martedì 13 maggio 2008

"Afra", di Luisa Ruggio, vince il Premio "Fior di Barocco"

Anche oggi segnalo, per il secondo giorno consecutivo, un romanzo pubblicato per i tipi di Besa Editrice, e per un motivo ben preciso: Afra (pp. 224, euro 14), opera d'esordio della giovane giornalista leccese Luisa Ruggio, ha vinto il premio letterario Fior Di Barocco - Città di Lecce 2008. La giuria del premio, ideato da Rossella Epifani nel 2002, promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lecce, ha individuato nell’opera prima della giovane scrittrice salentina il libro che, più e meglio degli altri, ha saputo, si legge nella motivazione, «sostenere l’urgenza di un rinnovato rispetto e attenzione verso la natura». Questo, grazie ad una scrittura scorrevole e coinvolgente che mette la “terra”, al tempo stesso viva e torbida, al centro della sua e della nostra attenzione, tra sensazioni, odori ed amori che si intrecciano secondo sviluppi non del tutto prevedibili. Il concorso Fior di Barocco è dedicato a libri pubblicati di autori italiani e stranieri nei quali si dà ampio spazio narrativo ai fiori, agli alberi, ai boschi, alla natura vegetale nel suo molteplice manifestarsi. La premiazione avverrà sabato prossimo, 17 maggio, a Lecce presso il Convento dei Teatini.

«Così, in un punto che è tutto il Sud, in un podere dal nome Afra, si sfiorano un uomo e una donna in un gioco sottilissimo di erotismo che rimanda e apre ad altre relazioni realizzate solo in parte o lasciate sospese e che, raccontate in giustapposizione, portano a un intreccio mnemonico dove l’inizio costituisce la fine, la fine l’inizio e i capitoli i tasselli del mosaico». Questa una breve sintesi dell'opera prima di Luisa Ruggio, autrice di programmi televisivi culturali e d'intrattenimento, oltre che di saggi sul cinema e la psicanalisi. Un romanzo che al centro della sua trama ha, appunto, il Sud: l'autrice ne spiega i motivi in questa intervista rilasciata a booksblog (e il cui intero contenuto può leggersi qui): «Appartengo a un Sud che non esiste. Che invento di continuo e dal quale, qualche notte, mi lascio pensare, come sapendo che il Sud impossibile del mio cuore non si dimenticherà di me nei suoi continui, emorragici, slittamenti di memoria. Quando vivevo lontano dal Salento, a Milano, chiudevo gli occhi per ritrovare una bussola che mi indicasse almeno una delle verità che soffiano tra i due mari di questo Mediterraneo delle meraviglie che di meraviglioso in questi anni ha poco e niente, che vede nei suoi fondali pascere i morti di tante traversate dell’ultima speranza e ha cancellato le rotte per le città sommerse cantate dai poeti e dai disturbati del sonno. Appartengo a un Sud visionario, dove la Bellezza ha un valore panico e molti militanti della scrittura finiscono con lo scomparire come le vergini della Hanging Rock australiana nel bel film di Peter Weir tratto dal romanzo irrisolto di Joan Lindsay. Il tradimento di una Natura che entra in ogni cosa, come una donna che toglie il fiato e che continueremo a perdonare anche se sappiamo che ci mentirà sempre. Ma a volte sono i luoghi che ci tradiscono di più quelli che più amiamo. Il Sud è solo spleen, è una nostalgia, una sospensione, un parallelo ambiguo della veglia, al rallenti».

Tutte le altre notizie e recensioni si trovano sul blog del libro.