Ogni settimana dedichiamo una segnalazione a una raccolta di poesie pubblicata in Puglia. La settimana scorsa è stata la volta de La matitina dell'Ikea, di Angelo Di Summa, oggi segnaliamo invece il volumetto di poesie di Giuseppe Schiavone, dal titolo Notti ed albe (pp. 48, euro 8) pubblicato da Manni, con una introduzione di Carlo A. Augieri, docente di Critica letteraria e Letterature comparate presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Salento. L'autore è storico delle dottrine politiche e filosofo. Anch'egli docente presso l’Università del Salento, è studioso della Rivoluzione inglese, del suo progetto politico e della genesi e maturazione dei principi etico-giuridici dell’età moderna. Ha pubblicato in questo campo vari volumi scientifici. È tra i fondatori del Centro di Studi Utopici. Augieri, nella sua introduzione, scrive: «Questa poesia è parola creante e creatrice, naturante se non naturale, che continua a creare ogni qualvolta la coscienza si fa respiro e ascolto: gesto del porgere le mani all’orecchio e all’occhio, per scrutare ascoltando. È il gesto affine al senso 'attivo' della parola poetica: scrutare le cose che si vedono, perché diventino non cose, ma volti, inclini a nidificare avvolti nelle mani».
Una poesia, comunque, che si muove sulla traccia di un viaggio introspettivo nei dintorni dell'amore e di tutto ciò che vi gravita attorno. Come ha scritto C. Culiersi in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», «Assieme all’amore si va anche alla scoperta della quintessenza dell’"io" che dà la chiave della conoscenza. Tre sono i tempi dell’itinerario evolutivo: il primo è "Nigreedo", lo stato di trasformazione interiore. "Cerco ancor cerco/ nello stretto sentiero che s'alza sulla vetta/ il rovo infiammato/ per ascoltar Parola". E il viaggio continua, lasciandosi alle spalle un cumulo di carte smarrite, abbandonate nella "gettatezza" esistenziale, in cui l’essere non ha la prospettiva di un fine, di un Dio (pensiamo ad Heidegger). [...] "Era notte un tempo e venne l’alba": così l’animo dell’uomo dopo la fase oscura. Poi sopraggiunge la seconda fase, l’"Albedo", il germoglio della nuova vita. ecco quindi che nasce il secondo Adamo, purificato e riscattato dalla colpa originaria, rivive in una situazione "edenica", con una coscienza che lo porta al terzo e ultimo gradino: "Rubedo" (rosso fuoco)».
