È stato presentato prima al locale "Nessundorma", poi alla Feltrinelli - Libri e Musica di Bari l'opera d'esordio di Francesca Palumbo dal titolo Volevo dirtelo (pp. 80, euro 13), pubblicato dalla casa editrice Il Filo della quale abbiamo già segnalato nei mesi scorsi ottimi esordi di autori pugliesi. L'autrice, laureata in Lingue e Letterature straniere, vive e lavora a Bari, è docente di inglese e ha già partecipato con successo a diversi concorsi letterari. In questa sua opera prima raccoglie sette racconti, con protagonisti un fotografo che cerca di mettere a fuoco, incominciando dal passato, da uno strappo che fa male, oppure un viaggio in Africa. Così si legge in quarta di copertina: «Intensi e lievi. Sono racconti che posseggono la capacità di approfondire e di scavare senza mai divenire pesanti, senza mai annoiare. Racconti di gente vera, racconti possibili se non addirittura reali. Due sorelle che, seppur da capi opposti del mondo, si rincorrono e si danno calore e forza. Una donna che non può “contenere” e tenta di colmare come può. [...] Nella sua maniera sorridente e pensosa, coinvolgente e semplice, l’autrice nel presentarci quelli che chiama “gli inquilini della sua mente” ci offre un variegato e interessante affresco di emozioni».
Leo Lestingi, sul «Corriere del Mezzogiorno» di alcuni giorni fa, parla della raccolta della Palumbo come «scritta con stile mosso e sorvegliato, che resta come sospesa fra l'immaginario dell'autrice e quanto chi legge potrebbe deliberatamente aggiungere o sottrarre alle sue piccole storie, tratte da un "quotidiano" che non si risolve, qui, in un puro calco, ma rappresenta quello sfondo sul quale si organizza il fragile fluire dell'esperienza e della fantasia, quell'"accadere" che si dà come frammento e contingenza, fra caso e necessità interiore. [...] Racconti, insomma, "possibili", lla ricerca di un senso capace di porre in relazione passato e futuro, memoria e progetto, fra una vicenda che si conclude e un'avventura che può diventare sfida e stretegia fatale, fra un incontro inatteso o dolente e il bagliore di coscienza, dove può sembrare impossibile dire, ad esempio, cosa sia l'amore che sperimentano alcuni personaggi del libro, suggerendo, però, nello stesso tempo, la sua estraneità e riluttanza alla desertificazione del tessuto comunicativo altrui e ad una pura logica di appropriazione».
