sabato 12 aprile 2008

"Amal" di Anita Piscazzi

Dopo quello di ieri, segnalo oggi un altro libro di poesie pubblicato recentemente da autori pugliesi. Si tratta del volume di Anita Piscazzi dal titolo Amal e pubblicato per le Edizioni Palomar (pp. 98, euro 10). L'autrice, diplomata in pianoforte al Conservatorio di Bari, si è già aggiudicata con questa sua prima raccolta di liriche diversi riconoscimenti nazionali tra cui la menzione speciale nel Premio R.O.M.E. per la sezione letteraria. Al suo «pianoforte nascosto» è, del resto, dedicato anche questo volume. Al suo attivo, inoltre, Anita Piscazzi ha già altre pubblicazioni, tra cui In lumen splendor (Oceano, Sanremo 1999) e il saggio La musica in Europa (Cacucci, Bari 2006), insieme a numerosi articoli e recensioni su varie riviste letterarie. In quarta di copertina si legge: «Leggere questa raccolta, suddivisa in quattro parti ARIA-ACQUA-TERRA-FUOCO, significa affacciarsi in un mondo onirico tutto nuovo, dove la poesia non è soltanto profondità, ma soprattutto sussulto dell'anima. L'autrice conserva integre le proprie radici, evidenziando l'amore per la terra, dove il passaggio doloroso di genti diverse riporta all'età dell'innocenza. Immagini rapide, che coinvolgono intensamente il lettore, fanno rivivere i sogni, quei sogni che lasciano dentro forti emozioni».

Antonio Rossano su ContrAppunti ha parlato di questa raccolta di poesie come di «Un’esortazione che è anche confessione di libertà espressiva a tutto tondo. La musicalità che s’avverte avvolgente nei suoi versi è anche frutto evidente di una intensa frequentazione con testi classici antichi e moderni». Ma le poesie di questa raccolta sono anche, e soprattutto, un canto d’amore che Anita Piscazzi rivolge alla terra in cui vive, la Grecìa, ha preziosi accenti di vibrante musicalità: «Mi accolgo qui nel tuo ventre/ dolce terra/ e penso/ questa è la mia casa». Un Sud, il suo, che racchiude dolori e rimorsi antichi, in cui «la sofferenza ha scavato rughe/ senza tempo» e dove «vennero genti/ dal vento giallo spinte/ a portare dal Medioriente l’ingegno».