotidiano del libro, insidiato soprattutto dai mezzi di comunicazione e da relazioni imperfette, avremo col tempo buoni risultati».

Qual è, in particolare, lo stato dell'editoria e della lettura in Puglia? «In tutto il Mezzogiorno, e in particolare in Puglia, la domanda di scrittura e di lettura sta risalendo ovunque, nei centri grandi e piccoli, e non sono pochi i casi di sinergie virtuose tra istituzioni pubbliche, associazioni, operatori privati. [...] Inoltre stanno nascendo piccolissime case editrici e alcuni grandi poli, da quello in Capitanata a quelli della Terra di Bari e del Salento, che hanno la voglia e l'ambizione di diventare un distretto culturale che metta insieme editori, studi grafici, studi editoriali, tipografie, industrie cartotecniche. Sono queste realtà variegate che vanno intercettate, seguite, messe in sintonia, perché possano incontrarsi e confrontarsi superando il timore della sconfitta».