martedì 8 luglio 2008

"Quasimodo a Taranto", a cura di Gianni Iacovelli

Il legame costituitosi, specialmente negli anni Sessanta, tra Salvatore Quasimodo e la città di Taranto era dovuto in particolare agli studi del premio Nobel per la letteratura nei confronti del poeta di età ellenistica Leonida di Taranto, sul quale pubblicò la traduzione di 23 epigrammi proprio per la piccola casa editrice Lacaita di Manduria, in provincia di Taranto, nel 1968 (e ristampato in poche copie poi due anni dopo a Noci). Proprio per ricordare questo legame si è svolta la scorsa settimana una manifestazione a Massafra, sempre nel tarantino, per ricordare la figura di Salvatore Quasimodo a quarant'anni dalla sua morte. L'occasione è stata data dalla messa in scena dello spettacolo teatrale Salvatore Quasimodo, operaio di sogni curato dal figlio, Alessandro, del poeta siciliano, ma anche dalla pubblicazione, avvenuta in mille copie numerate, di un interessante volume a cura di Gianni Iacovelli, con la collaborazione di Vittorio Del Piano e Ileana Iacovelli, e che comprende anche saggi di Antonio Lucio Giannone e Roberto Caprara, e intitolato Salvatore Quasimodo a Taranto.

Gianni Iacovelli, intellettuale massafrese, è noto soprattutto per i suoi studi di storia della medicina (sue pubblicazioni in quel campo risalgono soprattutto alla prima metà degli anni Novanta), alla sua attività medica e politica, essendo stato anche Presidente della Provincia di Taranto. Il volumetto a cura di Iacovelli, comprende anche alcune pregevoli fotografie di Salvatore Quasimodo, alcune anche inedite e provenienti dallo stesso archivio di famiglia del poeta siciliano, oltre ai già detti saggi, dai titoli Quasimodo e il Sud (a firma di Antonio Lucio Giannone), Salvatore Quasimodo, i Poeti Greci e Leonida di Taranto (di Roberto Caprara), mentre lo stesso Gianni Iacovelli pubblica un suo saggio su Nicola Lazzaro, Quasimodo e la cultura a Taranto negli anni Sessanta del ‘900. Su quest'ultimo saggio riporto il parere del giornalista e scrittore tarantino Giuseppe Mazzarino pubblicato sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno», secondo il quale Iacovelli «ha il merito di ovviare all’accelerato resettaggio che cancella la nostra storia - anche culturale - contemporanea, e che anche politicamente si traduce in una esaltazione irrazionale dell’attimo fuggente, non necessariamente bello, di un eterno presente che dura un battito di ciglia e poi viene disinvoltamente rimosso, verso sempre nuove avventure e relativi avventurieri...».