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martedì 21 aprile 2009

"La luna e il garofano rosso" di Giancarlo Picci

Il giovanissimo Giancarlo Picci, classe 1990, nato a Castromediano, nel Salento, e studente del liceo classico "Virgilio" di Lecce, ha pubblicato il suo primo romanzo con la casa editrice Il Raggio Verde, dal titolo La luna e il garofano rosso (pp. 104, euro 8), primo volume della collana YY / Yellow Young diretta dal giornalista Salvatore Costa, che si prefigge di dare visibilità alle scritture under 30 con particolare attenzione alle incursioni nel genere poliziesco. Giancarlo Picci da quattro anni studia dizione e recitazione con la scuola di teatro del regista Salvatore Della Villa. Ha preso parte alla rappresentazione teatrale “Il piccolo principe”.

Come si legge in quarta di copertina, nel romanzo di Picci «è possibile riconoscere l’eco di storie delittuose che sconvolgono il nostro tempo. Nell’invenzione romanzesca l’autore prova a ricostruire e risolvere un caso emblematico, la morte di un giovane ai piedi del faro Palascia di Otranto, primo anello di una serie di delitti legati tra loro da un misterioso garofano rosso». La prefazione al romanzo è a cura di Antonietta Fulvio, direttrice editoriale delle edizioni Il Raggio Verde srl, giovane casa editrice salentna presente nei giorni scorsi alla rassegna libraria Expolibro a Bari. Fulvio scrive nella prefazione: «Nel solco del cliché poliziesco alla Agatha Christie a sbrogliare la matassa con la sua indagine è una donna, che dopo un’esperienza lavorativa nel nord Italia ritorna nella propria terra, il Salento». «Se al lettore - conclude - potrà sembrare per certi versi incomprensibile, e forse un po' abusato, l’utilizzo del dialetto salentino, la scelta linguistica va letta invece come segno tangibile dell’amore per la propria terra, oltre che consapevole orgoglio per le proprie radici quale punto di partenza per costruire la propria identità».

lunedì 20 aprile 2009

"Le risorse dell'Ofanto" di R.M. Dellisanti

Il recente terremoto di L’Aquila ha dimostrato a tutta Italia quanto importante possa dimostrarsi la prevenzione nei casi di improvvisi disastri. Eppure in Puglia, nei pressi della foce del fiume Ofanto, già dal 2006 il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, insieme al ricercatore e geologo Mario Tozzi, hanno messo in guardia le Amministrazioni locali circa la realizzazione di opere urbanistiche a ridosso del letto del fiume, ma rimanendo inascoltati. Eppure tutte le ricerche ritengono altamente probabile un’esondazione dell’Ofanto proprio nella zona della foce nei prossimi anni, e le prime avvisaglie si sono già manifestate lo scorso inverno.

È questo solo uno degli aspetti rimarcati da Ruggiero Maria Dellisanti nel suo nuovo libro dal titolo Le risorse dell’Ofanto. Economia e ambiente nella valle del fiume (pp. 208, euro 16) pubblicato dalla Stilo Editrice con una prefazione del prof. Giorgio Nebbia. Il geologo barlettano torna dunque a occuparsi del più lungo fiume della Puglia cantato da Orazio, e lo fa tracciando con precisione i due poli opposti del rischio ideogeologico e della valorizzazione del territorio della valle del fiume dai quali dipende il futuro dell’Ofanto. Il fiume è sottoposto all’aggressione antropica da circa trent’anni, ma né la magistratura né lo status di “area protetta” hanno finora salvaguardato l’ambiente dal rischio di disastri ambientali. Il tutto nel silenzio quasi generale delle Amministrazioni locali preposte alla tutela del territorio ofantino.

D’altra parte, Dellisanti indaga minuziosamente le straordinarie opportunità che un’economia sostenibile offre nel territorio del bacino idrografico dell’Ofanto, dalla sorgente in Irpinia fino alla foce nella Bat, attraverso una molteplicità di itinerari turistici a basso impatto ambientale. Opportunità per creare ricchezza che il nuovo parco regionale potrebbe far decollare definitivamente, se venissero meno le resistenze, talvolta aggressive, di lobby che mirano all’utilizzo di quelle aree a fini edilizi o per la collocazione di nuovi siti inquinanti. Uno sviluppo del bacino dell’Ofanto è dunque possibile, se solo la popolazione che ne abita la valle ne diventasse pienamente cosciente. Per acquistare il volume, clicca qui.

venerdì 10 aprile 2009

"Giovani a confronto" a cura di Paolo Delli Carri

L'esperienza di operatore sociale ha permesso a Paolo Delli Carri di curare un volume che si occupa di problematiche giovanili e delle soluzioni ai problemi di quell'età indicati dai diretti interessati, dal titolo Giovani a confronto, pubblicato dalle Edizioni Il Castello di Foggia (pp. 84, euro 10). Il libro, pubblicato nel 2008, è stato presentato nelle scorse settimane a Troia e al Liceo Lanza di Foggia. Il volume ha preso spunto da un'idea semplicissima: sei giovani, una studentessa universitaria di destra (Marialaura), un militante politico di sinistra (Davide), un ex tossicodipendente (Simone), un responsabile diocesano dell’Associazione Cattolica (Fabio), un immigrato rumeno che lavora nei campi (Giulio), un giovanissimo prestigiatore (Danilo), si siedono attorno a un tavolo a dialogare di questioni come amicizia, amore, lavoro, famiglia, divertimento, morte, politica, Dio… Il libro è il frutto di quelle stesse conversazioni, fatte nel rispetto delle posizioni altrui, e offre uno spaccato del pensiero giovanile su alcune importanti tematiche sociali.

Il libro, realizzato con la collaborazione delle associazioni Emmaus, Vivinformato e del Comune di Foggia, è aperto dalla prefazione di don Michele de Paolis e si chiude con una postfazione di don Antonio Mazzi, dove si legge: «'siate uomini e donne veri, genuini, integri; non aspettate che sia la politica a formarvi, siate voi a provocarla; cercate ogni giorno un quarto d'ora di tempo per sentirvi 'dentro'; scegliete le priorità con saggezza e pazienza; non siate la fotocopia di nessuno, neanche di vostra madre; non fate del denaro e del potere le priorità...». «Il libro è un’esperienza che ci ha legati nonostante le differenze di partenza», hanno detto invece gli stessi interpreti, raccontando l’esperimento vissuto. «‘Chissà chi avrò di fronte!’, questa la domanda che ci pervadeva prima di sederci intorno a un tavolo per discutere dei temi proposti da Paolo delli Carri, ma, alla fine, ciascuno di noi ha donato qualcosa all’altro». Metà del ricavato delle vendite del libro andrà destinato ai giovani di una missione in Guinea Bissau.

mercoledì 8 aprile 2009

"Sapori e delitto" di Piero Grima

Anche la Puglia può vantare una serie di romanzi polizieschi con un unico protagonista, ed è il caso dei romanzi di Piero Grima e dei casi delittuosi che, libro dopo libro, vengono posti all'attenzione del commissario Pasquale Santoro e del fido ispettore Salvatore Lo Palco. L'ultimo di questi romanzi, Sapori e delitto (pp. 234, euro 15), pubblicato da Besa, è stato presentato poche settimane fa a Bari, città natale dell'autore. Piero Grima, infatti, barese, nato nel 1941 e laureatosi in Medicina e Chirurgia nel 1965, ha tuttavia vissuto per alcuni anni tra Pavia e Parma e poi, negli anni Ottanta, a Lecce, dove ha insegnato Virologia nella locale Università. Dopo aver subìto in quegli anni l'influenza della letteratura esistenzialista francese, si dedica poi alla letteratura poliziesca, con i romanzi Chi ha ucciso Maddalena?, Rosso scarlatto, Nudo al caffè e Tingo Maria, tutti pubblicati da Besa negli ultimi dodici mesi. Tutte le vicende si svolgono nel Salento, e sono spesso accompagnate da richiami alla terra salentina, come detti popolari o, nel caso di Sapori e delitto, dettagli di antiche ricette salentine.

Il romanzo narra di un intricato caso di omicidio avvenuto nel vecchio granaio adibito a sala convegni, di un palazzo nobiliare. L’omicidio avviene in occasione di un congresso che vede protagonista l’Accademia Italiana della Cucina. La vittima un giovane cuoco dal passato burrascoso. Il commissario Santoro, aiutato dall’ispettore Lo Palco segue le indagini con tenacia e caparbietà fino a risolvere il caso. Tra le ricette della cucina popolare salentina incluse in Sapori e delitto, si legge questa: «Le cicorie maritate sono un piatto delizioso, si dice che Maria d'Enghien ne fosse ghiotta e che raccogliesse lei stessa le cicoriette selvatiche che sono la base del piatto. Dicono anche che si arrabbiasse molto con una sua cuoca che aveva preparato il brodo dimenticando il muso del maiale. Il brodo, commissario, lei lo sa bene, è elemento fondamentale in questa preparazione... e la carne per il brodo deve essere la pancetta di maiale... e non deve mancare il muso.- Si, ma anche il formaggio che si distribuisce sopra prima di infornare è importantissimo … piccante al punto giusto e tagliato in fette assai sottili...».

martedì 7 aprile 2009

"Il flagello militare" di Giovan Battista Martena

Dopo aver dato alle stampe due anni fa il volume Les enfants de la patrie, sulle tecniche militari avviate sull'onda della Rivoluzione francese in tutta Europa, Cosimo Enrico Marseglia, esperto di Storia militare, collaboratore della cattedra di Storia Moderna dell'Università del Salento ed ex ufficiale dell'esercito italiano in alcuni battaglioni logistici, si sofferma con il suo secondo volume da poco dato alle stampe su una importante personalità pugliese del Seicento in tema di tecniche militari. Per i tipi della Edit Santoro di Galatina, già editore del suo primo volume, è stato infatti pubblicato Il flagello militare. L’arte della guerra di Giovan Battista Martena artigliere del XVII secolo (pp. 112, euro 10). Giovan Battista Martena è stato un ufficiale di artiglieria salentino del XVII secolo. Nacque infatti nel 1609 a Maruggio, attualmente in provincia di Taranto ma all’epoca nel territorio della provincia di Terra d’Otranto. Dopo aver compiuto gli studi a Napoli e Pavia e dopo aver partecipato alla guerra dei Trent'anni, tornò nella città partenopea con l’incarico di responsabile all’addestramento dei giovani artiglieri del Viceregno e, per tale motivo, scrisse la sua opera, Flagello Militare.

Il volume, pubblicato grazie al contributo della Società di Storia Patria per la Puglia, Sezione di Lecce, della Cattedra di Storia Moderna dell’Università del Salento, della Sezione UNUCI di Lecce, della Biblioteca Provinciale “N. Bernardini” e del centro documentale dell’esercito di Lecce, tratta delle maggiori pratiche militari in uso nel Seicento e di particolari tecniche che, suggerite dal Martena, sembra siano state all'attenzione anche di Napoleone: trabucchi, mine, petardi, burlotti e fuochi artificiali. A testimonianza di ciò, il grande successo dell'opera di Martena, che meritò ben tre diverse edizioni nel corso del tempo, e che è tuttora conservata anche nelle biblioteche Public Library di New York e nella Biblioteque Nationale de France a Parigi. Il volume di Marseglia è aperto da una prefazione di Mario Spedicato, docente di Storia Moderna alla facoltà di scienze della comunicazione a Lecce, che sottolinea in particolare i legami tra storia militare e storia economica nel regno spagnolo del Seicento, nel quale visse Giovan Battista Martena.

lunedì 6 aprile 2009

"Pan paniscus e prunella modularis", di C.M. Argentieri

Un interessante esperimento di editoria legata all'agricoltura biologica in Puglia è quello che ha messo in atto Cosimo Massimo Argentieri con il suo romanzo Pan paniscus e prunella modularis (euro 11) pubblicato dalla tipografia editrice Minigraf di Campi Salentina. Il volume, infatti, parla anche dell'esperienza de I giardini di San Biagio, Azienda Agricola Biologica di Mesagne (Br) che si occupa della produzione di alta qualità di olio, vino, miele, ortofrutta, erbe officinali. Non a caso, il romanzo è acquistabile proprio sul sito internet dell'azienda agricola, ed è un romanzo, inoltre, che ben si adatta a questi tempi di crisi, narrando la storia di un dipendente di banca di un piccolo paese ignoto che entra in conflitto con il suo lavoro e che tuttavia trova pagina dopo pagina un proprio equilibrio improvvisandosi imprenditore agricolo, dove il profitto e gli scenari di una crisi economica globale lasciano il posto a un lavoro più a misura d'uomo e legato al contatto con la natura.

Il romanzo di Argentieri, che è dirigente sindacale della Fiba Cisl di Brindisi, è stato presentato poche settimane fa proprio a Mesagne. Così si legge in quarta di copertina: «In mezzo ad equivoci ed incomprensioni una misteriosa presenza movimenta le aride e indifferenti giornate di un uomo ormai rassegnato al proprio fallimento. Così si sviluppa un percorso che capovolge ogni certezza, così, in una storia in cui niente è inventato, scopriamo dei percorsi inaspettati, scopriamo verità inedite guardando le banche dall’interno, scopriamo il segreto Punteruolo Rosso delle palme, degli strani brevetti, delle etimologie improvvisate, un tipo di agricoltura più bello e tanto ancora altro».

venerdì 3 aprile 2009

"La Puglia dei poeti e degli scrittori" a Building Apulia

Quarto appuntamento con Building Apulia questa mattina alla Teca del Mediterraneo di Bari, con un incontro monotematico dal titolo "La Puglia dei poeti e degli scrittori". Ad intervenire, accanto al testimonial della giornata, il poeta Lino Angiuli, gli autori di tre volumi che fanno, ognuno nel suo campo, il punto sulla letteratura pugliese del '900. Si tratta, cioè, di Daniele Maria Pegorari, curatore della guida antologica Puglia in versi. I luoghi della poesia, la poesia dei luoghi, pubblicata dall'editore Gelsorosso (pp. 112, euro 15), Domenico Rodolfo, autore della raccolta poetica In esilio di cuore. Disappunti di un cantastorie gentile (Progedit, pp. 64, euro 10) e Nicola Saponaro, che ha presentato il suo corposo volume di Opere, pubblicato dalla casa editrice milanese Spirali, del quale avevamo già parlato alcuni mesi fa, e che comprende molte sue opere teatrali e una ricca appendice di aforismi.

L'introduzione di Lino Angiuli è stata per buona parte dedicata alla memoria di Gianni Custodero, giornalista, poeta e scrittore pugliese scomparso improvvisamente poche settimane fa. In seguito, ha presentato i tre volumi oggetto dell'incontro. In particolare, ha tracciato la linea poetica sulla quale si muove Domenico Rodolfo, poeta lucano da molti anni trapiantato a Bari, collaboratore di Carlo Levi e del periodico «Basilicata», che nella sua ultima raccolta dà ampio spazio a una poesia civile che, come ha scritto Raffaele Nigro nella prefazione, «si muove nell'ombra di Pasolini e di Buttitta»: una rabbia, quella che si legge nei versi di Rodolfo, che non di rado si attenua in ironia e in auto-ironia, e che consiste quindi in uno sguardo grottesco sulla drammaticità del mondo. Sul volume dell'opera di Saponaro, invece, Angiuli ha evidenziato il distanziamento tra un meridionalismo ereditato e una meridionalità intesa come condizione culturale e antropologica piuttosto che storica ed economicistica. Con Saponaro, cioè, la letteratura pugliese riprende a fare i conti con il proprio territorio e con le personalità che più lo rappresentano, basti pensare alle opere di Saponaro su Di Vittorio e Federico II, dopo decenni in cui i pugliesi avevano come unico destino quello di scrivere per e del centro-nord. Il volume curato da Daniele Maria Pegorari, infine, si configura come un'elegante e preziosa, anche graficamente, guida al viaggiatore che intende guardare la Puglia non con gli occhi del turista mordi e fuggi, ma con quelli dei poeti di questa terra. Emergono così gli spunti paesaggistici, magari meno noti ma allo stesso modo pregnanti, di importanti autori pugliesi (44 in tutto) viventi e non; una mappa di luoghi pugliesi che permette «di cogliere il significato più profondo e la metaforicità di un certo luogo. Oltre ai testi poetici firmati da poeti consacrati (Bodini, Fiore, Fallacara, Marniti, Fraccacreta) e dai più significativi attualmente attivi (alcuni esempi: Serricchio, Nigro, Giancane, Custodero, Curci, Angiuli, Bello) il libro presenta anche un notevole apparato bibliografico riferito agli autori ospitati. Il tutto è accompagnato da un corposo saggio del curatore, docente di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università degli Studi di Bari, in cui viene fornito uno spaccato completo della produzione poetica pugliese contemporanea».

giovedì 2 aprile 2009

"Manfredonia storia arte e natura" di Nicola Grasso

Della città di Manfredonia e delle ricerche storiche sulle sue origini ci eravamo già occupati alcuni mesi fa per la pubblicazione del volume Storia di Manfredonia, primo di una serie, a cura di Raffaele Licinio. Sullo stesso tema è centrato anche l'ultimo libro scritto da Nicola Grasso e presentato pochi giorni fa nella città sipontina, dal titolo Storia della città, il primo di due volumi dell'opera Manfredonia Storia Arte e Natura. Il secondo dei due volumi, che verterà sui temi delle testimonianze artistiche e dei beni paesaggistici di Manfredonia, è già in lavorazione. Radiologo, oggi in pensione, Grasso ha sempre assecondato la sua forte inclinazione per la poesia che lo ispirato in numerose liriche scritte soprattutto durante gli anni dell’adolescenza e recentemente raccolte in una silloge pubblicata con il titolo Come le api (Ismeca, Bologna 2008), e la sua grande passione per la letteratura e la storia patria, di cui è diventato accurato ricercatore e profondo conoscitore.

Come spiega l’autore nella nota introduttiva, l’opera risponde all’esigenza di eliminare i luoghi comuni che si sono tramandati nei secoli sulla fine della gloriosa Siponto e sulla nascita di Manfredonia, di soffermarsi sulle vicende sipontine dall’inizio del secondo millennio fino all’epoca in cui si pensa sia nata Manfredonia e di raccontare le bellezze artistiche di questa città. Il libro di Grasso parte circa dall’anno 1000 e conclude la sua parabola storica ai giorni nostri, includendo i fatti dell’Enichem e delle recenti cronache. Il saggio trae origine dalle ricerche compiute dall’Autore su numerosissimi scritti storicamente rilevanti per la città: da quelli del Sarnelli del 1680 a quelli del '700 dello Spinelli; da quelli del periodo ottocentesco del Pascale, a quelli del '900 del d’Aloe e del Mastrobuoni che, seppure dedicati esclusivamente alla storia religiosa, si sono rivelate fonti assai utili per le ricerche dell’Autore.

martedì 31 marzo 2009

"I cristalli della regia" di Vincenzo Camerino

Viene inaugurata oggi a Lecce da Ferzan Ozpetek la decima edizione del Festival del Cinema Europeo, in programma fino al 5 aprile, che come ogni anno ospiterà alcune delle migliori pellicole di produzione europea che tuttavia stentato a trovare una distribuzione efficace in Italia (una ragione in più per essere presenti presso il Multiplex Santalucia di Lecce in questi giorni). Quest'anno, inoltre, accanto al programma delle proiezioni, nei giorni del festival verranno presentati anche tre pubblicazioni. Si tratta del volume di Francesco Carofiglio, L'estate del cane nero, dell'ultimo numero della rivista Ethnopolis. Quaderni di Antropologia e sociologia visuale, curata da Giuliano Capani e Costanzo Antermite e pubblicata dall'editore Barbieri di Manduria e quindi del volume di Vincenzo Camerino, dal titolo I cristalli della regia (Icaro Libri, pp. 256, euro 18). Il volume di Camerino è stato presentato anche alcuni giorni fa presso l'Officina culturale Ergot di Lecce.

Vincenzo Camerino è docente di Semiologia del Cinema presso l'Università del Salento e ha alle spalle molte altre pubblicazioni in tema di linguaggio cinematografia oltre che monografie su registi (tra cui ha curato quella su Carlos Saura pubblicata per Besa). Tra le sue opere maggiori, ricordiamo Cinema e politica (Capone, 1982), Cultura, politica, cinema (Barbieri, 1994), Il cinema e il '68 (Barbieri, 1998), Il divismo a Hollywood. Primordi e dintorni (Barbieri, 2000), Inquietudini della storia. Le armonie del cinema (Edizioni dell'Iride, 2003), Nelle utopie del sud e del cinema (Icaro Libri, 2005). Nel suo ultimo I cristalli della regia, invece, Camerino offre Uno sguardo d'insieme sul cinema attraverso sette registi: Anghelopoulos, De Santis, Kovacs, Olivier, Rosi, Rocha, Tarkovskij. L'intera filmografia dei registi è preceduta da un saggio dell'autore dal titolo: Il cinema, la fantasia, la purezza registica. Anche lo smarrimento.

lunedì 30 marzo 2009

Le Minoranze Linguistiche in Capitanata: un itinerario turistico-culturale

Pubblicata dalla Provincia di Foggia, con l'ausilio dello Sportello linguistico provinciale, è stata presentata alcune settimane fa una Guida dal titolo Le Minoranze Linguistiche in Capitanata: un itinerario turistico-culturale, che rientra in un ampio progetto di valorizzazione e di tutela delle minoranze linguistiche franco-provenzale e arberesh presenti, rispettivamente, nei comuni di Celle San Vito e Faeto (la prima) e Chieuti e Casalvecchio di Puglia (la seconda). Un centinaio di pagine in tutto, quelle della guida, che servono a raccontare, ai più piccoli e non solo, storia, tradizioni popolari, lingua, usanze gastronomiche, beni culturali e momenti del vivere quotidiano di queste località, anche con l'ausilio di un apparato iconografico. Tra le testimonianze della grande vitalità culturale dei quattro paesi di Capitanata, vengono citate nella guida, ad esempio, i riti greco-bizantini che ancora si svolgono a Chieuti, i riti del matrimonio e dei fuochi di San Giuseppe a Casalvecchio, a Celle San Vito è invece ancora sentita la festa del carnevale, detta del «pacalotte». Faeto si fa poi apprezzare per le sue doti naturalistiche, trattandosi del paese più alto di Puglia, ai piedi del Monte Cornacchia, ideale per giornate di trekking nella strada che la collega a Celle.

Ma l'incontro di presentazione della guida è stato anche l'occasione per fare il punto sull'iter di una legge regionale che mira a tutelare definitivamente il grande patrimonio linguistico e culturale di queste minoranze linguistiche. L'assessore al Diritto allo studio della Regione Puglia, Lomelo, ha infatti affermato che «È quasi pronto il disegno di Legge Regionale che riconosce e dà dignità legislativa alle minoranze linguistiche presenti in Puglia. Il nostro obiettivo è promuovere e valorizzare queste culture tuttora parlate e diffuse in provincia di Foggia. nel Salento e nel tarantino». L'assessore alla cultura della Provincia di Foggia, Maria Elvira Consiglio, ha invece sottolineato la necessità di «dare continuità agli sportelli linguistici presenti nei quattro comuni» e attivarsi «per trovare nuove iniziative per valorizzare questi centri. custodi di un prezioso patrimonio culturale».

venerdì 27 marzo 2009

"Banche e Mezzogiorno" di Marina Comei a Building Apulia

Terzo appuntamento ieri mattina a Building Apulia, la rassegna promossa dalla Teca del Mediterraneo per la valorizzazione della produzione editoriale pugliese. Al centro del dibattito, questa volta, è stato il volume di Marina Comei dal titolo Banche e Mezzogiorno. Credito, concentrazione bancaria e classi dirigenti negli anni venti (pp. 240, euro 22) pubblicato da Cacucci Editore. Uno studio attento e approfondito, quello di Marina Comei, che pur concentrandosi sull'attività di istituti di credito in Puglia e in tutto il Meridione negli anni Venti del Novecento, tuttavia ha permesso ai relatori di proporre importanti paragoni con la realtà attuale, tra concentrazione di poteri e nuovi istituti di credito che cercano di farsi strada sul territorio.

Le relazioni dei due testimonial dell'incontro si sono rivelate istruttive per chiarire alcuni punti fondamentali del lavoro di Marina Comei. La prof.ssa Anna Lucia Denitto, direttore del Dipartimento di Studi storici dal Medioevo all'età contemporanea dell'Università del Salento, ha ripercorso le linee guida del volume, che si conclude idealmente con la promulgazione della legge bancaria nel 1936 che sancisce una netta distinzione tra banca e industria, dovuta all'instabilità nazionale che era legata a sua volta al sistema creditizio meridionale. Le banche regionali pugliesi negli anni Venti erano sei, tra le quali il Banco di Puglia, la Banca Regionale Pugliese, il Credito Pugliese, tutte comunque attive prevalentemente nel credito a favore del ceto agricolo e commerciale. Non va inoltre dimenticata la nascita di banche familiari, attive nella gestione di patrimoni privati, come la Banca Fratelli Martucci (1915-1927). Le banche regionali, tuttavia, negli anni Venti dovevano scontare una forte debolezza dovuta a una serie di fattori, così enucleati dalla prof.ssa Denitto: capitali sociali modesti; marcata speculazione; scarsa collaborazione «con il nervo economico della società, a vantaggio di relazioni personali e politiche». Un altro dato interessante riportato nella relazione, e indicato nel volume di Marina Comei, è che il fallimento del sistema bancario pugliese avviene prima della crisi economica mondiale dell'ottobre 1929, un indizio della diversità delle origini delle due crisi, bancaria e industriale. Altre importanti informazioni sono poi state fornite sulla Banca Agricola Commericale del Mezzogiorno (Agricom), controllata dal Banco di Napoli ma sostanzialmente indipendente da essa, almeno fino al 1936, quando il Banco di Napoli (ben ramificato in tutto il Mezzogiorno) incorporerà Agricom. Il secondo testimonial della giornata è stato invece Ignazio D'Addabbo, direttore generale della Banca Federiciana, sede centrale ad Andria, con un passato trentennale in Banca del Monte dei Paschi di Siena, con ruoli anche molto importanti nelle filiali di Campania, Basilicata e Puglia. D'Addabbo si è soffermato in particolare su alcuni punti in comune tra il Mezzogiorno degli anni Venti e quello odierno (entrambi soffrono della concorrenza, in campo agricolo, dei prodotti di altri paesi del Mediterraneo), e sulle difficoltà incontrate dal sistema bancario pugliese per la propria affermazione sul mercato, tanto negli anni Venti quanto negli anni 1990-2001 (quando è avvenuta una radicale concentrazione di poteri a vantaggio dei grossi gruppi bancari), e ha quindi individuato i due punti cruciali dai quali dipende, secondo D'Addabbo, lo sviluppo del sistema bancario pugliese: l'adeguatezza delle classi dirigenti, e un più stretto rapporto sistemico tra banca e territorio, come del resto è accaduto in un'area ad alto sviluppo come il Nord-Est.

giovedì 26 marzo 2009

"La settima stella" di Maria Pia Romano

La Besa Editrice ha da poco inaugurato una nuova collana, Orsamaggiore, e lo ha fatto scegliendo un volume di versi e prose poetiche di Maria Pia Romano, dal titolo La settima stella (miscuglio di seme di sesamo e riso) (pp. 84, euro). L'autrice, nata a Benevento nel 1974, è giornalista e ha già pubblicato negli anni scorsi altre raccolte poetiche, sempre con case editrici salentine. Si tratta infatti di L'Estraneo (Manni, 2005), Onde di follia (Besa, 2006) e Il funambolo sull'erba blu (Besa, 2008). La settima stella, che viene aperto da una prefazione di Giovanni Invitto, già autore di un'introduzione al volume di poesie L'Estraneo nel 2005, è diviso in tre sezioni, e ognuna di esse si apre con una citazione musicale, una sorta di colonna sonora sul modello di myspace, trattandosi peraltro di artisti e musicisti che utlizzano myspace per diffondere la loro opera (tra questi, Maria Pia Romano cita, ad esempio, Francesca Romana Perrotta). La raccolta termina, poi, con un «postscriptum sotto il livello del mare».

Giovanni Invitto nella prefazione pone l'accento in particolare sul silenzio nell'opera di Maria Pia Romano: «In queste poesie - scrive - echi che rinviano ad immagini e volti diluiti nei tempi dell'incomprensione, dei silenzi meridionali, delle amicizie perdute. Quei silenzi, che sono urla, fratture e distanze, ritroviamo accomunati nella vernice di una pittura o nel suono dei versi». Sono parole, quelle di Invitto, che colgono in pieno quello che viene espresso dall'autrice; in quarta di copertina leggiamo infatti queste parole: «Chi appartiene alla non-appartenenza s’innamora del silenzio e delle distanze. E scrive storie di pelle e di mare. C’è sempre un’altra vita oltre quella che crediamo la nostra. Arrampicata su macerie di città disfatte, in un altrove di luoghi sconosciuti alla mestizia che assedia l’inverno. C’è sempre un’altra stella». Vito Lubelli, invece, in un'ottima recensione, dà spazio anche a un elemento pregnante del volume di Maria Pia Romano: «C’è anche il richiamo del Sud, che incombe sui suoi versi e al tempo stesso li attraversa, chiaramente grazie alla lezione bodiniana che l’autrice ha assimilato e fatto sua, connotandola di una peculiare sensualità».

martedì 24 marzo 2009

"Notti ed albe" di Giuseppe Schiavone

Ogni settimana dedichiamo una segnalazione a una raccolta di poesie pubblicata in Puglia. La settimana scorsa è stata la volta de La matitina dell'Ikea, di Angelo Di Summa, oggi segnaliamo invece il volumetto di poesie di Giuseppe Schiavone, dal titolo Notti ed albe (pp. 48, euro 8) pubblicato da Manni, con una introduzione di Carlo A. Augieri, docente di Critica letteraria e Letterature comparate presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Salento. L'autore è storico delle dottrine politiche e filosofo. Anch'egli docente presso l’Università del Salento, è studioso della Rivoluzione inglese, del suo progetto politico e della genesi e maturazione dei principi etico-giuridici dell’età moderna. Ha pubblicato in questo campo vari volumi scientifici. È tra i fondatori del Centro di Studi Utopici. Augieri, nella sua introduzione, scrive: «Questa poesia è parola creante e creatrice, naturante se non naturale, che continua a creare ogni qualvolta la coscienza si fa respiro e ascolto: gesto del porgere le mani all’orecchio e all’occhio, per scrutare ascoltando. È il gesto affine al senso 'attivo' della parola poetica: scrutare le cose che si vedono, perché diventino non cose, ma volti, inclini a nidificare avvolti nelle mani».

Una poesia, comunque, che si muove sulla traccia di un viaggio introspettivo nei dintorni dell'amore e di tutto ciò che vi gravita attorno. Come ha scritto C. Culiersi in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», «Assieme all’amore si va anche alla scoperta della quintessenza dell’"io" che dà la chiave della conoscenza. Tre sono i tempi dell’itinerario evolutivo: il primo è "Nigreedo", lo stato di trasformazione interiore. "Cerco ancor cerco/ nello stretto sentiero che s'alza sulla vetta/ il rovo infiammato/ per ascoltar Parola". E il viaggio continua, lasciandosi alle spalle un cumulo di carte smarrite, abbandonate nella "gettatezza" esistenziale, in cui l’essere non ha la prospettiva di un fine, di un Dio (pensiamo ad Heidegger). [...] "Era notte un tempo e venne l’alba": così l’animo dell’uomo dopo la fase oscura. Poi sopraggiunge la seconda fase, l’"Albedo", il germoglio della nuova vita. ecco quindi che nasce il secondo Adamo, purificato e riscattato dalla colpa originaria, rivive in una situazione "edenica", con una coscienza che lo porta al terzo e ultimo gradino: "Rubedo" (rosso fuoco)».

lunedì 23 marzo 2009

"Etnografia e miti della Daunia antica", di M.L. Notarangelo

Il primo volume della collana "Fragmenta" della casa editrice Claudio Grenzi di Foggia, diretta da Antonio Mercurio, è stato pubblicato pochi mesi fa e si tratta dell'opera di Maria Leonarda Notarangelo dal titolo Etnografia e miti della Daunia Antica (pp. 224, euro 16). Il volume raccoglie un ampio repertorio delle fonti letterarie antiche che testimoniano i racconti mitologici e notizie etnografiche sulla civiltà dauna, che ha avuto la caratteristica di non essere stata colonizzata, a differenza di molte altre aree del Meridione, dalla civiltà greca. L'autrice, nata a Monte Sant'Angelo nel 1970, si è laureata in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Perugia con una tesi di laurea in Geografia storica dell’antichità. Dal 1996 al 1998 ha lavorato, in veste di operatrice museale, per i diversi progetti di didattica museale organizzati dall’Ufficio di Foggia della Soprintendenza Archeologica della Puglia. Contestualmente ha continuato il lavoro di raccolta e di analisi dei testi classici sulla Daunia già intrapreso per la tesi di laurea. Per l’editore Grenzi ha pubblicato, in collaborazione con Marina Mazzei, il repertorio Documenti per lo studio di Siponto antica (1999) e ha scritto un contributo all’interno del volume miscellaneo Siponto antica (1999). Attualmente vive a Roma dove lavora come insegnante di scuola media.

Il volume è suddiviso in due parti: la prima sezione comprende il repertorio completo dei testi in lingua con le relative traduzioni in italiano; nella seconda parte si propone una lettura dei testi volta a ricostruire le tracce della Daunia antica che si sono conservate nella rappresentazione che di essa fecero i Greci e i Romani.«L’idea portante del mio lavoro - spiega l’autrice - è stato il desiderio di raccogliere in un unico corpus tutte le fonti letterarie sulla Daunia. In particolare mi riferisco al cosiddetto Gruppo Dauno, i cui maggiori esponenti sono Licòfrone (IV secolo a.C.), che in “Alessandra” parla della terra dei Dauni, Timeo di Taormina, Mimnermo». Inoltre, l'autrice propone per il suo volume un utilizzo anche didattico. Spiega infatti Maria Leonarda Notarangelo: «assegnare agli studenti “versioni” dal greco e dal latino che parlino della Daunia, dei suoi miti e delle sue leggende, si pone come una maniera interessante e produttiva per unire l’insegnamento alla conoscenza del territorio in cui si vive».

venerdì 20 marzo 2009

Il Teatro Petruzzelli a "Building Apulia"

Secondo appuntamento questa mattina per la rassegna di incontri Building Apulia promossa dalla Teca del Mediterraneo - Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, con ben quattro pubblicazioni, tutte centrate su un tema sempre all'ordine del giorno della cronaca politico e amministrativa, più che di quella culturale: il Teatro Petruzzelli di Bari. I quattro volumi al centro dell'attenzione dei partecipanti sono stati Il Petruzzelli. Storia di una città, di Antonio Rossano (già da noi segnalato qui), edito da Progedit, Il teatro ritrovato, volume di Enzo Lattanzio pubblicato da Palomar che raccoglie alcune delle fotografie scattate durante gli anni d'oro del teatro, Bari brucia, romanzo giallo di Federico Pirro, edito da Besa, e La maschera caduta, pubblicato per i tipi di Levante Editori, e scritto da Egidio Pani, intellettuale, giornalista e critico teatrale.

Il dibattito, come previsto, ha visto la partecipazione accorata del pubblico, che ha da subito rivolto domande agli scrittori presenti sul futuro, si spera immediato, per la riapertura del politeama barese. Egidio Pani, che nel suo volume ha ripercorso analiticamente tutte le questioni amministrative, giuridiche e politiche, un «piccolo mondo antico del romanzo del Petruzzelli», ha però asserito come la vera scommessa consisterà, prima ancora che nella riapertura del teatro, nella funzionalità della Fondazione del teatro Petruzzelli e dei teatri di Puglia, una fondazione che sia al passo con i tempi e che coniughi qualità e buon utilizzo degli spazi. Anche il testo di Antonio Rossano, peraltro, indaga gli intrecci politico-culturali-imprenditoriali della vicenda del post-incendio del Petruzzelli. Nell'ambito della discussione sulla vicenda burocratica che ha impedito per sedici anni la ricostruzione del teatro, e che è invece avvenuta negli ultimi 16 mesi grazie all'impegno anche economico degli enti locali, sono emersi due fattori poco noti nell'attuale dibattito pressoché quotidiano, ribaditi da Federico Pirro. Il primo riguarda l'impegno che il sindaco di Bari nel 1991, Enrico Dalfino, pose affinché, come era scritto nelle clausole della concessione del terreno alla famiglia proprietaria del teatro, la stessa famiglia proprietaria fosse obbligata alla ricostruzione in soli tre anni (cosa tuttavia mai avvenuta, come noto). Il secondo punto, assai interessante, ha ripercorso le vicende che nel 1990 portarono Ferdinando Pinto, fautore della stagione d'oro del Petruzzelli, a porsi come capofila di un secondo quotidiano della città di Bari, la cui nascita era stata già preannunziata in quei mesi dal periodico «Panorama» e che era invece osteggiata da più parti in città. Secondo questa ricostruzione, potrebbero esserci dei legami tra l'incendio e questo investimento, tanto che nel marzo del 1991, dunque due mesi dopo l'incendio, l'autorevole periodico «Prima Comunicazione» titolava un suo servizio «Un giornale al rogo», riferendosi all'abbandono forzato, in seguito all'incendio del teatro, anche del nuovo progetto editoriale che proponeva l'apertura di un secondo grande quotidiano della città di Bari.

giovedì 19 marzo 2009

"Assenze (frammenti)" di Giuseppe Mazzarino

Poche settimane fa è stato presentato a Taranto un nuovo volume di Giuseppe Mazzarino, dal titolo Assenze (frammenti). Taranto-Perugia-Roma 1972/75 (Cressati Editore, Taranto 2008) l'ideale prosecuzione della precedente pubblicazione Ieri, 29 settembre. Gli anni del liceo Archita come un album di Lucio Battisti (Scorpione editrice, Taranto, 2007). L'autore, giornalista e scrittore, è nato a Taranto e vive fra Taranto e Roma, dove è stato per venticinque anni il cronista parlamentare di punta della Gazzetta del Mezzogiorno. Ha ricoperto e ricopre svariati incarichi negli organismi di categoria del giornalismo (attualmente è presidente dei revisori dei conti della Federazione Nazionale della Stampa, vicepresidente dell'Associazione della Stampa di Puglia e componente del Comitato di Redazione della Gazzetta del Mezzogiorno) ed è autore di opere di divulgazione storica e scientifica, di un manuale-dizionario di giornalismo politico, di una storia delle comunicazioni e del giornalismo, di romanzi, racconti e poesie.

A differenza del libro del 2007, un romanzo sugli anni liceali che narra le gesta picaresche di una combriccola di otto amici che si incontrano, perfetti sconosciuti, in un'aula di primo liceo e diventano, attraverso vari riti di passaggio, esami di maturità inclusi, amici per la vita, Assenze è un libro di frammenti, versi e prosa lirica, pur se sempre di ispirazione autobiografica. I frammenti riuniti in Assenze costituiscono una sorta di diario immaginario che si snoda fra Taranto, Perugia e Roma, luoghi fisici e metafisici insieme: la città natale, ormai però estranea dopo la maturità: la prima sede universitaria, col suo spaesamento; la nuova città universitaria, con le speranze professionali della precocemente intrapresa avventura giornalistica a far da contraltare alla solitudine. Sono frammenti grigi, in cui dominano l'angoscia e l'assenza; una specie di campionario di quei momenti terribili dei quali è spesso ricca l'adolescenza, che in quel caso si sente prematuramente adulta e "vecchia".

mercoledì 18 marzo 2009

"Il patrimonio industriale di San Pietro Vernotico" di A. Monte e V. Pennetta

Il patrimonio industriale di San Pietro Vernotico. Le fabbriche del vino è il titolo del volume che è stato presentato nelle scorse settimane nel comune della provincia di Brindisi e che è stato al centro di un approfondito servizio filmato curato da Michele Peragine andato in onda la scorsa settimana durante la rubrica giornalista "Levante" di Raitre. Il volume è stato curato da Antonio Monte e da Valentina Pennetta ed è stato pubblicato dalle Edizioni del Grifo ed è il risultato di una ricerca svolta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali di Lecce nell'ambito del Progetto: "Il patrimonio archeologico industriale di San Pietro Vernotico: conoscenza e valorizzazione" promosso dal Comune di San Pietro Vernotico – Assessorato alla Cultura e cofinanziato dalla Regione Puglia nel Programma delle Attività Culturali 2007-2009. Antonio Monte è docente di Storia della produzione artigianale presso la Facoltà di Beni Culturali – Università degli Studi di Lecce e ha pubblicato in passato altri contributi in tema di valorizzazione dell'archeologia industriale in Puglia, come nel volume da lui curato Le miniere dell’oro liquido. Archeologia Industriale in Terra d’Otranto: i frantoi ipogei (Del Grifo, 2000), Storte ed alambicchi. L'industria della distillazione a San Cesario di Lecce (Manni, 2000), L’antica industria dell’olio. Itinerari di archeologia industriale nel Salento (Del Grifo, 2003).

Questo volume di Monte e Pennetta per la prima volta mette insieme la storia dell'industria del vino di San Pietro Vernotico e racconta il suo risveglio agricolo datato fine Ottocento, la cui ricostruzione è stata possibile grazie soprattutto al recupero delle carte dagli Archivi (Archivio di Stato di Brindisi e Archivio Storico Comunale di San Pietro Vernotico), dalle Biblioteche Provinciali di Lecce e di Brindisi, dall’Agenzia del Territorio-Archivio Storico Catasto Fabbricati e Terreni di Brindisi. Il volume è arricchito da sei schede di catalogazione scientifica degli opifici e dalla storia degli uomini che sono stati i pionieri nel settore. Protagonisti sono gli stabilimenti vinicoli, fonte di orgoglio e prestigio per l'economia cittadina, testimoni immobili della vita di uomini, proprietari ed operai, che in essi hanno trascorso buona parte della propria esistenza. Un lavoro, quello curato da Monte e Pennetta, che dà spazio a più contributi, in cui spiccano le voci degli abitanti del paese che con i loro ricordi hanno contribuito a ricostruire la centenaria storia vinicola sampietrana. Tra questi, Ubaldo De Simone, che ha lavorato a lungo nelle fabbriche del vino di San Pietro Vernotico, e che nel volume dà spazio ai ricordi, con queste parole: «il profumo di mosto, il ronzìo delle mosche, il brulicare della gente in piazza, la sfilata dei carrettieri che aspettavano l’ingaggio, i ragazzini che rubavano l’uva, il rumore delle botti erano grandi momenti di gioia del nostro paese».

martedì 17 marzo 2009

"Antifona" di Laura D'Arpe

È stato pubblicato pochi mesi fa per i tipi di Lupo Editore un nuovo libro della poetessa e scrittrice Laura D'Arpe, dal titolo Antifona (pp. 168, euro 10). Tema del libro: appunti e riflessioni sulla percezione del bello nell'arte. Il volume è stato presentato poche settimane anche a Lecce, presso la biblioteca provinciale Bernardini. L'autrice, originaria di Monteroni, nel Salento, è alla sua nona pubblicazione. Tra le precedenti, si ricordano Le tre vite (Congedo, Galatina 1993), Senza Tempo (Milella, Lecce 1995), Ametrica Carmina (Congedo, Galatina 1998), Sìrima (Congedo, Galatina 2001), Felixlandia (Kollemata, 2006).

In quarta di copertina è la stessa autrice a introdurre il libro e ad anticipare, a mo' di avvertenza, quello che aspetta il lettore: «A chi mi leggerà non ho voluto offrire che spunti di discorso e di dialogo, partendo dal titolo che è innanzi tutto autoironico, risolto in evidente autocritica. Non vuol essere neppure riscontro come anticipazione o preludio di un "salmo". Cade pertanto ogni intento di antinomie, di antitesi e antifrasi. Semplicemente ho palesato un personale gusto "del contrario", del bizzarro e del curioso. E tutto questo per non rischiare di esseri seri». Per questo volume, dunque, Laura D'Arpe abbandona momentaneamente la scrittura poetica per dare vita a brevi appunti, in realtà rapidi schizzi che rientrano spesso nello spazio di una pagina, e che non di rado arrivano quasi ad assumere la forma dell'aforisma, come in questo caso: «Si devono condannare e rifiutare quei versi inerti e molli, d’apparenza e non di sostanza, tanto quanto si disprezzeranno quelli duri e oscuri. Ma senza appello dovrà essere la condanna di quei brani in versi rozzi e sgorbiati da presunzione e faciloneria».

lunedì 16 marzo 2009

"La matitina dell'IKEA" di Angelo Di Summa

Dopo una serie di presentazioni in Puglia, è stato presentato nelle scorse settimane anche a Milano, nella sede dell'associazione regionale pugliesi, il libretto di Angelo Di Summa dal curioso titolo La matitina dell'IKEA, ovvero versi, ragionamenti, enunciati gnomici, calembour e altre futilità per una fenomenologia degli oggetti (pp. 56, euro 8) pubblicato dalle Edizioni Dal Sud. L'autore, attualmente dirigente del settore delle Politiche migratorie della Regione Puglia, è stato in passato sindaco di Triggiano (BA) e ricopre attualmente l'incarico di direttore del periodico «Triggiano democratica». Nel 1990 Di Summa ha già pubblicato, in collaborazione con Angelo Saponara, il volume Madrepuglia. L'occhio e la memoria (Schena) comprendente alcuni suoi «frammenti narrativi», mentre negli anni successivi, con la stessa casa editrice di Fasano, ha dato alle stampe Luxembourg e ritorni. Centoquarantuno frammenti di emigrazione (1994) e Le storie di Attar (2001). Il suo nuovo volumetto è corredato da una serie di illustrazioni dell'artista di Monopoli Tommaso Notarangelo, che vengono definite dei «teoremi grafici».

Il volumetto, pur partendo da una riflessione filosofica sugli oggetti, è in realtà una vera e propria plaquette di trentasei poesie, tutte dedicate appunto a oggetti della vita quotidiana: dal cellulare al cavatappi, dal divano alla pentola, dal bicchiere alla molletta da bucato e così via. La premessa filosofica della raccolta di poesia è in realtà esplicitamente espressa in quarta di copertina: si tratta cioè di un saggio del 2006, pubblicato su «il manifesto», di Lorenzo Imbeni, che così scriveva: «gli oggetti - vale a dire la realtà artificiale con cui intrecciamo un continuo rapporto nel quotidiano - si pongono come nodi complessi di relazioni attraverso cui esercitiamo il nostro legame operativo con il mondo, un rapporto multidimensionale che si esprime non solo nella funzionalità dei nostri atti fisici, ma anche nei significati simbolici, nelle immagini percettive, nelle relazioni sociali». Partendo da questa premessa intellettuale, l'autore svia però sulla strada dell'ironia, dando vita a un gioco intellettuale sullo «svelamento dell’occulto che c’è nella esperienza ordinaria, secondo la lezione heideggeriana dell’agire progettante e del “fare con” gli oggetti, invece che del “pensare di” essi, mettendo definitivamente da parte tutto ciò che presumiamo di sapere sulle cose».

venerdì 13 marzo 2009

"L'uomo che trascinava il vento" di Gabriele Marra

L'uomo che trascinava il vento (pp. 146, euro 14), pubblicato da Manni Editori lo scorso anno, è l'opera prima di Gabriele Marra dedicata a Walter Ingrosso, sindaco di Casarano, città natale anche dell'autore, tragicamente scomparso il 2 febbraio del 1999 a soli 44 anni dopo essere stato travolto dalla sua stessa auto sul piazzale della Madonna della Campana. «Si tratta di un racconto che trae liberamente spunto dalla figura di William Ingrosso, ricordato, credo e spero senza retorica e facili suggestioni, nella sua semplicità di uomo», sono le parole dell'autore, 36enne, laureato in Giurisprudenza e vicecomandante della locale Polizia Municipale. Il ricavato della vendita del libro verrà, tra l'altro, interamente devoluto alla Fondazione Daniela e Paola Bastianutti.

«L’autore - ha scritto Gino Pisanò, che firma l’introduzione - ci trasmette con questo racconto di anime vinte, nella vita, dal dolore e dalla morte, la sua visione magico-animistica della natura, ma soprattutto il suo anelito verso un mondo più libero, più puro, più giusto. Nell’imponente geografia letteraria del Salento questa scrittura inventa un luogo assolutamente nuovo, dove la metafisica si proietta sullo schermo di un Eden laico e solare, religioso e mediterraneo». Questa invece la trama del libro secondo una recensione apparsa alcune settimane fa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» e che pone l'accento sull'ambientazione del romanzo, il mare di Leuca: «spira sulle pagine il vento del mare Adriatico e onde tempestuose si infrangono su una barca a motore che naviga sulla costa di Leuca. Poi lampi illuminano il cielo ed il mare e il pensiero corre nella stiva di una vecchia nave. I protagonisti, Emilio, Giorgio, Cristiano discettano su abitudini terrene e racconti vissuti. E la nave va, diviene metafora di sentimenti che si agitano e si intrecciano. Per poi ritrovarsi alla fine del racconto, commenta Pisanò, "nello stesso luogo in cui si era dipanato"».