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lunedì 30 marzo 2009

Le Minoranze Linguistiche in Capitanata: un itinerario turistico-culturale

Pubblicata dalla Provincia di Foggia, con l'ausilio dello Sportello linguistico provinciale, è stata presentata alcune settimane fa una Guida dal titolo Le Minoranze Linguistiche in Capitanata: un itinerario turistico-culturale, che rientra in un ampio progetto di valorizzazione e di tutela delle minoranze linguistiche franco-provenzale e arberesh presenti, rispettivamente, nei comuni di Celle San Vito e Faeto (la prima) e Chieuti e Casalvecchio di Puglia (la seconda). Un centinaio di pagine in tutto, quelle della guida, che servono a raccontare, ai più piccoli e non solo, storia, tradizioni popolari, lingua, usanze gastronomiche, beni culturali e momenti del vivere quotidiano di queste località, anche con l'ausilio di un apparato iconografico. Tra le testimonianze della grande vitalità culturale dei quattro paesi di Capitanata, vengono citate nella guida, ad esempio, i riti greco-bizantini che ancora si svolgono a Chieuti, i riti del matrimonio e dei fuochi di San Giuseppe a Casalvecchio, a Celle San Vito è invece ancora sentita la festa del carnevale, detta del «pacalotte». Faeto si fa poi apprezzare per le sue doti naturalistiche, trattandosi del paese più alto di Puglia, ai piedi del Monte Cornacchia, ideale per giornate di trekking nella strada che la collega a Celle.

Ma l'incontro di presentazione della guida è stato anche l'occasione per fare il punto sull'iter di una legge regionale che mira a tutelare definitivamente il grande patrimonio linguistico e culturale di queste minoranze linguistiche. L'assessore al Diritto allo studio della Regione Puglia, Lomelo, ha infatti affermato che «È quasi pronto il disegno di Legge Regionale che riconosce e dà dignità legislativa alle minoranze linguistiche presenti in Puglia. Il nostro obiettivo è promuovere e valorizzare queste culture tuttora parlate e diffuse in provincia di Foggia. nel Salento e nel tarantino». L'assessore alla cultura della Provincia di Foggia, Maria Elvira Consiglio, ha invece sottolineato la necessità di «dare continuità agli sportelli linguistici presenti nei quattro comuni» e attivarsi «per trovare nuove iniziative per valorizzare questi centri. custodi di un prezioso patrimonio culturale».

mercoledì 21 gennaio 2009

Legambiente contro una lottizzazione a Peschici

Nessun libro oggi, ma un comunicato di Legambiente Puglia che ha trovato pochissimo spazio sui media locali e che invece merita un risalto assai maggiore. LaPugliaChePubblica oggi cede il passo alla PugliaCheVive.

Decisa all’unanimità la lottizzazione della piana di Kàlena da parte dell’Amministrazione comunale di Peschici, sito sempre risultato inidoneo per gli alti costi di urbanizzazione e per i rischi di alluvioni. La soluzione dell’esproprio, rigettata per decenni, in pochi giorni appare la soluzione primaria per l’edificabilità del territorio. Ancora una volta nessuno si preoccupa della salvaguardia dei beni culturali come l’abbazia di Santa Maria di Kàlena, datata 872 d.C. Legambiente chiede alla Soprintendenza di assumersi le sue responsabilità. Opponendosi al ritardo delle istituzioni nelle iniziative di salvaguardia dei beni culturali, Legambiente ha lamentato più volte l’assenza della Soprintendenza nelle vicende dell’abbazia di Kàlena a Peschici, colpevole di aver lasciato mano libera ai comuni ed ai privati. Nell’ultima seduta del consiglio comunale di Peschici si è decisa una lottizzazione di edilizia popolare nella piana di Kàlena (in adiacenza della omonima abbazia). La piana di Kàlena è una zona d’interesse storico paesaggistico caratterizzata dalla presenza dell’abbazia di straordinario valore storico ed artistico, annoverata fra le più antiche d’Italia, ma è anche una zona soggetta ad allagamenti e con alti costi per l’urbanizzazione dei servizi. “La lottizzazione è una scelta scellerata, che viola il paesaggio, ma anche le regole minime del buon senso, visto che in quel posto si potrebbe costruire solo su palafitte.” - dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia. - “Appena qualche giorno fa, abbiamo sollecitato le istituzioni affinché il restauro dell’abbazia di Kàlena fosse considerata priorità assoluta nel piano strategico provinciale. Se questa è la risposta del consiglio comunale posso affermare che siamo completamente fuori strada”. La lottizzazione, secondo la maggioranza, dovrebbe essere realizzata allo scopo di dare un segnale forte contro l'abusivismo e mirare all'economicità del prezzo delle case, oltre al tentativo di creare lavoro ed affrontare la disoccupazione.Legambiente invita la maggioranza a cambiare idea sull'individuazione del sito lasciando Kàlena incontaminata, attraverso la scelta di un'altro terreno. “La lottizzazione prevede l’esproprio dei terreni dalla famiglia che è proprietaria anche dell’abbazia. Esproprio che da sempre è stato chiesto come la soluzione dell’annosa situazione per la tutela monumentale e paesaggistica di Kàlena.” – aggiunge Franco Salcuni, della segreteria regionale di Legambiente – “Per decenni nessuno ha voluto parlarne, e oggi si decide in modo estemporaneo per la distruzione di quell’angolo di paradiso garganico. Avevamo ragione quando affermavamo che sul Gargano si fanno miracoli per il cemento, ma assolutamente nulla per la tutela”.

venerdì 26 dicembre 2008

"La sanità malata", di Maurizio Portaluri

Uno dei libri pugliesi che nelle ultime settimane ha fatto molto parlare di sé è anche uno di quei libri indispensabili per chiunque voglia addentrarsi, senza pregiudizi ideologici e senza impugnare l’ascia dell’antipolitica, nella comprensione dell’articolato mondo della sanità pubblica, materia, come si sa, di quasi esclusiva competenza regionale e terreno sul quale si giocano molte competizioni elettorali. Si tratta del volume di Maurizio Portaluri, oncologo brindisino, già autore de Di fabbrica si muore scritto a quattro mani con Alessandro Langiu, che racconta la sua esperienza di due anni trascorsi come direttore generale della ASL della provincia di Barletta-Andria-Trani, prima di tornare, a seguito delle sue dimissioni, all’attività di medico, dopo una breve parentesi all’Istituto tumori di Bari. La sanità malata. Viaggio nella Puglia di Vendola (pp. 112, euro 12), questo il titolo del volume (il sottotitolo strizza forse un po’ troppo l’occhio al lettore), è stato pubblicato dalla Glocal Editrice, sempre attenta ai temi della politica regionale, della quale si ricorda soprattutto la pubblicazione de Il Governatore di Lino De Matteis a ridosso delle elezioni regionali del 2005.

Sono 18 i brevi contributi di Portaluri, ognuno dedicato a un aspetto specifico delle difficoltà incontrate nel suo operato di ‘manager’ di una Asl, ai quali si aggiungono la prefazione di Michele Di Schiena – Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione – e una postfazione di Gianluigi Saraceni – dirigente amministrativo della sanità pubblica in Emilia Romagna e in Liguria, chiamato nel 2005 da Nichi Vendola a portare la sua esperienza in Puglia ma dimessosi anch’egli dopo 3 anni di lavoro nella stessa Asl di Portaluri. Gli aspetti assai bene descritti da Portaluri portano, nel complesso, a questa conclusione: che la rivoluzione nella sanità pugliese auspicata da Nichi Vendola nel 2005 è ancora di là da avvenire (o quantomeno a completarsi); che c’è stato probabilmente un errore di valutazione nel credere di poter apportare in pochi anni, se non addirittura in pochi mesi, tutti i cambiamenti necessari a una realtà assai dilaniata dai tanti interessi privati che vi gravitano attorno; e infine che non vanno nascoste le problematiche che l’ingerenza della politica (nazionale, regionale e comunale) ha causato e causa ancora a chiunque voglia rimboccarsi le maniche e agire in maniera indipendente per il miglioramento del sistema.

Va altresì detto, e lo sottolinea anche Portaluri, che determinati indirizzi provenienti dallo Stato centrale agiscono come una clava per impedire la risoluzione di alcuni problemi: l’assumere come fattori presi in esame nei sistemi di gestione «essenzialmente i costi e le prestazioni erogate», un sistema «utile in un’azienda che produce beni materiali o servizi che non hanno ad oggetto la salvaguardia di un bene primario come quello della salute» è uno di questi. Ma anche «la differenza stipendiale tra medici di famiglia e medici ospedalieri, a discapito dei secondi», che «ha spinto questi ultimi a forme di integrazione del reddito [...] con conseguenze sulla tendenza prescrittiva, sulle liste di attesa per le prestazioni ed in definitiva sulla sicurezza del paziente». A questo proposito, si registra l’incredibile proroga di ben quattro anni concessa recentemente dal governo e quindi dal parlamento intesa a far continuare ai medici ospedalieri una attività da «libero professionista intramoenia» anche nei propri studi privati, senza dunque alcun controllo da parte del servizio pubblico, nonostante essi ricevano un’indennità di circa 1000 euro per quest’attività che dovrebbe, invece, svolgersi ‘entro le mura’ dei presidi ospedalieri o ambulatoriali. Una proroga che va a tutto vantaggio dei medici ospedalieri (le principali «vittime» del sistema, come Rocco Palese li ha invece definiti in una recente trasmissione televisiva), e che incide a catena sulle liste d’attesa e sulle casse del servizio sanitario regionale. Come sottolinea Portaluri, «la vera alternativa sarebbe una netta separazione tra attività pubblica e privata con grande disappunto di buona parte della classe medica e perdita di consenso della classe politica»: il numero di medici-sindaci, consiglieri comunali e regionali, oltre a essere del tutto sproporzionato rispetto alla popolazione, crea infatti una serie di conflitti di interesse difficilmente arginabili dai manager delle Asl, a fronte anche dei maggiori appoggi politici – di entrambe le sponde – che i primi hanno nei confronti di questi ultimi.

L’analisi di Portaluri prosegue poi sui «metodi di valutazione», sulla difficoltà nel licenziare un medico ospedaliero di Barletta condannato con sentenza definitiva per omicidio colposo ai danni di una paziente, sull’assistenza territoriale ancora poco diffusa, sui disinvolti ‘cambi di casacca’ politici di un gran numero di dirigenti medici e amministrativi, sulle ingerenze delle multinazionali farmaceutiche, sull’inefficacia dei controlli igienico-ambientali, sulla mancanza di autonomia nel controllo e nella partecipazione democratica dei cittadini. A fronte di questo quadro, tuttavia, Portaluri lascia comunque aperto uno spiraglio all’ottimismo: il recente piano sanitario approvato in Regione, che prevede il potenziamento dell’assistenza territoriale e la ricollocazione delle strutture ospedaliere, è atteso alla prova dei fatti.

venerdì 21 novembre 2008

Frammenti a Sud Est: visioni letterarie del Salento

In chiusura di settimana, una notizia che esula, almeno in parte, dal solito ambito editoriale, e che riguarda un'interessante attività artistica nel Salento. L’Associazione Obiettivi, con la disponibilità e preziosa collaborazione dello Spazio Sociale ZEI (Circolo Arci) di Lecce, organizza una collettiva fotografica dal titolo Frammenti a sud est: visioni letterarie dal Salento. La mostra è stata inaugurata lo scorso martedì 18 novembre 2008 presso i locali dello ZEI (piazzetta dei chiaromonte) accompagnata da una Jam session e rimarrà aperta fino a lunedì 8 dicembre (l'ingresso è libero). "Obiettivi" è la prima associazione di fotoamatori del Salento nata “in rete” ossia nel grande mondo di internet e del portale di foto sharing flickr.com. I suoi 24 soci, infatti, sono salentini incontratisi nel gruppo SALENTO lu sule, lu mare, lu jentu che hanno fondato l’associazione per promuovere l’arte dell’espressione fotografica e la propria terra.

Quello della mostra è un sentito omaggio a questo piccolo lembo d’Italia che sprizza gioia e voglia di fare da ogni suo vicolo, strada, monumento, costume ed usanza. Un viaggio fotografico e mentale attraverso una terra dalla forte inclinazione artistica, la terra della gente semplice e vera, la terra dell’ospitalità dove la tradizione si sposa perfettamente con la voglia di sviluppo ed innovazione. Un percorso fotografico in cui le immagini si fondono con la parole, un’incontro intenso di due arti, due mondi uguali e diversi, la fusione di due anime artistiche che s’incontrano, mescolandosi sullo sfondo di una terra meravigliosa chiamata SALENTO. Maggiori informazioni sui siti: www.associazioneobiettivi.it e www.zei.le.it.

giovedì 2 ottobre 2008

Domenico Protino: un poeta prestato alla musica

Con una "variazione sul tema" (ma non troppo) di questo blog, volentieri pubblico questo pezzo di Stefano Donno (qui il suo blog) sul giovane cantautore pugliese Domenico Protino.

Domenico Protino nasce a Torre Santa Susanna nel brindisino. Sin da giovanissimo si appassiona al mondo delle note. Scopre un amore fortissimo per la chitarra e le sue sonorità, ascolta moltissima canzone d’autore, anzi la divora e apprezza da subito il pop internazionale. Il 2000 per lui è una data a dir poco epocale: decide che la musica sarà la sua vita e allora a capofitto, con impegno e tenacia, non risparmiandosi in nulla, credendoci fino in fondo, riesce a crearsi ogni possibilità di esibizioni live –sia in cover band che come solista– partecipando a concorsi canori nazionali sempre più prestigiosi, che gli permettono di affrontare sin da subito i palcoscenici e il pubblico (che si sa, sente a pelle e da subito chi sta sotto i riflettori, chi cavalca le scene, respira la sua autenticità, genuinità, insomma lo pesa sin da subito senza se e senza ma …), fino ad arrivare alla vittoria del rinomato Premio Lunezia Giovani Autori 2007 che riconosce il valore sia musicale che testuale delle canzoni italiane, con il brano dal titolo "W la vita", dove Domenico riesce a musicare in versi una sorta di vademecum utile per essere sempre pronti a mettersi in viaggio in questa splendida avventura che chiamiamo vita, compagna e nemica inseparabile di tutti i nostri giorni, percorso minato tra l’inferno e le nuvole. Un premio che gli consente di esibirsi poi in altre importanti manifestazioni come il Premio Mia Martini, il Solarolo Song Festival, il M.E.I., Sanremo off e il Premio Bindi.

Ma non finisce qui: nell’estate 2007, si aggiudica il Premio Salentino con il brano "La nuova aurora”. Il 2008 è l’anno che lo porta veramente su scenari internazionali, e per la precisione oltre oceano: Domenico viene selezionato come unico rappresentante italiano al Festival Internazionale della Canzone di Viña del Mar in Cile (il più importante festival dell’America Latina e unico gemellato con il Festival di Sanremo), vincendo con il brano "La guerra dei trent'anni” giudicato il più meritevole in assoluto sia come migliore autore sia come migliore interprete. A dirla così sembra cosa da poco, ma parliamo di una manifestazione che in gergo potrebbe definirsi una vera e propria gallina dalle uova d’oro, ovvero una porta di accesso al ricchissimo mercato musicale dell'America Latina, quello che per farla breve decreta la buona sorte di ogni cantautore che si vuole definire tale. Ad esempio "La guerra dei trent'anni" fa riferimento, nel titolo, alla guerra del Peloponneso (Atene contro Sparta) e a Pericle abilissimo stratega ateniese, fondatore della democrazia ma anche e soprattutto uomo di cultura, amante della arti nelle sue più sottili espressioni. Come lunghissima fu quella guerra, così anche quella “combattuta” da chi ha trent'anni (precario ad ogni latitudine della sua vita, mito cantato da autori della nostra letteratura contemporanea come ad esempio Mario Desiati con il suo Vita precaria e amore eterno edito da Mondadori) e ha trascorso già abbastanza tempo per non accorgersi che è difficile fidarsi, che soltanto pochi, magari quelli giudicati un po’ strani dalla gente, mantengono la parola data, che nessuno ti aiuta senza un tornaconto personale: insomma un desiderio inconscio di riproporre un equilibrato ritorno all'Età di Pericle, un ritorno alla meritocrazia per dare valore al giusto valore dei sentimenti, delle passioni, degli impegni. Per questo "vuole diventare pazzo" e "vuole diventare cieco" per essere lucido il più possibile e al di sopra di parzialità e storture: la vera vittoria non consisterà necessariamente nella vittoria personale, no quella è ben poca cosa rispetto all’integrità e onestà intellettuale, ma in quella di un sistema trasparente fondato sul merito. Una canzone che stabilisce la vittoria definitiva di Pericle!

Insomma parliamo di un giovane cantautore, che gestisce diversi codici sonori (orecchiabili, curati in ogni suo aspetto, preziosi nella scelta delle sonorità) e diversi impegni sul senso testuale, che ama non limitarsi a essere bardo di se stesso, ma occhio critico attento a quello che succede oggi. Penso ad esempio ai brani “Futuro remoto”, “Quel bravo ragazzo”, IFO (Identified Flying Object). Un Cd che si lascia ascoltare più e più volte, senza mai far perdere la voglia di concentrarsi sulle parole, sulla musicalità in fondo dei suoi… chiamiamoli pure versi! Già perché Domenico Protino è un pop poeta, uno di quelli che potrebbe anche semplicemente declamare i suoi testi, perfino senza alcuno strumento. La critica più austera, più militante, più severa troverebbe i paragoni… già sentito, già ascoltato, c’è stato Battisti, De Andrè, etc… Ma ora c’è lui… c’è Domenico Protino.
Il suo primo album “Domenico Protino”, uscito da qualche giorno, consta di 10 brani. Registrato presso gli studi Panpot di Brindisi e mixato allo Studio S.Anna di Castel Franco Emilia (Modena) e al Creative Mastering di Forlì, suonato interamente, oltre che da Domenico, da musicisti pugliesi, è realizzato sia in lingua italiana che in lingua spagnola per il mercato latino-americano.

Stefano Donno

lunedì 7 luglio 2008

Gino Dato intervista Marco Rovelli

Un salto fuori dalla Puglia per parlare di uno dei libri più interessanti pubblicati negli ultimi mesi: dopo l'esordio di Lager italiani, Marco Rovelli ha infatti pubblicato Lavorare Uccide, dove raccoglie testimonianze, racconti e tragedie di morti sul lavoro in Italia. Lo ha intervistato, sulla pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, l'editore pugliese Gino Dato:

Che cosa significa poi morti bianche?

«È una parola che andrebbe cancellata dal lessico mediatico e successivamente dal vocabolario. È una espressione menzognera. Significava un tempo le morti in culla, quelle dei neonati, di cui non si capivano le ragioni e le responsabilità».

E le morti sul lavoro?

«Sono veri e propri omicidi bianchi. Una causa c’è sempre ed è individuabile. Altra cosa è che non venga mai sanzionata e nessuno paghi. Intanto, un primo passo sarebbe quello di abolire l’espressione e sostituirla con un’altra, omicidi bianchi, che negli anni Cinquanta aveva cominciato a circolare. Poi il lessico mediatico ha tirato fuori questa espressione».

Il libro è uscito nel momento in cui c’è una recrudescenza. Che cosa aggiunge a quello che già sappiamo e vediamo?

«Il mio intendimento è stato di restituire un senso alle morti bianche. I media ce ne danno dei loculi anagrafici. Ma non possono passare per fatalità. Ho in realtà raccontato una storia di storie, sia nella loro singolarità, nella loro irriducibile univocità, ma ho provato anche a trarne un senso universale».

Quali sono l’arco cronologico e i luoghi di cui tratta?

«Ho girato tutta l’Italia e, in generale, i fatti si riferiscono agli ultimi anni. Ritrovo un incrocio strano di modernità e arcaismo, la più avanzata modernità non può fare a meno dell’arcaismo. Alla fine, ho individuato delle ragioni che non sono fatalità, ma che hanno a fare con la natura del tessuto produttivo italiano».

Lei parla di una cultura d’impresa che non prende in considerazione la sicurezza sul lavoro.

«La sicurezza sul lavoro e in generale il lavoro umano sono una variabile dipendente. Al centro della cultura d’impresa c’è il profitto, il reperimento di tassi sempre più alti di profitto, anche solo rispetto a venti anni fa, e questo va direttamente a discapito della sicurezza del lavoro».

E questo rapporto è così schiacciante che non si riesce a trovare dei correttivi?

«Ci sono, solo che, essendo le ragioni delle morti sul lavoro attinenti alla struttura del tessuto produttivo, è chiaro che non vengono messe in atto. Spesso si dice che le leggi ci sono. Certo, la 626 è una legge avanzata, ma non viene rispettata. Il punto è: perché non viene rispettata? La risposta è: perché in qualche modo la natura del nostro sistema produttivo non consente di rispettarla. Neanche il raddoppio degli ispettori del lavoro o dei tecnici della prevenzione potrebbe essere adeguato al raggiungimento».

Diciamo che la legge del profitto crescente è una delle prime cause delle morti sul lavoro. Ci si chciede mai se oggi non ci sia una generale inadeguatezza tecnologica?


«Non ho pensato a questo, non rientra nei mie paradigmi mentali. Credo che ci sia una inadeguatezza di un sistema che non consente all’uomo di lavorare in sicurezza. In questo senso l’uomo è una appendice, la vera cintura di sicurezza sarebbe lavorare con lentezza».

Perché?

«Se l’uomo lavorasse con lentezza e non fosse schiacciato dalla dimensione del lavoro e della produttività, gli incidenti e le morti diminuirebbero. Drasticamente. Ma questo è un sistema che va in tutt’altra direzione: c’è la intensificazione dei tempi del lavoro, la detassazione degli straordinari, l’Unione europea che sfonda il muro delle 48 ore conquistato nel 1917. Quando una civiltà intera dà valore al lavoro sopra ogni cosa, ma al lavoro volto al profitto e non certo alla soddisfazione dei bisogni umani, questi sono i risultati».

Si assiste poi a una forte caduta di potere del sindacato...

«Il sindacato è l’insieme dei lavoratori organizzati. Ma quando il mondo del lavoro è assolutamente disarticolato e disorganizzato e il movimento dei lavoratori comunque ha subìto una sconfitta storica, il sindacato perde la sua autorità, il suo ruolo. Si ritrae. Sicché, se cerca invece di lottare, può succedere che, voltandosi, non trovi nessuno al suo seguito».

Qual è lo stato d’animo dei familiari delle vittime? C’è una costante nel loro comportamento?


«I familiari delle vittime hanno la tonalità della solitudine, non c’è alcun tipo di rete di sostegno sociale da tanti punti di vista, sia per l’attivazione delle procedure per il risarcimento sia per la ricerca della giustizia. È talmente tortuoso il percorso, che quei pochi che lo fanno si ritrovano a imbattersi in mille problemi. E vengono così indotti a contentarsi».


Potremo arrivare a scrivere un libro con il titolo «Lavorare non uccide»?

«Credo proprio di no, è una ipotesi improbabile e fantascientifica».

venerdì 20 giugno 2008

No EcoMafia Tour ieri a Bari

Ha fatto tappa ieri a Bari, presso la Libreria Laterza, il No EcoMafia Tour, la carovana contro la criminalità ambientale che si è posta l'obiettivo di portare in giro per l'Italia, e in particolare nei luoghi più direttamente interessati dal dissesto ambientale, la nuova edizione 2008 del Rapporto Ecomafia, pubblicato dalle Edizioni Ambiente dall'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente. All'incontro hanno partecipato, oltre al presidente regionale di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, e all'assessore all'Ecologia Michele Losappio, anche i magistrati Vincenzo Russo, della Procura di Foggia, e Antonio Savasta, sostituto procuratore della Procura di Trani.

I due magistrati, in particolare, da anni attenti ai crimini ambientali del territorio pugliese, hanno relazionato sulle proprie esperienze e sulle indagini da loro condotte negli ultimi anni. La Puglia è infatti al terzo posto in Italia tra le regioni dietro Campania e Calabria per numero di infrazioni registrate, per un totale di 18 miliardi e 400 milioni di fatturato della criminalità ambientale. Il problema più sentito, anche in Puglia, riguarda lo smaltimento illecito dei rifiuti. Proprio pochi giorni fa, ad esempio, è stata posta sotto sequestro un'ampia area all'interno del territorio del comune di Castelluccio dei Sauri adibito a discarica illegale fino a contaminare gli argini e il letto del fiume Cervaro, il cui corso è stato addirittura deviato. Il procuratore di Foggia Vincenzo Russo ha ricordato, poi, l'operazione "Veleno", che aveva colpito il clan Gaeta, sempre nel foggiano, fin dal 1995. Antonio Savasta si è invece soffermato su due crimini ambientali che colpiscono in particolar modo le aree a ridosso del fiume Ofanto e della Murgia. In queste zone, i problemi che hanno richiesto l'intervento della magistratura locale hanno riguardato la contaminazione degli argini e del letto del fiume Ofanto e l'illegalità di numerose attività estrattive in cave abusive. A tal proposito, Savasta ha ricordato l'importanza della creazione, tramite una legge regionale dello scorso mese di dicembre, del Parco regionale dell'Ofanto, in modo da mettere sotto tutela gran parte del territorio iù abusato in questi ultimi anni anche da alcune parti del mondo degli agricoltori, i quali si oppongono all'istituzione del parco. Savasta ha invece sottolineato come in molti casi siano gli agricoltori a trarre immediato vantaggio dall'esportazione in Italia e all'estero di grano e altri prodotti alimentari coltivati in parchi e zone protette e con metodi biologici.

venerdì 25 aprile 2008

Incontri in memoria di Ugo Nicola Stame

In occasione del 25 aprile, Giornata della Liberazione, segnalo due incontri che si terranno a Foggia mercoledì prossimo, 30 aprile, in memoria di Ugo Nicola Stame. «Ricordando Ugo Nicola Stame - Una voce che resiste», a 64 anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, è infatti l’argomento delle iniziative organizzate per il 30 aprile: una tavola rotonda alle 11 presso l’Istituto Poerio, una conferenza concerto alle ore 20 presso la sala Rosa del Vento della Fondazione Banca del Monte “Siniscalco Ceci".
Ugo Nicola Stame, il noto tenore foggiano, dette un contributo fondamentale alla Resistenza romana all’indomani dell’occupazione tedesca della capitale. Sergente maggiore dell’Aeronautica, Stame intraprese una carriera artistica che lo portò sui palcoscenici più prestigiosi in Italia e in America Latina. Nel 1944 era in procinto di partire per una lunga tournée negli USA allorchè scelse di rimanere a Roma ed entrare nella Resistenza armata a difesa della capitale. Nell’agosto del 1939, mentre Ugo Stame era impegnato al Teatro dell’Opera nelle prove della “Turandot” di G. Puccini, venne arrestato e imprigionato a Regina Coeli. Quattro mesi dopo il suo arresto, fu inviato a casa in qualità di sorvegliato speciale. Nel 1943 aderì a una formazione partigiana di ispirazione comunista operante nell’Italia centrale. Il 24 gennaio 1944 venne arrestato, condotto in via Tasso, torturato e condannato dal Tribunale Speciale Tedesco al carcere duro in Germania (condanna respinta dal maresciallo tedesco Kesserling), venne trasferito a Regina Coeli; ivi venne prelevato per essere ucciso alle Fosse Ardeatine assieme ad altri 334 uomini (all'indomani dell'attentato di via Rasella) il 24 marzo 1944.

Di Nicola Ugo Stame ci è giunto molto materiale documentaristico oltre ad una rara registrazione discografica nella quale il tenore foggiano interpreta l’aria “Di quella pira l’orrendo fuoco” dal terzo atto de “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi. L’iniziativa prevede, come detto, una conferenza da tenersi in mattinata alle ore 11 presso l’Istituto scolastico Poerio nella quale sarà esposta la vita artistica di Stame nel contesto degli avvenimenti storici successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943. Interverranno Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo della Regione, Vito Antonio Leuzzi, direttore Ipsaic di Bari, Francesco Andretta, presidente della Fondazione Siniscalco-Ceci, Francesco Lotoro, pianista, Costantino Foschini, gornalista Rai; moderatore sarà Gianni Cuciniello. Nella serata del 30 aprile, alle ore 20, presso la sala Rosa del Vento della Fondazione Banca del Monte “Siniscalco-Ceci” si terrà un recital lirico. Si esibiranno per l’occasione le voci del tenore foggiano Antonio De Palma e del soprano Libera Granatiero, accompagnati dal pianista Nicola Marasco e con la parziale visione del celebre film «Rappresaglia». Il film è stato scelto perchè viene citato il nome di Nicola Stame prima della fucilazione e, nella stessa pellicola, c’è il parziale ascolto dell’unica registrazione discografica disponibile di Ugo Nicola Stame.

giovedì 20 dicembre 2007

Adrian Paci in mostra a Polignano a Mare

L'artista albanese Adrian Paci ha vinto l'edizione 2007 del Premio Pascali, consegnato lo scorso 15 dicembre a Polignano a Mare dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Nella motivazione della giuria, guidata da Rosalba Branà, si legge che «le sue opere parlano della perdita dei luoghi di appartenenza, affrontano i temi della cultura migrante e nomade, rappresentano la crisi identitaria e le diversità». Una selezione delle opere di Adrian Paci è in mostra a Palazzo Pascali, a Polignano a Mare, fino al prossimo 2 marzo (info: 080-4249534).

Riporto a proposito di questa mostra una parte di un articolo di Antonella Marino, apparso su «la Repubblica-Bari» lo scorso 13 dicembre: «Emblematica è la grande foto che apre il percorso espositivo (e che forse confluirà nella collezione del museo): su uno sfondo neutro si staglia la sagoma seminuda dell'artista, che sopporta sulle spalle il peso di un tetto di tegole capovolto, la casa che si dà come mancanza di se stessa. In questa metafora ci sono un po' tutti gli elementi della poetica di Paci: l'idea dello sradicamento dalla propria terra d'origine, l'esigenza di mantenere un legame con le radici, ma anche il bisogno di andar via, il senso di precarietà di chi non ha i punti saldi e al tempo stesso l'apertura auspicata verso un cambiamento, a metà tra nostalgia e aspirazione a un possibile altrove. In tal senso la sua vicenda personale è indicativa: giunto in Italia una prima volta nel '91 con la caduta del regime comunista e trasferitosi a Milano durante il grande esodo seguito al caos e al crollo finanziario del '97, Paci è riuscito ad elaborare il trauma in una trasposizione creativa cui il privato s'interseca con il collettivo, la denuncia politica assume il valore di una testimonianza esistenziale e di un messaggio universale».

giovedì 13 dicembre 2007

Globeglotter: il Presidio alternativo


Sono venuto a conoscenza per caso, stamattina, dell'attività di una associazione culturale di Trinitapoli, nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani: si chiama GlobeGlotter - Lingue e Culture in movimento, e opera come "centro di lettura" organizzando alcune importanti iniziative per tutto il territorio circostante. Tra gli obiettivi dichiarati dell'associazione c'è anche quello di favorire «la lettura e la comprensione reciproca delle letture, degli usi e dei costumi dei popoli del mondo», e di diffondere «in Italia e all'estero la conoscenza dell'identità culturale pugliese».
L'ultima iniziativa in ordine di tempo di questo interessantissimo circolo culturale, che dimostra di avere una vivacità più intensa rispetto alle esperienze dei Presìdi del Libro, è quella partita proprio oggi e che terminerà il prossimo 17 dicembre, dal titolo: Proibito - Percorsi e linguaggi alla diavola, «una riflessione sulla censura esercitata nel corso dei secoli, dal potere ecclesiastico e temporale, nei confronti non solo della rivoluzionaria arte della stampa ma del sapere in generale». La mostra «si svelerà al visitatore attraverso un percorso spaziale e temporale alla scoperta di libri,film, invenzioni, musiche e cibi che hanno suscitato scandalo o che semplicemente hanno anticipatoi tempi, segnando la storia». L'iniziativa si concluderà lunedì 17 alle ore 18 con la presentazione del libro di Giuliana Sgrena, Fuoco amico (Feltrinelli), con la presenza a Trinitapoli della giornalista del «manifesto».
Per altre informazioni sull'iniziativa segnalata e per le altre attività dell'associazione: http://www.globeglotter.it/

domenica 9 dicembre 2007

Antonio Gramsci nel suo tempo



Si svolgerà tra Bari e Turi, dal 13 al 15 dicembre prossimi, il Convegno di Studi Antonio Gramsci nel suo tempo, organizzato dalla Fondazione Istituto Gramsci onlus e la Fondazione Gramsci di Puglia, e promosso dall'assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia. Il programma è diviso in quattro sessioni e ospiterà alcuni importanti scrittori e relatori provenienti da tutta Italia.

Questo il programma nel dettaglio:

Bari, Giovedì 13 dicembre, ore 9-13: Relatori: Leonardo Rapone (Critica dell'Italia (e degli italiani) e del giolittismo nel giovane Gramsci); Angelo D'Orsi (Gramsci e la guerra: dall'osservazione del giornalista alla riflessione storica); Riccardo Faucci (La scuola economica di Torino: Achille Loria); Luca Michelini (Gramsci e il liberal-liberismo 1913-1919); Sergio Soave (Tasca e Gramsci); Giovanna Savant (Gramsci e la Lega delle Nazioni: un dibattito).

Bari, Giovedì 13 dicembre, ore 15-19: Federico Lucarini (Da Torino a Lione: socialismo, riformismo, scienze sociali nel pensiero del giovane Gramsci); Marco Gervasoni (Mito politico e morale dei produttori: il confronto con Georges Sorel); Giuseppe Guida (La "religione della storia". Aspetti della presenza di Bergson nel pensiero di Gramsci); Antonia Acciani (Gramsci e Serra); Franscesca Chiarotto, Gesualdo Maffia (Gramsci e il futurismo); Armando Petrini con la collaborazione di Anna Peyron (Gramsci critico della cultura: l'esempio delle cronache teatrali).

Bari, Venerdì 14 dicembre, ore 9-13: Simona Colarizi (Gramsci e il fascismo); David Bidussa (La cultura politica degli ordinovisti); Andrea Panaccione (Il socialismo europeo fra guerra e dopoguerra); Silvio Pons (Gramsci, il gruppo dirigente del Pci e la "questione russa" 1924-1926); Francesco Giasi (Divisioni politiche e unità sindacale dopo Livorno); Emanuele Bernardi (La questione agraria); Francesco Auletta (Sraffa e Gramsci: l'Ordine Nuovo e e le lotte operaie in America e Inghilerra nel 1921); Nerio Naldi (Sraffa e Gramsci nel 1924); Benedetta Garzarelli (Il fascismo e la crisi italiana negli scritti del 1924-1926); Fiamma Lussana (A scuola di leninismo: la formazione dei "rivoluzionari di professione").

Bari, Venerdì 14 dicembre, ore 15-19: Roberto Gualtieri (La grande guerra, gli Stati Uniti, l'Europa); Pierluigi Ciocca (La formazione economica dell'Italia unita); Antonio Chiavistelli (Il pensiero gramsciano sul Risorgimento e le sue fonti); Luciano Canfora (Gramsci e il trasformismo); Anna Di Biagio (Le radici leninista dell'egemonia gramsciana); Terenzio Maccabelli (La "grande trasformazione": i rapporti tra Stato ed economia nei Quaderni dal carcere); Alessio Gagliardi (Il problema del corporativismo nel dibattito europeo e nei Quaderni); Emma Fattorini (Cattolicesimo politico e questione religiosa in Gramsci); Sabina Pavone (La questione cattolica in Italia e in Francia); Carlo Spagnolo (Gramsci e Togliatti); Alexandra Marjanovic (Una fonte della riflessione gramsciana sull'americanismo: l'amicizia con Raffaello Piccoli).

Turi, Sabato 15 dicembre, ore 9-13: Fabio Frosini (Il neoidealismo italiano e l'elaborazione della filosofia della praxis); Marcello Montanari (Gramsci e Croce politico); Francesca Izzo (I Marx di Gramsci); Marco Scotti (Il canto di Farinata e le discussioni su poesia/struttura nella Commedia); Giancarlo Schirru (La questione della lingua e l'elaborazione della filosofia della praxis); Giuseppe Cospito (Il marxismo sovietico e Engels: il problema della scienza nel Quaderno 11); Chiara Meta (La questione del "pragmatismo" in Gramsci: dai problemi della formazione negli scritti 1916-1918, all'elaborazione del "principio educativo" nei Quaderni); Marina Paladini Musitelli (La funzione della letteratura e il concetto di nazionale popolare); Luigi Matt (Aspetti linguistici delle lettere precarcerarie).

domenica 25 novembre 2007

I giorni di Benedetto Petrone


Proseguono a Bari le iniziative in preparazione al trentesimo anniversario del 28 novembre prossimo dell'assissinio del giovane militante comunista Benedetto Petrone. Alla libreria Feltrinelli viene presentata, questa mattina, la nuova edizione di un libro pubblicato nel 1978, a pochi giorni dal primo anniversario, e che ricostruisce il clima in cui si preparò l'omicidio e i fatti di quella giornata: gli autori sono Pasquale Martino e Nicola Signorile, il libro è intitolato Le due città. I giorni di Benedetto Petrone (Manni, pp. 112, euro 12) e questa nuova edizione è curata da Nico Lorusso e Ignazio Minerva.

Apre il volume una presentazione di Nichi Vendola, che ricorda: «Il 28 novembre 1977 la mia generazione ebbe il suo battesimo di sangue e dovette rapidamente farsi adulta: cercando di non perdere l'adolescenza della passione e la maturità della politica. Rifiutando la violenza e coltivando la memoria. Raccontando ai ragazzi di oggi la vita e la morte di un ragazzo di allora: e il suo stare al mondo con rabbia e con allegria, con vitalità e con generosità. Oggi che la memoria è prigioniera nell'isola dei famosi e l'impegno è asfissiato dall'antropologia del grande fratello, quelli che non accettano le leggi del mondo-market e della guerra permanente possono fermarsi qui a Bari, in quella grande piazza borghese, a sentire un frammento di storia e a coltivare collettivamente un sogno che vogliamo continuare a sognare».
Tra le altre iniziative legate al ricordo di Benedetto Petrone, segnalo la proiezione del documentario In memoria di Benedetto Petrone, con la regia di Francesco Lopez, il 28 novembre prossimo presso la Taverna del Maltese di via Nicolai e il 4 dicembre (ore 18) al cinema Kursaal Santalucia nell'ambito della rassegna Sentieri nel Cinema attualmente in corso.

giovedì 15 novembre 2007

Il triangolo nero

Trecento scrittori italiani hanno firmato un manifesto contro la violenza fisica e verbale verso rumeni, rom e donne. Qui il testo integrale e l'elenco dei proponenti e firmatari:

http://www.nazioneindiana.com/2007/11/15/il-triangolo-nero/trackback/

In aggiunta segnalo un articolo pubblicato sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" di oggi, a firma Giampaolo Balsamo, che si distingue per l'abituale tono dozzinale con cui riporta fatti riguardanti l'immigrazione. A Corato, cinque rumeni (definiti "zingari", essendo ormai scomparso ogni residuo pudore verso l'utilizzo di questa parola che fino a qualche anno fa sembrava del tutto scomparsa) sono stati fermati con l'accusa di occupazione abusiva di un vecchio stabile abbandonato e "rischiano ora di essere espulsi dal territorio nazionale" secondo il cronista, che però dimentica l'assenza in questo caso dei gravi motivi di sicurezza (si spera ovviamente che le forze di polizia non applichino anche in questo caso il decreto legge governativo). Il giornalista parla di "irruzione" delle forze dell'ordine, di segnalazioni di cittadini "preoccupati" per queste persone che facevano attività di "lavavetri o musicanti ambulanti".

In coda all'articolo si parla anche del fermo di tre cittadine nigeriane fermate dalle forze dell'ordine perché creavano "intralcio alla normale circolazione stradale" (le ragazze, non i clienti, ovviamente). Si riporta in coda anche la notizia per cui le tre nigeriane saranno "espulse coattivamente dal territorio nazionale e rimpatriate". E pazienza se anche una sola delle tre ragazze abbia la possibilità di essere incinta e di essere rimpatriata in un villaggio dove possa vigere la pena di morte per l'adulterio. Pazienza per le Safiya e Amina dei nostri giorni, scacciate in coda a un articolo di un giornale di provincia, senza fiaccolate, senza battaglie "bi-partisan".

mercoledì 14 novembre 2007

Benny vive


Il 28 novembre di trenta anni fa veniva assassinato in pieno centro a Bari l'attivista comunista Benedetto Petrone. In occasione dell'anniversario e in preparazione alle manifestazioni che si terranno in ricordo del giovane barese ucciso da un gruppo di neofascisti, è da oggi on line un blog-piattaforma che si prefigge di raccogliere testimonianze e partecipazioni.





http://bennyvive.myblog.it/