Nella collana «Odeporica adriatica» diretta da Giovanna Scianatico per i tipi della casa editrice Palomar è recentemente apparso un nuovo volume di Vitilio Masiello, noto italianista, docente della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Bari, dal titolo La Puglia di fine Settecento nelle relazioni di viaggio dei riformatori napoletani e altri studi settecenteschi (pp. 234, euro 26,00), che conferma il profondo interesse del critico per gli autori nei quali il legame tra finzione letteraria e impegno politico, tra realtà e ideologia è più forte ed evidente. Si legge in quarta di copertina: «Nel 1790-1791, mentre in Francia divampa la rivoluzione, due esponenti di spicco dell'illuminismo napoletano, Francesco Longano e Giuseppe Maria Galanti, compiono viaggi di ricognizione nelle province del Regno per accertarne lo stato e farne dettagliate relazioni al re. Nel libro vengono proposte le relazioni relative alle province pugliesi, che presentano un quadro di disgregazione sociale, di arretratezza economica, di potenzialità di sviluppo strozzate dalla persistenza soffocante degli ordinamenti feudali. L'autore si chiede se sia proprio azzardato individuare nel contenuto di queste relazioni le radici antiche della "questione meridionale"».
Come ha precisato Pietro Sisto in una recensione apparsa su «La Gazzetta del Mezzogiorno», «L’abate Francesco Longano, dopo aver visitato per conto dei Borbone la sua regione, il Molise, fu inviato in Capitanata per rendersi conto di persona delle condizioni economiche e sociali di quella «Puglia piana» che era divenuta per molti viaggiatori, italiani e stranieri, simbolo eloquente di arretratezza economica e sociale, paradigma dolente e periferico di un’umanità in cerca di riscatto. [...] Ugualmente stimolanti i due saggi dedicati al Galanti che nel ’91, in qualità di «visitatore generale del regno», per oltre due mesi viaggiò in lungo e in largo per la Puglia, una regione diversa dalle altre soprattutto perché composta da tre «province», a loro volta diverse una dall’altra, tra le quali la Peucezia (l’attuale Terra di Bari) gli apparve subito come «la parte più pregevole del Regno» e Bari come «la prima città» (ovviamente dopo Napoli)».
