giovedì 31 gennaio 2008

Le "Antiche fiabe" di Antonio Provveduto

Ha soltanto 18 anni ed è già alla terza pubblicazione il giovanissimo autore di Manduria Antonio Provveduto (nella foto), ora in libreria con il volume Antiche fiabe della provincia di Taranto nella prima metà del ‘900, pubblicato con il patrocinio del sindaco di Manduria, della Presidenza del Consiglio Provinciale di Taranto e della Regione Puglia, e che segue i precedenti Antichi mestieri nella Puglia della prima metà del ‘900 e Antichi giochi nella Puglia della prima metà del ‘900. Anche il suo ultimo volume, come i precedenti, è pubblicato dalla casa editrice Provveduto di Manduria, diretta dai genitori Enzo e Giuseppina Provveduto, nella collana Micropolis. Antonio Provveduto, dopo aver frequentato il Liceo Scientifico, è ora iscritto al primo anno del corso di laurea in Filosofia all’Università di Lecce.

Nella sua stessa introduzione, l’autore si dice motivato alla ricerca dall’interesse e dalla curiosità di conoscere il modus vivendi, le tradizioni, la cultura ed il pensiero dei nostri conterranei vissuti nella prima metà del secolo scorso. Egli ritiene che tali stimoli gli siano pervenuti naturalmente, quasi “per contagio”, attraverso l’ascolto di ricordi e racconti, non pochi nè infrequenti, che genitori e nonni sono sempre stati adusi comunicargli fin dalla più tenera età. L’autore ricorda ancora come da quelle piacevoli e suadenti narrazioni emergesse, pur mai esplicitamente affermata, un’umanità, quella dei “tempi andati”, laboriosa e solidale; trasparissero i ricordi di famiglie unite, in cui ogni componente aveva un ruolo preciso e cercava di svolgerlo nel migliore dei modi e si parlasse, tra l’altro, di genitori e di nonni che di sera, d’estate in campagna, e davanti al camino o intorno alla “frascèra” d’inverno, narravano ai loro figli e nipoti “storie”, cònturi, fiabe e leggende appunto.

mercoledì 30 gennaio 2008

"Lucrezia, i tuoi sogni", di Silvana Bedodi


Dopo il romanzo d’esordio Pellegrino di Provenza, torna a cimentarsi con un romanzo storico la scrittrice cuneese Silvana Bedodi, con l’opera Lucrezia, i tuoi sogni (pp. 196, euro 13), pubblicato ancora una volta, come il precedente, per Besa. L’autrice, che vive e lavora a Cuneo, è appassionata di studi classici nonché docente di materie letterarie. Queste le parole di Maria Grazia Rongo apparse sulla «Gazzetta del Mezzogiorno»: «In punto di morte, suor Umilia Montecatini-Malpigli (un tempo Lucrezia Malpigli), rievoca le cause che la portarono alla clausura: l’assassinio di suo marito orchestrato con l’amante. Lucrezia era stata costretta a sposare un uomo che non amava, ma apparteneva alla sua stessa classe sociale, proprio per quelle convenzioni che non l’avrebbero mai vista sposa del suo vero amore povero in canna. Avvincente la ricostruzione storica operata dall’autrice, soprattutto quando si sofferma sulle tecniche di interrogatorio dell’epoca, dove la tortura era pratica consueta, in barba a una società che stava rinascendo».

Così recita la quarta di copertina: «Un’opera scritta con grande eleganza e ricchezza di riferimenti storico-letterari, possiede la stessa freschezza di una piéce teatrale. Il romanzo è un vivacissimo documento sui danni che le convenzioni sociali determinano sulla sorte degli individui, anche in una società, quella rinascimentale, che sovente nasconde numerose zone d’ombra. La Bedodi guida il lettore con mano sicura nei meandri di un’anima, quella della protagonista, lacerata dalla stizza di avere perduto la vita in nome del decoro e delle norme coercitive di un società ipocrita».

martedì 29 gennaio 2008

"Uno dei tanti" di Giovanni Forte


Parla di lavoro l'ultima opera letteraria di Giovanni Forte, classe 1956, nato e residente a Castellaneta, in provincia di Taranto. Sindacalista nella CGIL sin dalla giovane età, dal 2000 al 2007 è stato segretario generale della Cgil di Taranto e attualmente è componente della segreteria regionale pugliese. Dopo il saggio Storie di Braccianti, pubblicato nel 1995 insieme a Francesco Granile per la Levante Editore di Bari, è ora la volta di un romanzo nel quale la storia italiana del Novecento viene ripercorsa tramite la storia di un bambino e di un uomo: il titolo è Uno dei tanti ed è pubblicato da Palomar (pp. 374, euro 15, collana Spiragli).

Così recita la quarta di copertina: «Nicola Annese è un bimbo che alla fine degli anni venti abbandona la scuola per seguire la famiglia al lavoro in una delle tante masserie pugliesi. Condannato ad un’esistenza di fatica e di stenti, la svolta coinciderà con lo sbocciare di amori impossibili e con una fervida opposizione al regime fascista, alimentata dalla lettura clandestina di testi filomarxisti. Le sue vicende personali finiranno per intrecciarsi con i grandi eventi del secolo scorso: l’emigrazione, il boom economico, il ’68, il terrorismo, tangentopoli, il leghismo».

lunedì 28 gennaio 2008

Diari Meridiani a Foggia e provincia

Ha avuto inizio lo scorso giovedì 24 gennaio e continuerà fino ad aprile il primo festival della letteratura di Capitanata, Diari Meridiani, con la direzione artistica del giornalista e regista Cosimo Damiano Damato. Damato porterà in scena in questo contesto, nel 'Teatro del Fuoco' (il 23 marzo a Foggia) in prima nazionale, lo spettacolo Sono sfiorite le rose - il carteggio d'amore fra Sibilla Aleramo e Dino Campana, un recital scritto e diretto da lui con la partecipazione di Maria Rosaria Omaggio e Arnoldo Foà.

Diari Meridiani si è aperto con la presenza del «Premio Campiello», Mariolina Venezia, e del critico letterario Walter Pedullà che è intervenuto su linguaggi e sperimentazioni. Questo il programma fitto dei prossimi incontri: a febbraio (il 6) a Troia con Nabil Salameh dei Radiodervish. Il 15 a Foggia ci sarà Alberto Bevilacqua; il 27 a Lucera Predrag Matvejevic. Il 2 marzo a Cerignola ci sarà Antonio Stornaiolo; il 4 a Foggia Alain Elkann; il 6 Deliceto ospita Raffaele Nigro. A Manfredonia l’8 marzo incontro con Bjorn Larsson, e il 10 a Trinitapoli è la volta di Michele Mari. Torniamo a Foggia con Vincenzo Cerami (il 14 marzo) e con Luis Sepulveda (il 15 sia a Foggia che Cerignola). Il 29 marzo a Foggia ci sarà Giancarlo De Cataldo. Ancora da concordare, invece, la presenza in Capitanata di Alda Merini, che sarà celebrata con un video-spettacolo che vedrà il contributo della stessa poetessa e la mostra fotografica di Giuliano Grittini "L'arte è una bellissima donna" (27 marzo e 1 aprile - Palazzo Dogana, Foggia).

sabato 26 gennaio 2008

"Medjugorje, è tutto falso", di Marco Corvaglia


È in libreria da alcuni mesi e sta molto facendo parlare di sé questo volume di Marco Corvaglia, 38enne docente di lettere classiche di Casarano (LE) e studioso di fenomeni paranormali, dall'eloquente titolo Medjugorje: è tutto falso (Edizioni Lindau, collana Anteprima, pp. 288, euro 19). Recensioni di questo libro appaiono sui più importanti portali italiani che si occupano di laicità come http://www.fisicamente.net/ e http://www.italialaica.it/. Lo studioso ripercorre la vicenda dei sei ragazzi del villaggio bosniaco che nel 1981 «vedono» la Madonna. Sulle apparizioni di Medjugorje si è scritto e si è detto tanto, ma, è bene ricordarlo, la Chiesa ha assunto sin dall’inizio un atteggiamento di grande prudenza, mentre il popolo dei credenti si è diviso: da una parte chi non mette in dubbio la soprannaturalità di quegli eventi, dall’altra chi sospetta l’ing anno. Sta di fatto che Medjugorje, dopo il 24 giugno 1981, si è trasformata, nel giro di pochi anni, da un povero paesino agricolo in una delle mete privilegiate dei pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Così si esprime l'autore presentando il suo lavoro: «Ai cosiddetti test “scientifici” - spiega l’autore - ho dedicato circa un terzo del mio lavoro. Ho portato avanti un minuzioso esame che nessuno aveva mai tentato fino ad ora. Quello che posso dire, sinteticamente, è che appare singolare il modo in cui tali test sono stati eseguiti, stupefacente il modo in cui sono stati interpretati, sconcertante il modo in cui la propaganda li ha presentati».

giovedì 24 gennaio 2008

Un volume sul cantautore Ottavio De Stefano

Da qualche mese è in libreria un ampio volume, edito dall'Associazione foggiana "Cultura e Ambiente" che inaugura così la collana "Percorsi nella memoria", sulla figura del cantautore Ottavio De Stefano, oggi 85enne e residente a Foggia. L'autore dell'opera, dal titolo Con la scuse delle canzonette (pp. 239, euro 25), è il musicista Michele Dell'Anno, nato anch'egli a Foggia, organista nella chiesa di S. Francesco Saverio, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, direttore della biblioteca dell'Istituto d'Arte di Cerignola e, appunto, cantuatore. La raccolta da lui curata, oltre ai testi di tutte le canzoni in dialetto foggiano, napoletano e in lingua italiana (circa 500), è ricca di notizie biografiche. Così si può leggere che De Stefano dava spettacoli non solo al sud ma anche al nord Italia. Tra i suoi successi si segnala il primo premio ottenuto a Malta al festival internazionale della canzone nel 1965 e una canzone composta nel 1962 in onore di Papa Giovanni XXIII. De Stefano rappresenta ancora oggi una figura artistica di grande rilievo: in suo onore è stata programmata per quest’anno una manifestazione.

Ottavio De Stefano fondò, inoltre, nel 1948 una casa editrice musicale a Napoli, e fu anche compositore di canzoni cantate da grandi artisti dell’epoca come Albero Berri, Narciso Parigi, Oscar Carboni e Claudio Villa, organizzatore di “Piedigrotte”, festival, varietà in teatro e feste di piazza.

mercoledì 23 gennaio 2008

Una fiaba metropolitana di Angelo Ciciriello

Per il genere della letteratura per l'infanzia, alla quale solo il mese scorso è stato dedicato un importante convegno a Bari, segnalo oggi il nuovo libro di Angelo Ciciriello, dal titolo Adrianna e le nuove di cartoncino rosa e azzurro, per la casa editrice perugina Era Nuova. L'autore, nato a Ceglie Messapica (BR), è gionalista pubblicista e libraio, oltre che scrittore: ha infatti già pubblicato, tra le altre cose, il "dialogo filosofico poetico" Destino di nuvola (Palomar, 2002), la fiaba teatrale Stregombra, gli aforismi di satira Base per altezza (Luca Pensa Editore) e le raccolte poetiche Il segreto della tenerezza (Besa) e Il segreto delle favole (Lietocolle). La prefazione di Adrianna, la sua ultima opera, è di Marcello Dell'Orta, che paragona il viaggio del libro a quello di Don Chischiotte e Sancho Panza, ed elogia l'autore per «aver risvegliato il fanciullino pascoliano che è in ognuno di noi».

Ha poi scritto Angelo Sconosciuto in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno»: «Scandita in cinque capitoli, ai quali vi è sempre una premessa illustrata dalla brava Irene Leo, la fiaba di Angelo Ciciriello non è soltanto altamente indicata per una lettura nelle aule scolastiche: forse è meglio che ciascun papà (o mamma) la legga prima per proprio conto; la gusti, e poi la rilegga con i propri figli, percorrendo così - insieme e davvero - quell’itinerario tra le mura domestiche - e soprattutto fuori da esse - che Adrianna ed il suo papà compiono a causa delle nuvole di cartoncino rosa e azzurro».

martedì 22 gennaio 2008

Antonietta Potente per una "mistica politica"

Segnalo oggi l'ultima uscita delle edizioni La Meridiana di Molfetta, un volumetto di Antonietta Potente, dal suggestivo titolo Qualcuno continua a gridare. Per una mistica politica (pp. 96, euro 13). L'autrice, suora domenicana della Congregazione San Tommaso d'Aquino, vive in Bolivia in comunità in una famiglia Aymara nella zona Quechua e insegna teologia presso l'Università cattolica di Cochabamba e l'Istituto ecumenico di teologia andina di La Paz. Il volume è diviso in tre sezioni: la prima riguarda direttamente la "mistica politica" come "una chiave di lettura per interpretare la realtà contemporanea"; la seconda tratta della "teologia dell'ambiente" prendendo in esame "il caso del gas"; la terza, infine, riguarda la sessualità.

Si legge nell'Introduzione: «La mia teologia è allora obbligata a uscire dallo schema preordinato delle dottrine o dei sistemi culturali. La mia teologia cerca e si mette in sintonia con la ricerca dei protagonisti e delle protagoniste del racconto, della narrazione. La mia teologia è solidale e addirittura complice con i narratori e le narratrici di racconti. Tutte e tutti siamo sfidati da questo: ci sono coloro che fanno teologia ufficialmente e coloro che semplicemente raccontano o semplicemente vivono, respirano, stando “dentro” e nulla più. Tutti i soggetti della teologia debbono uscire da ogni schema prestabilito e seguire la vita con i suoi delicati movimenti, stare dentro di lei... non solo con il gusto di “servire”, ma anche di “toccare”: questo è il gesto mistico politico della vita».

lunedì 21 gennaio 2008

"Brigantesse", di Valentino Romano


Lo storico Valentino Romano ha dato alle stampe il suo terzo libro, per le edizioni Controcorrente di Napoli, dal titolo Brigantesse. Donne guerrigliere contro la conquista del Sud (1860-1870) (pp. 320, euro 20). L’autore, nato nel 1951 a San Vito dei Normanni (BR), collabora con la «Gazzetta del Mezzogiorno» ed è socio della “Società di Storia Patria per la Puglia”, e ha già pubblicato i precedenti libri Carmine Crocco. La mia vita da brigante (2001) e Don José Borges, generale catalano e guerrigliero borbonico: Diario di guerra (2003), entrambi per i tipi di Adda Editore.

Nel volume, corredato da una introduzione di Raffaele Nigro, «Il lettore troverà storie di donne famose e di altre sconosciute: l’autore ricostruisce le biografie delle brigantesse e vi aggiunge un lungo e inedito elenco di fiancheggiatrici. Scorrendolo si ha netta la sensazione che il ribellismo contadino meridionale fu un’autentica rivolta popolare, alla quale non si sottrassero le donne che, anzi, vi partecipa-rono in massa. È sembrato giusto sottrarle all’oblio in cui erano state confinate e restituirle alla memoria collettiva, per quello che sono veramente state: donne testimoni e, insieme, protagoniste di un’epoca, che reagirono alla violenza dell’invasione piemontese».

Il volume di Valentino Romano è inoltre il primo in assoluto che cataloga un grandissimo numero di brigantesse, grazie alla ricerca degli atti processuali dell’epoca. «Le schede – scrive l’autore – non hanno certamente presunzione di completezza: rappresentano, semmai, una prima, parziale, ricostruzione biografica della maggior parte delle donne che vissero e parteciparono al brigantaggio postunitario. Un punto di partenza che agevoli successivi approfondimenti e uno strumento che aiuti i lettori a meglio comprendere le cause, gli effetti e le dimensioni del fenomeno del ribellismo femminile in età postunitaria».

domenica 20 gennaio 2008

"Transiti e approdi": l'universo migratorio in Salento


L'ultimo studio sul tema dell'immigrazione partorito da autori pugliesi è il volume pubblicato per la casa editrice di saggistica FrancoAngeli, Transiti e approdi. Studi e ricerche sull'universo migratorio in Salento (pp. 272, euro 16). Il volume è curato dal prof. Luigi Perrone, docente di sociologia delle migrazioni all'Università degli Studi del Salento e coordinatore dell'Osservatorio Provinciale sull'Immigrazione (OPI), e raccoglie contributi di altri otto studiosi. Katia Lotteria e Melissa Perrone si occupano del lavoro agricolo dei migranti nel Salento per la raccolta delle angurie; Rossana De Luca, Maria Rosaria Panareo e Roberto Sacco si occupano delle strategie di adattamento di una comunità rom; sempre De Luca e Panareo, in un altro saggio, si occupano della scolarizzazione dei bambini rom; Ilenia Mele si sofferma sulla formazione del pregiudizio razzista negli adolescenti salentini; Maria Beatrice Leone sul tema dell'associazionismo tra migranti; Manuela Tritto, infine, sul tema della cittadinanza sociale.

L'attività dell'Osservatorio Provinciale sull'Immigrazione è particolarmente importante. Infatti «l'OPI si è trovato, in solitudine, a contrastare le politiche di un'emergenza inventata, che ha lacerato il tessuto sociale ed arricchito i locali "imprenditori della solidarietà". Le indagini sono state condotte con il metodo della ricerca-azione: conoscere per modificare il reale sociale. Ciò presuppone una partecipazione attiva e un confronto con il territorio, per sollecitare interventi sociali in risposta ai problemi emersi. Per i ricercatori dell'OPI essere nelle strade, nelle abitazioni e in tutti i luoghi praticati dai migranti è uno stile di vita, un modo d'essere, una cultura prima che una metodologia di ricerca. Significa fare ricerca con e tra i migranti, vivere con loro e partecipare i loro problemi».

Via: http://www.francoangeli.it/

sabato 19 gennaio 2008

"I luoghi della dimora", di Mimmo Pesare

Per le Edizioni Icaro della omonima libreria leccese, segnalo l'uscita, già da qualche mese, del saggio del dott. Mimmo Pesare, dottore di ricerca in "Etica e Antropologia" e in "Pedagogia della comunicazione" presso il Dip. di Filosofia e Scienze Sociali dell'Università di Lecce, oltre che redattore della rivista Quaderno di Comunicazione (Meltemi, Roma). Il volume s'intitola La dimora dei luoghi. Saggi sull'abitare tra filosofia e scienze sociali (pp. 208, euro 12).

In una breve scheda editoriale si legge: «Il problema dell'abitare, oggi, si avvia a diventare un topos della contemporaneità: avvertire il luogo del proprio vissuto non è solo un tema delle discipline tecniche che studiano l'habitat urbano e domestico ma costituisce anche, e specialmente, una domanda fondamentale delle scienze filosofiche e psicologiche. Da sempre le modalità di residenza dell'uomo e i luoghi abitati sono simbolizzazioni e metafore del rapporto tra se e il mondo.I saggi del volume, analizzando il concetto di abitare dal punto di vista teoretico della filosofia, della pedagogia, della psicoanalisi e dell'antropologia, tentano l'unificazione dei suoi significati lungo il crinale di una comune ermeneutica dell'abitare che vada nella direzione di una possibile koinè delle scienze sociali e lanciano la proposta secondo la quale sia possibile pensare tale concetto come metafora attiva per l'interpretazione dell'umano nel tempo del suo post. Lo spazio abitativo della dimora rappresenta un'immagine incancellabile dell'animo umano, senza la quale la grammatica della vita affettiva avrebbe probabilmente una struttura completamente diversa e di conseguenza anche gli aspetti cognitivi dell'apprendimento e delle relazioni sociali ne sarebbero interessati. Da qui la convinzione che sia fondamentale "pensare" l'abitare, prima di "praticarlo", all'interno di una circolarità del sapere e delle interpretazioni che suggerisce una fenomenologia dell'abitare come vero e proprio sintomo dell'attualità».

Via: http://reviewbook.blogspot.com/

venerdì 18 gennaio 2008

"Carapelle e Ordona. Una guerra tra poveri"

Per le Edizioni Del Rosone di Foggia segnalo la pubblicazione di un interessante studio sulla storia del primo Novecento in Capitanata, ad opera di Francesco Barbaro, giornalista pubblicista della «Gazzetta del Mezzogiorno», dal titolo Carapelle e Ordona. Una guerra tra poveri (pp. 282, euro 20, ill.). Il volume è uno studio monografico su un episodio realmente avvenuto nei pressi del torrente Carapelle il 7 gennaio 1914 quando a causa di un lavoro arbitrario si fronteggiarono gruppi di lavoratori di Ordona e di Carapelle, uno degli episodi più drammatici della storia del movimento contadino in Capitanata. L'autore ha ricostruito la vicenda storica dopo una minuziosa ricerca di carte di archivio, anche a Roma, per capire le ragioni politiche e sociali del grave fatto di sangue.

Gli scontri causarono due morti, diversi feriti ed un processo con 74 imputati in attesa di giudizio. Era fredda, almeno così la descrissero i testimoni sopravvissuti, la mattina di quel terribile 7 gennaio. All’alba di quel giorno un gruppo di 30 braccianti di Carapelle si recò ad Ordona, deciso ad intraprendere un lavoro arbitrario, cioè senza richiesta del proprietario del fondo. A motivare l’azione lo stato di indigenza causato dalla disoccupazione invernale. A questa azione arbitraria i contadini di Ordona, la frazione dove insisteva il fondo “Boffa” - dove si recarono i 30 carapellesi - risposero con un’azione ancor più grave. Radunatisi in piazza al suono di una tromba, gli ordonesi assalirono i carapellesi intenti a compiere il lavoro arbitrario.

Il volume è dedicato, con un gesto di grande sensibilità, «A Marian Macck che non ho mai conosciuto ma del quale ho scritto di una morte assurda. Marian Macck era un bracciante slovacco venuto a lavorare i campi di Capitanata. Marian è morto a 24 anni la sera del 17 agosto 2005 in località San Giusto nell’agro di Lucera, affogato in un vascone irriguo dove era scivolato mentre lavava stoviglie ed indumenti sporchi».

martedì 15 gennaio 2008

"La metafora e l'iperbole", di E. Catalano


Si presenta questa sera alla Feltrinelli-Libri e Musica di Bari il libro di Ettore Catalano, La metafora e l'iperbole. Studi su Vittorini (pp. 200, euro 16), dito da Progedit. Ettore Catalano (Bari 1946), ordinario di Letteratura Italiana nell’Università di Bari, dirige una collana di saggistica per le edizioni Giuseppe Laterza e svolge attività di operatore teatrale e regista. Questo volume giunge, peraltro, a trent'anni dal primo studio di Catalano su Vittorini, La forma della coscienza, edito da Dedalo e seconda importante monografia dell'autore dopo quella scritta pochi anni prima su Cesare Pavese.

Lo ricorda Raffaele Nigro nella sua recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» domenica scorsa (Nigro sarà presente anche questa sera alla presentazione del volume presso Feltrinelli). Nella recensione Nigro aggiunge: «Il saggio si occupa dei primi vent’anni di scrittura del narratore siracusano, partendo dall’ar ticolo «Scarico di coscienza» apparso sull’«Italia Letteraria» nel 1929 e proseguendo fino al 1942 anno di pubblicazione dell’antologia «Americana». Il Vittorini di Catalano è un narratore che vuole superare lo steccato della produzione nazionale e nel 1931 si accosta alla letteratura europea con i racconti di «Piccola borghesia», fa il verso a Joyce e aderisce alla rivoluzione del Fascismo. Ma è anche l’autore che scopre il decadentismo e la memoria, ama Proust e Svevo. Ma già l’anno successivo, con «Viaggio in Sardegna» è Lawrence il suo nuovo mèntore, Vittorini propone un reportage che è memoria e analisi antropologica».

Si aggiunge in quarta di copertina: «Questa ricostruzione diventa necessaria per comprendere, nel percorso postbellico e democratico-repubblicano, la ricchezza e la contraddittorietà di una figura intellettuale in cui la creatività si coniuga con la capacità “manageriale” di organizzatore di cultura democratica, ancor oggi modello suggestivo contro le chiusure “ombelicali” della letteratura stessa e il suo eccessivo ossequio allo strapotere dei media».

Via: http://www.progedit.com/

lunedì 14 gennaio 2008

Generazione Tuareg, di Francesco Delzìo


Il Direttore dei Giovani Imprenditori di Confindustria è pugliese, per la precisione nato a Bari nell'agosto nel 1974, e si chiama Francesco Delzìo. Laureato in Giurisprudenza, già giornalista della Radio Rai per alcuni anni, ora oltre a ricoprire l'incarico in Confindustria fa anche parte del comitato di redazione delle riviste New Politics (di "Il Riformista") e Zero (edizioni Marsilio). Da qualche mese ha poi dato alle stampe il suo primo libro, Generazione Tuareg. Giovani, flessibili e felici (pp. 93, euro 8), edito da Rubbettino nella collana "Problemi Aperti". Così si precisa in quarta di copertina il paragone tra i giovani e il tuareg: «I trentenni e i quarantenni di oggi si sono formati in un deserto, causato dal rapido e imprevedibile dissolvimento delle certezze che avevano caratterizzato il Novecento. Sono i protagonisti della Generazione Tuareg. Costretti a vagare in un mare senz'acqua come i nomadi del deserto, privi delle bussole che avevano guidato padri e nonni. Proprio come i Tuareg, hanno una sola chance per sopravvivere: affrontare il deserto in gruppo, abbandonando l'iper-individualismo di fine Novecento».

Così l'autore in un'intervista: «In Generazione Tuareg sostengo una tesi nuova: il vero problema non è il grado di flessibilità del mercato del lavoro – molto simile in tutta Europa – ma la mancanza in Italia della “flessibilità positiva”. E’ quel tipo di flessibilità che, per esempio, consente al giovane francese, tedesco o spagnolo di ottenere dalle banche un finanziamento per un master all’estero - se ha un bel curriculum scolastico - o per aprire un’impresa - se ha avuto una buona idea per fare business - a prescindere dalle condizioni economiche della famiglia di provenienza. Queste chances oggi non sono date ai giovani italiani, a causa della scarsa apertura alla concorrenza dei mercati dei servizi a rete».

Via: http://www.rubbettino.it/

domenica 13 gennaio 2008

"Perché ho sempre addosso un cielo"


Segnalo anche oggi, dopo il precedente di qualche settimana fa di Sabino De Bari, una nuova raccolta di poesie pubblicata dalla casa editrice romana Il Filo, ancora da parte di un autore pugliese. Si tratta stavolta della giovane di Mesagne Rita Greco, nata nel 1979 e attualmente collaboratrice dell'associazione culturale cittadina "Misciagni Nuestru", dove si occupa anche dell'organizzazione del Premio Letterario Nazionale "Città di Mesagne". Questo suo esordio letterario è intitolato Perché ho sempre addosso un cielo (pp. 58, euro 12) e arriva dopo che l'autrice ha conquistato il primo posto in diversi premi letterari.

Si legge nella prefazione curata da Enzo Dipietrangelo: «Ti accosti al mondo interiore di Rita con la curiosità e il rispetto del cultore d’arte che si accinge a svelare un’opera rimasta celata nel tempo; ti si dischiude uno scrigno, e non realizzi se sei più sorpreso o commosso. Poi entri nel suo silenzio, ti lasci permeare dalla carezza delle emozioni che suscita e ne sei coinvolto, quando non sconvolto, in un universo di sensazioni antiche e nuove, ora inaspettatamente dolenti, ora teneramente stillanti rugiada. E sono ricordi, aspirazioni, urla di rabbia o desiderio, lamenti di morte o d’amore, ricerca di sé e aneliti d’evoluzione, prima istintivamente repressi con pudore, poi finalmente esplosi e sapientemente sintetizzati (...)».

sabato 12 gennaio 2008

Un libro da e su Fasano

Arriva da Fasano la segnalazione del libro di oggi, che si accompagna anche alla notizia della nascita di una nuova casa editrice della stessa città della provincia di Brindisi (sulla quale, comunque, non si hanno ancora informazioni). Il libro in questione è quello dell'avvocato fasanese Italo Gentile che dopo una raccolta di poesie pubblica ora questo libro in prosa tra narrativa, testimonianza e autobiografia, dal titolo Sulle ali dei ricordi. Racconti, fatti, personaggi di vita vera e vissuta (pp. 192, euro 10), e la casa editrice è la Falcolini Edizioni, nata dall'omonima tipografia cittadina, e probabilmente alla sua prima pubblicazione, almeno da ciò che si deduce dalla recensione a cura di Gianni Custodero apparsa ieri sulla «Gazzetta del Mezzogiorno».

Sul volume, che si divide in diverse sezioni (tra cui «personaggi ed ‘eroi ’ del mio paese», «ricordi di scuola», «aneddoti e battute fasanesi» e «Fasano mia»), Custodero ha scritto: «In fondo, però, autentica protagonista, dalla prima all’ultima pagina, resta Fasano, "fatta a suo modo", "unica", "interiormente nobile ed aristocratica, ma di nobiltà ed aristocrazia del lavoro": non sembrano frasi di una lettera d’amore? Nel piccolo mondo evocato dal libro e nel suo campionario di varia umanità c’è di tutto: emergono gli artigiani, che rappresentano proprio quella aristocrazia operosa nella quale l’autore finisce per riconoscersi».

venerdì 11 gennaio 2008

Luca Galliano e l'educazione degli adolescenti

Tra le ultime pubblicazioni della casa editrice foggiana Bastogi, segnalo il piccolo volumetto di Luca Galliano, Come far diventare i piccoli di oggi grandi domani (pp. 44, euro 6). Il giovane autore, come si legge nella scheda editoriale, è nato a Benevento il 24 maggio 1981, ma ha vissuto gran parte della sua vita in Sicilia, a Rometta Marea. Nel 2000 si è trasferito a Gaeta (LT) e dal 2002 vive in Puglia, a Cerignola, e lavora a Manfredonia. Oggi, tra il lavoro e gli studi magistrali in "Dirigente e progettista dei percorsi formativi ed educativi", si dedica alla scrittura di testi ispirati alla promozione della lettura ad ogni livello (prenatale, familiare, scolastico, extra-scolastico, personale e per tutta la vita), nonché di romanzi formativo-educativi.

Nella prefazione del volumetto Ilaria Filograsso, ricercatrice presso l'Università degli Studi di Foggia nella cattedra di Letteratura per l'infanzia, evidenzia il «piglio critico e l’ampiezza di riferimenti teorici» attraverso cui l’autore «indaga sulle metodologie e sulle strategie più efficaci per la costruzione di un giovane lettore critico e motivato». Ed è proprio la lettura a costituire, secondo l'autore, «la grande opportunità, troppo spesso negata, o male gestita, di poter far crescere nel bambino quella capacità critica che gli consentirà di non lasciarsi condizionare e influenzare passivamente dai messaggi e dalle reclame che impongono scelte sulle quali qualcun altro ha fatto un ragionamento o che promuovono stili di vita e comportamenti cui ci si adegua senza consapevolezza e maturità», come si legge nella recensione di Maria Pia Vitulano apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno».

Via: http://www.bastogi.it/

giovedì 10 gennaio 2008

"K. il lobbista", di Lucia Fiorentino

K. il lobbista. Introduzione al principio di democrazia partecipativa (pp. 228, euro 18) è il titolo del libro, pubblicato dalle Edizioni Scientifiche Italiane di Napoli, che sarà presentato oggi, giovedì 3 gennaio, nella sala rossa del Castello, alle 17.30, a Barletta.
Il libro è stato scritto dalla barlettana Lucia Fiorentino. Nata a Barletta si è laureata in legge a 23 anni all’Università di Roma Tor Vergata e oggi a 31 anni è una delle più giovani esperte di relazioni istituzionali in Italia, autrice di numerosi articoli tecnici e ha vinto il premio «Paese delle donne 2006”.

Così si legge in quarta di copertina: «K. è il protagonista del Castello di Kafka, il più efficace manuale di relazioni istituzionali che sia mai stato scritto; K. è un lobbista perché come ogni lobbista egli è tutt'uno con la sua azione esibitiva degli interessi che intende rappresentare alle Autorità del Castello. Come lobbista K. commetterà 10 errori che pregiudicheranno inesorabilmente l'esito delle sue azioni. La pratica del lobbying quale «adattamento costruttivo» della prassi della democrazia trova un suo efficace modello giuridico-descrittivo nel principio di democrazia partecipativa. Le teorie che descrivono i comportamenti di interazione tra lobbies ed elemento pubblico influente vengono verificate sui terreno, poco praticato in letteratura, del corporate lobbying e delle corporate lobbying strategies».

mercoledì 9 gennaio 2008

Un nuovo volume di Vitilio Masiello


Nella collana «Odeporica adriatica» diretta da Giovanna Scianatico per i tipi della casa editrice Palomar è recentemente apparso un nuovo volume di Vitilio Masiello, noto italianista, docente della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Bari, dal titolo La Puglia di fine Settecento nelle relazioni di viaggio dei riformatori napoletani e altri studi settecenteschi (pp. 234, euro 26,00), che conferma il profondo interesse del critico per gli autori nei quali il legame tra finzione letteraria e impegno politico, tra realtà e ideologia è più forte ed evidente. Si legge in quarta di copertina: «Nel 1790-1791, mentre in Francia divampa la rivoluzione, due esponenti di spicco dell'illuminismo napoletano, Francesco Longano e Giuseppe Maria Galanti, compiono viaggi di ricognizione nelle province del Regno per accertarne lo stato e farne dettagliate relazioni al re. Nel libro vengono proposte le relazioni relative alle province pugliesi, che presentano un quadro di disgregazione sociale, di arretratezza economica, di potenzialità di sviluppo strozzate dalla persistenza soffocante degli ordinamenti feudali. L'autore si chiede se sia proprio azzardato individuare nel contenuto di queste relazioni le radici antiche della "questione meridionale"».

Come ha precisato Pietro Sisto in una recensione apparsa su «La Gazzetta del Mezzogiorno», «L’abate Francesco Longano, dopo aver visitato per conto dei Borbone la sua regione, il Molise, fu inviato in Capitanata per rendersi conto di persona delle condizioni economiche e sociali di quella «Puglia piana» che era divenuta per molti viaggiatori, italiani e stranieri, simbolo eloquente di arretratezza economica e sociale, paradigma dolente e periferico di un’umanità in cerca di riscatto. [...] Ugualmente stimolanti i due saggi dedicati al Galanti che nel ’91, in qualità di «visitatore generale del regno», per oltre due mesi viaggiò in lungo e in largo per la Puglia, una regione diversa dalle altre soprattutto perché composta da tre «province», a loro volta diverse una dall’altra, tra le quali la Peucezia (l’attuale Terra di Bari) gli apparve subito come «la parte più pregevole del Regno» e Bari come «la prima città» (ovviamente dopo Napoli)».

martedì 8 gennaio 2008

Il piacere del ritorno, un libro Progedit

La casa editrice Progedit informa che venerdì 11 gennaio sarà presentato a Bari il volume Il piacere del ritorno. Citazione, arti visive, comunicazione (pp. 160, euro 16), curato da Maria Rosaria Dagostino e Patrizia Calefato, con saggi delle stesse e di Claudia Attimonelli Petraglione, Angela D'Ottavio, Francesca De Ruggieri. Il volume è edito dalla Progedit nella nuova collana "Culture, Segni, Comunicazione", diretta dalla stessa prof.ssa Patrizia Calefato. La presentazione si articolerà in due momenti: il primo, più riservato agli studenti, si terrà alle ore 10,10, presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere (aula B), Via Garruba 6; il secondo, alle ore 18,30 del pomeriggio, presso il Presidio del libro Dolceamaro Caffé d'Arte, Via S. Francesco d'Assisi 1.A presentare il libro saranno Monica Centanni, docente della IUV di Venezia, e Pasquale Guaragnella, Preside della facoltà di Lingue. Saranno presenti le autrici, Franco Altobelli, autore dell'opera in copertina, e l'editore Gino Dato.

In quarta di copertina si legge: «Questo volume indaga gli spazi della citazione nella cultura audiovisuale contemporanea: cinema, moda, pubblicità, arti, musica, videoclip. Sono questi gli ambiti che vengono analizzati nei diversi capitoli tra loro connessi come le maglie di una rete. La citazione come pratica di discorso fatto di spazi diversi, di strati, di piani, necessita di scritture private ma connesse, di competenze specifiche ma orientate verso obiettivi condivisi. Ci capita spesso di avere sotto gli occhi o sotto mano qualcosa di consueto, di stereotipato, di già sentito e già visto, che possiamo però percepire solo impegnandoci in una diversa direzione dello sguardo, del linguaggio e dei sensi. Questo passaggio ci regala l’emozione dei salti logici, dei giochi di linguaggio, dell’ironia. Abbiamo bisogno di una citazione che non sia erudizione fine a se stessa o ossequio a un'“autorità”, abbiamo bisogno di tornare a provare “il piacere del ritorno”».

Via: http://www.progedit.com/

lunedì 7 gennaio 2008

Luigi Longo: un saggio su Emmanuel Lévinas


Per la saggistica filosofica segnalo oggi un volume edito nei mesi scorsi da Manni, dal titolo Da Atene a Gerusalemme. La crisi della filosofia occidentale in Emmanuel Lévinas (pp. 240, euro 20), scritto da Luigi Longo. L'autore del saggio si è specializzato in Teologia della comunicazione nella Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha conseguito, poi, la laurea in Filosofia nell’Università del Salento. Attualmente è titolare di borsa di studio nell’Istituto italiano di studi filosofici di Napoli e nell’Università Roma Tre.

Nella prefazione di Giovanni Invitto si legge, tra l'altro: «Il Lévinas di cui si parla in questo nutrito, accurato, documentato lavoro, è sulla linea di un pellegrinaggio ancora inverso rispetto a quello dello Zarathustra nietzscheano: è Abramo che sale la montagna non per scoprire la morte di Dio, ma per constatarne la presenza e la sua non trasformabilità nel Detto».
«Il libro - si legge in una recensione apparsa su http://www.lecceprima.it/ - ripercorre la teoresi di Lévinas, presentata come "evasione" dalle categorie proprie della tradizione filosofica occidentale [...] verso un'alterità, anch'essa facente parte della tradizione occidentale minore, rappresentata dalle categorie dell'ebraismo. E questo proprio quando il pensiero occidentale è ormai arrivato alla crisi, ispirata da Nietzsche e poi portata a compimento da Heidegger, dell'ontologia metafisica che ne aveva permeato gli sviluppi».

domenica 6 gennaio 2008

Antonio Sanna e "Il segreto di Pietro"

Si intitola Il segreto di Pietro l'ultimo romanzo di Antonio Sanna, pubblicato, come i due precedenti, dall'editore Matarrese di Andria. L'autore è nato nel 1934 a Barletta, e quivi ha prevalentemente vissuto, e vive tuttora. Dopo aver insegnato quarant'anni in un Istituto Superiore della città, si è dedicato alla letteratura, con la raccolta di poesie Per un sogno d'amore Isabella (Editrice Rotas) e con i due romanzi Un viaggio lungo trent'anni e In un paese lontano, ambientati entrambi in Angola dove l'autore seguiva le vicende del protagonista Francesco Summa Vinci. Nel Segreto di Pietro Sanna racc0nta invece la storia di un uomo solo, misterioso, custode di un segreto inconfessabile. Al centro della vicenda c'è uno psicologo sociale che, invitato a tenere delle lezioni universitarie a Roma, si imbatte in una realtà di miseria e di abbandono, dove incontrerà il protagonista Pietro, che prima lo incuriosisce per deformazione professionale, poi in un secondo momento lo avvince, sino all’imprevedibile epilogo finale.

Sulla storia raccontata nel romanzo lo stesso autore ha scritto: «Il libro non intende condannare la violenza in modo retorico e vuoto, ma è un tentativo di approfondimento serio e scevro da fatalismi, sul devastante dolore, sul trauma profondo, che esperienze tragiche come quella descritta nel romanzo, possono provocare su chi le subisce ma anche su chi è vicino alla vittima. Ferite che non è possibile rimarginare e ti segnano per tutta la vita. Ciò riaffiora costantemente soprattutto nei dialoghi serrati tra vittima e carnefice, tra lo psicologo e Pietro. Per questo mi pare giusto definire il mio ultimo lavoro quasi un saggio sui misteriosi e spesso imprevedibili comportamenti umani».

Via: http://www.matarreseeditore.it/

sabato 5 gennaio 2008

Communism, bed & breakfast, di Raffaele Gorgoni



Dopo i due romanzi storici Lo scriba di Casole e L'oratorio della peste, Raffaele Gorgoni, noto giornalista della Rai pugliese, torna con una nuova opera narrativa, Communism, bed & breakfast e altre storie (pp. 127, euro 13), ancora per i tipi di Besa. L'autore dà vita a cinque racconti tra storie di fantasmi e fantasmi della Storia. In un hotel, una storia intessuta di grandi passioni e tragedie finisce in anguste miserie, tra abiure e tradimenti. Poi il sortilegio e la magia dell’amore fanno argine al
dilagare di una crescita economica ad ogni costo. Luce su una
vicenda di sangue e amicizia maturata nell’inferno della Guerra di Spagna. Infine, la storiadel talento di un giovane violinista che salva un intero paese dalla morsa della criminalità e il racconto di un mafioso «diversamente vivo» che ripercorre la sua discesa agli inferi tra omicidi e traffici di stupefacenti per riflettere su ciò che ha perduto.



Su MusicaOs.it si trova l'ottima recensione di Luciano Pagano, ripresa anche su BesaBlog, dove si legge tra l'altro: «Quello che ci si aspettava da un autore che era capace di trattare la materia storica come si fa con il reportage dell’odierno era che si accostasse alla contemporaneità con gli strumenti della storia, e così è stato, in consapevolezza dell’obiettivo e senza appesantire la narrazione di orpelli metodo-sociologici, usando il pretesto del sogno che al suo svanire riporta al punto di partenza, ma con un sentire differente; come nel racconto del commerciante che decide di non pagare più il pizzo, e lo fa nel modo più plateale possibile, in una terra che accoglie le sue tragedie con un pizzico di ironia e sarcasmo».

Via: http://www.besaeditrice.it/

venerdì 4 gennaio 2008

Ancora su mons. Tonino Bello: I roghi accesi dal Maestro


Anche questo mese segnalo un libro sugli insegnamenti di mons. Tonino Bello, pubblicato dalla casa editrice di Terlizzi Ed Insieme, fondata dallo stesso religioso, e ad opera di Agostino Picicco, dal titolo I rochi accesi dal maestro. La cultura nell'azione pastorale del vescovo Tonino Bello (pp. 128, euro 7,50). L'autore è coordinatore delle presidenze di facoltà dell'Università Cattolica di Milano. Il libro affronta «La dimensione culturale nell'impegno pastorale di don Tonino Bello. L'elaborazione magisteriale, gli interventi sulla stampa diocesana, il rapporto con gli intellettuali, la formazione del clero e dei laici, il dialogo con i non credenti».

Il volume è stato presentato la scorsa settimana a Leuca, a pochi giorni dall’annuncio del via libera al processo di beatificazione del compianto
presidente di Pax Christi, morto nel 1993. In 124 pagine vengono ripercorsi gli scritti di Don Tonino, esaminando il suo magistero in termini culturali, in relazione all’emergere di modelli di vita, criteri e valori. Vengono illustrati la vita, l’operato e il compito magistrale del vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, organizzatore della «marcia dei 500» a Sarajevo nel 1992, indagando la formazione di clero, laici e adolescenti, i rapporti con gli intellettuali e gli scritti a loro rivolti. Accanto a questo l’approccio con i giovani, l’attenzione alla stampa locale e lo stile di elaborazione di testi e discorsi.

giovedì 3 gennaio 2008

La storia dell'Iraq scritta da Vito Salierno

L'Iraq e la sua storia sono da alcuni anni al centro dell'attenzione, anche editoriale, dell'Italia e del mondo intero. Ne ricostruisce la storia, dall’alba della civiltà a marzo del 2007, Iraq. Dai Sumeri a Saddam Hussein , il recente volume pubblicato nella collana «Oriente» dell'editore Capone (pp. 240, 23,00 euro). Autore è Vito Salierno, specialista in lingua e cultura urdu, che ha insegnato all’Università di Karachi ed ha diretto il Centro italiano di cultura in Pakistan.

Ha scritto Gianni Custodero in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno»: «Salierno ripercorre i vari passaggi con esemplare capacità di sintesi ed utilizzando un ampio ventaglio di fonti, con particolare attenzione per quelle islamiche. La lunga stagione dell’Islam comincia a Quadisiyyah, nella primavera del 637, con la vittoria dei musulmani di Sa’d ibn Abi Waqqas sull’esercito dell’impero persianio dopo tre giorni di battaglia. Ed è subito scontro tra sciiti e sunniti: i primi riconoscono erede del profeta come guida religiosa e politica, Alì, cugino e genero di Maometto per aver sposato la figlia Fatimah; gli altri, invece, sostengono che né il Corano né la tradizione prevedono l’ereditarietà delle funzioni. L’assassinio di Alì, pugnalato nella moschea di Kufah in gennaio del 661, rende insanabile lo scisma. [...] Puntuale anche nella lettura delle vicende oltre il confine della cronaca, Salierno conclude il suo percorso lungo oltre cinque millenni citando Robespierre, l’incorruttibile protagonista della Rivoluzione francese, il quale sosteneva che "l’idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione" e che "nessuno ama i missionari armati"».

mercoledì 2 gennaio 2008

Il Palazzo della Marra a Barletta: un libro

Il palazzo della Marra a Barletta è stato riaperto da due anni circa dopo alcuni decenni di abbandono e, poi, di restauro. Oggi ospita alcune tra le manifestazioni culturali più importanti della Città di Barletta, come le mostre, ormai a cadenza annuale, su Giuseppe De Nittis e la stessa Pinacoteca dell'artista barlettano prima conservata delle sale del Castello Svevo. Per scoprire questo speciale «scrigno», segnalo il libro scritto da Maria Pia Villani, dal titolo Il Palazzo della Marra a Barletta edito da Cacucci Editore - Bari.

Nella recensione di Giuseppe Dimiccoli apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» si legge: «L’autrice, forte delle sue due lauree con lode in giurisprudenza e in scienze del turismo culturale, con dovizia di particolari e con uno stile narrativo accattivante, è riuscita a documentare la storia di questo palazzo dalle sue origini ai giorni nostri. Il libro, che al suo interno contiene delle belle immagini fotografiche e una completa cartografia del restauro e dei vari progetti di allestimento di musei, è strutturato in tre capitoli: il primo si occupa della storia, il secondo dell’architettura mentre il terzo analizza il palazzo della Marra e la pinacoteca «Giuseppe De Nittis». Certamente la Villani, in questa sua fatica libraria, si è mossa da un lato sul binario del rigore storico nel reperimento di fonti inedite e nella analisi di quelle esistenti, dall’altro su quello della passione nei confronti della storia dell’arte essendo da oltre dieci anni figura emerita nel campo del volontariato culturale come socia dell’Archeoclub d’Italia sede di Barletta».

Clara Gelao, direttrice della pinacoteca provinciale di Bari e autentica studiosa della arte, nella presentazione afferma che: «lo studio della Villani si inserisce in quello che potremmo chiamare il revival del Rinascimento pugliese, tanto numerosi e interessanti sono gli studi che, da qualche anno a questa parte, hanno investito questo periodo della storia dell’arte pugliese, a fronte di un precedente pressoché totale disinteresse» aggiungendo che: «il libro segue un percorso criticamente ineccepibile: il palazzo viene inquadrato in un contesto più ampio, ripercorrendo la storia della Puglia, e della Terra di Bari, nel Quattro e Cinquecento».