Di Roberto Nistri, professore di storia e filosofia e storico della città di Taranto, ho già segnalato qui la sua ultima opera, Taranto dagli ulivi agli altiforni. Nel 2006 invece, insieme a Massimo Di Cesare, responsabile dell’Ufficio Formazione e Informazione della Cgil di Taranto, Roberto Nistri aveva pubblicato un volume, per l'editore Ediesse, sulla storia della CGIL di Taranto, dal titolo Un cammino lungo cent'anni. La Camera del Lavoro di Taranto (pp. 512 + cd rom, euro 20). «la storia del territorio jonico, e in particolare la storia dei cento anni della Camera del Lavoro di Taranto, narrata in questo pregevole volume, ci offre una ricostruzione completa del passato, attraverso l’analisi delle diverse fasi storiche, dall’Ottocento alla crisi dello Stato liberale, dal ventennio della dittatura fascista agli anni della Ricostruzione, dal miracolo al declino economico, non solo di Taranto, ma di un intero paese. E lo fa offrendoci molteplici punti di vista, non limitandosi cioè semplicemente ad una storia politico-istituzionale, ma introducendo anche analisi economiche, sociali, demografiche e culturali... ...una eccezionale galleria fotografica...una straordinaria rassegna di ritratti che solca le pagine del volume, dall’inizio alla fine… riportando alla memoria figure importanti del movimento operaio... dai dirigenti di partito e sindacato ai capilega, fino ai militanti comuni... a ricordarci come la vicenda del lavoro in Italia... sia stata una straordinaria storia collettiva». (dalla prefazione di Adolfo Pepe).
Del volume si è interessato anche Vito Antonio Leuzzi, presidente dell'Istituto pugliese per la Storia dell'Antifascismo, che ha scritto: «Nell’approfondito lavoro di ricerca dei curatori, impegnati da molti anni in un difficile lavoro di recupero della memoria e di indagine sui caratteri distintivi e peculiari della società e della cultura della città, s’impongono all’attenzione l’antifascismo dei lavoratori e la grande capacità di mobilitazione all’interno e all’esterno delle fabbriche. Tumulti popolari, agitazioni sociali, intensa attività clandestina costellarono la vita della città anche nella fase di transizione dal fascismo alla democrazia. L’esasperazione per le difficili condizioni di vita fu alla base, il 2 febbraio del 1944, della rivolta popolare che provocò l’assalto alla Prefettura stracolma di beni di prima necessità, e la cacciata del prefetto. L’identità operaia di Taranto si manifestò con forza nelle prime libere elezioni dopo il crollo del regime. Nel referendum e nelle elezioni alla Costituente del 2 giugno 1946, le maestranze dei cantieri e dell’Arsenale si pronunciarono in modo massiccio per la Repubblica; mentre nel novembre di quell’anno Taranto elesse sindaco Edoardo Voccoli, espressione tra le più significative dell’opposizione antifascista in terra ionica. Tuttavia la città fu segnata da tragici episodi tra cui le drammatiche giornate del luglio 1948 (in seguito all’attentato a Togliatti ci furono violenti scontri tra scioperanti e forza pubblica con morti e feriti), e i numerosi licenziamenti, in conseguenza della recessione industriale ma ai quali non furono estranee anche logiche discriminatorie da parte del ministero della Difesa».
