giovedì 3 aprile 2008

Scorpione editrice ripubblica le opere di C.G. Viola

«La Gazzetta del Mezzogiorno» di ieri dà notizia della ripubblicazione, a breve, da parte della Scorpione Editrice di Taranto dell'opera completa del locale poeta e scrittore Cesare Giulio Viola. Nato a Taranto nel 1886 e morto a Positano nel 1956, deve la sua notorietà soprattutto alla sua attività di sceneggiatore per il teatro e il cinema: dal suo romanzo Pricò fu infatti tratto nel 1942 il film I bambini ci guardano di Vittorio De Sica e collaborò alla stesura delle sceneggiature per i film Sciuscià (1946) e Pagliacci (1948). Della casa editrice tarantina è attualmente disponibile solo una delle opere di Viola, il romanzo Pater pubblicato nel 1998, ma saranno a breve in libreria anche le altre due opere narrative, Pricò e Quinta classe. La ripubblicazione delle opere di Viola fa parte di una lunga serie di iniziative messe a punto dal Comune di Taranto per il cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore. Tra le altre, segnalo le conferenze di Paolo De Stefano il 7 maggio su «Viola narratore» e di Pierfranco Bruni il 6 giugno su «Viola poeta del primo Novecento».

Così scrive Giuseppe Mazzarino nell'articolo pubblicato ieri: «Intellettuale a tutto tondo, avvicinatosi alla drammaturgia quando, studente all’Archita, aveva animato una compagnia teatrale che doveva mettere in scena un suo lavoro, Viola esordì come poeta nel 1909 all’insegna di una sensibilità crepuscolare (a Roma nei primi anni del secolo aveva frequentato il gruppo dei crepuscolari formato, intorno a Corazzini, da Tarchiani, Calza-Bini, Martini, con l’apporto di Govoni), quindi ebbe tangenze futuriste, chiamato da Marinetti a far parte del Gruppo dei Dieci che pubblicò due opere non troppo futuriste se non nella trovata di essere scritte a più mani da dieci autori, dalle più diverse sensibilità, ad ognuno dei quali era stato affidato un capitolo. Per lanciare il primo di questi "romanzi", Lo zar non è morto, fu lanciato un concorso a premi per chi fosse riuscito a collegare i dieci autori ai rispettivi capitoli».