martedì 8 aprile 2008

"La vita tra le mani", di Angelo Torre


Il GAL DaunOfantino di Manfredonia è una società a responsabilità limitata costituita dal Consorzio dei Comuni dell'Area Sipontina. Questa società ha contribuito alla realizzazione di un libro e di una mostra fotografica allestita in questi giorni nella città sipontina. Il libro, dal titolo La vita tra le mani, raccoglie le fotografie di Angelo Torre che raccontano quattro antichi mestieri e la loro presenza nella regione. L'autore, di origini siciliane, è in realtà sipontino acquisito da circa trent'anni e vanta una serie di riconoscimenti per la sua attività artistica in Italia e all'estero. Le stesse fotografie presenti nel volume si possono visionare dal vivo nella mostra allestita a Palazzo Celestini, a Manfredonia, fino a domenica 13 aprile, ore 10.30-13 e 18-22.

Ha scritto Michele Apollonio in una recensione del volume apparsa sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno», che quella di Angelo Torre è una «"poetica di un’arte inconsapevole”, raccontata attraverso un centinaio di fotografie. Gli “scatti” fermano il momento il cui il passato della nostra civiltà diventa presente tra le mani operose di calatafari, sarti, agricoltori, falegnami. Torre nelle sue immagini che trascendono l’esteriorità per scavare nei sentimenti dei protagonisti, fissa “un presente fatto di oggetti concreti, aghi, trattori, barche, pialle: testimoni che passano di mano in mano, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo”. “Molte delle conoscenze che abbiamo del passato si devono alla fotografia”, osserva Luca D’Errico evidenziando come “questo progetto si inserisce nelle finalità del Gal”».

A completare l’opera, si riportano, grazie alla collaborazione di Teresa La Scala, i dialoghi intercorsi durante le visite con i veri protagonisti del libro, gli artigiani e gli agricoltori. Scrive Teresa La Scala in uno dei suoi testi raccolti nel volume: «Non ero mai stata in un cantiere navale. Sono nata a Manfredonia, ci vivo da trent’anni, e non avevo mai visitato un cantiere navale. Però l’immagine di quell’immenso scheletro arancione che svetta al di sopra delle cancellate del porto mi segue intatta, sempre uguale nel corso del tempo. Èun’immagine legata alla mia infanzia, al ricordo di lunghe passeggiate con mia madre mano nella mano e, di fronte a quello scheletro di peschereccio, sempre la stessa domanda: - Ma non finiscono mai di costruirlo?- Faccio ancora lunghe passeggiate, con mio figlio, mano nella mano, e di fronte a quell’enorme scheletro arancione adesso è lui a chiedermi: - Ma non lo finiscono mai, questo peschereccio?- Come se fosse sempre lo stesso, dopo trent’anni, giorno dopo giorno:sempre lo stesso scheletro di una nave che non verrà mai terminata, che si monta di giorno e si smonta durante la notte…».