Pur essendo stato pubblicato lo scorso anno, sarà presentato mercoledì a Bitonto il libro di Maria Gabriella Genisi dal titolo Fino a quando le stelle (pp. 88, euro 11), edito da Manni. L'autrice è nata nel 1965 a Mola di Bari, dove vive, ed è un'appassionata di arte e letteratura. E dopo la pubblicazione nel 2006 del romanzo d'esordio Come quando fuori piove, è tornata a scrivere prendendo spunto da uno dei temi più centrali nella vita quotidiana di ognuno, e purtuttavia pressoché ignorato dalla letteratura contemporanea. Come si legge in quarta di copertina: «Questo romanzo è la storia di una famiglia tra Puglia e Calabria attraverso cinquanta anni di memorie. Ma c’è soprattutto in primo piano la sindrome di Alzheimer, affrontata con lucidità e coraggio, con una sensibilità che è patrimonio femminile». All'incontro presso la Libreria del Teatro di Bitonto prenderanno parte Rossella Santoro, responsabile del Presidio del libro "Cartesio", Pietro Schina e Catia Pinto dell'associazione Alzheimer.
Già dall'incipit, che può leggersi per intero sul sito internet della casa editrice salentina nella pagina dedicata al romanzo di Maria Gabriella Genisi, emerge con chiarezza l'attenzione che l'autrice dedica ai particolari della vita quotidiana di un malato della sindrome di Alzheimer e di chi gli è vicino, come ha sottolineato anche Maria Marcone in una recensione apparsa su «Puglia»: «Mi siedo al vecchio tavolo in cucina e mi guardo intorno, smarrita.
Vago per la stanza con lo sguardo, fisso ogni oggetto, ogni più piccola cosa per rincorrere una memoria che va svanendo. Attaccati con calamite colorate sul frigorifero bombato marca Raymond, piccole ricette, bigliettini di auguri ed un disegno del mio nipotino. Anche la vecchia macchia di ruggine sulla maniglia è importante. Quel frigo ha oltre cinquant’anni.
Ho paura, una paura sottile ed impalpabile come la cipria Leclerc che passo da anni ogni giorno sul mio viso. La stessa cipria che Federico aveva scelto per me.
So che la morte arriverà, tra pochi anni ma non è questa la mia angoscia, no. Quello che temo è andar via senza rendermene conto, senza che le ricordanze della mia vita accarezzino l’anima, addolcendo il distacco. Eppure le memorie lontane sono lucide come cristallo bagnato, così vicine, ancora profumate».
