martedì 15 gennaio 2008

"La metafora e l'iperbole", di E. Catalano


Si presenta questa sera alla Feltrinelli-Libri e Musica di Bari il libro di Ettore Catalano, La metafora e l'iperbole. Studi su Vittorini (pp. 200, euro 16), dito da Progedit. Ettore Catalano (Bari 1946), ordinario di Letteratura Italiana nell’Università di Bari, dirige una collana di saggistica per le edizioni Giuseppe Laterza e svolge attività di operatore teatrale e regista. Questo volume giunge, peraltro, a trent'anni dal primo studio di Catalano su Vittorini, La forma della coscienza, edito da Dedalo e seconda importante monografia dell'autore dopo quella scritta pochi anni prima su Cesare Pavese.

Lo ricorda Raffaele Nigro nella sua recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» domenica scorsa (Nigro sarà presente anche questa sera alla presentazione del volume presso Feltrinelli). Nella recensione Nigro aggiunge: «Il saggio si occupa dei primi vent’anni di scrittura del narratore siracusano, partendo dall’ar ticolo «Scarico di coscienza» apparso sull’«Italia Letteraria» nel 1929 e proseguendo fino al 1942 anno di pubblicazione dell’antologia «Americana». Il Vittorini di Catalano è un narratore che vuole superare lo steccato della produzione nazionale e nel 1931 si accosta alla letteratura europea con i racconti di «Piccola borghesia», fa il verso a Joyce e aderisce alla rivoluzione del Fascismo. Ma è anche l’autore che scopre il decadentismo e la memoria, ama Proust e Svevo. Ma già l’anno successivo, con «Viaggio in Sardegna» è Lawrence il suo nuovo mèntore, Vittorini propone un reportage che è memoria e analisi antropologica».

Si aggiunge in quarta di copertina: «Questa ricostruzione diventa necessaria per comprendere, nel percorso postbellico e democratico-repubblicano, la ricchezza e la contraddittorietà di una figura intellettuale in cui la creatività si coniuga con la capacità “manageriale” di organizzatore di cultura democratica, ancor oggi modello suggestivo contro le chiusure “ombelicali” della letteratura stessa e il suo eccessivo ossequio allo strapotere dei media».

Via: http://www.progedit.com/