mercoledì 4 marzo 2009

"L'abitudine al sangue" di Giorgia Lepore

Il mese scorso ha visto la luce, per i tipi di Fazi Editore, importante casa editrice romana, il romanzo d'esordio di Giorgia Lepore, dal titolo L'abitudine al sangue (pp. 295, euro 18). L'autrice, 39 anni, è nata e vive a Martina Franca ma lavora all'Università di Bari, in qualità di assegnista di ricerca presso la cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Paleocristiana e Altomedievale. È inoltre archeologa, specializzata negli scavi presso le chiese rupestri pugliesi, e docente di Storia dell’Arte nelle scuole superiori. Negli anni scorsi ha partecipato a vari convegni nazionali e internazionali e pubblicato numerosi articoli e saggi in riviste specializzate, tra cui alcuni contributi nel volume Puglia Paleocristiana (a cura di G. Bertelli, 2004) e la monografia Oria e il suo territorio nell’altomedioevo (2004). E proprio dai suoi interessidi archeologa e di studiosa di Storia bizantina prende le mosse il suo romanzo d'esordio, ambientato appunto nell'Impero romano d'Oriente nell'Altomedioevo, ma mancano, per precisa scelta dell'autrice, riferimenti topografici e l'indicazione di un arco temporale nel quale si svolge la vicenda.

La vicenda narrata è quella di Giuliano, figlio secondogenito di un imperatore bizantino, il cui desiderio per la vita contemplativa si piega alla volontà del padre che lo vuole a capo dell’esercito. Dopo aver preso parte ad efferate battaglie sul campo, Giuliano abbandona l'esercito e subisce per questo una crudele punizione da parte del suo stesso genitore, prima di diventare monaco. Così Giorgia Lepore, in un'intervista rilasciata a «Il Tempo»: «Il romanzo nasce da tutte le mie conoscenze storiche che si sono sommate nel corso degli anni. Il protagonista, ad esempio, è un'astrazione, la somma di caratteristiche di alcuni personaggi realmente vissuti. Poi ci sono dei riferimenti storici precisi come la lotta contro l'eresia dei Pauliziani tra il VII e l'IX secolo e la distruzione di un intero popolo vissuto nella zona dell'Armenia. per quanto riguarda Giuliano e il fratello Costantino mi sono ispirata a Basilio II e Costantino vissuti nel X secolo. Tanti pezzi di un puzzle virtuale. Volutamente vago perché vuole essere un passaggio dalla storia alla favola. È lo stesso meccanismo attraverso il quale nascono le leggende».