sabato 26 luglio 2008

"La sventurata sorella della poesia", di Dario Dellino

È in vendita in diverse librerie di Bari, come la Libreria Laterza, Palomar, Roma, Adriatica, Villari, oltre che presso il cinema Splendor dello stesso capoluogo pugliese, il romanzo d'esordio di Dario Dellino, animatore del circolo Arci Gramigna di Bari, dal titolo La sventurata sorella della poesia (pp. 192, euro 8,90) pubblicato dalla società editrice Supporto Cartaceo. L'autore è nato e vissuto prevalentemente a Bari, pur avendo vissuto diversi periodi della sua vita all'estero. Una tragicommedia di sapore evangelico (ma non troppo) è uscita nel 2006 in Nicolaus – rivista di teologia patristica. Altri racconti sparsi sono usciti su quotidiani e settimanali, oltre che su diversi siti internet: uno di questi racconti può leggersi qui. Nella trama di questo suo romanzo d'esordio, invece, si legge: «In un rovente meridione popolato da preti e perdigiorno, Gianni Tranquillo, a causa d'un surreale incidente è costretto al suo debutto in società. Vivendo con lo zio perché inadatto ad ogni attività crede sulle prime d'essere spacciato. Con la porta di casa sbarrata, senza un soldo in tasca e una fame e una sete pazzesche cerca asilo e conforto bussando a tutti i santi della città. Un ritmo bizzarro accompagnerà le avventure di questo candido personaggio. Chiede pane e gli cantano favole, cerca asilo in un terrazzo, tra tortore e fichi, s'innamora d'una bionda troppo prosperosa. Non si dà per vinto: continua, cammina, spera e porta il tempo delle sue sconfitte sorridendo e scuotendo la testa. Ha un piano e lo mette in atto, solo che un'altra volta, il destino, ficcandoci la sua zampaccia pelosa scompiglierà tutto. Situazioni spettrali e misteriose si susseguono: ma Gianni è uno scettico materialista con i piedi piantati in terra. Tutto sembra volgere al peggio quando, inaspettatamente, succede qualcosa».

Questo, invece, un estratto del romanzo di Dellino: «Il santo, protetto dalla campana, vestito di giallo, bello riposato, accettava con gusto le suppliche di quelli che gli strisciavano sotto. Beato te, pensai avvicinandomi. Chiesi un paio di cosette. Le mani giunte, spossato, mi inginocchiai. Un tempo me ne sarei vergognato: la preghiera è una faccenda molto intima, molto personale. È come fare sesso: soltanto gli esibizionisti e i depravati amano farlo in pubblico. Ma quel giorno ero stanco, molto stanco. Non me ne accorsi nemmeno: mi poggiai sulle ginocchia, e, abbandonata la fronte alle mani giunte, chiusi gli occhi. Nel buio della mia anima apparve una macchia bianca. La macchia aveva un cappellino di carta e una pala di legno tra le mani. Era Riccardo, il panettiere. Sorrise: io sorrisi. Riccardo ficcò la pala nel buio del sogno e la tirò indietro, illuminata, in primo piano. Sulla pala c’era una focaccia appena sfornata. Grande come la ruota di un camion, croccante, dorata, soffice, calda, profumata, sfrigolante. I pezzettoni di pomodoro affondavano nella pasta come crateri e c’erano olive e granelli di sale grosso e origano e olio. Aprii gli occhi e guardai in alto. Una smorfia mi sformò il viso e le braccia, per lo sconforto, cascarono a terra».

venerdì 25 luglio 2008

Al via "D... Multiverso Donna", di Paola Scialpi

È nato da qualche anno oramai a Lecce, in via Caracciolo 19, nei pressi della Chiesa del Carmine, il primo Laboratorio di Ricerca sull'Arte Contemporanea, diretto dall'artista Paola Scialpi per conto della S/Pulp Art Factory Industries. La sede del laboratorio contiene un piccolo centro di documentazione, sempre più in crescita, sull'arte contemporanea italiana e internazionale, ed è a disposizione di quanti vogliano attivare un dialogo sulle diverse latitudini e codici dell'arte contemporanea e promuovere personali spunti di ricerca attraverso la consultazione del materiale disponibile. Un progetto ambizioso, quello del Laboratorio salentino, fortemente voluto dall'artista Paola Scialpi, che senza ombra di dubbio favorirà nel tempo lo scambio e la ricerca non solo tra gli artisti e la critica del territorio salentino, ma potrà anche diventare un importante punto di riferimento per chiunque desideri addentrarsi nel mondo dell'arte di oggi.

«Temo che una carenza di luoghi in cui poter liberamente accedere alla consultazione di documenti sull'arte contemporanea - dichiara Paola Scialpi - sia alla base dell'insofferenza di artisti, critici, e appassionati di quest'ambito della cultura. Poiché non c'è più nulla da inventare in quest'epoca in cui andiamo talmente di fretta da non riuscire nemmeno più a scrivere, raccogliendo immagini, con questo progetto tenterò di costruire una memoria iconografica». Ma Paola Scialpi ora decide di lanciare il progetto D...Multiverso donna. Il progetto, (che prende spunto dalla sua ultima personale di pittura) vorrà essere un guardare, attraverso la scelta di un cappello o di un copricapo, di un abito, di un solo sguardo, di un bacio, di un incontro sospeso tra le resa e l’attesa, la profondità e l’intimità dell’animo femminile, della donna, essere che a volte sembra apparentemente frivolo, ma che si rivela creatura capace di forti sentimenti e grandi qualità seduttive nella sfera “predatoria”. La donna rimane a tutt’oggi un mistero che vuole essere indagato, e che forse si scioglie all’improvviso cambiando il punto di vista sulla vita, la realtà di un mondo non solo “tutto rosa e fiori”, dove non basta semplicemente cambiarsi d’abito o rompere un’abitudine per creare diverse prospettive. L’appello è rivolto questa volta alle poetesse, che con i loro versi sentono di poter contribuire a creare una mappatura per versi dell’universo femminile oggi. Si potrà pertanto inviare al seguente indirizzo mail (s_pulpartfactory@libero.it) un contributo poetico di massimo 20 versi e un’ immagine (non coperta da copyright), indicando autore ed eventualmente la fonte, in jpg.

I contributi selezionati verranno pubblicati sul blog www.paolascialpi.blogspot.com ed entreranno a far parte dell’archivio del Laboratorio di Ricerca sull’Arte Contemporanea. I materiali potranno essere inviati dal 23 luglio 2008 al 23 agosto 2008 alla casella mail indicata.

giovedì 24 luglio 2008

Dati AIE: Puglia ultima per numero di lettori

In un articolo pubblicato oggi sull'edizione barese di «Repubblica» viene data notizia di una ricerca promossa dall'AIE, l'Associazione Italiana Editori, che riporta dati assai poco confortanti per la lettura in Puglia. Secondo questa ricerca, infatti, la Puglia sarebbe addirittura l'ultima regione in Italia, superata anche da Campania, Calabria e Sicilia, per percentuale di lettori, ferma al 28,9%, contro una percentuale dell'intero Sud Italia del 31,2. Nell'articolo di Antonio Di Giacomo vengono raccolte le impressioni a freddo di alcuni protagonisti del mondo editoriale pugliese, per lo più sconcertati dinanzi a questi dati, che pongono comunque la priorità di un rilancio del sistema della lettura in Puglia.

La reazione più dura è quella di Giuseppe Laterza, editore e fondatore dei Presìdi del Libro, che dice: «Io non ci credo a questi dati. Perché lavoro nell'editoria dal 1980 e sono trent'anni che sono testimone di un'altalena continua di cifre. Mi chiedo quanto ampio sia stato il campione dell'indagine, a chi si siano rivolti e in quale modo. Pur facendo parte dell'Aie, nutro seri dubbi sulla costruzione del dato e la sua rilevazione. Perché sono convinto che ricerche di questa natura non debbano essere commissionate da una corporazione, ma effettuate invece dall'Istat. Quello che discuto è il singolare posizionamento della Puglia. Non l'evidenza dei bassi indici di lettura. Ma quest'emergenza si affronta intervenendo su più fronti, a cominciare da un piano di consolidamento di una rete delle biblioteche». Su questo punto si sofferma anche Emanuela Angiuli, direttrice della Biblioteca provinciale "De Gemmis" a Bari vecchia: «La Puglia ha una rete di biblioteche, grandi e piccole, molto fitta su base territoriale. Eppure se andassimo a dare un'occhiata ai bilanci che gli enti locali riservano loro ci renderemmo conto che a disposizione ci sono pochi spiccioli. Vuol dire che le biblioteche non sono in grado di proporre un'offerta di lettura aggiornata: in parole povere non hanno materia prima». Lo scrittore martinese Mario Desiati (siamo in attesa della pubblicazione del suo secondo romanzo sempre per Mondadori), pone invece l'attenzione sull'assenza di librerie: «In Puglia ci sono poche vere librerie. E le istituzioni dovrebbero forse anche preoccuparsi di offrire sgravi e incentivi a chi decide di affrontare la scelta coraggiosa di aprire una libreria». L'assessora regionale alla Cultura Silvia Godelli conferma: «Per conto nostro continueremo a sostenere ogni progetto per la promozione della lettura, consapevoli però che queste iniziative da sole non bastano visto che si rivolgono a un target già sensibilizzato. Sono i non lettori, invece, quelli da conquistare».

Dati AIE:

mercoledì 23 luglio 2008

"Spazzanapoli", a cura di E. Angelini, G. Di Gennaro e R. Santoro

Per i tipi della casa editrice romana Leconte, nota soprattutto per la pubblicazione della rivista letteraria Storie, premiata nel 2003 negli Stati Uniti dal Writer's Digest come migliore rivista letteraria internazionale, è stato di recente pubblicato un volume (Spazzanapoli. Storie di monnezza da una città rifiutata, pp. 160, euro 12) che affronta l'emergenza rifiuti di Napoli e della Campania tra l'inchiesta e il racconto, scivolando tra i generi ma tenendo sempre fermo il punto della questione. Insieme a Enzo Angelini, giornalista, e Giorgio Di Gennaro, insegnante e scrittore, il libro è curato dal pugliese Roberto Santoro, nato a Bari nel 1972 ma residente a Roma, dove insegna Letteratura italiana e fa parte del "gruppo storico" della rivista Storie, occupandosi di rubriche e testi. Collabora, inoltre, con «Il Quotidiano di Lecce», ed è redattore anche del sito internet di grande interesse Questioni di frontiera aperto da pochissimi giorni e che si occupa in particolare, ma non solo, di politica italiana e internazionale (con particolare attenzione alla campagna elettorale americana e ai legami internazionali tra Europa, Balcani e Mediterraneo) e di cultura.

Tornando a Spazzanapoli, volume sul quale torneremo sicuramente a parlare in seguito, esso comprende inchieste come quella di Luca Borello, ricercatore anche su temi come gli stupefacenti e l'immigrazione, e un racconto di Sergio Nazzaro, che così comincia: «Il pomodoro si mischia allo sciroppo scaduto per la tosse. La merda del pannolino si mischia con la crema per il corpo. Il limoncello avanzato scola via dalla bottiglia e penetra nel casatiello di Pasqua. Lo spaghetto alle vongole veraci striscia subdolamente nel barattolo di mais. Le lische e le teste di pesce fanno un brodetto nella lattina dell'olio per auto. Non ci sono distinzioni o razze nel sacchetto. Tutto si mischia, si fonde, si solidifica». Infine, in appendice, viene riportata una selezione delle infinite promesse dei politici di schieramento diverso, «ma con la medesima demagogia», sul tema dell'emergenza rifiuti, a partire dal 1994, anno in cui l'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi affidava a Guido Improta il Commissariamento straordinario dell'emergenza, «per contrastare le ecomafie e la gestione politico-clientelare della immondizia».

martedì 22 luglio 2008

La ristampa anastatica di un'opera di mons. Sarnelli su Bisceglie

La lista di sempre nuove pubblicazioni a carattere ecclesiastico e religioso (se ne è parlato pochi giorni fa in merito ai libri di mons. Catarozzolo e di M. Amodio), si arricchisce di un nuovo esemplare, stavolta particolarmente importante perché si tratta della ristampa anastatica di un volume della fine del XVII secolo ormai introvabile in biblioteche nazionali e pugliesi e strettamente legato, ancora una volta, alle pratiche religiose e devozionali di una città pugliese: questa volta si tratta di Bisceglie, in provincia di Bari, l'unica città in Italia a festeggiare ben tre santi patroni (Mauro, Sergio e Pantaleone). Autore dell'opera in questione, che sarà presentata il prossimo 7 agosto proprio in occasione dei festeggiamenti in onore dei Santi Martiri patroni di Bisceglie, è mons. Pompeo Sarnelli (1649-1724), nato a Polignano a Mare e morto a Bisceglie, dove è stato arcivescovo dal 1692 all'anno della sua morte. L'opera, dal titolo L'Arca del Testamento in Bisceglia o sia Istoria dè SS. Martiri Mauro vescovo, Pantaleone e Sergio, martirizzati à 27 di luglio del Signore 117, fu scritta dal vescovo di Bisceglie mons. Pompeo Sarnelli ed edita a Venezia nel 1694.

Tre secoli dopo, dunque, riprende vita l’opera di mons. Sarnelli, erudito umanista oltre che vescovo intransigente della diocesi di Bisceglie e segretario del cardinale Orsini (il futuroPapa Benedetto XIII), L'opera in questione, che come si diceva è ormai introvabile (l'unico esemplare è stato rintracciato presso la Biblioteca della Società napoletana di storia patria di Napoli), rivedrà dopo tre secoli la luce in qualche centinaio di copie stampate dall’editore biscegliese Antonio Cortese su iniziativa della Commissione Diocesana Feste Patronali e dell’amministrazione comunale. Si tratta di un libro che raccoglie curiose informazioni sul culto dei tre santi di Bisceglie. Inoltre, come ricorda in una recensione Luca De Ceglia, «Analoga iniziativa vide sempre l’editore Cortese e un gruppo di emigranti di Bisceglie e Trani riuniti nel circolo «Ponte Lama» protagonisti a Milano nel 1983 della ristampa anastatica (diventata anch’essa introvabile) dell’importante libro intitolato: Memorie de' Vescovi di Biseglia e della stessa Città, che vide la luce originariamente a Napoli nel 1693. L’attività pastorale di Pompeo Sarnelli è stata oggetto di uno studio effettuato da don Pasquale Caputi, parroco della chiesa di San Silvestro, pubblicato nel 2006 dal Comune di Bisceglie così come un “vademecum” contenente la sua vasta produzione letteraria, la committenza artistica e l’iconografia fu realizzato nel 2002 da Michela Tocci, Massimo Ingravalle, Giacinto La Notte e Luigi Palmiotti».

lunedì 21 luglio 2008

"Il falsario di Stato", di N. Biondo e M. Veneziani

Dopo aver pubblicato nel 2006, presso l'editore Castelvecchi, il bel volume Controinformazione. Stampa alternativa e giornalismo d'inchiesta dagli anni Sessanta a oggi, con prefazione di carlo Lucarelli, il giovane barese Massimo Veneziani ha da poco pubblicato, insieme a Nicola Biondo, un altrettanto interessante volume per i titpi di Cooper Editore, dal titolo Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo (pp. 208, euro 10), che fa luce soprattutto sulla storia di Tony Chichiarelli, autore del falso comunicato n.7 delle Br che annuncia la morte di Aldo Moro. Laureatosi in Scienze della Comunicazione con una tesi in Storia del Giornalismo sul cambiamento della comunicazione giornalistica durante gli anni Settanta, Massimo Veneziani da tempo vive a Roma dove lavora nella redazione di programmi televisivi, mentre Nicola Biondo, giornalista freelance, è stato consulente di diverse procure e ha collaborato al programma televisivo Blu notte di Carlo Lucarelli.

Gli autori partono proprio dall'apocrifo documento numero 7, che tra l'altro recitava: «Comunichiamo l’avvenuta esecuzione del presidente della Dc Aldo Moro; mediante suicidio... La salma di Aldo Moro è immersa nei fondali limacciosi del lago della Duchessa...», dalle Br poi attribuito direttamente alla regia a Giulio Andreotti. La storia di questo documento si intreccia invece con quella di Tony Chichiarelli, nato a Magliano dei Marsi nell'Appennino abruzzese, del quale gli autori ripercorrono la vita e le azioni criminose, fino a frequentare il gruppo della Banda della Magliana. Solo dopo la sua tragica fine - sette colpi di pistola alle spalle e al torace esplosi da un sicario appostato davanti al portone di casa, in via Ferdinando Martini - si scoprirà che era stato Tony Chichiarelli ad aver firmato il falso documento delle BR. Si saprà anche che le sue vicende s’intrecciano con quelle del nostro paese. Vicende che portano con sé altri angoscianti interrogativi. Chi era infatti a sfruttare le particolari doti di falsario di firme, ma anche di opere d'arte, del Chichiarelli, chi c'era dietro di lui a guidarne le mosse, «ad ordire le trame di un gioco sottile e perverso?». Come riporta Vinicio Coppola in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del mezzogiorno», «L’umana avventura di Tony non è altro che il capitolo di una storia più grande che, riletta in chiave criminale, andrebbe ricostruita più compiutamente. Dal saggio di Biondo e Veneziani, emerge comunque un pressante invito: scavare nei meandri del nostro passato, porci domande, anche «cattive», per ottenere delle risposte esaustive. Il dado è ormai tratto. Il filo d’Arianna ce lo porgono gli stessi novelli «007», che non hanno esitato a consultare le più svariate fonti giudiziarie, comprese le deposizioni e le testimonianze sul delitto Pecorelli nonché gli atti delle commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Moro».

sabato 19 luglio 2008

Giorgio De Rienzo sul festival "Il libro possibile" di Polignano a Mare

Giorgio De Rienzo, scrittore e critico letterario, già docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Torino, dove è nato e vive, ha partecipato quest'anno al Festival "Il libro possibile" di Polignano a Mare, del quale ho già riferito nei giorni scorsi. Pochi giorni fa lo stesso De Rienzo ha inviato al «Corriere del Mezzogiorno» un ricordo della sua partecipazione, che riporto qui di seguito quasi integralmente:

«Pare incredibile ma Il Libro possibile di Polignano a Mare cresce di anno in anno, con un budget con cui altri festival letterari non partirebbe neppure. Ero stato qui due anni fa un giorno solo e m’ero portato dietro un ricordo di bella compagnia. Sono tornato quest’anno per girare, curiosare e cercare di capire perché tantissima gente (con tanti lettori veri) riempissero le piazze di San Benedetto e dell’Orologio, la splendida balconata a picco sul mare e la via Molini. I vigili urbani hanno calcolato più di diecimila persone a sera presenti ai vari incontri con l’autore, ai concerti di band di giovani (con ottimi solisti) e alle esibizioni di danza.
Il merito del successo va esclusivamente all’associazione Artes e al gruppo di giovani (tutti volontari) che circondano Rosella Santoro, intelligente e appassionata anima del festival. Poco sostanziosi i contributi degli enti locali, la Provincia e il Comune di Polignano, che tuttavia per bocca dell’assessore alla Cultura ha promesso pubblicamente di raddoppiare almeno il suo contributo per l’anno prossimo. Assente ingiustificata è la Regione. Eppure Artes è riuscita a portare qui Paolo Giordano, premio Strega 2008, e Paolo Di Stefano, probabile vincitore del Campiello, nonostante la diffidenza dei grandi editori che continuano a non credere nel Sud. Se venissero una volta, cambierebbero idea: e scoprirebbero che qui ci sono quelli che loro definiscono lettori forti.
La formula vincente del festival di Polignano sta nella capacità di sapere creare un clima di festa colta e popolare insieme. Dove lo spazio lo consente (in piazza dell’Orologio) può capitare che attorno al palco si raccolgano centinaia di persone attente e incuriosite per sentire parlare di poesia, mentre poco più in là ragazzini giocano al pallone o a nascondino per dare sfogo alla propria vitalità. Se si sta all’inizio della piazza pare impossibile che le voci dei ragazzini non disturbino gli adulti pochi metri più in là. Se ci si trova sul palco a presentare un libro oppure tra il pubblico quel vociare non dà fastidio. È il miracolo acustico delle piazze di Polignano che, grazie alle suggestive architetture dei palazzi, costituiscono una sorta di auditorium ideale.
Per ragioni professionali sono stato in altri festival del Nord: a Pavia, a Mantova, alla Fiera del Libro di Torino, dove vivo. La differenza è quella tra un inferno dove suoni e voci si accavallano e un paradiso in cui tutto si armonizza. […] È un pubblico duttile quello di Polignano. Si adatta al parlare torrenziale di Odifreddi, “matematico impenitente” e ormai ateo quasi per professione, come al ragionare pacato, all’argomentazione riposante della Pisu che discute della Cina dall’antichità ad oggi».

venerdì 18 luglio 2008

"Tradizioni religiose mesagnesi", di mons. A. Catarozzolo

La casa editrice mesagnese La rotta del Sole - Giordano Editore ha di recente pubblicato un volume di un noto personaggio ecclesiastico della stessa cittadina in provincia di Brindisi, mons. Angelo Catarozzolo, dal titolo Tradizioni religiose mesagnesi, in occasione dell'anniversario dei sessant'anni di sacerdozio. Il volume, dedicato a «Mons. Antonio Epicoco, pastore umile e zelante fedele custode delle sacre tradizioni mesagnesi con grata memoria», ripercorre con attenzione le diverse forme della religiosità popolare durante l'anno ecclesiastico, con particolare attenzione alle forme della pietà popolare durante la Settimana Santa, le feste mariane, il Corpus Domini e il Natale. Inoltre, viene pubblicato in questo volume il «corpus» dei «Documenti per Mesage Civitas Mariae» e l'autore dà anche un contributo alla storia dei rapporti tra chiese d’Oriente e di Occidente con il saggio dal titolo: «Riflessioni su alcuni aspetti rituali del Natale a Mesagne».

La presentazione è a firma di don A. Argentero, arciprete di Mesagne, che scrive: «bella e importante è questa fatica di mons. Catarozzolo, che raccoglie memorie preziose di una vita povera e semplice eppure così ricca di fede nella provvidenza di Dio e così ricca di umanità saggia e paziente, di amicizia e concordia, di tanta gioia di vivere. Vita dalla quale abbiamo attinto largamente forza di umanità». La premessa invece è a cura di Mario Vinci, presidente dell’Istituto culturale «Storia e Territorio», che scrive: «Queste pagine si collegano idealmente a quelle che l’Istituto Culturale “Storia e Territorio” offrì a mons. Catarozzolo in occasione del 50° di ordinazione sacerdotale: quattordici contributi scritti, accorpati dal titolo “Duc in altum…”, che dava la cifra di un impegno civile, sociale ed ecclesiale, ricordati magistralmente nella Prefazione di Gianfranco Liberati che osservava nell’azione del nostro Presidente onorario, già nel 1966 ai tempi in cui è stato Arciprete a San Donaci, “una pronta ed acuta sensibilità verso i profili culturali di un impegno che, purtroppo, già declinava”. [...] Tante volte, infatti - spiega -, all’apparire di uno scritto di mons. Catarozzolo, sulla stampa quotidiana o su una rivista, amici ed estimatori, concittadini e non solo, hanno chiesto copia dello stesso o hanno sollecitato ad un ampliamento di quanto sostenuto, andando oltre la necessità di dover stare nell’angustia di poche colonne tipografiche. Ecco, dunque - aggiunge - che queste pagine rappresentano le prime conclusioni di alcuni discorsi intrapresi, ai quali il nostro Presidente onorario ha dato, adesso, una configurazione più ampia, senza mai rinunciareal tono piano e colloquiale, essendo questo lavoro indirizzato ad un pubblico vasto, capace di seguire le coordinate chiare di un’attenzione alla comunità degli uomini, persone a tutto tondo, ciascuna delle quali è unica, davvero fatta ad immagine e somiglianza di Dio».

giovedì 17 luglio 2008

"Salento Lungomare", di Marcello Moscara

Dopo aver pubblicato lo scorso anno il volume fotografico Salento, un vero e proprio "libro cubo" con le migliori immagini del Salento dell'interno e della riviera, Marcello Moscara ha da poche settimane dato alle stampe il secondo volume di questa collana ideale tuta dedicate alle più suggestive immagini del Salento, stavolta percorso lungo la costa, quindi dal titolo Salento Lungomare (pp. 354, euro 20). Anche questo volume "cubo" è stato pubblicato dalla casa editrice di famiglia dell'autore, la Moscara Associati con sede a San Cesario di Lecce. Come fotografo professionista Marcello Moscara è autore di immagini e campagne fotografiche per l’editoria, per la pubblicità e per la comunicazione d’impresa. Al Salento, luogo dove è nato (Galatina, 1972) e dove ha sede il suo studio, ha già dedicato pubblicazioni di successo, testimonianza del suo impegno professionale ma anche del profondo legame con le sue radici. Alla fotografia professionale affianca una personale ricerca artistica che lo ha portato ad essere segnalato nel panorama della nuova arte giovane contemporanea.

Per scattare le foto raccolte nel volume Marcello Moscara ha camminato lungo tutta la costa salentina, spiaggia-spiaggia, con rare incursioni nelle strade asfaltate, percorrendo in totale 250 kilometri, circa 30 al giorno, durante le prime due settimane del maggio dello scorso anno. Così l'autore ha raccontato brevemente la sua esperienza a Gloria Indennitate, in un'intervista apparsa ieri sulla Gazzetta del Mezzogiorno: «Diciamo che mi sono arrangiato: la prima notte sono stato ospite di un contadino nelle campagne di Frassanito, vicino a Torre Sant’Andrea, ma per scelta non volevo spostarmi dalla costa. Lungo la costa praticamente non c’era nessuno, rarissimi gli incontri, la dimensione della solitudine è stata quella che mi ha assorbito su ogni cosa, ma era quello che volevo. Per il resto, diciamo che ho tirato fuori qualche scorcio per me inedito, la costa però la conoscevo già molto bene». Inoltre, afferma Moscara, «L’idea è quella ed il libro è un po’ un elogio alla filosofia del professore barese [Franco Cassano]. A piedi e ragionando con lentezza si entra nelle cose, si capiscono di più i luoghi. È un’esperienza di vita, un carico di emozioni, una prova con se stessi superata, passo dopo passo, attraverso lo sforzo fisico, l’elaborazione della psiche e l’approccio culturale verso la natura ed il territorio».

mercoledì 16 luglio 2008

"Lector in fabula" da domani a Conversano

Si è già parlato alcune settimane fa del fiorire di manifestazione estive sempre più importanti con rassegne di incontri con autori di libri, anche prestigiosi, in Puglia. Si sono fatti gli esempi di Brindisi, Ostuni e soprattutto Polignano a Mare, dove domenica scorsa si è conclusa, con un ulteriore aumento di pubblico, l'edizione 2008 della rassegna "Il libro possibile" (nei prossimi giorni pubblicherò un "ricordo" della sua partecipazione di quest'anno scritto dallo scrittore Giorgio De Rienzo, apparso oggi sulle colonne del «Corriere del Mezzogiorno»). Ma anche nel prossimo weekend la Puglia sarà protagonista di un'importante rassegna di incontri letterari, a poca distanza da Polignano a Mare: si tratta della manifestazione Lector in Fabula, giunta alla quarta edizione, e organizzata dal Presidio del Libro di Conversano, in provincia di Bari, nelle cui migliori e più suggestive location si svolgeranno tutti gli incontri in programma da domani, giovedì 17 luglio, a sabato 19.

La quarta edizione del festival Lector in Fabula è parte integrante di “Anni settanta”, programma culturale per l’anno in corso della Fondazione Giuseppe di Vagno (1889-1921), che vede il sostegno e il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo, dell’Associazione I Presìdi del Libro, della Provincia di Bari, nonché dello stesso Comune di Conversano, insieme ai Comuni di Bari e Mola di Bari. La realizzazione del programma che prevede più di una ventina tra appuntamenti ed eventi nel corso dell’intero anno è resa possibile grazie alla collaborazione della Fondazione della Cassa di Risparmio di Puglia, della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari, del Teatro pubblico Pugliese della Biblioteca provinciale Santa Teresa dei Maschi e dell’Istituto Studi Sindacali della UIL.

Il programma dell'edizione 2008 di Lector in Fabula prevede una ventina di incontri, con protagonisti pugliesi ma anche di respiro nazionale. Giovedì 17 luglio saranno presentati i libri Racconti in ascensore (Adda editore) di P. Sensini e M. Latorre (ore 18,30); Il caso De Magistris di A. Massari (Aliberti editore) alle ore 19,30; alle 21 sarà la volta di Bari brucia, il romanzo d'esordio del giornalista e politico Federico Pirro (Besa editrice); alle 22,30 si presenta invece Spazzanapoli (Leconte Ed.) di R. Santoro, E. Angelini, G. Di Gennaro. Venerdì 18 luglio si presentano Michelino e il tesoro dei briganti, edito per l'editrice murgiana Torre di Nebbia e scritto da Pino Creanza (ore 18,30); un'ora dopo protagonista sarà il cinema, con il saggio di Angela Maria Saponari dedicato al Rifiuto dell'uomo nel cinema di Marco Ferreri (Progedit); alle 21 si presenterà Come nascono le idee di Edoardo Boncinelli (Laterza), mentre alle 22,30 il romanzo di G. Antonacci Tutto procede in perfetto disordine (Palomar). Sabato 19 luglio, infine, saranno presentati due volumi della casa editrice La Meridiana, Signor pittore... di Franca Cicirelli e Stefania Liverini (ore 18,30) e Non aprire mai di Francesca Borri (ore 19,30), mentre alle 21 sarà la volta di Sud 1982, romanzo di Adrian Bravi pubblicato da Nottetempo. Al termine di ogni serata saranno in programma importanti eventi teatrali e musicali. Tutto il programma è disponibile qui.

martedì 15 luglio 2008

Oggi la serata finale del Premio Letterario "Città di Bari"

Fervono gli ultimi preparativi per la serata finale del Premio letterario "Città di Bari-Costiera del Levante-Pinuccio Tatarella" giunto alla sua XI edizione. Confermando la formula sperimentata con successo nelle ultime edizioni, la manifestazione, rigorosamente aperta al pubblico, si terrà anche quest'anno all'interno di Parco 2 giugno questa sera, martedì 15 luglio 2008, alle ore 20.30. La serata sarà anticipata da una conferenza stampa con ospiti tutti i protagonisti alle ore 17.00, presso l'hotel Villa Romanazzi Carducci a Bari. Nel corso della serata a Tahar Ben Jelloun, il celebre scrittore del Marocco diventato in questi anni uno degli intellettuali più attivi nel dialogo interculturale e nell'impegno contro ogni forma di razzismo, sarà attribuito il Premio Speciale della Giuria «per il suo impegno nella diffusione della cultura del proprio Paese nel Mondo». Giuliana Sgrena riceverà invece il Premio per la Saggistica per il libro Il prezzo del velo (Feltrinelli), attribuitole dalla Giuria tecnica in considerazione del tema scelto per questa edizione in collegamento connessione con l'"Anno Europeo del dialogo fra le Culture".

A condurre la serata sarà il giornalista Marino Sinibaldi (nella foto), volto ormai noto tra gli appassionati del Premio, nonché inconfondibile voce di Fahrenheit, la fortunata trasmissione letteraria di Radiotre. Sinibaldi condurrà con la collaborazione di Anna Maria Minunno per Antenna Sud, che trasmetterà l'evento in diretta televisiva. Nel corso della serata, mentre il notaio Michele Labriola e una funzionaria dell'Assessorato scrutineranno le numerose schede-voto già pervenute alla segreteria, si alterneranno sul palco i protagonisti del Premio, ovvero i quattro scrittori finalisti con i romanzi in gara: Vittorio Giacopini, Re in fuga (Mondadori); Luigi Guarnieri, I sentieri del cielo (Rizzoli); Giuseppe Lupo, La carovana Zanardelli (Marsilio); Valeria Parrella, Lo spazio bianco (Einaudi). Gli scrittori vincitori sono già noti al pubblico barese grazie agli incontri di "Scritture al Fortino", il ciclo di incontri svoltisi tra maggio e giugno presso il Fortino S. Antonio, realizzati in collaborazione con la Facoltà di Lettere dell'Università di Bari. Quest'anno i concorrenti sono quattro, e non i consueti cinque, a causa della defezione di Cristina Comencini, che con il suo L'illusione del bene (Feltrinelli) era stata selezionata dalla Giuria tecnica, guidata da Walter Pedullà, riunitasi a Bari il 21 aprile scorso. La regista e scrittrice ha declinato l'invito per impegni di lavoro improrogabili risultando esclusa dalla cinquina a norma di regolamento fissato dal Bando. La pagina scritta si animerà con la straordinaria voce recitante di Anna Bonaiuto, mentre gli interventi musicali saranno a cura del gruppo vocale Faraualla (www.faraualla.com), che presenteranno alcuni brani del loro ultimo album. Intanto, i componenti della Giuria tecnica e del Comitato scientifico stanno esaminando una settantina di recensioni elaborate dagli studenti medi e universitari facenti parte della Giuria popolare. Cinque di loro riceveranno un Premio alla Lettura consistente in un assegno-studio del valore di cinquecento euro. Decisivi per l'esito della serata soprattutto i giurati popolari. A decretare il super vincitore, infatti, saranno i lettori: gruppo composto da quasi 400 studenti delle scuole medie superiori, studenti universitari della Facoltà di Lettere dell'Università di Bari, alcuni della Facoltà di Scienze della Comunicazione che, esprimendo la loro preferenza con un voto consegnato in forma anonima alla segreteria del Premio, decreteranno l'opera vincitrice del premio. Nella scorsa edizione la giuria popolare assegnò il Premio a Brunella Schisa con La donna in nero edito da Garzanti.

domenica 13 luglio 2008

"Il bacio di Sangue", di Rosalba Carlino

È stato presentato ieri, sabato 12 luglio, presso il Giardino del Prete a Lecce, nell'ambito della rassegna letteraria Pensieri di gelsomino, una delle novità della Zane Editrice, il libro di Rosalba Carlino dal titolo Bacio di Sangue. La rassegna letteraria prende spunto dal verso di Vittorio Bodini, «i pensieri sono di gelsomino che difende il suo bianco dalle tenebre», e ha compreso 4 incontri letterari avvenuti tra giugno e luglio a Lecce e organizzati dal locale Presidio del Libro Verbamanent. Il quarto e ultimo incontro è in programma il prossimo 26 luglio con la presentazione di due libri di Giuliana Coppola dedicati alla figura e al pensiero critico letterario di Maria Corti. Contemporeaneamente alla presentazione del libro di Carlino, avvenuta ieri, è stata presentata al pubblico anche la mostra, sempre in tema, di Mirko Gavellone, artista nato a Galatina nel 1976, dal titolo Frammenti DiSsacri, nella quale «è rappresentato il fascino dissacratorio dell’arte, della mala éducation, dell’enfant terrible: situazioni liberatorie “di genere” in cui tutti una volta nella vita ci siamo impelagati e a volte divertiti nel farle».

Rosalba Carlino è invece psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, analizza in questo libro la figura simbolica del vampiro, attore onirico che “dissangua” le identità. Il testo, pur essendo il risultato di una lunga ed approfondita ricerca di carattere empirico, non si presenta, di fatto, con un linguaggio dal freddo rigore scientifico ma, anzi, è felicemente contaminato da citazioni che giungono da diversi saperi: dalla letteratura, dal teatro e dalla poesia. Il suo libro è stato pubblicato dalla casa editrice Zane, con sede a Melendugno, nel Salento. Zane Editrice è rinata nel 2006 per volere di Annalisa Montinaro e Olga Nahi, dopo un'altra lunga esperienza della stessa casa editrice, con lo stesso nome, avvenuta dall'inizio degli anni Novanta (1991), promossa dallo scrittore Antonio Nahi e dalla pittrice Enza Pellè, e che aveva portato in particolare alla pubblicazione della rivista «Presenza salentina». Oggi Zane Editrice «rivolge uno sguardo particolare al Mediterraneo, oggi più che mai culla matura di culture che oscillano tra l’oblio e il fondamentalismo, dopo lo sradicamento delle continue colonizzazioni. Insieme al Mediterraneo, luogo dell’anima, ci sono poi i paesaggi delle Donne e delle loro instancabili transizioni. Grande è l’interesse di Zane Editrice per i loro percorsi, i linguaggi e le loro scritture. È così che nascono progetti come “Sciabiche e Tramagli”, la collana “Inchiostrobianco” e la collana “Slavica”».

venerdì 11 luglio 2008

"Il muro di Jaddico", di Dario Amodio

Ancora da Brindisi, dopo aver parlato nei giorni scorsi del porto e del libro di Indini sulle colonne dello stesso porto, segnalo l'uscita di un volume di ridotta circolazione, pubblicato dal Santuario Maria Madre della Chiesa di Brindisi, su un evento religioso festeggiato nella città adriatica ogni 27 maggio, ricorrenza dell'apparizione di una misteriosa luce nei pressi del cosiddetto Muro di Jaddico, un rudere dove è raffigurata un affresco della Madonna, titolo dell'opera di Dario Amodio. L'autore si è già occupato negli anni scorsi di storia della città di Brindisi e di religione, con i libri Brindisi a pedate e Il segreto del Re su San Pio da Pietrelcina. Una copia particolarmente accurata di quest'opera, confezionata in un apposito cofanetto, è stata donata a papa Benedetto XVI nella sua recente visita pastorale a Brindisi. L'evento religioso è avvenuto 45 anni fa, e solo ora, dunque, si dà spazio a una pubblicazione sulle vicende di Jaddico proiettando nuova luce sui fatti accaduti e accogliendo testimonianze a suo tempo taciute per vari motivi. Nel frattempo una folla di pellegrini è passata da questo luogo a tutte le ore del giorno e della notte, sostando in preghiera davanti all’immagine della Madonna.

Scorrendo la presentazione del libro scritta dall’arcivescovo di Brindisi monsignor Talucci, si legge che l'autore «non racconta una storia lontana, ma presenta testimonianze contemporanee che faranno storia, e storia documentata… offrendo al lettore, con una documentazione storica, un percorso spirituale vissuto dai testimoni e proposto ai fedeli». La vicenda sembra partita per caso circa cinque anni fa. A quel tempo Amodio stava abbozzando i profili di alcuni personaggi locali (Caiati, Lanza del Vasto, Potì, Manco, Zurlo…) quando s’imbatté nella figura di Teodoro D’Amici, il vigile urbano che aveva «visto» la Madonna. L'autore inizia così una vera e propria indagine che lo porta a incontrare gli uomini e le donne superstiti, dopo circa 40 anni, del misterioso avvenimento. Il primo che incontrò fu Rino Rescio operaio metalmeccanico in pensione. «Mi parlò della luce misteriosa – racconta Amodio - tentò di descriverla pur sapendo di non poterlo fare, perché, diceva, era qualcosa di soprannaturale». Man mano che l'autore ascolta i diversi testimoni del fenomeno, venivano fuori, insieme con il ricordo della luce accecante, altre storie quanto meno inspiegabili: misteriosi profumi, sospensione del tempo, sogni profetici, apparizioni, oscillazioni del muro e delle stelle... Una sorta di riserbo però aveva impedito a queste cose di decollare e diventare patrimonio comune per lo meno all’interno del popolo dei credenti; il cosiddetto rispetto umano era riuscito a imbavagliare i cuori e aveva tenuto nascoste tutte queste cose confinandole nell’ambito delle «emozioni» che la gente semplice viveva nelle preghiere notturne intorno al famoso muro. «Mentre svolgevo questa inchiesta – scrive ancora Amodio – mi sono più volte domandato quale peso dare a queste rivelazioni, se considerarle di origine soprannaturale, oppure semplicemente proiezioni di un mondo interiore, o più semplicemente espressione di una religiosità popolare che da queste visioni trae motivo di nuovi slanci. Ma ho concluso che non spetta a me stabilirlo. Il mio compito perciò si è limitato ad una funzione notarile: raccogliere i fatti, le testimonianze, le circostanze, vagliarle scrupolosamente, e farlo prima che anche queste si perdessero per sempre».

giovedì 10 luglio 2008

"Metamorfosi di un monumento", di Aldo Indini

Metamorfosi di un monumento - Le colonne del porto di Brindisi è il titolo del quaderno realizzato da Aldo Indini e che l’Unione cattolica italiana tecnici di Brindisi (Ucitec) presenta questa sera alle 19.30, presso il salone «San Michele» a Brindisi (piazza Duomo, annesso alla Basilica Cattedrale). Ad introdurre sarà il presidente del sodalizio, ing. Donato Caiulo, mentre ad illustrare il contenuto del quaderno sarà lo stesso Indini che, meglio di chiunque altro, comunicherà la sua proposta. Essa è sostanzialmente proposta di ricerca e di impegno per non lasciare cadere l’argomento nel dimenticatoio: «è dunque importante - scrive l’autore nella premessa - che una équipe di esperti si prenda cura della ricerca», mentre in queste pagine egli ha proposto interrogativi di ricerca, perchè - ha scritto - quando pubblicò la precedente ricerca «non sembrava fosse opportuno “sconvolgere fatti che appartengono da secoli al patrimonio storico delle memoria cittadina”».

E queste pagine, dunque, sono la logica conseguenza di quanto Indini ha scritto in passato. Lo ricordiamo, sull’argomento, prima con La leggenda delle colonne del porto di Brindisi, quindi - invitato a pubblicare un «Chartularium» con i documenti da lui citati - con un’edizione accurata dei documenti secenteschi della «Pratica». Quella ricerca si chiamava «dagli atti di concessione e ratifica la storia della colonna del porto di Brindisi data a Lecce». Adesso, in queste nuove pagine, Indini parte dal 15 ottobre dello scorso anno, giorno in cui si rivolse alla commissione scientifica, e percorre a ritroso un cammino, citando documenti, spigolando qua e là, anche mezzo rigo di fonte documentale o di scritto, utile a far proseguire la ricerca. Ripercorre la vicenda dei blocchi consegnati a Lecce, studia soprattutto il percorso «della “metamorfosi” di un monumento»; nota come «da “Colonne Romane” si giunge al nome “Colonne del Porto” nel riferimento riguardante l’ammaraggio degli idrovolanti preso l’idroscalo, i cui hangar erano stati costruiti durante la prima guerra mondiale per i dirigibili». Ed ancora si sofferma, con dovizia di particolari sul periodo in cui la città fu ricostruita, nel medioevo, ai tempi del protospatario Lupo. Sono pagine dense ed argomentate, quelle di Indini, che confrontando autori afferma: «Vi è certamente un vuoto da colmare tra i documenti rinvenuti, al fine di accertare le differenti interpretazioni fornite. Necessita appurare se dalle fonti emergano dati discordanti, verificare analogie e divergenze. Da questo lavoro potrebbero riemergere eventi e personaggi che hanno avuto un ruolo importante nella ricostruzione della storia delle nostra città. Apriamo dunque - conclude - nuove strade ad una ricerca da approfondire...».

mercoledì 9 luglio 2008

"Il Re di Roma", di G. Lapadula e L. Picconi

Per la collana Who dunnit? della piccola casa editrice Progetto Cultura 2003 di Roma + stato di recente pubblicato un romanzo che vede protagonista un autore pugliese, Giancarlo Lapadula, autore insieme a Lamberto Picconi de Il Re di Roma (pp. 256, euro 12). Il volume è stato anche presentato nei giorni scorsi a Palese, quartiere di Bari, dove è intervenuto anche il sindaco Michele Emiliano. Lamberto Picconi, romano di Trastevere, classe ’48 vive da sempre nella sua città dove esercita, da più di trent’anni, la professione di avvocato penalista. Ha pubblicato articoli su riviste letterarie e una piccola raccolta di poesie (1969). Negli anni ’70 ha fatto una breve esperienza come cronista per un quotidiano locale. Collabora con Edizioni Progetto Cultura curando anche questa nuova collana di gialli. Giancarlo Lapadula, invece, è nato a Brindisi 59 anni fa ma ha diviso la sua vita soprattutto tra Roma e Bari, dove oggi vive e lavora come Professional nel gruppo FS. Ha svolto attività politica e sociale. Negli ultimi dieci anni è stato Consigliere circoscrizionale e poi comunale di Bari ed attualmente è Vice presidente dell’Azienda di trasporto pubblico locale, l'Amtab. Nel 2004 ha fondato l’Associazione culturale "StareInsieme" di cui è Presidente.

Questa la trama del romanzo scritto da Picconi e Lapadula: «Sullo sfondo di una Parma dei nostri giorni, la scomparsa di un bambino, figlio di una delle famiglie più in vista, mette in moto un’intricata vicenda giudiziaria. Un’affascinante investigatrice e un poliziotto della migliore tradizione del noir risolveranno il mistero di strani omicidi-suicidi. Un giallo moderno, raccontato anche con ironia». Lo stesso incipit del romanzo è ambientato nella stazione ferroviaria di Parma, quasi in ossequio all'attività e per "deformazione professionale" dell'autore pugliese del romanzo: «Quella mattina, a Parma, il piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa era pieno di gente. Una bellissima giornata di fine marzo. Il cielo pulito e luminoso annunciava la primavera. Uno stormo di rondini, sul cornicione della stazione, proprio sopra l’orologio centrale che segnava le 11,02, sembrava godere di quell’aria tersa. Quando in lontananza un suono di campane riempì l’aria, lo stormo volò via in direzione di via Verdi, sino a piazza della Pace».

martedì 8 luglio 2008

"Quasimodo a Taranto", a cura di Gianni Iacovelli

Il legame costituitosi, specialmente negli anni Sessanta, tra Salvatore Quasimodo e la città di Taranto era dovuto in particolare agli studi del premio Nobel per la letteratura nei confronti del poeta di età ellenistica Leonida di Taranto, sul quale pubblicò la traduzione di 23 epigrammi proprio per la piccola casa editrice Lacaita di Manduria, in provincia di Taranto, nel 1968 (e ristampato in poche copie poi due anni dopo a Noci). Proprio per ricordare questo legame si è svolta la scorsa settimana una manifestazione a Massafra, sempre nel tarantino, per ricordare la figura di Salvatore Quasimodo a quarant'anni dalla sua morte. L'occasione è stata data dalla messa in scena dello spettacolo teatrale Salvatore Quasimodo, operaio di sogni curato dal figlio, Alessandro, del poeta siciliano, ma anche dalla pubblicazione, avvenuta in mille copie numerate, di un interessante volume a cura di Gianni Iacovelli, con la collaborazione di Vittorio Del Piano e Ileana Iacovelli, e che comprende anche saggi di Antonio Lucio Giannone e Roberto Caprara, e intitolato Salvatore Quasimodo a Taranto.

Gianni Iacovelli, intellettuale massafrese, è noto soprattutto per i suoi studi di storia della medicina (sue pubblicazioni in quel campo risalgono soprattutto alla prima metà degli anni Novanta), alla sua attività medica e politica, essendo stato anche Presidente della Provincia di Taranto. Il volumetto a cura di Iacovelli, comprende anche alcune pregevoli fotografie di Salvatore Quasimodo, alcune anche inedite e provenienti dallo stesso archivio di famiglia del poeta siciliano, oltre ai già detti saggi, dai titoli Quasimodo e il Sud (a firma di Antonio Lucio Giannone), Salvatore Quasimodo, i Poeti Greci e Leonida di Taranto (di Roberto Caprara), mentre lo stesso Gianni Iacovelli pubblica un suo saggio su Nicola Lazzaro, Quasimodo e la cultura a Taranto negli anni Sessanta del ‘900. Su quest'ultimo saggio riporto il parere del giornalista e scrittore tarantino Giuseppe Mazzarino pubblicato sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno», secondo il quale Iacovelli «ha il merito di ovviare all’accelerato resettaggio che cancella la nostra storia - anche culturale - contemporanea, e che anche politicamente si traduce in una esaltazione irrazionale dell’attimo fuggente, non necessariamente bello, di un eterno presente che dura un battito di ciglia e poi viene disinvoltamente rimosso, verso sempre nuove avventure e relativi avventurieri...».

lunedì 7 luglio 2008

Gino Dato intervista Marco Rovelli

Un salto fuori dalla Puglia per parlare di uno dei libri più interessanti pubblicati negli ultimi mesi: dopo l'esordio di Lager italiani, Marco Rovelli ha infatti pubblicato Lavorare Uccide, dove raccoglie testimonianze, racconti e tragedie di morti sul lavoro in Italia. Lo ha intervistato, sulla pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, l'editore pugliese Gino Dato:

Che cosa significa poi morti bianche?

«È una parola che andrebbe cancellata dal lessico mediatico e successivamente dal vocabolario. È una espressione menzognera. Significava un tempo le morti in culla, quelle dei neonati, di cui non si capivano le ragioni e le responsabilità».

E le morti sul lavoro?

«Sono veri e propri omicidi bianchi. Una causa c’è sempre ed è individuabile. Altra cosa è che non venga mai sanzionata e nessuno paghi. Intanto, un primo passo sarebbe quello di abolire l’espressione e sostituirla con un’altra, omicidi bianchi, che negli anni Cinquanta aveva cominciato a circolare. Poi il lessico mediatico ha tirato fuori questa espressione».

Il libro è uscito nel momento in cui c’è una recrudescenza. Che cosa aggiunge a quello che già sappiamo e vediamo?

«Il mio intendimento è stato di restituire un senso alle morti bianche. I media ce ne danno dei loculi anagrafici. Ma non possono passare per fatalità. Ho in realtà raccontato una storia di storie, sia nella loro singolarità, nella loro irriducibile univocità, ma ho provato anche a trarne un senso universale».

Quali sono l’arco cronologico e i luoghi di cui tratta?

«Ho girato tutta l’Italia e, in generale, i fatti si riferiscono agli ultimi anni. Ritrovo un incrocio strano di modernità e arcaismo, la più avanzata modernità non può fare a meno dell’arcaismo. Alla fine, ho individuato delle ragioni che non sono fatalità, ma che hanno a fare con la natura del tessuto produttivo italiano».

Lei parla di una cultura d’impresa che non prende in considerazione la sicurezza sul lavoro.

«La sicurezza sul lavoro e in generale il lavoro umano sono una variabile dipendente. Al centro della cultura d’impresa c’è il profitto, il reperimento di tassi sempre più alti di profitto, anche solo rispetto a venti anni fa, e questo va direttamente a discapito della sicurezza del lavoro».

E questo rapporto è così schiacciante che non si riesce a trovare dei correttivi?

«Ci sono, solo che, essendo le ragioni delle morti sul lavoro attinenti alla struttura del tessuto produttivo, è chiaro che non vengono messe in atto. Spesso si dice che le leggi ci sono. Certo, la 626 è una legge avanzata, ma non viene rispettata. Il punto è: perché non viene rispettata? La risposta è: perché in qualche modo la natura del nostro sistema produttivo non consente di rispettarla. Neanche il raddoppio degli ispettori del lavoro o dei tecnici della prevenzione potrebbe essere adeguato al raggiungimento».

Diciamo che la legge del profitto crescente è una delle prime cause delle morti sul lavoro. Ci si chciede mai se oggi non ci sia una generale inadeguatezza tecnologica?


«Non ho pensato a questo, non rientra nei mie paradigmi mentali. Credo che ci sia una inadeguatezza di un sistema che non consente all’uomo di lavorare in sicurezza. In questo senso l’uomo è una appendice, la vera cintura di sicurezza sarebbe lavorare con lentezza».

Perché?

«Se l’uomo lavorasse con lentezza e non fosse schiacciato dalla dimensione del lavoro e della produttività, gli incidenti e le morti diminuirebbero. Drasticamente. Ma questo è un sistema che va in tutt’altra direzione: c’è la intensificazione dei tempi del lavoro, la detassazione degli straordinari, l’Unione europea che sfonda il muro delle 48 ore conquistato nel 1917. Quando una civiltà intera dà valore al lavoro sopra ogni cosa, ma al lavoro volto al profitto e non certo alla soddisfazione dei bisogni umani, questi sono i risultati».

Si assiste poi a una forte caduta di potere del sindacato...

«Il sindacato è l’insieme dei lavoratori organizzati. Ma quando il mondo del lavoro è assolutamente disarticolato e disorganizzato e il movimento dei lavoratori comunque ha subìto una sconfitta storica, il sindacato perde la sua autorità, il suo ruolo. Si ritrae. Sicché, se cerca invece di lottare, può succedere che, voltandosi, non trovi nessuno al suo seguito».

Qual è lo stato d’animo dei familiari delle vittime? C’è una costante nel loro comportamento?


«I familiari delle vittime hanno la tonalità della solitudine, non c’è alcun tipo di rete di sostegno sociale da tanti punti di vista, sia per l’attivazione delle procedure per il risarcimento sia per la ricerca della giustizia. È talmente tortuoso il percorso, che quei pochi che lo fanno si ritrovano a imbattersi in mille problemi. E vengono così indotti a contentarsi».


Potremo arrivare a scrivere un libro con il titolo «Lavorare non uccide»?

«Credo proprio di no, è una ipotesi improbabile e fantascientifica».

domenica 6 luglio 2008

"Poco meno", di Chiara Galignano

La casa editrice salentina Lupo Editore ha di recente pubblicato l'opera di esordio della giovane scrittrice Chiara Galignano, dal titolo Poco meno (pp. 109, euro 8), una raccolta di poesia suddivisa in due sezioni (la prima, Tana! E libera tutti... e la seconda, Soggetti smarriti) e conclusa da un'originale racconto in prosa. «Eppure, l’hai fatto poco meno degli angeli». Da questa citazione dal biblico libro dei Salmi (Sal 8, 6) Chiara Galignano trae il titolo della sua opera. «Pocomeno - spiega la giovane autrice - è un confine sottilissimo / è l’argine tra l’uomo e gli angeli, tra l’uomo e Dio...è il sentire che ci spezza le ali, confinandoci nell’umanità». Un confino, vissuto come condanna esistenziale, dalla quale scaturisce un singolare “crogiolo interiore” che, a sua volta, genera e spiega lo sfogo poetico dell’autrice: «Non sono forse le tristezze ad inchiodarci nei pensieri, a chiederci di venire fuori, di espiare in parole e carta?». Una espiazione che, nel volume di Chiara Galignano, si concretizza, come detto, in due principali ambiti espressivi e altrettanti capitoli. Nel primo, l’autrice «indaga nei dintorni di se stessa e della propria anima», fermando con potente capacità immaginifica attimi, sentimenti e sensazioni offerte dal quotidiano soffrire o da squarci di gioia familiare. Nella seconda parte, parla, tra l’altro, di silenzio, di piccole cose piane, di isole, di mare («piagato, d’estate, da folle bagnanti di olii e creme», che «risputa, d’inverno, addosso agli uomini la loro merda invasiva»; ma anche dell’Africa «rossa di tramonti e di croci disperate»; e soprattutto del faticoso andare dell’autrice che, «nata a Copertino (Lecce - Salento - Puglia - Sud) e cresciuta qui in bilico tra barocco e mare» si ritrova «per caso o per incanto, a vivere a Bologna» dove vive la sua «esperienza di insegnante precaria (o esistenza precaria di insegnante?) in attesa di un ruolo e di un ritorno al sud».

Riporto, di seguito, una delle poesie di Chiara Galignano, inclusa nella prima sezione del suo volume:

Sigarette iniziate
spente
alla fermata del bus
smorzato firmamento
abbandonato

calpestato.

Piccioni in riga
sospesi sul filo
del tempo

quieti.

Bandiere
affaticate che si
stringono avvolgono
ai sostegni

strangolate.

Grovigli di ferro
- catene ruote cerchi pedali raggi -
ammassate
nella dimenticanza.

Privazioni di senso.

sabato 5 luglio 2008

"Q.B.", di Ruggiero Cornetta

Avevo promesso di riparlarne, dopo averne segnalato l’uscita, con alcuni dati biografici dell’autore e la quarta di copertina, lo scorso 20 marzo (qui). Torno dunque a riparlarne oggi, per confermare le doti dimostrate dal giovane Ruggiero Cornetta (classe 1985) nella sua opera d’esordio, Q.B., una raccolta di racconti pubblicata per Il Filo. L’autore supera la prova letterario-culinaria dimostrando di saper maneggiare e rimaneggiare stili, linguaggi e segni grafici differenti con la stessa sicurezza, a volte anche con audacia, pur rimanendo sempre (o quasi sempre: come nel racconto Liliale, dove l’autore non riesce a contenere la sua evidente passione per le multiformi espressioni della cultura greca classica, ma realizzando comunque un ottimo esercizio di stile ‘alto’) nel campo della gastronomia, adattandole volta per volta la trama di un thriller (con un ‘gustoso’ finale a due voci), quella di un racconto fantastico (ma con l’ariosa leggerezza di un racconto per ragazzi e lo spunto morale di un apologo alla Calvino), o ancora lo spazio contenuto e i dialoghi rapidi di uno spot. E proprio quello delle forme di comunicazione e della varietà dei segni grafici utilizzati è lo spunto di originalità che rende spigliata l’opera di Cornetta senza per questo risultarne sfacciatamente sperimentale o meramente giovanilistica (come dimostra la moda, assai lontana dallo stile dell’autore, dei racconti scritti in forma di sms).

Ma nel menù dei racconti di Cornetta, come del resto, probabilmente, in ogni altro menù culinario, sono tuttavia i dettagli a dare un senso al piatto, o al racconto. Ed è proprio nella descrizione di scene apparentemente insignificanti, ma che causano talvolta svenimenti improvvisi ai personaggi dei suoi racconti, che emergono tutte le qualità narrative dell’autore: come in questo caso, quasi un replay cinematografico, tratto dal secondo racconto, Il cuore del carciofo: «Come se qualcuno avesse tolto l’audio, Giampi distingueva solo immagini in movimento, e, tra queste, una sequenza gli raschiò la mente per la sua inquietante lentezza: una fila di denti piccoli e opachi si avventò sul panino, costrinse il pomodorino all’interno a una resistenza eroica, aumentò la pressione, vincendo la tenera polpa che si contraeva tutta per assumere la consistenza di uno scudo, poi l’affondo, dall’altra parte ancora resistenza e nera determinazione, la fine, in rosso, un grido (questo fu l’unico suono), stillicidio d’olio a terra con quei semini che il pomodorino non era riuscito a custodire».

venerdì 4 luglio 2008

"Brindisi, il porto della speranza", di Caterina Canario

Per la serie: «Incontro con gli autori», sarà presentato questa sera il libro Brindisi, il porto della speranza (Mario Adda Editore) a cura della Sorella Caterina Canario (ex Ispettrice Provinciale del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana di Brindisi). Con inizio alle 20.30, presso il chiostro di Palazzo San Francesco (sede del Comune), alla presenza di numerose autorità politiche, civili e militari locali, si svolgerà l’incontro organizzato dal Comune-Assessorato alla Cultura e dal Rotary Club ostunese. Introdurrà il presidente del club, dr. Agostino Scalera; relazionerà la dott. Clara Minerva, Prefetto Vicario di Brindisi e concluderà il sindaco di Ostuni, avv. Domenico Tanzarella. Tale volume farà parte di un'iniziativa di aiuto per il popolo albanese: infatti i ricavi delle vendite saranno utilizzati per l’acquisto di apparecchiature mediche da destinare al Reparto Pediatrico dell’Ospedale di Tirana. Il libro ha avuto il patrocinio del Ministero della Salute, del Comune di Brindisi, della Prefettura nonché della Provincia di Brindisi.

Un libro sui tragici fatti del massiccio sbarco di profughi albanesi negli anno 1990, '91, '95 e '97 che misero a dura prova le istituzioni, la cittadinanza, il personale militare e civile, il Comitato Provinciale della Cri, la Caritas e la Misericordia. Un volume che vuole ricordare il ruolo che, in quei drammatici giorni, assunsero tutte le Associazioni di volontariato, dalle forze dell’ordine alle Istituzioni che, con grande slancio di solidarietà, offrirono il loro tempo e il loro lavoro, in favore di quella marea di profughi: 325 pagine-testimonianza per tramandare ma anche mantenere vivo nella memoria tutti quei momenti mentre la curatrice nella presentazione dice: «L'eco degli episodi di guerra nel Kosovo e in Albania, fu troppo grande per essere dimenticata. La città di Brindisi visse momenti di sconforto e di umano altruismo attraverso la mobilitazione di tutte le forze dell’ordine, di tutte le associazioni del volontariato: le varie componenti della Cri (il corpo delle infermiere, volontarie, la sezione femminile, i volontari del soccorso, i pionieri), la Caritas. Questa raccolta di immagini, travalicando il contesto puramente locale - in quanto lega i “fatti” cittadini agli avvenimenti accaduti sulla sponda opposta - pone all’attenzione l’umanità di una città intera. Con questo appassionato lavoro di accurata raccolta, ho voluto offrire alla città una pagina di “storia minima” per non far dimenticare perché non si può costruire la storia senza la memoria del passato».

mercoledì 2 luglio 2008

"Nell'acquario", di Danilo Coppola

Come in ogni estate in Puglia si moltiplicano le rassegne con presentazioni di libri e incontri con gli autori. Pochi giorni fa abbiamo dato notizia del consueto appuntamento di Polignano a Mare, Il libro possibile, che vedrà presenti un buon numero di autori pugliesi. Un'altra rassegna di grande valore è quella che si svolgerà a Ostuni, per i mesi di luglio e agosto, dal titolo Un'emozione chiamata libro. Ospiti d'eccezione saranno Milena Gabanelli, Gian Antonio Stella, Marco Travaglio, Giancarlo De Cataldo, Antonio Caprarica e Ritanna Armeni. Ma la rassegna verrà chiusa, simbolicamente, proprio da un giovane autore pugliese, il prossimo 22 agosto alle ore 21 presso il Chiostro di Palazzo San Francesco a Ostuni, Danilo Coppola, che presenterà il suo romanzo Nell'acquario (pp. 174, euro 10), pubblicato dalla casa editrice messinese Kimerik nel 2007. Il tema della serata in cui verrà presentato il libro di Coppola sarà "Il 52% dei giovani del Sud è disoccupato e costretto, come un tempo, ad emigrare al nord...".

Questa la sintesi del volume: «Nico Cordola è uno dei tanti Italiani costretti a lasciare il proprio paese natio, un tempo come anche oggi. Uno dei tanti meridionali “cerca fortuna”, pieno di illusioni e grandi aspettative, che sbatte il muso contro la dura realtà di una grande e alienante città, come Milano.Da un piccolo paese della Puglia, Nico, con il suo bagaglio di cultura, i suoi sogni e la sua voglia di crearsi una vita diversa da quella di aspirante dipendente comunale, che si prospetta per i suoi compaesani e per i giovani laureati del suo sud, giunge in una città dove ad accoglierlo vi è solo il freddo cemento dei palazzi, l’asfalto delle strade e la frenesia di un luogo che, troppo preso dalla necessità di lavorare per sopravvivere, è indifferente alla sofferenza di quei molti operai provenienti dalla miseria del Meridione e che nella miseria restano». L'autore, Danilo Coppola, gestisce un blog personale, è nato a Brindisi nel 1965. Ha compiuto gli studi classici e si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Bari. Vive e lavora a Milano. Ha partecipato alla rassegna di poesia contemporanea Artecultura ricevendo diploma di merito ed alla XXIII Edizione di Poesia per la diffusione della “Cultura della Pace”.

martedì 1 luglio 2008

"Un cammino lungo cent'anni", di Di Cesare - Nistri

Di Roberto Nistri, professore di storia e filosofia e storico della città di Taranto, ho già segnalato qui la sua ultima opera, Taranto dagli ulivi agli altiforni. Nel 2006 invece, insieme a Massimo Di Cesare, responsabile dell’Ufficio Formazione e Informazione della Cgil di Taranto, Roberto Nistri aveva pubblicato un volume, per l'editore Ediesse, sulla storia della CGIL di Taranto, dal titolo Un cammino lungo cent'anni. La Camera del Lavoro di Taranto (pp. 512 + cd rom, euro 20). «la storia del territorio jonico, e in particolare la storia dei cento anni della Camera del Lavoro di Taranto, narrata in questo pregevole volume, ci offre una ricostruzione completa del passato, attraverso l’analisi delle diverse fasi storiche, dall’Ottocento alla crisi dello Stato liberale, dal ventennio della dittatura fascista agli anni della Ricostruzione, dal miracolo al declino economico, non solo di Taranto, ma di un intero paese. E lo fa offrendoci molteplici punti di vista, non limitandosi cioè semplicemente ad una storia politico-istituzionale, ma introducendo anche analisi economiche, sociali, demografiche e culturali... ...una eccezionale galleria fotografica...una straordinaria rassegna di ritratti che solca le pagine del volume, dall’inizio alla fine… riportando alla memoria figure importanti del movimento operaio... dai dirigenti di partito e sindacato ai capilega, fino ai militanti comuni... a ricordarci come la vicenda del lavoro in Italia... sia stata una straordinaria storia collettiva». (dalla prefazione di Adolfo Pepe).

Del volume si è interessato anche Vito Antonio Leuzzi, presidente dell'Istituto pugliese per la Storia dell'Antifascismo, che ha scritto: «Nell’approfondito lavoro di ricerca dei curatori, impegnati da molti anni in un difficile lavoro di recupero della memoria e di indagine sui caratteri distintivi e peculiari della società e della cultura della città, s’impongono all’attenzione l’antifascismo dei lavoratori e la grande capacità di mobilitazione all’interno e all’esterno delle fabbriche. Tumulti popolari, agitazioni sociali, intensa attività clandestina costellarono la vita della città anche nella fase di transizione dal fascismo alla democrazia. L’esasperazione per le difficili condizioni di vita fu alla base, il 2 febbraio del 1944, della rivolta popolare che provocò l’assalto alla Prefettura stracolma di beni di prima necessità, e la cacciata del prefetto. L’identità operaia di Taranto si manifestò con forza nelle prime libere elezioni dopo il crollo del regime. Nel referendum e nelle elezioni alla Costituente del 2 giugno 1946, le maestranze dei cantieri e dell’Arsenale si pronunciarono in modo massiccio per la Repubblica; mentre nel novembre di quell’anno Taranto elesse sindaco Edoardo Voccoli, espressione tra le più significative dell’opposizione antifascista in terra ionica. Tuttavia la città fu segnata da tragici episodi tra cui le drammatiche giornate del luglio 1948 (in seguito all’attentato a Togliatti ci furono violenti scontri tra scioperanti e forza pubblica con morti e feriti), e i numerosi licenziamenti, in conseguenza della recessione industriale ma ai quali non furono estranee anche logiche discriminatorie da parte del ministero della Difesa».