Terzo appuntamento ieri mattina a Building Apulia, la rassegna promossa dalla Teca del Mediterraneo per la valorizzazione della produzione editoriale pugliese. Al centro del dibattito, questa volta, è stato il volume di Marina Comei dal titolo Banche e Mezzogiorno. Credito, concentrazione bancaria e classi dirigenti negli anni venti (pp. 240, euro 22) pubblicato da Cacucci Editore. Uno studio attento e approfondito, quello di Marina Comei, che pur concentrandosi sull'attività di istituti di credito in Puglia e in tutto il Meridione negli anni Venti del Novecento, tuttavia ha permesso ai relatori di proporre importanti paragoni con la realtà attuale, tra concentrazione di poteri e nuovi istituti di credito che cercano di farsi strada sul territorio.
Le relazioni dei due testimonial dell'incontro si sono rivelate istruttive per chiarire alcuni punti fondamentali del lavoro di Marina Comei. La prof.ssa Anna Lucia Denitto, direttore del Dipartimento di Studi storici dal Medioevo all'età contemporanea dell'Università del Salento, ha ripercorso le linee guida del volume, che si conclude idealmente con la promulgazione della legge bancaria nel 1936 che sancisce una netta distinzione tra banca e industria, dovuta all'instabilità nazionale che era legata a sua volta al sistema creditizio meridionale. Le banche regionali pugliesi negli anni Venti erano sei, tra le quali il Banco di Puglia, la Banca Regionale Pugliese, il Credito Pugliese, tutte comunque attive prevalentemente nel credito a favore del ceto agricolo e commerciale. Non va inoltre dimenticata la nascita di banche familiari, attive nella gestione di patrimoni privati, come la Banca Fratelli Martucci (1915-1927). Le banche regionali, tuttavia, negli anni Venti dovevano scontare una forte debolezza dovuta a una serie di fattori, così enucleati dalla prof.ssa Denitto: capitali sociali modesti; marcata speculazione; scarsa collaborazione «con il nervo economico della società, a vantaggio di relazioni personali e politiche». Un altro dato interessante riportato nella relazione, e indicato nel volume di Marina Comei, è che il fallimento del sistema bancario pugliese avviene prima della crisi economica mondiale dell'ottobre 1929, un indizio della diversità delle origini delle due crisi, bancaria e industriale. Altre importanti informazioni sono poi state fornite sulla Banca Agricola Commericale del Mezzogiorno (Agricom), controllata dal Banco di Napoli ma sostanzialmente indipendente da essa, almeno fino al 1936, quando il Banco di Napoli (ben ramificato in tutto il Mezzogiorno) incorporerà Agricom. Il secondo testimonial della giornata è stato invece Ignazio D'Addabbo, direttore generale della Banca Federiciana, sede centrale ad Andria, con un passato trentennale in Banca del Monte dei Paschi di Siena, con ruoli anche molto importanti nelle filiali di Campania, Basilicata e Puglia. D'Addabbo si è soffermato in particolare su alcuni punti in comune tra il Mezzogiorno degli anni Venti e quello odierno (entrambi soffrono della concorrenza, in campo agricolo, dei prodotti di altri paesi del Mediterraneo), e sulle difficoltà incontrate dal sistema bancario pugliese per la propria affermazione sul mercato, tanto negli anni Venti quanto negli anni 1990-2001 (quando è avvenuta una radicale concentrazione di poteri a vantaggio dei grossi gruppi bancari), e ha quindi individuato i due punti cruciali dai quali dipende, secondo D'Addabbo, lo sviluppo del sistema bancario pugliese: l'adeguatezza delle classi dirigenti, e un più stretto rapporto sistemico tra banca e territorio, come del resto è accaduto in un'area ad alto sviluppo come il Nord-Est.
