lunedì 31 dicembre 2007

Adesso tienimi, di Flavia Piccinni

Chiudiamo l'anno con la segnalazione di uno dei libri pugliesi tra i più fortunati degli ultimi mesi, un altro esordio letterario come molti altri già citati nelle ultime settimane. Si tratta del romanzo d'esordio di Flavia Piccinni, ventenne tarantina residente a Lucca, con il titolo Adesso tienimi (pp. 140, euro 12), pubblicato da Fazi, che continua così nel filone di una scrittura di giovani per giovani. Flavia Piccinni ha già all'attivo molti premi letterari, tra cui il Campiello giovani 2005 e il premio Subway. Suoi racconti sono inclusi in numerose antologie, tra cui Voi siete qui (minimum fax, 2007).

Questa frase tratta dal libro è riportata in quarta di copertina: «Sono nata a Taranto. 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia. Vivo in via Cagliari 32/A, in una villetta bianca con il cancello in ferro battuto arrugginito. Fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno, mangio solo caramelle gommose senza zucchero e popcorn al formaggio. Nel tempo libero guardo la televisione o piango. Ho due amiche, Iolanda e Giulia. Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse».

Michele Trecca, a proposito di Adesso tienimi, ha scritto: «Martina - 17 anni, terzo liceo classico - distrutta da un amore impossibile. Una storia sbagliata, che non doveva neppure cominciare (come quella dell'acciaio). Lei, invece, inafferrabile e inquieta, ci si è buttata: lui le ha detto «amore» (i politici hanno detto «lo sviluppo, l'occupazione»), lei ci ha creduto (la città ci ha creduto) e lo ha amato davvero, con tutta se stessa. Fino a fargli paura, tanta paura che lui si è ammazzato, all'improvviso, senza un perché. (Dopo l'illusione del benessere, ora c'è il conto da pagare)».

domenica 30 dicembre 2007

Un'idea di Salento, di Pierluigi Bolognini

Dopo una lunga ricerca non ho trovato in tutto il web notizie su questo nuovo volume fotografico appena pubblicato della casa editrice Del Grifo di Lecce. Segnalo quindi per primo la nuova raccolta di fotografie sul Salento di Pierluigi Bolognini, docente di Fotografia presso l'Accademia delle Belle Arti di Lecce, dal titolo Un'idea di Salento. Paesaggio, mare, architettura, arte e tradizione (pp. 256, euro 90). Un volume che segue le orme dei precedenti degli ultimi anni, Lecce città d'arte nel 2002, Salento. Splendide dimore nel 2004 e In volo sul Salento. Tra cielo e mare nel 2005, sempre pubblicati dalle Edizioni Del Grifo. Le fotografie di Un'idea del Salento sono corredate dai testi di Genuario Belmonte, Gianni Carluccio, Eugenio Imbriani, Michele Mainardi, Paolo Agostino Vetrugno e Vittorio Zacchino.

Recensendo questo volume, Dino Levante ha scritto sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» del 23 dicembre scorso: «C'è ancora da vedere del Salento? Che cosa non conosciamo di questa terra senza confini per cui valga la pena addentrarsi tra le pagine patinate del volume in grande formato? Ebbene, è difficile crederci, ma il libro degli editori Cingolani, riesce a far scoprire aspetti inediti delle contrade già battute da altri servizi fotografici, televisivi o da tante pubblicazioni sull'argomento. I settori sono ben calibrati e le novità sono tra le righe dei testi e tra le foto eccezionali. Viaggiare con tra le mani questo libro è una bella alternativa alle chiassose occasioni d’incontro».

sabato 29 dicembre 2007

Salento's movida, di Armando Tango


È stato pubblicato il mese scorso dalla Glocal Editrice di Lino De Matteis (autore ed editore del successo di Il Governatore tre anni orsono), il nuovo libro di Armando Tango, Salento's movida (pp. 244, euro 14), un romanzo che giunge alcuni anni dopo i precedenti La Lecce di papà (Eda) e Scusi, vuol ballare con me? (Del Grifo). Armando Tango è da anni lo pseudonimo di Teo Pepe, giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia, dove è apparsa nei giorni scorsi una bella recensione di Rossano Astremo (consultabile sul blog Vertigine). In particolare, Astremo scrive che «così come il recente "Italian fiction" di Michele Vaccari, anche "Salento's movida" è un attacco frontale nei confronti del nostro Paese, che in questo caso utilizza il Salento come metonimia, la parte di un tutto in liquefazione, dove la moralità èparola priva di senso e corruzione, perversione e finzione (appaio quindi esisto) sono elementi senza i quali, in fondo, sei un perdente, destinato al più misero dei fallimenti».

Ha scritto poi Gloria Indennitate in una recensione apparsa su «La Gazzetta del Mezzogiorno» il 23 dicembre scorso: «Viaggia nel mondo onirico della «finzione» il nuovo libro di Armando Tango dal titolo Salento’s movida [...]. Non potrebbe essere altrimenti, leggendo i nomi dei protagonisti del romanzo che respira forte «L’odore dell’estate» (il sottotitolo) del 2007. Dall’avvenente Brooke (già come la bionda di Beautiful) al fotografo Pachi, bello e dannato; dal «popolano» Ivan voglioso di far parte degli «spiati» glamour del Grande Fratello all’agente segreto Bebawi dello Zebal. Ancora incontriamo il dj Claudio Capece (cognome altisonante nell’aristocratica Maglie); la nobildonna Adriana Cristofalco; il commercialista Massimo Bellardoni e la consorte, ex Miss Puglia, Anna Franci... E, culmine di tutto, ecco «Pappa», clone di Adriano Pappalardo. Volti e destini che danno vita ad un plot dal chiaro sapore noir, nel quale la scrittura di Tango, in alcuni punti perfino un po’ pulp, avvinghia il lettore, conducendolo per mano nei luoghi della Lecce by night e del «Salento da bere», come Santa Maria di Leuca. A far da sfondo all’intreccio sofisticati bed & breakfast, sontuosi palazzi barocchi e ville eclettiche».

Via: http://www.linodematteis.it/; http://vertigine.wordpress.com/ (dove è presente anche un breve estratto dell'opera)

venerdì 28 dicembre 2007

La segnalazione di oggi riguarda un altro esordio letterario, quella della giovane giornalista e traduttrice foggiana Emiliana Erriquez, con il titolo Lasciami stare (pp. 272, euro 12), pubblicato per la Giovane Holden Edizioni di Viareggio, casa editrice e agenzia editoriale rivolta prevalentemente al popolo dei bloggers. L'autrice, trentenne, «si è laureata in Lingue e Letterature Straniere nel 2002, ha conseguito un master di specializzazione in Traduzione e collabora attualmente con il settimanale ‘Foggia&Foggia’. Si occupa di comunicazione e di traduzioni. Nel 2006 ha vinto il Premio Giuseppe Sciacca, nella sezione saggistica, con un saggio su Oriana Fallaci».

Nella quarta di copertina si legge: «Nel romanzo di Emiliana Erriquez si alternano due voci narrative, quella di una giovane donna messa alla prova dal destino ma che è riuscita a trovare comunque il suo equilibrio tra luce ed ombra e quella di una bambina che vede il suo mondo sgretolarsi in un luminoso mattino di settembre.Ed è proprio in questa contrapposizione narrata con toni pacati, che nulla tolgono però alla tensione narrativa, che il romanzo trova il suo punto di forza. Il lettore si immerge in una storia che avverte come un prisma dalle sfaccettature colorate, emozioni, sensazioni, vulnerabile speranza e sottintesa caducità della vita si fondono e si confondono, seducendo e ammaliando fino all’ultima pagina». La storia narrata, a metà tra realtà e fantasia, tra vissuto e immaginato, prende le mosse dal massacro di Beslan (nell’Ossezia del nord, una repubblica autonoma della regione del Caucaso, nella federazione russa) del primo settembre 2004, primo giorno di scuola, quando 72 ore dopo il sequestro e il successivo blitz dell'esercito russo si contarono tra le vittime anche centottantasei bambini.

Emiliana Erriquez ha anche deciso di devolvere il 10% del ricavato delle vendite alla Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori.

giovedì 27 dicembre 2007

Esterno pioggia, di Sabino De Bari


Segnalo anche oggi il volume d'esordio di un giovane della provincia di Bari, Sabino De Bari, nato a Molfetta nel 1975, una silloge di poesie dal suggestivo titolo Esterno pioggia (collana "Le Piume", pp. 76, euro 12) pubblicata dalle Edizioni Il Filo. L'autore, che vive tuttora a Molfetta, «dopo la maturità classica e il diploma magistrale, è oggi in procinto di laurearsi in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari. Tra il 2003 e il 2006 ha partecipato a vari eventi culturali e concorsi letterari, ottenendo riconoscimenti e segnalazioni nonché la pubblicazione in antologie. Alcuni suoi scritti sono apparsi sulla rivista letteraria “Inchiostro”».

Nella prefazione del volume così si sintetizzano le peculiarità della poesia di De Bari: «Esterno Pioggia è una silloge in cui l’autore, Sabino De Bari, raccoglie i frammenti, le istantanee di un amore, le parole rubate ad una storia destinata fin dall’inizio a concludersi poiché chi la narra, persosi nell’altro, ha ora deciso di ritrovarsi, di “escludersi” da quel tutto, da quell’insieme che lo annulla. La pioggia in questi versi è metafora di una ciclicità disarmante, di un evento sempre nuovo eppure sempre uguale a se stesso, di uno scorrere travolgente ma nel contempo irrimediabilmente destinato a finire per lasciare spazio a giorni asciutti e sterili. Il linguaggio dell’autore scorre appunto come “pioggia” su queste pagine asciutte, come lacrime versate sul foglio che tuttavia non sono mai segno di sconfitta o resa, ma coraggiosa testimonianza, fedele riproduzione di un amore infelice e straripante, e di una scrittura che vuole svolgerlo. Ma l’epilogo di questa storia insegna al lettore che i sentimenti non sono conformabili alle rigide “geometrie” del verso, e che forse la poesia d’amore non può che essere una poesia incompiuta, o una poesia negata».

mercoledì 26 dicembre 2007

Soffio interrotto, di Fabio D'Aprile


È da poco in libreria e viene presentato in questi giorni a Monopoli l'esordio letterario di un giovane ragazzo di Conversano (Bari), Fabio D'Aprile, classe 1983, dal titolo Soffio interrotto (pp. 64, euro 10), pubblicato da Joker, casa editrice di Novi Ligure attiva dal 1993 e attenta alla ricerca di nuovi talenti. Curiosa la descrizione dell'autore presente in quarta di copertina: «Fabio D’Aprile (Conversano, 1983), reduce alla vita di un piccolo paese della provincia del capoluogo pugliese. Conseguita la maturità classica presso il Liceo Classico "Galileo Galilei" di Monopoli, prosegue i suoi studi iscrivendosi alla Facoltà di Lettere e Filosofia, prima presso l’Università degli Studi di Bari ed oggi presso quella di Urbino. Scaraventato fuori dall’orbita del possesso, privato di ogni vincolo di sangue con quello che credeva gli appartenesse, si finge viscerale creatore d’ordigni al fondo torbido».

Il piccolo volume raccoglie una serie di testi introspettivi il cui significato è raccolto in queste frasi appartenenti al testo di apertura: «Dove andare allora? Dove? Forse posso chiederlo a te, Anima Passante, che cerco di indovinare in fattezze angeliche – ma lo sappiamo entrambi che è il Nefasto, il Catastrofico, l’Incombente che sogniamo ogni notte. Ebbene sia! Sceglierò te per queste riflessioni, che nessuno legga come saggio eudemonico, che nessuno legga come romanzo esistenziale, che nessuno legga come poesia vaticinante, che nessuno legga come messinscena di un forsennato orgoglio, che nessuno legga.Questi fogli bianchi, sporcati dall’inchiostro tecnologico, non vogliono avere nessuna forma se non quella che ognuna delle Anime Passanti vorrà loro dare. Se queste pagine denunciano nello spessore di pochi millimetri, nel freddo del tatto circostanziato della mano che le accarezza, la loro reale esistenza, per me non sono che passata perversa utopia».

martedì 25 dicembre 2007

Danzare col ragno, di Brizio Montinaro


È uscito per i tipi di Argo Editrice, casa editrice salentina, il nuovo lavoro di Brizio Montinaro, eclettico personaggio che si divide tra il teatro e lo studio dell’antropologia. Nato a Calimera, presso Lecce, Montinaro è essenzialmente un attore di cinema, avendo lavorato con registi come Alberto Lattuada, Luigi Comencini, Theo Anghelopoulos e Pupi Avati, ma anche di teatro, recitando tra il 1996 e il 1999 nelle due pièces In riveder la luna io me ne stava e Il vaso di Pandora. La produzione editoriale di Montinaro è invece ampia ben 30 anni, dall’esordio di Salento povero del 1976 agli ultimi lavori degli anni Novanta Canti di pianto e d’amore dell’antico Salento e San Paolo dei Serpenti, pubblicati rispettivamente da Bompiani e Sellerio. Il nuovo lavoro è Montinaro è invece intitolato Danzare col ragno (pp. 140, euro 18, con cd allegato) «che propone un viaggio affascinante attraverso la letteratura e la musica che dal XV secolo ad oggi hanno segnato le tappe importanti di una delle tradizioni popolari più misteriose dell’area del Mediterraneo», quella appunto della taranta.

Così prosegue la quarta di copertina: «Gli sguardi sul tarantismo di uomini di chiesa, medici, filosofi, viaggiatori, narratori, antropologi. Di volta in volta velenosi, sapienti, stupefatti, ironici, consapevoli. Le musiche antiche tutte certificate da testimoni come musiche veramente eseguite per il ballo delle tarantate: languide, malinconiche o variamente ritmate quelle del passato, scatenate fino al parossismo tragico quelle di oggi. L’iconografia della taranta dei secoli scorsi e le recenti foto “rubate” a Galatina da Brizio Montinaro durante il rito del tarantismo ormai in pieno disfacimento e declino. Le fonti con le partiture originali note, rare e inedite delle musiche italiane e spagnole usate per l’esorcismo della taranta». Allegato al libro, un cd con la registrazione integrale dello spettacolo teatrale Danzare col ragno, interpretato da Brizio Montinaro con l’Ensemble Terra d’Otranto.

Via: http://www.argoeditrice.it/; http://www.briziomontinaro.it/

lunedì 24 dicembre 2007

Lilì, la vita è tutta qui


Il libro di oggi è un romanzo pubblicato fuori dalla Puglia, dalla casa editrice romana Pendragon, dal titolo Lilì, la vita è tutta qui (pp. 190, euro 14). I due autori sono entrambi foggiani, per nascita o per adozione: si tratta infatti di Clelia Cristiana Contini e Guido Croci. La prima è una giovane archeologa foggiana specializzata nel restauro e nella conservazione dei metalli, studio che ha approfondito durante soggiorni nel sud della Francia, ed è al suo primo romanzo. Guido Croci è invece un sociologo romano, ma direttore amministrativo dell’Università degli Studi di Foggia, ed è al suo quarto romanzo dopo i precedenti pubblicati tra il 2002 e il 2005.

Così recita la quarta di copertina: «Federico e Dadi sono due architetti quarantenni amici sin dai tempi dell’università. Il primo scrive per una rivista d’arte; il secondo, transessuale, si è dato alla prostituzione. Da anni i due si incontrano ogni mattina per il caffè delle nove e discutono di amore, lavoro, pesce crudo e champagne. Tutto fila liscio fino a quando nella loro esistenza non entra la bellissima Lilì, adorata da uomini e donne, innocente eppure senza scrupoli: una volta che la si incontra niente può essere come prima… Eccetto, naturalmente, il caffè delle nove. Un romanzo sulla fragilità dell’esistenza e la fatalità dell’amore; coinvolgente, costruito su un doppio binario: dialoghi serrati e una composizione che rasenta il flusso di coscienza». Al centro del libro è «Un dialogo serrato fra due uomini complici ma in disputa e una figura ambigua che prende da essi le distanze per studiarli a freddo e con il presupposto di farne cibo per la sua fame, forse affettiva, forse sessuale».

Via: http://www.controluce.it/; http://www.pendragon.it/

domenica 23 dicembre 2007

Officina, una nuova collana Stilo


La casa editrice Stilo ha inaugurato da poche settimane Officina, una nuova collana di ricerche letterarie, diretta dal prof. Daniele Maria Pegorari dell'Università di Bari. La collana di saggi e di testi commentati è orientata alla valorizzazione dei talenti critici che, nati all'interno delle facoltà universitarie, non vi trovano poi lo spazio adeguato per la diffusione delle loro ricerche. La varietà degli orizzonti crono-geografici e metodologici di Officina ne salvaguarda la massima ricettività ai temi del dibattito critico contemporaneo.

Il primo volume della collana è ad opera di Francesco Medici, giovane studioso barese che ha diviso i suoi studi tra l'italianistica e l'arabistica, e che ha già curato e tradotto per le Edizioni San Paolo alcune opere del poeta e pittore libanese Kahlil Gibran, di cui è tra i maggiori studiosi a livello internazionale. Nel saggio di Medici, dal titolo Luzi oltre Leopardi. Dalla forma alla conoscenza per ardore (pp. 176, euro 14), si «indaga la presenza del Recanatese nella coscienza poetica e critica di Mario Luzi, con particolare riferimento alla prima produzione luziana da La barca (1935) a Onore del vero (1957). Leopardi si rivela per Luzi un modello irrinunciabile da cui avviare una rifondazione della poesia a partire dalla sublimazione della vicissitudine nella forma, fino al suo stesso superamento in favore di una conoscenza animata dall’ardore della realtà».

Il secondo volume è la prima traduzione italiana dell'opera teatrale Montezuma (pp. 384, euro 20) di Giuseppe Antonio Borgese, composta durante l'esilio americano degli anni Trenta e Quaranta. La traduzione, insieme a un ampio saggio introduttivo e al commento, è ad opera di Sabina Colella, giovane studiosa di Monopoli che ha concentrato i suoi studi sulla figura dell'intellettuale siciliano e della letteratura sulla conquista del Messico. Il testo di Borgese è «un libretto d’opera in versi sulla conquista del Messico, che vide contrapposti il condottiero spagnolo Hernán Cortés e il leggendario re azteco Montezuma: dietro la filigrana epica, affidata alla suggestiva voce fuori campo dello storico Bernal Díaz del Castillo, si cela una violenta polemica contro il nazionalismo fascista, ispiratore di un colonialismo tardivo».

Via: http://www.stiloeditrice.it/

sabato 22 dicembre 2007

Il romanzo d'esordio di Marcello Sacco


Tra le novità di dicembre 2007 della casa editrice Besa, segnalo il terzo volume della collana Nuove Lune, Il trapasso (pp. 120, euro 10), romanzo d'esordio di Marcello Sacco, già traduttore per la stessa casa editrice di Nardò dal portoghese. Sacco infatti, pur essendo nato a Lecce nel 1971, vive e lavora a Lisbona.

Così la quarta di copertina: «Il trapasso narra la storia di un'attrazione impossibile fra un teppista da stadio e una ragazza di "buona famiglia", studentessa e fidanzata svogliata. Sua madre, docente universitaria, si trova a gestire il mutamento del piccolo MSI, di cui è dirigente locale e nazionale, a partito leader della nuova destra. Con le elezioni del ’94 e il primo governo Berlusconi, le possibilità di carriera si aprono ben al di là dell’immaginabile. Tuttavia, proprio per questo, qualcuno le consiglia di rivedere non solo la sua base elettorale, ma le stesse frequentazioni del suo bel palazzo di famiglia, i cui corridoi vedono incrociarsi docenti e politicanti, magistrati, avvocati e pregiudicati. Le meno presentabili sono proprio certe amicizie dei figli, e l’attrazione proibita rischia così di diventare amore».

venerdì 21 dicembre 2007

Taranto dagli ulivi agli altiforni



È da pochissimi giorni in libreria un nuovo volume sulla storia di Taranto curato dallo storico Roberto Nistri, Taranto dagli ulivi agli altiforni. Il volume costituisce il primo tomo dell'intera opera, la cui seconda parte sarà pubblicata entro il 2008 sempre da Mandese Editore. In questo primo tomo sono compresi saggi di Matteo Pizzigallo, Francesco Terzulli, Vittorio De Marco, Antonio Basile, Daniela De Vincentis, e un ricchissimo apparato iconografico composto da oltre 500 immagini inedite rappresentative della Taranto dell'epoca provenienti da archivi e collezioni private. Al centro dell'opera è la storia del territorio ionico dal 1940 al 1960, e in particolare «tratta dell'economia jonica, della crisi del dopoguerra, del ruolo delle istituzioni ecclesiastiche, dei rapporti tra politica e cultura, delle esperienze artistiche, della fotografia di Ciro De Vincentis».

Come hanno scritto in proposito gli assessori al Comune di Taranto Paolo Ciocia e Angela Mignogna, «La conoscenza della storia della propria terra è alimento indispensabile ed insostituibile per la formazione della coscienza civile delle giovani generazioni, la cultura dell'appartenenza che è cultura dell'identità e si tramuta in passione civile e politica, colma il divario, altrimenti invalicabile, tra comunità e istituzioni, alimenta il senso di responsabilità individuale e collettiva nel riconoscimento di una comune storia». Afferma inoltre Emanuele Papalia, presidente della Camera di Commercio di Taranto: «Quarant'anni di industria dell'acciaio hanno inciso profondamente sul tessuto urbanistico, ambientale e sociale del territorio. La storia recente di Taranto è stata contrassegnata da scelte e decisioni fondamentali che in pochi decenni hanno trasformato una città provinciale in una città industriale che ambiva a divenire, e per un po' lo è stata, una delle più importanti del Mezzogiorno».

Via: www.tarantosociale.org

giovedì 20 dicembre 2007

Adrian Paci in mostra a Polignano a Mare

L'artista albanese Adrian Paci ha vinto l'edizione 2007 del Premio Pascali, consegnato lo scorso 15 dicembre a Polignano a Mare dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Nella motivazione della giuria, guidata da Rosalba Branà, si legge che «le sue opere parlano della perdita dei luoghi di appartenenza, affrontano i temi della cultura migrante e nomade, rappresentano la crisi identitaria e le diversità». Una selezione delle opere di Adrian Paci è in mostra a Palazzo Pascali, a Polignano a Mare, fino al prossimo 2 marzo (info: 080-4249534).

Riporto a proposito di questa mostra una parte di un articolo di Antonella Marino, apparso su «la Repubblica-Bari» lo scorso 13 dicembre: «Emblematica è la grande foto che apre il percorso espositivo (e che forse confluirà nella collezione del museo): su uno sfondo neutro si staglia la sagoma seminuda dell'artista, che sopporta sulle spalle il peso di un tetto di tegole capovolto, la casa che si dà come mancanza di se stessa. In questa metafora ci sono un po' tutti gli elementi della poetica di Paci: l'idea dello sradicamento dalla propria terra d'origine, l'esigenza di mantenere un legame con le radici, ma anche il bisogno di andar via, il senso di precarietà di chi non ha i punti saldi e al tempo stesso l'apertura auspicata verso un cambiamento, a metà tra nostalgia e aspirazione a un possibile altrove. In tal senso la sua vicenda personale è indicativa: giunto in Italia una prima volta nel '91 con la caduta del regime comunista e trasferitosi a Milano durante il grande esodo seguito al caos e al crollo finanziario del '97, Paci è riuscito ad elaborare il trauma in una trasposizione creativa cui il privato s'interseca con il collettivo, la denuncia politica assume il valore di una testimonianza esistenziale e di un messaggio universale».

mercoledì 19 dicembre 2007

Asilo di mendicità


«Conquistare uno spazio del genere – uno spazio per l’odore dei sedili dei treni locali, per il rumore sordo di uno sbotto di tosse, per il colore del muro sbrecciato e livido dell’ “Asilo di Mendicità” o di Santa Maria del pane – conquistare questo era tutto ciò che volevamo, e che chiedevamo a una poesia viva. Essere vivi anche noi: per gioco, per scherzo, per una volta, per provare.Questo, allora, abbiamo fatto». Questa la quarta di copertina del volume di poesie del giovane Simone Giorgino, dal titolo Asilo di mendicità, edito da Besa (pp. 96, euro 10) a sette anni di distanza dall'esordio di Venenum.

Dal buon blog di Stefano Donno ho letto e riporto questa poesia tratta dal volume di Giorgino:

Rendez-vous

Ora vi rendo le postille i documenti
le poesie per matrimoni con le stelle cadenti
e tutte le poesie per cerimonie e per rosari.
E se elusero l’orecchio dei destinatari
è mia la colpa e il capo penitente
che reclino è zero, e meno che zero è il mittente.
Ora vi rendo il calamo e l’acquasantiera
le glosse sui quaderni e il moccolo della sera
a far luce allo scrittoio, alla goccia che rintrona
da un rubinetto malandato di Elicona
in calce al foglio. O da una penna attrice menzognera
di un sogno falso nella notte vera.

Via: http://www.besaeditrice.it/; http://stefanodonno.blogspot.com/

martedì 18 dicembre 2007

Un musicista crepuscolare: Niccolò Van Westerhout


È da pochi giorni in libreria un nuovo volume della casa editrice musicale Florestano di Bari, questa volta incentrato sull’opera di un musicista pugliese della seconda metà dell’Ottocento, Niccolò van Westerhout. L’opera, a cura di Galliano Ciliberti, s’intitola appunto Un musicista crepuscolare: Niccolò van Westerhout (1857-1898) (pp. 408, euro 20), «nasce all’interno della Scuola di Didattica della Musica del Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e si avvale di contributi di studiosi che hanno voluto arricchire il frutto delle fatiche seminariali di giovani entusiasti che aspirano a diventare insegnanti». Come recita ancora la scheda editoriale, «Niccolò van Westerhout fu un compositore irrequieto, dalle molteplici sfaccettature. Pugliese di nascita ma napoletano di studi e di cultura, operò in una Napoli dove la musica strumentale e la sua scuola pianistica restituirono alla città il rango di capitale della musica. In questo quadro van Westerhout manifestò la sua peculiarità non soltanto per le ambizioni teatrali coltivate con alterni successi ma per le singolari tendenze espresse nella sua copiosa produzione strumentale: dal recupero della musica antica ai brani da salotto, dalla Sonata dedicata a Brahms sino al simbolismo degli Insonnii, dalle Sinfonie al Concerto per violino. Egli fu un personaggio crepuscolare per la sua ambigua sospensione tra passato e futuro, tra alterità e tradizione».

Sulla figura del compositore molese è intervenuto anche Nicola Sbisà sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» dello scorso 15 dicembre, dove così si sintetizza la sua produzione musicale: «La sua produzione rispecchia un po’ la situazione esistenziale: moltissimi brani pianistici (era un abile pianista) e brani vocali che gli aprirono i salotti della città d’elezione ed anche opere cameristiche ed orchestrali (sinfonie e un concerto per violino e orchestra) che, data l’epoca, erano un aspetto abbastanza inconsueto nell’arco creativo di un compositore. L’opera comunque restava la sua vera aspirazione e alla fine ormai maturo riuscì ad esordire con la sua prima creazione del genere, ma, vedi caso non a Napoli, bensì a Roma dove il Cimbelino (su libretto di Colautti, ispirato a Shakespeare) andò in scena il 7 aprile 1893. Non fu quel che si dice un successo, e l’opera dopo sole tre rappresentazioni venne ritirata. Due anni dopo ritentò la fortuna con una nuova opera il Fortunio (su libretto di Scalinger) andata in scena questa volta a Milano al Teatro Lirico il 16 marzo
del 1895). L’anno dopo van Westerhout creò la sua opera più nota, Doña Flor, sempre su libretto di Colautti. L’opera in un atto e con soli tre personaggi, fu scritta per la inagurazione del piccolo teatro che la città natale aveva inteso creare ed intitolare al suo musicista. [...] Alla Doña Flor seguì Colomba (il cui libretto Colautti trasse da un romanzo breve di Merimée), ma che l’autore non vide mai rappresentata. Andò in scena infatti a Napoli, questa volta, nel 1923, quasi che la città intendesse riscattare la poca stima dimostrata in vita all'autore! Inedita rimase la Tilde (su libretto di Golisciani) ed appena abbozzata l’Imogene».

lunedì 17 dicembre 2007

Le lotte agrarie e sindacali in terra d'Arneo


È stato presentato lo scorso 13 dicembre a Nardò il volume a cura di Maria Luisa Mastrogiovanni dal titolo Sangue di quella terra. Storie d'Eroi d'Arneo, pubblicato in collaborazione tra Lupo Editore e Nerò Comunicazione, società editrice della rivista salentina «Il tacco d'Italia». Nato da un’idea di Pinuccio Giuri, presidente della Progresso Service, società di servizi della Cgil, il libro riporta le testimonianze degli anziani protagonisti delle lotte agrarie e sindacali in Terra D’Arneo, o i ricordi dei loro più stretti congiunti. Il libro chiude idealmente le celebrazioni salentine per il centesimo compleanno della Cgil: «un secolo di lotte al fianco dei lavoratori – dice Giuri - da ricordare attraverso la testimonianza dei pionieri della giustizia sociale e della dignità del lavoro nella nostra provincia». Il volume raccoglie anche un interessante corredo di fotografie d’epoca e un’appendice in cui sono riportati due testi di Vittorio Bodini che narrano le lotte d’Arneo (concessi da Besa Editore). La prefazione è di Guglielmo Epifani, segretario nazionale Cgil.

Così la scheda editoriale: «Negli anni Cinquanta del secolo scorso ebbe inizio una dura stagione di lotte per il riscatto sociale del Sud Italia. Fu allora che, in un Meridione retto ancora dall’agricoltura, dove si acuiva la spaccatura sociale tra ricchi latifondisti e contadini ridotti a condizioni di miseria, questi ultimi capirono la necessità di combattere, insieme, per un ideale comune. Fu allora che presero coraggio e si ribellarono. Occuparono le pietrose terre d’Arneo che coltivavano per conto dei padroni perchè venissero inserite tra i territori che la legge Gullo-Segni distribuiva ai braccianti. In queste lotte per la sopravvivenza, la Cgil si affermò al fianco dei lavoratori vessati. Di questa voglia di affrancamento dal giogo del padrone racconta Sangue di quella terra. Storie d’Eroi d’Arneo, di Maria Luisa Mastrogiovanni, riportando le dichiarazioni commosse di chi ha vissuto quelle lotte direttamente, prendendo parte in prima persona alle occupazioni, o indirettamente, venendo a conoscenza dei fatti dai racconti dei propri cari».

domenica 16 dicembre 2007

Una monografia su Fleur Jaeggy


Tra le novità della casa editrice barese Progedit segnalo una delle prime monografie italiane sull'opera di una scrittrice contemporanea, Fleur Jaeggy, dal titolo Le storie inquiete di Fleur Jaeggy (pp. 160, euro 15) ad opera di Rossella Lovascio. L'autrice, barese, docente di Lettere nei Licei e negli Istituti Superiori, si è già occupata di alcune autrici del Novecento italiano tra cui Antonia Pozzi e Milena Milani, oltre ad aver pubblicato anche alcuni romanzi.

Fleur Jaeggy è nata a Zurigo, ha vissuto a lungo a Roma e dal 1968 abita a Milano. Nel 1968 pubblica il suo romanzo d’esordio, Il dito in bocca. Nel 1971 esce il secondo romanzo, L’angelo custode, seguito nel 1980 da Le statue d’acqua, tradotti in Spagna e in Germania. Il romanzo Proleterka (2001) è valso all’autrice, tra gli altri, il Premio Viareggio-Rèpaci nel 2002. I suoi libri, pubblicati in Italia da Adeplhi, sono tradotti in 18 paesi e 18 lingue. Jaeggy è stata anche co-autrice di alcuni brani di Franco Battiato, tra cui il testo in tedesco della meravigliosa L'oceano di silenzio (1988). Si legge in quarta di copertina che «Rossella Lovascio ci conduce per mano attraverso le pagine più significative di queste opere, abbozzando un ritratto e un itinerario artistico che trae luce dalle stesse pagine cui attinge per ampi stralci.
Le storie inquiete e inquietanti di Fleur Jaeggy ci conducono verso la scoperta, da sempre intuita e mai verificata sino in fondo, del rifiuto decisivo di una normalità mai appagante che, pian piano, plana nella non normalità, come condizione essenziale per essere.Un sottile senso di follia lega le pagine e introduce il lettore in un labirinto da cui uscirà quando avrà la certezza che gli specchi reali sono deformati e che soltanto nel proprio io, nella solitudine cementata dal silenzio, c'è la liberazione.Felicità quindi di essere nel non essere, dormendo abbracciati a quell'ombra folle che in noi abita».

sabato 15 dicembre 2007

Tarsia, un romanzo di Nicola Tenerelli


La morte (reale? O soltanto sognata?) di un giovane rampollo dell’alta società americana, direttore di un importante quotidiano della carta stampata, cambia all’improvviso la vita di tutti coloro che gli erano vicini: i familiari, la compagna, gli amici più stretti. La stessa mente del giovane Mark De Rose, dopo la morte, continua a osservare tutto ciò che accade intorno a lui e a ricordare i momenti più belli della sua vita, come i primi incontri con la bionda Carol o la vacanza in Giamaica con gli amici di sempre. Una vita senza sbavature, senza rinunce e senza complicazioni, trascorsa agli apici della vita sociale e del successo, che si spegne (ma non è detto...) all’improvviso. Può riassumersi così la vicenda raccontata in Tarsia (Stilo Editrice, pp. 176, euro 12), esordio narrativo di Nicola Tenerelli, già autore per la stessa casa editrice barese del saggio Didattica e intercultura tra Italia e Albania, docente di storia e filosofia nei licei e giornalista.

Di Tarsia si legge in quarta di copertina che è «un romanzo nato per gioco e tenuto a lungo nel cassetto. Umori e riflessioni, domande, gioie e amarezze, si alternano e danzano tra loro, in attesa del lettore che gusti il piacere di incastonarne i diversi frammenti, sollecitato dalla curiosità per la vita di successo del giovane Mark. In un istante tutto cambia: amore, affetti, amicizie, ogni evento diventa diverso, ogni situazione entusiasmante; emozioni e pensieri si muovono in un universo nuovo, la vita acquista un altro significato. Tarsia è un viaggio nella complessità del nostro vivere, che rivela il suo fascino misterioso e sorprendente anche quando lo si avverte soffocante e noioso. Un messaggio per l’uomo post-moderno fagocitato dalla tecnologia e dalla velocità, che non si ferma a ripensare se stesso. "Pensa!", se vuoi che qualcosa di bello e nuovo ti possa accadere».

Via: http://www.stiloeditrice.it/

venerdì 14 dicembre 2007

Mirko Grasso su Gaetano Salvemini


Abbiamo già ricordato il mese scorso la figura dell'intellettuale molfettese Gaetano Salvemini citandone lo scritto introdotto da Alessandro Leogrande e pubblicato sul numero di novembre di «Lo Straniero». Torno ora a parlarne dando notizia della pubblicazione di un nuovo volume, pubblicato dalla casa editrice salentina Kurumuny, dal titolo Gaetano Salvemini. L'uomo, il politico, lo storico (pp. 144, euro 18). Il curatore dell'opera è il giovane Mirko Grasso, classe 1977, originario di Galatone, collaboratore delle riviste «Aprile», «Lo Straniero» e «Quaderni di Cinemasud», e già autore di due volumi per Kurumuny negli anni scorsi (Stendalì, canti e immagini della morte nella Grecìa Salentina nel 2005 e Scoprire l’Italia, inchieste e documentari degli anni Cinquanta nel 2007) e di un altro, nel 2004, su Pasolini e il sud per le Edizioni Dal Sud.

L'opera raccoglie testi di Norberto Bobbio, Sergio Bucchi, Ernesto Rossi, Mirko Grasso e dello stesso Gaetano Salvemini. Si legge nella scheda editoriale: «Norberto Bobbio sostiene che ogni comunità di spiriti liberi, stato o nazione che sia, o cenacolo di combattenti per la libertà, ha bisogno di uomini come Salvemini proprio come si ha bisogno dell’aria per respirare o del pane per cibarsi. Oggi, a cinquanta anni dalla morte dello storico pugliese, e a più di centotrenta dalla nascita, è ancora vero e ancora così. L’educazione politica, la lotta per la conquista e la difesa di diritti civili, la laicità e il rispetto delle minoranze: tutti nuclei dell’opera salveminiana e tutte tematiche di stringente attualità. La questione morale, l’attenzione al progresso di tutta la società e la tutela dei più deboli, l’autonomia della politica nei confronti della religione come chiave di integrazione culturale e fuga dalle discriminazioni, la parità tra i sessi, il rispetto delle realtà culturali regionali contro l'omologazione del centro: la lezione del professore venuto dal sud ha ancora un senso e può essere faro ideale di riferimento per numerose generazioni di studiosi e intellettuali. Libertà quindi. Libertà nella ricerca storiografica, nella discussione politica, nell’agire personale e nella società: sono queste le coordinate entro cui collocare e interpretare l’opera di Salvemini. Politico, storico, docente universitario, è stato il maestro dell’antifascismo, si è impegnato in prima linea per il riscatto del sud d’Italia, e la sua scuola di formazione politica, storica e civile, culminata con l’opera di emancipazione condotta con la fondazione del periodico “l'Unità”, ha temprato allievi eccezionali come Carlo e Nello Rosselli, Gramsci e Gobetti, Ernesto Rossi e, giungendo sino a noi, Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Franco Venturi, Gaetano Arfè.
Gli scritti e i materiali qui proposti vogliono contribuire al dibattito intorno a questa figura chiave del Novecento italiano. Il corpus fotografico pubblicato, proveniente dall’Archivio Salvemini, custodito presso l’Istituto Storico per la Resistenza in Toscana, e messo a disposizione dal Comitato Salvemini, ripercorre l’arco temporale della vita dello storico in tutte le sue fasi più significative. Viene pubblicata, per la prima volta in CD, la registrazione del 1955 in cui Salvemini ricorda Piero Gobetti e l’intervista, sulla presa di cittadinanza americana, rilasciata alla NBC nel 1941. Sono le uniche registrazioni della voce dello storico. Nello stesso supporto è fruibile la voce di Ernesto Rossi che ricorda le profonde doti umane e culturali del suo maestro, nella conferenza Salvemini maestro e amico, e ritorna ai giorni bui del regime fascista con L’antifascismo al carcere e al confino».

giovedì 13 dicembre 2007

Globeglotter: il Presidio alternativo


Sono venuto a conoscenza per caso, stamattina, dell'attività di una associazione culturale di Trinitapoli, nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani: si chiama GlobeGlotter - Lingue e Culture in movimento, e opera come "centro di lettura" organizzando alcune importanti iniziative per tutto il territorio circostante. Tra gli obiettivi dichiarati dell'associazione c'è anche quello di favorire «la lettura e la comprensione reciproca delle letture, degli usi e dei costumi dei popoli del mondo», e di diffondere «in Italia e all'estero la conoscenza dell'identità culturale pugliese».
L'ultima iniziativa in ordine di tempo di questo interessantissimo circolo culturale, che dimostra di avere una vivacità più intensa rispetto alle esperienze dei Presìdi del Libro, è quella partita proprio oggi e che terminerà il prossimo 17 dicembre, dal titolo: Proibito - Percorsi e linguaggi alla diavola, «una riflessione sulla censura esercitata nel corso dei secoli, dal potere ecclesiastico e temporale, nei confronti non solo della rivoluzionaria arte della stampa ma del sapere in generale». La mostra «si svelerà al visitatore attraverso un percorso spaziale e temporale alla scoperta di libri,film, invenzioni, musiche e cibi che hanno suscitato scandalo o che semplicemente hanno anticipatoi tempi, segnando la storia». L'iniziativa si concluderà lunedì 17 alle ore 18 con la presentazione del libro di Giuliana Sgrena, Fuoco amico (Feltrinelli), con la presenza a Trinitapoli della giornalista del «manifesto».
Per altre informazioni sull'iniziativa segnalata e per le altre attività dell'associazione: http://www.globeglotter.it/

Le strade ferrate in Capitanata


Il futuro della linea del ferro apre dibattiti in tutte le città della Puglia, per le opportunità che rappresenta, ma anche per gli ostacoli ai quali porta nel contesto delle città. Gli studi che riguardano le ferrovie pugliesi e la loro storia si arricchiscono ora di un nuovo titolo, Le strade ferrate in Capitanata. Storia delle ferrovie in Provincia di Foggia dall'Unità d'Italia al secondo dopoguerra, presentato lo scorso 30 novembre a Suds, il primo Salone della Piccola e Media Editoria meridionale di Foggia.

Il libro è un saggio di storia locale firmato da un giovane e appassionato studioso di ferrovie, Mariano Tosques, ferroviere, laureato in economia e commercio e studioso di storia economica locale, nato a Foggia nel 1966, che per questa sua opera prima ha ricostruito con meticoloso rigore storico le vicende che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo della rete ferroviaria inCapitanata. Tosques racconta le origini dell'Era delle Ferrovie, le dinamiche finanziarie e politiche che hanno segnato la realizzazione della rete di trasporti in Capitanata, l'importanza strategica delle ferrovie locali in epoca fascista, la nascita della “Garganica”, della “Tramvia San Severo-Torremaggiore" e descrive come, sui binari, abbia viaggiato anche una vera e propria rivoluzione socio-economica e culturale del territorio e della sua popolazione.
Il libro si presenta come un organico progetto di ricerca su un tema, le Ferrovie, quanto mai attuale e centrale per Foggia e la sua provincia e risulta particolarmente interessante, sotto il profilo storico-scientifico, soprattutto per l'inedita analisi statistica e comparativa che l'autore presenta su alcuni dati e documenti storici.

Il volume, che contiene anche suggestive foto d'epoca, riproduzioni storiche e cartine illustrative dei progressivi cambiamenti della rete ferroviaria, è attualmente distribuito in esclusiva nelle principali librerie di Foggia e dei maggiori centri della provincia, ma è acquistabile anche sul sito http://www.utopiaedizioni.it/.

mercoledì 12 dicembre 2007

Un inedito di don Tonino Bello


Riporto l'esaustivo comunicato stampa sulla presentazione di un nuovo volume inedito di don Tonino Bello pubblicato dalla casa editrice La Meridiana di Molfetta:
Ha il sapore di un testamento spirituale La bisaccia del cercatore. Scarti minimi per il futuro che racchiude l’ultimo intervento di don Tonino Bello nella città di Assisi, nell’agosto del 1992, per il Cinquantesimo corso di studi cristiani. Una riflessione inedita sugli strumenti che il cristiano del terzo millennio deve utilizzare nel suo viaggio verso il crocevia della storia: a partire dall’analisi critica di quello che il mondo offre, per prendere quanto c’è di buono, come suggerisce San Paolo. In allegato al volume un dvd con un altro intervento di don Tonino che a chiusura del corso si confrontò con Nilde Iotti sul tema della “casa comune”. Il libro pubblicato dalle edizioni la meridiana nella collana paginealtre (a cura di Ignazio Pansini, immagini di Giovanni Morgese, 56 pagine e dvd allegato, 15 euro) sarà presentato giovedì 13 dicembre alle 19 nella sala conferenze dell’ex Convento dei Cappuccini, in via Tommaso Traetta, a Bitonto. All’incontro parteciperanno il presidente della Fondazione Don Tonino Bello, Giancarlo Piccinni, il parroco di San Silvestro Papa, don Vincenzo Cozzella, e la presidente delle edizioni la meridiana, Elvira Zaccagnino. Introduce e modera il dibattito il giornalista Valentino Losito. «Se io fossi un contemporaneo di Gesù – scrive don Tonino - se fossi uno degli undici ai quali Gesù, nel giorno dell’ascensione, ha detto “lo Spirito Santo verrà su di voi e riceverete da lui la forza per essermi miei testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, la Samaria e fino all’estremità della terra” (At 1,8), dopo essere andato a salutare la madre, Maria, nell’atto di congedarmi dai fratelli, sapete cosa avrei preso con me? Innanzitutto il bastone del pellegrino e poi la bisaccia del cercatore».
Nella bisaccia don Tonino custodirebbe cinque cose: «un ciottolo del lago; un ciuffo d’erba del monte; un frusto di pane, magari di quello avanzato nelle dodici sporte nel giorno del miracolo; una scheggia della croce; un calcinaccio del sepolcro vuoto. E me ne andrei così per le strade del mondo, col carico di questi simboli intesi, non tanto come souvenir della mia esperienza con Cristo, quanto come segnalatori di un rapporto nuovo da instaurare con tutti gli abitanti, non solo della Giudea e della Samaria, non solo dell’Europa, ma di tutto il mondo: fino agli estremi confini della terra». Don Tonino nel suo discorso cita Gramsci e Silone. «Diceva Gramsci, in una delle lettere, scrivendo ai suoi compagni: “Manca il brivido della passione”. Ecco, ci manca il brivido. Ci basti pensare al tema della povertà, che è essenziale e sul quale come Chiesa non sappiamo più fare scrutinio, diciamolo francamente, non sappiamo più fare discernimento». Ricorda poi alcune battute di Silone nel libro “Vino e pane”, dove in un dialogo tra sacerdoti, a don Benedetto si fa dire: “Mio caro don Angelo, t’immagini tu il Battista offrire un concordato a Erode per sfuggire alla decapitazione? Ti immagini Gesù offrire un concordato a Ponzio Pilato, per evitare la crocifissione?”. «Riconosciamolo: ci manca l’audacia profetica che c’è nel discorso della montagna, ci fa difetto l’alta quota del monte delle beatitudini, e il ciuffo d’erba delle sue pendici si è disseccato nella nostra bisaccia».
Il DVD allegato mostra l'intervento di don Tonino Bello.
Per informazioni: ufficiostampa@lameridiana.it; sito internet www.lameridiana.it

martedì 11 dicembre 2007

Casa popolare vista mare


È stato pubblicato nella collana Nuove Lune della casa editrice Besa il nuovo libro di Giacomo Annibaldis, redattore della pagine culturali della «Gazzetta del Mezzogiorno» e traduttore di romanzi dell’antica Grecia, dal titolo Casa popolare vista mare (pp. 96, euro 10), una raccolta di racconti «legati da un unico filo conduttore che ruota attorno al microcosmo esistenziale di una sola famiglia», come si legge nella scheda editoriale. «Pare che l’autore, trasporti la vita delle periferie romane raccontate da Pasolini, nel moto ontologico alla deriva degli eco-mostri alla periferia di Bari, in cui trovano vita personaggi la cui vita non potrebbe essere che descritta come fuori dal comune, per quante situazioni spesso paradossali incontrano nel loro trascorrere la vita quotidiana, piena di numerosissime e singolari difficoltà. Il tutto condito da uno stile sobrio, asciutto, mai banale, e soprattutto mai incline alle lusinghe di toni da slang e carico di una sorniona ironia. La ricercatezza stilistica di quest’opera sta nell’aderenza di Annibaldis allo stile giornalistico, proprio del suo mestiere, e a quella di acuto osservatore di un’umanità che sembra quasi aver toccato con mano».

Si legge nella recensione scritta da Giuseppe Cassieri sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» di sabato 8 dicembre: «Gli attori del dramma non tardano a rivelare il clima in cui sopravvivono, rassegnati o distorti nel malessere e nella malavita: intimità e igiene sotto zero, figli predisposti a droghe e bullismo, lotta feroce nel cambio e scambio di case assegnate dal capatazzo dello Iaccipì, anarchia e irrisione della giustizia. I personaggi, in buona parte femminili, tengono banco nel rione, a minima distanza dal litorale, e vengono descritti con sapore picaresco, guadagnandosi il ruolo di coprotagonisti negli intrighi giornalieri. [...] In meno di cento pagine fluide e mirate, Annibaldis racchiude quel che produce ripugnanza e ci illudiamo di aggirare. Lo racchiude valendosi di una scrittura agra, erosiva, nell’impasto di voci ibridate dal dialetto barese. L’humour dell’autore è tutto sottopelle, ma agisce e graffia anche quando sembra che non ci sia».

lunedì 10 dicembre 2007

Viaggio a Finibusterrae


È stato pubblicato da alcuni mesi, ancora per Manni, il terzo libro di narrativa di Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae. Il Salento fra passioni e confini (pp. 104, euro 10), dopo i precedenti Favolerie del 1996 e L’ultima caccia di Federico Re. Questo nuovo libro di Errico è tutto intriso dei profumi e dei luoghi del Salento: da Otranto «memoria e smemoranza» alle «luci di Castro», da Lecce a Gallipoli, da Santa Maria di Leuca a Santa Cesaria «dove è triste vivere senza un amore». Ha scritto Daniela Pastore nella sua recensione di pochi giorni fa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» che Viaggio a Finibusterrae «è un’esplorazione del Salento sulle ali di una farfalla o su una “navicella” che attraversa il tempo. Un percorso fra luoghi reali ed interiori, nella coscienza arcana della "terra del rimorso", nelle malinconie e delicatezze di un Sud del Sud denso di meraviglie. Scorrono le pagine, e con esse la geografia, l’arecheologia, la lirica dei siti». Mentre nella recensione di Antonio Prete apparsa su «Liberazione» lo scorso 18 agosto si leggeva: «In questa terra che corteggia l'improbabile, le pagine di Viaggio a Finibusterrae conducono il lettore, facendo ricorso alla mediazione dei poeti e degli scrittori che a questa terra appartengono per nascita o per scelta di scrittura. E il viaggio diventa evocazione, anche se fuggevole, di certi versi, di certe scritture che il Salento hanno interrogato: Girolamo Comi, Maria Corti, Vittorio Pagano, Vittore Fiore, Salvatore Toma, Antonio Verri e altri vanno a comporre, per brevi citazioni e brevissimi richiami, un'altra terra nella quale la prima si riflette: una terra fatta di ritmi, di parole, di immaginazione. Quale delle due è quella vera? Quale il riverbero, e il miraggio?».

La quarta di copertina recita così: «Finibusterrae è un luogo reale: l’estremo lembo geografico dell’Italia, dove lo Jonio e l’Adriatico si uniscono e confondono, dove la terra è rossa e senza erbe, con le pietre e gli ulivi e i fichidindia. Ma Finibusterrae è anche un luogo dell’anima. Chi vuole andarci non potrà arrivare mai. Si può procedere soltanto verso questo luogo, all’infinito».

Via: www.mannieditori.it

domenica 9 dicembre 2007

Antonio Gramsci nel suo tempo



Si svolgerà tra Bari e Turi, dal 13 al 15 dicembre prossimi, il Convegno di Studi Antonio Gramsci nel suo tempo, organizzato dalla Fondazione Istituto Gramsci onlus e la Fondazione Gramsci di Puglia, e promosso dall'assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia. Il programma è diviso in quattro sessioni e ospiterà alcuni importanti scrittori e relatori provenienti da tutta Italia.

Questo il programma nel dettaglio:

Bari, Giovedì 13 dicembre, ore 9-13: Relatori: Leonardo Rapone (Critica dell'Italia (e degli italiani) e del giolittismo nel giovane Gramsci); Angelo D'Orsi (Gramsci e la guerra: dall'osservazione del giornalista alla riflessione storica); Riccardo Faucci (La scuola economica di Torino: Achille Loria); Luca Michelini (Gramsci e il liberal-liberismo 1913-1919); Sergio Soave (Tasca e Gramsci); Giovanna Savant (Gramsci e la Lega delle Nazioni: un dibattito).

Bari, Giovedì 13 dicembre, ore 15-19: Federico Lucarini (Da Torino a Lione: socialismo, riformismo, scienze sociali nel pensiero del giovane Gramsci); Marco Gervasoni (Mito politico e morale dei produttori: il confronto con Georges Sorel); Giuseppe Guida (La "religione della storia". Aspetti della presenza di Bergson nel pensiero di Gramsci); Antonia Acciani (Gramsci e Serra); Franscesca Chiarotto, Gesualdo Maffia (Gramsci e il futurismo); Armando Petrini con la collaborazione di Anna Peyron (Gramsci critico della cultura: l'esempio delle cronache teatrali).

Bari, Venerdì 14 dicembre, ore 9-13: Simona Colarizi (Gramsci e il fascismo); David Bidussa (La cultura politica degli ordinovisti); Andrea Panaccione (Il socialismo europeo fra guerra e dopoguerra); Silvio Pons (Gramsci, il gruppo dirigente del Pci e la "questione russa" 1924-1926); Francesco Giasi (Divisioni politiche e unità sindacale dopo Livorno); Emanuele Bernardi (La questione agraria); Francesco Auletta (Sraffa e Gramsci: l'Ordine Nuovo e e le lotte operaie in America e Inghilerra nel 1921); Nerio Naldi (Sraffa e Gramsci nel 1924); Benedetta Garzarelli (Il fascismo e la crisi italiana negli scritti del 1924-1926); Fiamma Lussana (A scuola di leninismo: la formazione dei "rivoluzionari di professione").

Bari, Venerdì 14 dicembre, ore 15-19: Roberto Gualtieri (La grande guerra, gli Stati Uniti, l'Europa); Pierluigi Ciocca (La formazione economica dell'Italia unita); Antonio Chiavistelli (Il pensiero gramsciano sul Risorgimento e le sue fonti); Luciano Canfora (Gramsci e il trasformismo); Anna Di Biagio (Le radici leninista dell'egemonia gramsciana); Terenzio Maccabelli (La "grande trasformazione": i rapporti tra Stato ed economia nei Quaderni dal carcere); Alessio Gagliardi (Il problema del corporativismo nel dibattito europeo e nei Quaderni); Emma Fattorini (Cattolicesimo politico e questione religiosa in Gramsci); Sabina Pavone (La questione cattolica in Italia e in Francia); Carlo Spagnolo (Gramsci e Togliatti); Alexandra Marjanovic (Una fonte della riflessione gramsciana sull'americanismo: l'amicizia con Raffaello Piccoli).

Turi, Sabato 15 dicembre, ore 9-13: Fabio Frosini (Il neoidealismo italiano e l'elaborazione della filosofia della praxis); Marcello Montanari (Gramsci e Croce politico); Francesca Izzo (I Marx di Gramsci); Marco Scotti (Il canto di Farinata e le discussioni su poesia/struttura nella Commedia); Giancarlo Schirru (La questione della lingua e l'elaborazione della filosofia della praxis); Giuseppe Cospito (Il marxismo sovietico e Engels: il problema della scienza nel Quaderno 11); Chiara Meta (La questione del "pragmatismo" in Gramsci: dai problemi della formazione negli scritti 1916-1918, all'elaborazione del "principio educativo" nei Quaderni); Marina Paladini Musitelli (La funzione della letteratura e il concetto di nazionale popolare); Luigi Matt (Aspetti linguistici delle lettere precarcerarie).

venerdì 7 dicembre 2007

Non è più tempo


È stato presentato all’ultima edizione della Città del Libro di Campi Salentina Non è più tempo (Luca Pensa editore, pp. 182, euro 12), il secondo romanzo di Martina Gentile, ventunenne salentina e laureanda in Lettere Moderne. Questa seconda opera della giovane scrittrice arriva appena un anno dopo l’esordio di Canti di lotte e d’amore, cento pagine di poesie e racconti pubblicate sempre dalla piccola ma emergente casa editrice di Cavallino, presso Lecce. Non è più tempo è invece un’opera narrativa accompagnata da un book trailer presente su You Tube (http://it.youtube.com/watch?v=lDYmo1ERZhA), un mezzo tra i più usati recentemente per dare un’ampia visibilità ai libri specialmente verso un pubblico giovane (com'è certamente quello al quale è destinato il romanzo di Gentile), e al quale ha anche dedicato un articolo pochi giorni fa Antonella Gaeta su «la Repubblica» che si può leggere sul blog Vertigine (link qui accanto).

Il romanzo vuole raccontare «un’adolescenza diversa e lontana da facili stereotipi preconfezionati», come si dice in apertura del book trailer (ma in verità il breve filmato non rende giustizia a questa frase). Ha scritto Dino Levante sulle pagine culturali della «Gazzetta di Lecce» pochi giorni fa: «Idea di partenza della scrittrice è mettere insieme, a completamento ma anche in contraddittorio, pagine diaristiche con un vero e proprio racconto. Il risultato è pregevole, una scrittura veloce (sembra più un parlato), con particolari che richiamano le sceneggiature. [...] Il mondo che vive intorno alla protagonista Chiara è quello adolescenziale con le difficoltà e il problema di sempre, l’amore».

giovedì 6 dicembre 2007

Due libri di poesia


Sono di recente pubblicazione due libri di poesia che parlano della Puglia. Il primo raccoglie le liriche di Vito Antonio Lozito, da Gioia del Colle, sotto il suggestivo titolo Poesia dalla storia e dalla strada e date alle stampe dalla casa editrice Suma di Sammichele di Bari (11° quaderno della collana For.Um. – Istituto Europeo per la Formazione Umana). L’autore, professore, poeta e storico, ha all’attivo altre due raccolte poetiche, Poesie dal Sud del 1985 e Poesie del nostro secolo del 1992, oltre a una lunga serie di attività culturali svolte nella sua città. Nella recensione di Dalila Bellacicco pubblicata sulla rivista locale «La Piazza» si legge: «Nell'apologia di un'analisi a tratti spietata e dissacrante, [il poeta] satireggia sul nuovo millennio, nelle cui realtà virtuali saranno vinte "la Noia, il Nulla, forse anche la Morte". Non oblia Auschwitiz, Hiroshima, Darwin, Prometeo, Icaro… sul canovaccio della storia, sulla prosa abilmente intessuta in altri suoi testi e biografie di pregio, si innestano preziosi ricami poetici, uno per tutti: Verso la Puglia piana, disperato affresco in cui "fantasmi di naufragi cavalcano incubi di morte…", una morte meno crudele dell'oppiacea indifferenza di una "terra promessa"».

Il secondo volume è un’antologia di poesia contemporanea pubblicata dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, dal titolo Con le armi della poesia, a cura di Roberto Pasanisi ed Ernesto L’Arab, quest’ultimo nato a Foggia nel 1965 e laureatosi a Bari in Lettere Moderne. E molta Puglia c’è infatti all’interno dell’antologia di 29 poeti contemporanei, con le opere della brindisina Natalizia Pinto, dell’italo-americano Joseph Tusiani, di Cristanziano Serricchio e di Maria Marcone, quest’ultima già autrice della prefazione all’esordio letterario della Pinto, Il tempo in cornice.

Via: http://www.gioiadelcolle.info/

mercoledì 5 dicembre 2007

Ancora su Suds


Torno dopo alcuni giorni a parlare del Salone della Piccola e Media editoria meridionale conclusosi a Foggia domenica scorsa, per riportare alcune dichiarazioni significative tratte dagli articoli pubblicati su La Gazzetta del Mezzogiorno e il Corriere del Mezzogiorno nei giorni scorsi.

Secondo Mara De Felici, animatrice dei Presidi del Libro, la fiera è stata soprattutto «un'occasione per conoscere tante piccole case editrici locali, che non entrano nei giri della grande distribuzione e che spesso non si conoscono nemmeno», mentre per il prof. Saverio Russo, componente del comitato scientifico di Suds, «per la prossima edizione dovremo curare meglio l'organizzazione degli spazi e soprattutto la comunicazione in ambito regionale e nazionale, per allargare la platea degli espositori». Secondo Gianni Mongelli presidente dell'Ente Fiere di Foggia, la seconda edizione di Suds «è già in calendario, e stiamo pensando a qualche correttivo. Il primo obiettivo è di avere almeno un centinaio di espositori».

Sul Corriere del Mezzogiorno ha scritto di Suds Claudio Gabaldi, del cui articolo riporto uno stralcio iniziale: «La Puglia è una regione "maledetta" per i piccoli editori del nord. Lo dice Marco Vicentini della Meridiano Zero, venuto da Padova a Foggia, dove è in cors Suds, il salone dell'editoria meridionale, per esporre i suoi libri (prevalentemente noir) e per discutere. In Puglia le mini-case editrici realizzano l' per cento del fatturato totale: dati alla buona, derivati da scambi di opinione tra Vicentini e i suoi colleghi. "Sarà perché qui [...] le librerie hanno problemi di liquidità; quindi acquistano meno dai piccoli editori". Oppure sarà perché, e questo Vicentini l'ha detto dopo, la libreria pugliese è ancora "di stampo troppo classico, il libraio non cerca di attirare il lettore, non soddisfa esigenze di informazione"».

martedì 4 dicembre 2007

Apri gli occhi, di Pino Ricco


La casa editrice di Imperia Ennepilibri ha bandito tre concorsi letterari regionali, uno per il Lazio, uno per la Sicilia e uno per la Puglia, per il miglior romanzo giallo inedito di autori sotto i 35 anni. Il premio per il miglior 'giallo' pugliese è stato vinto dal giornalista barese Pino Ricco, con il suo Apri gli occhi, ora pubblicato con la stessa Ennepilibri (pp. 174, euro 13,90).
La quarta di copertina recita, tra l'altro: «Un uomo felicemente consapevole della sua serena quotidianità assiste ad una rapina nella quale resta ucciso un tabaccaio. Senza volerlo, incrocia e riconosce il rapinatore-assassino: un suo vecchio compagno di scuola, diventato nel frattempo un pericoloso criminale. Pur decidendo di non denunciarlo, il protagonista si ritrova coinvolto in una vicenda più grande di lui, costretto ad accettare una realtà che non avrebbe mai immaginato di affrontare. La frase “Apri gli occhi!” – che a Bari può essere un semplice saluto, un incoraggiamento, un augurio, una battuta o anche una pesante minaccia – diventa per lui una vera e propria persecuzione. Per sfuggire a pressioni psicologiche, intimidazioni e vessazioni, decide di testimoniare, pur sapendo di dover lasciare la città di cui è innamorato, gli affetti e la sua vita tranquilla.»

lunedì 3 dicembre 2007

Gardo Mongardo e PuntoG


«Gardo Mongardo fugge. Fugge da una banda di spacciatori. Fugge da sé. Bologna, Parigi, Rio, Bahia, Cannes, Barcellona. E poi New York, Las Vegas, Città del Messico, L’Avana: tra lo sfavillio di un party con i divi di Hollywood e squallidi ostelli, tra droghe e pietre preziose, tra inferno e redenzione. L’alcol e il sesso come strumenti per interpretare il mondo e capire i mille personaggi che incontra. L’odissea di un uomo solo, alla ricerca di sé e degli altri. Un romanzo innovativo e rivoluzionario, che coniuga la letteratura alla vita». Questa la sintesi di uno dei più innovativi romanzi pubblicati in Puglia negli ultimi mesi, Gardo Mongardo, opera prima del ravennate Claudio Menni (Manni, pp. 192, euro 13), e che si è presentato lo scorso sabato a Lecce.

Del romanzo di Menni, in rete, si trova anche una suggestiva testimonianza di Riccardo Albonetti sulla rivista on line Lo Spekki(ett)o quando ancora il romanzo era in cerca di editore, e per la verità dopo già alcuni rifiuti ricevuti e la stampa del romanzo a spese dell'autore. Ma l'esito finale della vicenda editoriale di questo libro, ovvero la pubblicazione da parte di un'importante casa editrice come Manni e in una collana aperta alle novità come la neonata PuntoG, sembra essere il lieto fine auspicato da tanti scrittori che affidano, spesso inutilmente, i propri lavori ad alcune case editrici.

La collana PuntoG di Manni, del resto, si presenta come un'autentica novità almeno nell'editoria pugliese per quanto riguarda la narrativa. Lo rende chiaro già la presentazione della collana presente sul sito web della casa editrice: «Nasce a giugno 2007 la nuova collana di narrativa Punto G, con due direttori di collana, una donna e un uomo… anonimi. Perché sono nomi noti agli addetti ai lavori del mondo dell’editoria che proprio in questo ambiente non riescono a trovare lo spazio per un progetto ambizioso e fuori dalle regole del marketing, che non vuole limitarsi ad essere specchio della realtà ma farsene carico, impastandosi totalmente in essa, tracciandone percorsi e precorrendone derive, smottamenti, sogni, miserie, slanci, meschinità, salvifiche illusioni e possibili prospettive». Inoltre, «Tutti i libri della collana Punto G sono pubblicati sotto licenza Creative Commons (l'organizzazione non-profit dedicata alla espansione della portata delle opere di creatività disponibili per la condivisione e l'utilizzo da parte degli altri e per fornire anche la possibilità di poter costruire, com'è sempre avvenuto prima che si abusasse della legge sul copyright, sul lavoro degli altri nel pieno rispetto delle leggi esistenti)».

Via: www.mannieditori.it/puntog; http://www.lospekkietto.it/;

domenica 2 dicembre 2007

La letteratura per l'infanzia in Puglia




La forza della coesione come soluzione per unire autori, illustratori, editori e istituzioni locali al fine di dare vita a un progetto comune. È questo l'intento dei lavori del Convegno La letteratura per l'infanzia in Puglia, che si svolgeranno da domani, lunedì 3 dicembre, a mertedì 4, nei locali della Cittadella della Cultura di Bari.

L'iniziativa è organizzata da una giovane casa editrice pugliese, la Secop Editrice di Corato, specializzata in pubblicazioni di letteratura per l'infanzia. Ai lavori del convegno prenderanno parte autori come Paolo Comentale e Vittorio Stagnani, editori come Maria Laterza e la stessa Secop, oltre a giornalisti, illustratori e tutte le principali figure delle istituzioni locali. Non mancheranno inoltre momenti dedicati agli stessi ragazzi, con letture animate.

Nell'articolo di Antonella Gaeta pubblicato su Repubblica lo scorso venerdì 30 novembre particolarmente interessanti risultano le parole del prof. Daniele Giancane, primo docente ordinario in Italia di una cattedra in Storia e letteratura per l'infanzia, istituita proprio a Bari nel 1967. Afferma Giancane: «In Puglia, regione tra gli ultimi posti in Italia per numero di lettori, negli ultimi dieci anni si registrano movimenti che riguardano la letteratura per l'infanzia che riguardano case editrici come Secop, Adda, La Meridiana, Levante e Besa, fiabisti e illustratori come Massimo Romandini, Cosimo Rodia, Romano Altomare, oltre ai veterani Vittorio Stagnani e Vito Maurogiovanni e illustratori come Vittoria Facchini, Manuela Trimboli e Laura Fusco».

Info: http://www.letteraturaperinfanzia.it/

sabato 1 dicembre 2007

SudS. Fiera della piccola e media editoria


Ha aperto i battenti ieri pomeriggio e chiuderà domani mattina SudS, la prima edizione del Salone della Piccola e Media Editoria meridionale, in corso a Foggia nei padiglioni della Fiera. Un'iniziativa, bisogna dirlo, che paga in termini di visibilità l'essere alla prima edizione, essendo rimasta del tutto ignota fino a ieri anche a molti addetti del settore. Il salone è organizzato dall'Ente Autonomo Fiere di Foggia e dalla locale Fondazione della Banca del Monte "Siniscalco Ceci", con la collaborazione degli Enti Istituzionali e della Banca della Campania.
Al Salone partecipano quest'anno 60 case editrici, prevalentemente pugliesi ma anche del resto del Sud, e particolarmente di Roma (tra cui minimumfax e malatempora citate qui nei giorni scorsi). Il programma degli eventi e delle presentazioni può vantare, tra l'altro, un'attenzione particolare ad alcune giovani penne tra le più interessanti. Oggi sono infatti presenti in Fiera Nicola Lagioia e Veronica Raimo, mentre domani sarà presente Loredana Lipperini per un dibattito sulla "tribù dei blog".