Sarà presentato domani mattina all'interno della rassegna Percorsi Identitari presso la Teca del Mediterraneo a Bari il volume dell'architetto e docente di Storia dell'Architettura Contemporanea e Laboratorio nel Corso di Laurea di Ingegneria Edile-Architettura del Politecnico di Bari, Arturo Cucciolla, dal titolo Vecchie città / Città nuove. Concezio Petrucci 1926-1946 (pp. 368, euro 32) pubblicato due anni fa dalla casa editrice Dedalo. All'incontro, moderato dal giornalista Alfonso Marrese, parteciperanno anche la scrittrice Flaminia Petrucci Siciliano e gli studenti del Convitto "D. Cirillo" e dell'Istituto tecnico per geometri "G. Salvemini" di Molfetta. Il volume esamina progetti e realizzazioni, fra il 1926 e il 1946, dell’architetto Concezio Petrucci, dando visibilità all'opera di un tecnico poco conosciuto. Analizzando la sua produzione, quasi interamente rappresentata da interventi per opere pubbliche, piani regolatori e piani di «città nuove», spesso attraverso il meccanismo del concorso di progettazione, il volume contribuisce anche ad approfondire alcuni aspetti dell'architettura e dell'urbanistica in Italia e in Puglia fra le due guerre.
Ad aprire il volume c'è la prefazione di Francesco Moschini. Così si legge ancora in quarta di copertina: «La figura di Petrucci viene descritta anche alla luce dei legami accademici, culturali e politici stretti con Gustavo Giovannoni e con Araldo Di Crollalanza. Di quest'ultimo, alto gerarca del regime, Petrucci diviene il progettista di fiducia: a Bari per il Piano di Bari Vecchia, il Piano regolatore generale e numerose opere pubbliche; nell'Opera Nazionale Combattenti, per i piani e le architetture delle città rurali di Aprilia, Pomezia, Fertilia e Segezia. Dallo stretto rapporto col suo maestro Giovannoni, Petrucci mutua uno spiccato interesse per la tradizione costruttiva e per la storia che coltiva ponendo in parallelo attenzione sia agli sviluppi del razionalismo che alle avanguardie del moderno. Petrucci costruisce, così, un suo originale modo di intendere l'innovazione, che affonda le radici nella storia volgendosi al futuro con profondo senso di continuità. In tale visione, vecchie e nuove maniere di costruire si fondono in forme sempre più depurate che sono insieme citazione della tradizione locale e premonizione del futuro cosmopolita».