lunedì 21 luglio 2008

"Il falsario di Stato", di N. Biondo e M. Veneziani

Dopo aver pubblicato nel 2006, presso l'editore Castelvecchi, il bel volume Controinformazione. Stampa alternativa e giornalismo d'inchiesta dagli anni Sessanta a oggi, con prefazione di carlo Lucarelli, il giovane barese Massimo Veneziani ha da poco pubblicato, insieme a Nicola Biondo, un altrettanto interessante volume per i titpi di Cooper Editore, dal titolo Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo (pp. 208, euro 10), che fa luce soprattutto sulla storia di Tony Chichiarelli, autore del falso comunicato n.7 delle Br che annuncia la morte di Aldo Moro. Laureatosi in Scienze della Comunicazione con una tesi in Storia del Giornalismo sul cambiamento della comunicazione giornalistica durante gli anni Settanta, Massimo Veneziani da tempo vive a Roma dove lavora nella redazione di programmi televisivi, mentre Nicola Biondo, giornalista freelance, è stato consulente di diverse procure e ha collaborato al programma televisivo Blu notte di Carlo Lucarelli.

Gli autori partono proprio dall'apocrifo documento numero 7, che tra l'altro recitava: «Comunichiamo l’avvenuta esecuzione del presidente della Dc Aldo Moro; mediante suicidio... La salma di Aldo Moro è immersa nei fondali limacciosi del lago della Duchessa...», dalle Br poi attribuito direttamente alla regia a Giulio Andreotti. La storia di questo documento si intreccia invece con quella di Tony Chichiarelli, nato a Magliano dei Marsi nell'Appennino abruzzese, del quale gli autori ripercorrono la vita e le azioni criminose, fino a frequentare il gruppo della Banda della Magliana. Solo dopo la sua tragica fine - sette colpi di pistola alle spalle e al torace esplosi da un sicario appostato davanti al portone di casa, in via Ferdinando Martini - si scoprirà che era stato Tony Chichiarelli ad aver firmato il falso documento delle BR. Si saprà anche che le sue vicende s’intrecciano con quelle del nostro paese. Vicende che portano con sé altri angoscianti interrogativi. Chi era infatti a sfruttare le particolari doti di falsario di firme, ma anche di opere d'arte, del Chichiarelli, chi c'era dietro di lui a guidarne le mosse, «ad ordire le trame di un gioco sottile e perverso?». Come riporta Vinicio Coppola in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del mezzogiorno», «L’umana avventura di Tony non è altro che il capitolo di una storia più grande che, riletta in chiave criminale, andrebbe ricostruita più compiutamente. Dal saggio di Biondo e Veneziani, emerge comunque un pressante invito: scavare nei meandri del nostro passato, porci domande, anche «cattive», per ottenere delle risposte esaustive. Il dado è ormai tratto. Il filo d’Arianna ce lo porgono gli stessi novelli «007», che non hanno esitato a consultare le più svariate fonti giudiziarie, comprese le deposizioni e le testimonianze sul delitto Pecorelli nonché gli atti delle commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Moro».