Il giovane studioso barese Lorenzo Lorusso ha dato alle stampe, per la casa editrice L'Epos di Palermo, specializzata in studi di filosofia, musica, danza e architettura, il suo corposo volume dal titolo Orfeo al servizio del Fuhrer. Totalitarismo e musica nella Germania del Terzo Reich (pp. 290, euro 28,30, collana Harmonia Mundi). L'autore, nato nel 1976, si è laureato a Bari e possiede «una spiccata passione per la musica colta occidentale, che lo ha condotto ad approfondire sia i suoi aspetti storici, sia le sue implicazioni culturali». Così si legge in quarta di copertina: «Cimentarsi nell'analisi dei rapporti intercorsi fra musica e politica nella Germania nazionalsocialista significa sfiorare alcune delle corde piú profonde di un'età cosí travagliata dove paura ed incertezza, esasperate da una inquietante follia, resero reali i peggiori incubi a cui il continente europeo e l'umanità intera avessero assistito sino ad allora; significa prestare ascolto alla voce di un'arte che canta la tragica vicenda di un Occidente sull'orlo dell'abisso, di un totalitarismo lucidamente sanguinario».
Il volume è stato pochi giorni fa recensito sulle colonne della «Gazzetta del Mezzogiorno» da Nicola Sbisà, che ha scritto: «L'indagine di Lorusso spazia prendendo le mosse dagli anni della Repubblica di Weimar, per proseguire poi su un tema di rilievo quale l'antisemitismo musicale del Terzo Reich, l'ambigua guerra al modernismo (la musica jazz tra rigore ideologico ed esigenze della propaganda) fino all'apporto che la radio dette in proposito ed infine con titolo di riminscenza lisztiana, La Totentanz del Führer. L'esperienza musicale nei campi di concentramento. Completano il volume un "elenco non esaustivo dei musicisti perseguitati dal regime nazionalsocialista", e non si tratta soltanto di autori, ma anche di direttori d'orchestra (fra gli altri Bruno Walter, Busch, Horenstein, Klemperer, Kleiber, Solti ed altri ancora), pianisti (Schnabel, Kentner, Serkin, per citarne alcuni) e "grandi" dell'arco (Piatogorsky, Feuermann, Flesch, Busch, e addirittura Grappelli) ed infine cantanti e musicologi (tra questi ultimi Adorno, Blaukopf, Einstein, Paumgartner e Sachs). Un volume significativo ed interessante e che fa sperare in futuri e non meno riusciti impegni dell'autore».
