Ancora da Brindisi, dopo aver parlato nei giorni scorsi del porto e del libro di Indini sulle colonne dello stesso porto, segnalo l'uscita di un volume di ridotta circolazione, pubblicato dal Santuario Maria Madre della Chiesa di Brindisi, su un evento religioso festeggiato nella città adriatica ogni 27 maggio, ricorrenza dell'apparizione di una misteriosa luce nei pressi del cosiddetto Muro di Jaddico, un rudere dove è raffigurata un affresco della Madonna, titolo dell'opera di Dario Amodio. L'autore si è già occupato negli anni scorsi di storia della città di Brindisi e di religione, con i libri Brindisi a pedate e Il segreto del Re su San Pio da Pietrelcina. Una copia particolarmente accurata di quest'opera, confezionata in un apposito cofanetto, è stata donata a papa Benedetto XVI nella sua recente visita pastorale a Brindisi. L'evento religioso è avvenuto 45 anni fa, e solo ora, dunque, si dà spazio a una pubblicazione sulle vicende di Jaddico proiettando nuova luce sui fatti accaduti e accogliendo testimonianze a suo tempo taciute per vari motivi. Nel frattempo una folla di pellegrini è passata da questo luogo a tutte le ore del giorno e della notte, sostando in preghiera davanti all’immagine della Madonna.
Scorrendo la presentazione del libro scritta dall’arcivescovo di Brindisi monsignor Talucci, si legge che l'autore «non racconta una storia lontana, ma presenta testimonianze contemporanee che faranno storia, e storia documentata… offrendo al lettore, con una documentazione storica, un percorso spirituale vissuto dai testimoni e proposto ai fedeli». La vicenda sembra partita per caso circa cinque anni fa. A quel tempo Amodio stava abbozzando i profili di alcuni personaggi locali (Caiati, Lanza del Vasto, Potì, Manco, Zurlo…) quando s’imbatté nella figura di Teodoro D’Amici, il vigile urbano che aveva «visto» la Madonna. L'autore inizia così una vera e propria indagine che lo porta a incontrare gli uomini e le donne superstiti, dopo circa 40 anni, del misterioso avvenimento. Il primo che incontrò fu Rino Rescio operaio metalmeccanico in pensione. «Mi parlò della luce misteriosa – racconta Amodio - tentò di descriverla pur sapendo di non poterlo fare, perché, diceva, era qualcosa di soprannaturale». Man mano che l'autore ascolta i diversi testimoni del fenomeno, venivano fuori, insieme con il ricordo della luce accecante, altre storie quanto meno inspiegabili: misteriosi profumi, sospensione del tempo, sogni profetici, apparizioni, oscillazioni del muro e delle stelle... Una sorta di riserbo però aveva impedito a queste cose di decollare e diventare patrimonio comune per lo meno all’interno del popolo dei credenti; il cosiddetto rispetto umano era riuscito a imbavagliare i cuori e aveva tenuto nascoste tutte queste cose confinandole nell’ambito delle «emozioni» che la gente semplice viveva nelle preghiere notturne intorno al famoso muro. «Mentre svolgevo questa inchiesta – scrive ancora Amodio – mi sono più volte domandato quale peso dare a queste rivelazioni, se considerarle di origine soprannaturale, oppure semplicemente proiezioni di un mondo interiore, o più semplicemente espressione di una religiosità popolare che da queste visioni trae motivo di nuovi slanci. Ma ho concluso che non spetta a me stabilirlo. Il mio compito perciò si è limitato ad una funzione notarile: raccogliere i fatti, le testimonianze, le circostanze, vagliarle scrupolosamente, e farlo prima che anche queste si perdessero per sempre».
