lunedì 19 maggio 2008

"Bari fra dialetto e poesia"

Un nuovo volume maturato nell'ambiente accademico che fa il punto sugli studi sul dialetto e sulla letteratura barese è stato da pochissimo pubblicato per i tipi di Palomar. Si tratta del libro Bari fra dialetto e poesia (pp. 176) comprendente saggi di Pasquale Caratù, Daniele Maria Pegorari e Annalisa Rubano, tutti docenti dell'Università degli Studi di Bari, e curato dall'emerito prof. Francesco Tateo, il quale nella sua introduzione, come riporta in una esaustiva recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» Pietro Sisto, insiste «sulla necessità di guardare al dialetto da un lato come a una vera e propria testimonianza antropologica, che può aiutare a comprendere la storia e l’anima di un’intera comunità, dall’altro come a un linguaggio immediato e spontaneo che pure rivela intimi e profondi rapporti con la poesia».

In particolare, Caratù e Rubano nei loro saggi si soffermano sull'analisi fonetica, morfologica e sintattica del dialetto barese, soffermandosi in particolare sulla esatta trascrizione dei suoni, che molto spesso, nei volumi di letteratura in vernacolo, è vittima di arbitrarie ed errate scelte da parte degli autori. Non mancano, inoltre, riferimenti alla più ampia koinè della Terra di Bari e i rapporti tra essa e il dialetto della città sulla scorta di importanti documenti come un contratto matrimoniale redatto nel 1701 dal notaio Francesco Paolo Filioli e conservato nell’archivio storico del Comune. Entrambi i saggi, inoltre, sono arricchiti da glossari con curiose scoperte sull'etimologia di alcune parole in dialetto barese. Il saggio di Daniele Maria Pegorari, dal titolo La letteratura dialettale a Bari e dintorni tra il 1850 e il 2000, si concentra, invece, su una vera e propria mappatura che parte dal fondatore della poesia barese, Francesco Saverio Abbrescia, e si conclude, emblematicamente, con il caso letterario del romanzo Capatosta di Beppe Lopez del 2000, pubblicato per Mondadori.