Giorgio De Rienzo, scrittore e critico letterario, già docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Torino, dove è nato e vive, ha partecipato quest'anno al Festival "Il libro possibile" di Polignano a Mare, del quale ho già riferito nei giorni scorsi. Pochi giorni fa lo stesso De Rienzo ha inviato al «Corriere del Mezzogiorno» un ricordo della sua partecipazione, che riporto qui di seguito quasi integralmente:
«Pare incredibile ma Il Libro possibile di Polignano a Mare cresce di anno in anno, con un budget con cui altri festival letterari non partirebbe neppure. Ero stato qui due anni fa un giorno solo e m’ero portato dietro un ricordo di bella compagnia. Sono tornato quest’anno per girare, curiosare e cercare di capire perché tantissima gente (con tanti lettori veri) riempissero le piazze di San Benedetto e dell’Orologio, la splendida balconata a picco sul mare e la via Molini. I vigili urbani hanno calcolato più di diecimila persone a sera presenti ai vari incontri con l’autore, ai concerti di band di giovani (con ottimi solisti) e alle esibizioni di danza.
Il merito del successo va esclusivamente all’associazione Artes e al gruppo di giovani (tutti volontari) che circondano Rosella Santoro, intelligente e appassionata anima del festival. Poco sostanziosi i contributi degli enti locali, la Provincia e il Comune di Polignano, che tuttavia per bocca dell’assessore alla Cultura ha promesso pubblicamente di raddoppiare almeno il suo contributo per l’anno prossimo. Assente ingiustificata è la Regione. Eppure Artes è riuscita a portare qui Paolo Giordano, premio Strega 2008, e Paolo Di Stefano, probabile vincitore del Campiello, nonostante la diffidenza dei grandi editori che continuano a non credere nel Sud. Se venissero una volta, cambierebbero idea: e scoprirebbero che qui ci sono quelli che loro definiscono lettori forti.
La formula vincente del festival di Polignano sta nella capacità di sapere creare un clima di festa colta e popolare insieme. Dove lo spazio lo consente (in piazza dell’Orologio) può capitare che attorno al palco si raccolgano centinaia di persone attente e incuriosite per sentire parlare di poesia, mentre poco più in là ragazzini giocano al pallone o a nascondino per dare sfogo alla propria vitalità. Se si sta all’inizio della piazza pare impossibile che le voci dei ragazzini non disturbino gli adulti pochi metri più in là. Se ci si trova sul palco a presentare un libro oppure tra il pubblico quel vociare non dà fastidio. È il miracolo acustico delle piazze di Polignano che, grazie alle suggestive architetture dei palazzi, costituiscono una sorta di auditorium ideale.
Per ragioni professionali sono stato in altri festival del Nord: a Pavia, a Mantova, alla Fiera del Libro di Torino, dove vivo. La differenza è quella tra un inferno dove suoni e voci si accavallano e un paradiso in cui tutto si armonizza. […] È un pubblico duttile quello di Polignano. Si adatta al parlare torrenziale di Odifreddi, “matematico impenitente” e ormai ateo quasi per professione, come al ragionare pacato, all’argomentazione riposante della Pisu che discute della Cina dall’antichità ad oggi».
