giovedì 12 giugno 2008

"Il familiare e l'estraneo" di Giovanni Cera

Giovanni Cera è docente di Filosofia teoretica alle università di Bari e Foggia, e dopo i precedenti saggi Dell'esistenza (2003) e Identità e vita (2006) torna ora a pubblicare, sempre con le Edizioni Di Pagina, un nuovo volume dal titolo Il familiare e l'estraneo (pp. 96, euro 13). Un’analisi del "familiare" e dell’"estraneo" come forme e come situazioni della vita. Due figure centrali dell’essere e dell’esistere nelle loro correlazioni di costituzione e nelle loro variazioni di interpretazione e di senso. L’estraneo che diventa familiare, il familiare che diventa o ridiventa estraneo. Il tema affrontato da Cera è del resto topico nella metafisica occidentale, e viene analizzato sulla scorta del pensiero di Sartre e Merleau-Ponty (oltre che di Heidegger, Ortega y Gasset, Dewey e Wittgenstein), con una scrittura sempre «afosristica e ricca di esemplificazioni concrete».

Sul «Corriere del Mezzogiorno» di alcuni giorni fa è intervenuto un altro docente della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Bari, il prof. Francesco Fistetti, che in merito al volume di Cera ha scritto: «Il tema è quello della logica dell'essere, della logica delle cose: ogni cosa ha un suo limite, un confine, un termine ed è questo che le conferisce una distinzione, un aspetto inconfondibile e, quindi, la possibilità di essere detta come qualcosa di separato e di definito. Ogni cosa ha una sua struttura d'essere, un complesso di componenti o elementi reciprocamente correlati e integrati: è esattamente la consonanza di questi elementi a costituire la "familiarità" di una cosa, non importa se naturale o artificiale, mentre l'"estraneità" è l'altro del familiare, ciò che viene da fuori. [...] Si dà una familiarità di funzione delle cose, e il mondo che abitiamo è lo spazio nel quale il commercio con queste cose non significa altro che familiarizzarci con l'estraneo, non solo al fine di rassicurarci di ciò che potrebbe recarci turbamento con la sua alterità/estraneità, ma anche nel senso di arricchire il nostro Sé in senso esistenziale, culturale o pratico-vitale».