Dopo circa un anno dalla pubblicazione, è stato presentato la scorsa settimana a San Donato (Le) il romanzo pubblicato per i tipi di Besa Editrice da Laura La Penna, dal titolo Mi chiamo Brian (pp. 176, euro 12). L'autrice nasce a Lecce l’8 aprile del 1967 da padre pugliese e madre toscana. Ha vissuto in varie città d’Italia sin dall’età di nove anni. Ha frequentato il liceo classico e si è laureata in giurisprudenza. Dall’età di ventisei anni vive a Lecce dove si è sposata. Ha due figli e lavora in banca. Oltre alla famiglia ama leggere, dipingere su ceramica. Una passione per la scrittura (sin da bambina) mai resa esplicita prima. Inoltre, Laura la Penna partecipa al progetto Girotondo di parole, un laboratorio di scrittura per bambini.
Così si legge in quarta di copertina: «Mi chiamo Brian è la storia di un ragazzo difficile la cui identità era stata persa per fortuna avversa sin dall'età di quattro anni. L'amore, l'amicizia, il coraggio e la fede in questi valori fanno riemergere quello che c'è in ognuno di noi anche quando il sogno sembra impossibile. La storia di Brian può essere la storia di ognuno di noi: quando diamo per scontato che ogni cosa che abbiamo ci appartenga di diritto e per sempre...; quando pensiamo di non avere niente, abbiamo ancora tutto da conquistare». Del libro ha scritto una recensione Mauro Marino (si può legge per intero qui), che chiude così: «Una storia dove il pianto è comunicazione piena, strumento d’incontro, di comunione e di profondo svelamento. Una storia dove c’è un ‘lieto fine’ non consolatorio che ‘trattiene’ il dolore d’una esperienza di perdita che matura in tutti i personaggi, come linfa necessaria dello stare a vivere: “Il dolore spesso ci è amico e consigliere. (…) Non bisogna averne paura, anzi, dobbiamo imparare ad ascoltare i nostri dolori, quelli del corpo e quelli della mente, dando loro la possibilità di agire fino in fondo. (…) Se avremo il coraggio di passarci attraverso, ogni esperienza vissuta, anche la più drammatica, ci apparirà sotto un’altra luce e guarderemo in modo diverso anche i nostri rapporti personali”».
