venerdì 26 dicembre 2008

"La sanità malata", di Maurizio Portaluri

Uno dei libri pugliesi che nelle ultime settimane ha fatto molto parlare di sé è anche uno di quei libri indispensabili per chiunque voglia addentrarsi, senza pregiudizi ideologici e senza impugnare l’ascia dell’antipolitica, nella comprensione dell’articolato mondo della sanità pubblica, materia, come si sa, di quasi esclusiva competenza regionale e terreno sul quale si giocano molte competizioni elettorali. Si tratta del volume di Maurizio Portaluri, oncologo brindisino, già autore de Di fabbrica si muore scritto a quattro mani con Alessandro Langiu, che racconta la sua esperienza di due anni trascorsi come direttore generale della ASL della provincia di Barletta-Andria-Trani, prima di tornare, a seguito delle sue dimissioni, all’attività di medico, dopo una breve parentesi all’Istituto tumori di Bari. La sanità malata. Viaggio nella Puglia di Vendola (pp. 112, euro 12), questo il titolo del volume (il sottotitolo strizza forse un po’ troppo l’occhio al lettore), è stato pubblicato dalla Glocal Editrice, sempre attenta ai temi della politica regionale, della quale si ricorda soprattutto la pubblicazione de Il Governatore di Lino De Matteis a ridosso delle elezioni regionali del 2005.

Sono 18 i brevi contributi di Portaluri, ognuno dedicato a un aspetto specifico delle difficoltà incontrate nel suo operato di ‘manager’ di una Asl, ai quali si aggiungono la prefazione di Michele Di Schiena – Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione – e una postfazione di Gianluigi Saraceni – dirigente amministrativo della sanità pubblica in Emilia Romagna e in Liguria, chiamato nel 2005 da Nichi Vendola a portare la sua esperienza in Puglia ma dimessosi anch’egli dopo 3 anni di lavoro nella stessa Asl di Portaluri. Gli aspetti assai bene descritti da Portaluri portano, nel complesso, a questa conclusione: che la rivoluzione nella sanità pugliese auspicata da Nichi Vendola nel 2005 è ancora di là da avvenire (o quantomeno a completarsi); che c’è stato probabilmente un errore di valutazione nel credere di poter apportare in pochi anni, se non addirittura in pochi mesi, tutti i cambiamenti necessari a una realtà assai dilaniata dai tanti interessi privati che vi gravitano attorno; e infine che non vanno nascoste le problematiche che l’ingerenza della politica (nazionale, regionale e comunale) ha causato e causa ancora a chiunque voglia rimboccarsi le maniche e agire in maniera indipendente per il miglioramento del sistema.

Va altresì detto, e lo sottolinea anche Portaluri, che determinati indirizzi provenienti dallo Stato centrale agiscono come una clava per impedire la risoluzione di alcuni problemi: l’assumere come fattori presi in esame nei sistemi di gestione «essenzialmente i costi e le prestazioni erogate», un sistema «utile in un’azienda che produce beni materiali o servizi che non hanno ad oggetto la salvaguardia di un bene primario come quello della salute» è uno di questi. Ma anche «la differenza stipendiale tra medici di famiglia e medici ospedalieri, a discapito dei secondi», che «ha spinto questi ultimi a forme di integrazione del reddito [...] con conseguenze sulla tendenza prescrittiva, sulle liste di attesa per le prestazioni ed in definitiva sulla sicurezza del paziente». A questo proposito, si registra l’incredibile proroga di ben quattro anni concessa recentemente dal governo e quindi dal parlamento intesa a far continuare ai medici ospedalieri una attività da «libero professionista intramoenia» anche nei propri studi privati, senza dunque alcun controllo da parte del servizio pubblico, nonostante essi ricevano un’indennità di circa 1000 euro per quest’attività che dovrebbe, invece, svolgersi ‘entro le mura’ dei presidi ospedalieri o ambulatoriali. Una proroga che va a tutto vantaggio dei medici ospedalieri (le principali «vittime» del sistema, come Rocco Palese li ha invece definiti in una recente trasmissione televisiva), e che incide a catena sulle liste d’attesa e sulle casse del servizio sanitario regionale. Come sottolinea Portaluri, «la vera alternativa sarebbe una netta separazione tra attività pubblica e privata con grande disappunto di buona parte della classe medica e perdita di consenso della classe politica»: il numero di medici-sindaci, consiglieri comunali e regionali, oltre a essere del tutto sproporzionato rispetto alla popolazione, crea infatti una serie di conflitti di interesse difficilmente arginabili dai manager delle Asl, a fronte anche dei maggiori appoggi politici – di entrambe le sponde – che i primi hanno nei confronti di questi ultimi.

L’analisi di Portaluri prosegue poi sui «metodi di valutazione», sulla difficoltà nel licenziare un medico ospedaliero di Barletta condannato con sentenza definitiva per omicidio colposo ai danni di una paziente, sull’assistenza territoriale ancora poco diffusa, sui disinvolti ‘cambi di casacca’ politici di un gran numero di dirigenti medici e amministrativi, sulle ingerenze delle multinazionali farmaceutiche, sull’inefficacia dei controlli igienico-ambientali, sulla mancanza di autonomia nel controllo e nella partecipazione democratica dei cittadini. A fronte di questo quadro, tuttavia, Portaluri lascia comunque aperto uno spiraglio all’ottimismo: il recente piano sanitario approvato in Regione, che prevede il potenziamento dell’assistenza territoriale e la ricollocazione delle strutture ospedaliere, è atteso alla prova dei fatti.

martedì 23 dicembre 2008

"Dualalìa", di Giuseppe Solfato

Da poche settimane è in libreria una nuova opera letteraria di Giuseppe Solfato, il romanzo dal titolo Dualalìa pubblicato dalla casa editrice Il Filo (pp. 272, euro 16). Questo romanzo giunge dopo le precedenti esperienze narrative e poetiche dell'autore barese, insegnante di inglese nelle scuole superiori, tra le quali Aspettando la Pioggia, una raccolta di poesie pubblicata da Favia, storica casa editrice barese, nel 1970, e Malallegra, una raccolta di racconti pubblicata da Firenze Libri nel 1992. A questa attività editoriale va tuttavia aggiunta quella da autore teatrale di Solfato: proprio dal 28 gennaio al 27 febbraio prossimi, infatti, è in programmazione al Teatro Duse di Bari la commedia, scritta e diretta da Solfato nel 1974, dal titolo La patrone, recitata dalle sorelle Annamaria e Marisa Eugeni. Tutta l'opera teatrale di Giuseppe Solfato è peraltro raccolta in un altro recentissimo volume, Teatro. Un percorso nella lingua barese (e oltre) pubblicato a Bari da Casa Stornaiolo.

Tornando a Dualalìa, l'opera pubblicata per Il Filo, riporto l'indicazione della quarta di copertina che spiega il significato del titolo: «Raccolta di racconti o romanzo? Dualalìa è l’una e l’altra cosa, generi che si mescolano, vicende che si incrociano. Episodi a sé stanti che, tuttavia, letti con un altro occhio, sono i capitoli di una saga familiare che attraversa tutto il Novecento italiano. Bari e Roma come scenari, personaggi silenti – ma non troppo – di storie che proprio in queste due città trovano compimento e rappresentazione. Opera doppia, dunque, questa di Giuseppe Solfato; del resto il titolo lo esplicita, anticipandolo: duale perché duplice e contrastante; lalìa perché riferito all’atto del parlare. Su tutto, una domanda: fin dove può spingersi la lingua nel narrare cose, persone, persino una città, senza che si insinui il dubbio che “realtà” è “immaginario”?». Per ogni altra notizia sul libro e per contattare l'autore, si può visitare il suo blog personale.

lunedì 22 dicembre 2008

"I racconti di nonna Francesca", di F. Piazzolla

È stato presentato la scorsa settimana a Barletta, città dove l'autrice ha sempre insegnato e vissuto, il libro I racconti di nonna Francesca, di Francesca Piazzolla, pubblicato da Besa Editrice nella collana T-Books (pp. 128, euro 11). A presentare I racconti di nonna Francesca, il prof. Daniele Giancane, docente dell'università di Bari e poeta egli stesso, Antonio Turi, giornalista e scrittore, ma anche personalità del mondo delle istituzioni, come il sindaco, Nicola Maffei, la presidente della commissione cultura del Comune di Barletta, Mariagrazia Vitobello, e la responsabile del settore cultura del comune, Santa Scommegna. Come si legge in quarta di copertina: «Le favole di Francesca Piazzolla hanno il sapore antico di quei dolci fatti in casa che chi oggi ha almeno quarant’anni avrà assaggiato nella sua infanzia grazie all’operosità di nonne e parenti anziane. Erano, quei dolci, fatti con poco. Ingredienti naturali, attrezzatura quasi artigianale, ma si trattava di cose genuine. E proprio per questo non tradivano. Anche i racconti di Francesca Piazzolla sono stati realizzati utilizzando ingredienti naturali come la simpatia, la bontà, l’ingenuità di uno sguardo sul mondo che forse non lo vede com’è effettivamente, ma che sa disegnare un universo nel quale ciascuno di noi vorrebbe vivere. Si leggono con piacere questi racconti. Con qualche rimpianto da parte dei più anziani, con gli occhi sbarrati dallo stupore per i bambini».

Sono le parole riferite dalla stessa autrice nel corso della presentazione a spiegare bene lo spirito della raccolta di racconti: «Sono racconti scritti nel corso di tantissimi anni, e solo la spinta delle persone che li avevano letti mi ha convinto alla pubblicazione. Certo, molti li avevano letti questi racconti, però per me non dico che si trattava di cose segrete, ma le ho sempre tenute riservate per gli amici, per i ragazzi delle mie classi, fin quando ho insegnato. Mi piaceva immaginarmi, proprio come dice il titolo, una specie di nonna che nel corso delle serate estive intrattiene i suoi nipotini con dei racconti».

venerdì 19 dicembre 2008

Un convegno sulla letteratura in Puglia nel '900

Si è svolta ieri pomeriggio presso il Salone degli Affreschi di Palazzo Ateneo a Bari la prima delle due giornate del convegno internazionale di studi dal titolo La letteratura in Puglia nel Novecento: reti mediterranee. Il convegno è stato organizzato dal Dipartimento di Linguistica, Filologia moderna e letteratura della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bari. Un convegno rivolto soprattutto all’ambiente accademico (ne sono testimonianza gli autori di quasi tutti gli interventi: presidi delle Facoltà di Lettere di Bari e Roma, di Scienze della Formazione e di Lingue di Bari, un docente di Italianistica dell’Università di Salamanca), che nondimeno ha avuto più di qualcosa da dire riguardo le tematiche che siamo soliti affrontare su questo blog (che, per inciso, proprio in questi giorni festeggia un anno di vita), vale a dire la letteratura made in Puglia e il rapporto con la piccola e media editoria.

Anima dell’organizzazione del convegno e delle ricerche sulla letteratura pugliese che lo hanno preceduto è stato il prof. Ettore Catalano, docente di Letteratura italiana presso il Dipartimento sopra citato, della cui attività editoriale ci siamo già occupati in occasione della pubblicazione del suo volume La metafora e l’iperbole. Studi su Vittorini. Proprio in occasione di questo convegno internazionale, che si conclude oggi a Brindisi, Catalano ha annunciato la prossima pubblicazione (entro due mesi circa) di un volume che si porrà certamente quale punto di riferimento per ogni altro studio futuro sulla letteratura pugliese, e che segue il già prezioso volume La saggezza della letteratura. Atti del Forum Letterario "Puglia Letteraria, Mediterraneo Europeo" Mediterre pubblicato nel 2005 dalle Edizioni Giuseppe Laterza sempre a cura di Catalano: si tratterà, cioè, di un vero e proprio censimento della produzione letteraria (ma non solo) pugliese nell’arco di tempo che va dal 1970 al 2008. Non casuale è stata la scelta della data d’inizio della ricerca, giacché al 1970 (anno di un «ripensamento sociale» secondo Catalano) risalgono almeno due avvenimenti che ne rendono possibile l’accezione periodizzante, vale a dire la morte di Vittorio Bodini e il varo delle istituzioni regionali in Italia.

Il volume, attualmente in fase di redazione, verrà pubblicato dalla casa editrice barese Progedit e ospiterà ben 18 saggi che costituiranno un registro della produzione letteraria in ognuna delle province pugliesi, con uno sguardo anche alla realtà editoriale e alle altre iniziative culturali di rilievo in Puglia nell’ultimo quarantennio. Lo stesso Ettore Catalano si è occupato, ad esempio, della letteratura in provincia di Brindisi, segnalando nel corso del suo intervento alcuni tra i nomi più rilevanti contenuti nella sua ricerca, da Maria Marcone a Gianmarco Gallinari, passando per i più giovani Clara Nubile (classe ’74, ha esordito nel 2005 con il romanzo Io ti attacco nel sangue), Arcangelo Amodio (brindisino, residente a Londra, esordiente con il romanzo Mal di mare, 2007) e Antonio Caiulo (particolarmente attento alle tematiche ambientali, si veda Il respiro del cervo, 2006) solo per citarne alcuni. Tra i saggi più importanti che confluiranno nel volume, sono stati citati quello di Daniele Maria Pegorari sui poeti pugliesi del secondo Novecento (in primis Lino Angiuli, ma senza dimenticare Nadia Cavalera, Matteo Bonsante o i giovani Luigi Abiusi e Raffaele Fiantanese) e quello di Cosma Siani sugli scrittori pugliesi residenti all’estero, tra i quali l’italo-americano Luigi Donato Ventura (nato a Trani nel 1845 e morto a San Francisco nel 1912, autore della novella Peppino il lustrascarpe, che viene considerata come la prima prova letteraria d'autore prodotta all'interno dell’emigrazione di massa verso gli Stati Uniti e che è stata pubblicata per la prima volta in Italia solo nel 2007 dalla FrancoAngeli). Un saggio di Lucio Giannone, docente all’Università del Salento, è invece legato alla cultura letteraria in provincia di Lecce nel Novecento.

Va comunque detto che, al di là delle due “correnti” più volte citate negli interventi dei relatori, ovvero quella Nigro-Angiuli da una parte, più vicina a una certa critica di tradizione accademica, e quella Carofiglio-De Cataldo dall’altra, più legata alle recenti fortune editoriali e commerciali, almeno nella giornata di ieri non sono mai stati menzionati - probabilmente per ragioni dovute al taglio accademico degli interventi - alcuni nomi di scrittori pugliesi di alto profilo nazionale, come Mario Desiati, Nicola Lagioia e Alessandro Leogrande, tutti pressoché coetanei e legati tra loro, insieme a Roberto Saviano, da quello che in altri tempi si sarebbe definito un importante “sodalizio” culturale, che stanno pubblicando negli ultimi mesi i propri lavori più maturi (Il paese delle spose infelici, Uomini e caporali, mentre il nuovo romanzo di Lagioia uscirà per Einaudi all’inizio del 2009).

giovedì 18 dicembre 2008

"La scatola dei colori", di Pio Carlone

È stato presentato questa mattina alla Teca del Mediterraneo di Bari, il libro pubblicato nel 2006 dalla casa editrice Wip da Pio Carlone, dal titolo La scatola dei colori (pp. 158, euro 10). All'incontro, insieme all'autore, sono intervenuti l'editore della casa editrice barese, Stefano Ruocco, e gli attori Tiziana Schiavarelli e Dante Marmone. Davvero 'eccezionale' la storia (vera) del libro: una biografia romanzata di un giovane del sud che negli anni '60, spinto dalla passione per la pittura e dal desiderio di scoprire nuovi mondi, lascia la sua città natale e va a Firenze. Oggi quel ragazzo del sud è uno dei massimi artisti del paesaggio australiano...

E infatti Pio Carlone, nato a Bari nel 1939, dopo aver essersi diplomato presso l'Istituto d'Arte di Bari, dal 1962 ha cominciato gli studi presso l'Accademia delle Belle Arti di Firenze. Laureatosi nel 1966, ha lavorato a Roma come pittore e art designer, insieme a maestri come Caputo, Muccini, Quattrucci , Turcato. All'inizio degli anni Settanta, partecipò ad alcune mostre nelle maggiori gallerie d'arte di Roma e poi in Francia, Germania e Stati Uniti. Nel 1976 ha avuto inizio la sua avventura australiana, con un invito per una mostra monografica sulle sue opere da tenere alla Holdsworth Gallery di Sydney. Il colpo di fulmine con l'Australia fu tale che Carlone decise di trasferirsi a Sydney, acquisendo nel 1979 la cittadinanza australiana. Da allora, l'Oceano Pacifico, il deserto australiano, donne e momenti di vita in Australia sono tra i suoi soggetti artistici preferiti.

lunedì 15 dicembre 2008

"Una autobiografia di fatti non accaduti", di F. Giglio

Proviene dalla Puglia un volume appena uscito per la Stilo Editrice di Bari che rappresenta un unicum assoluto nel campo della critica della letteratura contemporanea. Si tratta della prima monografia pubblicata in Italia sull'opera narrativa di Walter Siti, docente universitario, curatore delle opere di Pier Paolo Pasolini e, appunto, anche scrittore di importanti romanzi degli ultimi 15 anni (tra i quali non si può non citare il più noto, Troppi paradisi, del 2006, un vero e proprio caso letterario). La monografia che analizza tutte le opere narrative di Siti, da Scuola di nudo del 1994 al recentissimo Il contagio (2008), è ad opera della giovane Francesca Giglio, nata a Gravina in Puglia nel 1983 e dottoranda di ricerca presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Roma "Tor Vergata", che allo studio di Walter Siti ha dedicato la sua tesi di laurea magistrale dopo aver concentrato negli anni precedenti la sua attenzione su un altro scrittore contemporaneo, e per certi versi affine a Siti, come Pier Vittorio Tondelli. La monografia di Giglio, Una autobiografia di fatti non accaduti. La narrativa di Walter Siti (pp. 192, euro 16) è l'ultima creazione della collana di ricerche letterarie Officina, giunta in poco più di un anno al suo settimo volume.

Quella che vien fuori dalla monografia è, come si legge in quarta di copertina, «una "finta autobiografia", il racconto iperrealistico e "maledetto" della vicenda di un io-Walter che continuamente entra ed esce dalla vita reale del suo autore, sullo sfondo degradato della metropoli postmoderna. Questa monografia, la prima dedicata allo scrittore romano, ricostruisce con analisi accurate l'evoluzione dell'intero itinerario narrativo e la sua peculiare natura filosofica». Come scrive Daniele Maria Pegorari, direttore di Officina, nella sua prefazione, il punto cruciale dell'opera narrativa di Siti, fin dal suo esordio, sta nel conflitto tra realtà e finzione letteraria: «da un lato sta la cosiddetta ‘realtà’ – o dovremmo dire reality – il cui significato, la cui moralità e datità ci si dimentica di revocare in dubbio, trasformata in prodotto di consumo, sicché si ha il paradosso di un oggetto sottratto alla critica e alla comprensione, il che sarebbe tipico del sacro, e che, di contro, è mercificato e potenziato; dall’altro c’è, invece, la finzione letteraria – stavo per dire la fiction –, statutariamente illusoria, che però costruisce piani allegorici d’interpretazione della storia e del mistero, tendendo al limite anche alla progettazione di utopie sociali e di esplicazioni di identità».

giovedì 11 dicembre 2008

Tre incontri Progedit domani in Puglia

Sono ben tre gli incontri con gli autori che la casa editrice Progedit ha organizzato per domani in tre diverse località pugliesi. A Trani, alle ore 18, presso la libreria La Maria del Porto, sarà presentato il volume Pietre e parole. Testimonianze sul socialismo in Puglia, curato da Gianvito Mastroleo e Caterina Tortosa. Pagine del volume saranno lette e musicate dalla Sud Readers band. Oltre ai curatori e ad alcuni protagonisti delle storie, partecipano gli scrittori Raffaele Nigro e Luigi Quaranta, l'editore Gino Dato. Sessanta testimonianze orali aprono un varco storicamente inedito sul primo cinquantennio della Repubblica Italiana (1944-94), restituendo la parola ai socialisti di Puglia. La materia viva raccolta e trascritta è un archivio di fonti sonore in grado di veicolare personalissime e irripetibili immagini storico-politiche, consultabili anche in termini di analisi storiografica, soprattutto se comparate ad altre fonti. Di qui, l'intrinseco valore archivistico e documentaristico di un testo orale inedito e corale. Due generazioni di socialisti hanno parlato: accadimenti, mentalità, costumi e consumi culturali del Novecento irrompono in questi anni rassegnati, con memorie che oltrepassano schieramenti e correnti intersecandosi in un unico impianto narrativo.

A Ruvo di Puglia invece, nell'ambito del ciclo VieDiFuga, alle ore 18, nell'ex convento domenicani (via Madonna delle Grazie, 2), il Presidio del libro presenta il volume Le vie del cuore di Daniele Giancane, Rosa Cesareo, Guido Luisi. Converserà con gli autori Anna Cantatore, dirigente scolastico. Coordina Rosaria Malcangi, responsabile del Presidio del Libro di Ruvo. Il coro polifonico "Rubis canto", con il tenore Nicola Cuocci, diretto dal maestro Nico Bucci, chiuderà la serata con un omaggio a sorpresa. Al dibattito partecipa tra gli altri Teresa Zaccaria, insegnante e consigliera pari opportunità Regione Puglia. Infine a Massafra, presso la libreria Im@n (c.so Regina Margherita, 6), alle ore 19, Giancarlo Sperti presenterà il volume Una vita sospesa, del quale avevo già parlato qui. Introduce Massimo Scaranici, responsabile WWF - Oasi Sant'Elia. Oltre all'autore, interviene Salvatore Fuggiano, praticante del Laboratorio per il Risveglio della Consapevolezza.

martedì 9 dicembre 2008

"Uomini e caporali", di Alessandro Leogrande

Si apre sui versi di Matteo Salvatore, il grande cantore della civiltà contadina in Capitanata, il nuovo libro di Alessandro Leogrande, Uomini e caporali (pp. 254, euro 16,50) pubblicato nella collana Strade Blu di Mondadori da poche settimane. Un’epigrafe assai evocativa e che contiene il senso delle due direttrici principali del bel reportage dello scrittore tarantino: da una parte l’immagine più viva del Tavoliere, quella dei campi sterminati della provincia di Foggia, da Cerignola a Lucera fino al confine con la Basilicata e il Molise; dall’altra la consapevolezza della scomparsa della civiltà contadina cantata da Matteo Salvatore e raccontata da Carlo Levi, con la morte dei vecchi braccianti, e l’inevitabile confronto tra contadini di ieri e di oggi, riuscito anche grazie alla rievocazione dei fatti accaduti nell’estate del 1920 a Gioia del Colle, località di origine dell’autore.
Al centro delle due direttrici, la vicenda drammatica dello schiavismo nelle campagne del Tavoliere, al centro già di alcuni reportage giornalistici oltre che di recenti iniziative politiche, volte a cercare di sradicare il fenomeno, e di inchieste giudiziarie poi confluite in un processo celebrato presso il Tribunale di Bari e culminato, con il giudizio abbreviato, con la condanna di cinque caporali per la riduzione in schiavitù di moltissimi braccianti giunti in Capitanata dall’Africa nera, dal Maghreb, dalla Romania e, in particolare, dalla Polonia. È proprio sul caso dei braccianti polacchi ridotti come schiavi, scomparsi nel nulla o morti per varie circostanze (pressoché tutte ricollegabili alla loro attività nelle campagne della Capitanata) che Leogrande affonda le proprie ricerche: e sono in questo senso decisive le testimonianze, riportate nel volume, dei sopravvissuti rimasti a lavorare in Puglia come del magistrato che si è occupato del procedimento giudiziario, dei parenti di un giovane polacco morto in circostanze misteriose come dei giornalisti, ancora polacchi, che hanno seguito da vicino la vicenda, del console polacco a Bari come del tenente dei carabinieri di stanza a Lucera che tutti i giorni, in particolare durante l’estate, compie accertamenti sulle migliaia di ettari coltivati a pomodoro nella zona di sua competenza.

Il reportage di Leogrande ha, inoltre, il grande merito di allargare il campo visivo, e di unire punto a punto i tanti aspetti che, pur non direttamente, dicono qualcosa sulla situazione del mondo dell’agricoltura in Puglia e in tutto il Sud Italia. Ne sono prove evidenti le “truffe ai danni all’Inps”, litania ripetuta un giorno sì e uno no dagli organi di informazione locali che danno notizia dei singoli provvedimenti della Guardia di Finanza e della quale Leogrande finalmente mette in luce in alcune pagine la portata economica; ne sono prova le pagine dedicate ai clan mafiosi operanti a Foggia e sul Gargano, e sui loro interessi nel mondo del caporalato; ancora, ne è prova l’omicidio efferato di Giovanni Meo, funzionario della Regione Puglia, avvenuto a Manduria lo scorso mese di luglio e legato, probabilmente, alla questione dei controlli tributari e ambientali su alcune imprese agricole dell’arco ionico.
Al centro del libro di Leogrande è perciò tutta la Puglia, perché il passato, il presente e certamente anche il futuro della regione sono legati a doppio filo alle dinamiche del mondo dell’agricoltura. E malgrado le voci che ancora periodicamente, pur con meno convinzione rispetto al passato, indicano nella Puglia una possibile destinataria del premio Nobel per la Pace per l’accoglienza dei migranti (dimenticando con un sol battito di ciglia lo Stadio della Vittoria di Bari nell’estate 1991, il centro Regina Pacis di San Foca e, appunto, la riduzione in schiavitù operata nel Foggiano), la vera scommessa pugliese sarà nel lavorare giorno dopo giorno, con pazienza e orgoglio, per migliorarsi: come accade oggi alle migliaia di albanesi del tutto integrati che tornano a Bari solo per imbarcarsi per il ritorno in patria per le vacanze; come è stata resa giustizia di ciò che avveniva nel centro di San Foca; come si sta cercando di fare per la Capitanata, con la legge regionale sul lavoro nero recentemente premiata dall’Unione Europea, con gli alberghi diffusi e l’assistenza sanitaria obbligatoria anche ai cosiddetti “irregolari”. Con la speranza di trovarci preparati, e dalla parte giusta, quando «La linea del fronte non contrapporrà comunità a comunità, etnia a etnia. Ma le attraverserà tutte spaccandole in due come mele. Nuovi cafoni da una parte, nuovi bravi dall’altra; mentre altri, nuovissimi signori dei feudi, stabiliranno la posta in gioco».

venerdì 5 dicembre 2008

La Puglia a "Più Libri Più Liberi"

Ha avuto inizio oggi a Roma la settima edizione della Fiera della piccola e media editoria. La Fiera, che si concluderà lunedì 8 dicembre, raccoglie anche quest'anno diverse presenze della Puglia. Sono infatti presenti in Fiera i più importanti tra gli editori piccoli e medi in Puglia: Besa, Dedalo, Kurumuny, Lupo, Palomar e Manni.

Pur essendo soltanto sei, ognuno di questi editori ha programmato eventi e presentazioni all'interno dello spazio fiera. La Besa Editrice, ad esempio, presenta domani, 6 dicembre, alle ore 20 nella Sala Ametista, il romanzo La nuca di Luisa Ruggio pubblicato da Controluce. Interviene il giornalista Vito Bruno. Sempre domani, alle ore 11, presso la Sala Corallo, Manni Editori presenta il libro Elettrocardiodramma. Racconti per musiche e voci di Pino Romanelli. Intervengono l'autore, Giovanna Bandini, Toni Bungaro e Rocco Papaleo. Sempre Manni domenica 7, alle ore 18, organizza l'incontro Parole al vento per Luigi Malerba. Intervengono Giovanna Bonardi, Silvana Cirillo, Andrea Cortellessa, Giulio Ferroni, Angelo Guglielmi e Walter Pedullà. Infine, la casa editrice Dedalo sarà presente all'incontro che si terrà lunedì 8 dicembre, alle ore 18 presso il Caffè Letterario su "Barack Obama. La forza di saper sognare". A questo incontro, con la partecipazione di Furio Colombo, Rula Jebreal, Sandro Portelli, Lee Stringer e Franco Venturini, si presenterà il libro di Luciano Clerico, del quale avevamo parlato all'indomani della vittoria di Obama alle elezioni presidenziali americane, dal titolo Barack Obama. Come e perché l'America ha scelto un nero alla Casa Bianca.

giovedì 4 dicembre 2008

"Moro un profeta disarmato", di Vincenzo Manca

È stato presentato ieri a Bari un nuovo volume sul caso Moro. L'ha scritto Vincenzo Ruggero Manca, senatore del centro-destra dal 1996. Pilota militare, Manca è nato a Carmiano, in provincia di Lecce, nel 1936, e risiede a Roma. Ha percorso tutti i gradini della carriera in Aeronautica Militare, giungendo ai vertici più alti della gerarchia aerea, ottenendo innumerevoli riconoscimenti, in Italia ed all'estero. Il suo libro, Moro, un profeta disarmato, pubblicato dalle Edizioni Koinè di Roma. Ha pubblicato anche negli anni passati I segreti di san Macuto (Edizioni Bietti), L'idea meravigliosa di Francesco Baratta (Edizioni Koiné) La verità non voluta (Koinè Nuove Edizioni) e Ustica assoluzione dovuta giustizia mancata (Koinè Nuove edizioni).

Ispirandosi alla prima edizione (9 maggio 2008) del Giorno della Memoria e a chiusura dello scenario rievocativo nel trentennale della Vicenda Moro, l’autore del saggio propone un’intensa riflessione critica sui percorsi (giudiziario, parlamentare, saggistico, e pubblicistico) seguiti per la stessa, nel tentativo di accendere “documentalmente” fasci di luce su molte ambiguità, contraddizioni, ritrattazioni... Il volume di Manca fa il paio con un altro volume sul caso Moro scritto da un altro senatore pugliese, Gero Grassi, e pubblicato dalla casa editrice Palomar. Il volume di Grassi, che viene regolarmente presentato in diversi comuni pugliesi (pochi giorni fa a Margherita di Savoia), Il ministro e la brigatista, è però un romanzo dove si racconta la storia di un amore, condizionato e annullato dall’eccidio di via Fani e dalla morte, avvenuta per mano delle Brigate Rosse, di Aldo Moro.

mercoledì 3 dicembre 2008

Due nuovi libri di Maria Amorese

Sono due i libri pubblicati nel 2008 da Maria Riccarda Amorese, uno dei quali è stato presentato questa sera a Bari. Si tratta dei volumi Foglie d'autunno (pp. 176, euro 14), pubblicato per l'editore Altromondo di Padova e E le parole dai pensieri caddero sulla pietra (presentato oggi a Bari) pubblicato da Nicola Calabria Editore, piccola casa editrice di Patti, in Sicilia. In entrambi i volumi c'è un'ampia consonanza di prosa e poesia. In Foglie d'autunno si racconta «Un percorso che scorre attraverso le esperienze di vita dell'autrice: emozioni, gioie, ricordi, dolori, speranze, rimpianti, illusioni che accomunano tutti gli uomini. La vita è cantata nella sua tragicità, nell'orrore che fa gridare, che spinge alla resa, che annienta. Per scoprire che, dal silenzio, si alza ugualmente forte la volontà di resistere, di affermare il bene e l'amore al di là di ogni sofferenza, di non lasciarsi sradicare. La vita che afferma se stessa. Una battaglia personale condotta con lucidità di analisi e senso dell'ironia. Nascono versi leggeri intrisi di saggezza».

Maria Riccarda Amorese è nata a Bari dove vive ed opera. Si è dedicata all’insegnamento nella scuola media, prima in terra di Lucania e poi a Bari e in provincia. Dall’agosto del 1990 è stata cancelliere d’udienza e poi per l’esecuzione presso la Corte d’Appello di Bari, settore penale minorile e non. Numerose le sue pubblicazioni precedenti, a partire dai due volumi pubblicati per Oceano Edizioni dal titolo Il volo del gabbiano e Vestita di miele. Con la casa editrice barese Progedit pubblica poi altri due volumi, Memorie di una schizofrenica e Sei felice, Maria? Poesia dal deserto e L'infinito canto dell'addio, una raccolta di 120 liriche. È poi da segnalare il volume uscito per Emilogos Edizioni dal titolo Il pianoro delle forme: il libro si articola in quattro parti, la prima ambientata interamente nei luoghi molisani, a Rocchetta a Volturno. Per il resto delle tre parti, le liriche sono state scritte a Bari e a Bologna; alcune molto struggenti, pericolosamente inquietanti.

martedì 2 dicembre 2008

"Come si diventa vergini?" di Luna Gualano

Un libretto divertente ma che riserva anche qualche spunto di riflessione è quello scritto dalla giovane Graziella Gualano, detta Luna, dal titolo Come si diventa vergini? Gaga involontarie degli adolescenti di oggi (pp. 96, euro 10) e pubblicato per la casa editrice romana Coniglio Editore. La giovane autrice è nata a Foggia nel 1981, e vive a Roma dove studia all’International Centre of Cinema and Theatre "Eleonora Duse". Disegna brevi fumetti, scrive film e dirige video, oltre a far parte di un gruppo musicale, i Lemmings. E in un'intervista ad Affari Italiani ha detto di sognare il debutto come regista: "Ho scritto una sceneggiatura su un serial killer di donne". Informazioni sul libro e sull'autrice sono reperibili anche su questo myspace, dove si trovano anche alcuni esempi di queste "gag involontarie", forse non solo degli adolescenti "di oggi". Ad esempio, si intitola "Debiti con l'imene" quella che sembrerebbe a tutti gli effetti una freddura, ma che è invece una domanda, rintracciata su un forum internet, da parte di una ragazza: «Se è da molto tempo che non si ha rapporti, dopo è possibile che l'imene si risarcisca?».

Fortunatamente, come ha rilevato Alessandra Nenna in una recensione su «Barisera», «a metà libro tre paginette riassumono e rispondono brevemente ai dubbi più gettonati quali per esempio che la verginità è una sola e ci si nasce, che la Coca Cola e la saliva non sono spermicidi validi o che la masturbazione è una pratica naturale che non influisce sulla crescita, né provoca cecità. La terza parte si completa con la trasposizione di testi originali raccolti dalla rete internet e che costituiscono le classiche leggende metropolitane che di certo hanno affollato, almeno una volta, le serate tra amici. Sorprende la fantasia, fa sorridere l'ingenuità in cui anche il lettore più vaccinato ritroverà la propria fanciullezza, ma fa soprattutto riflettere su quanto genitori, educatori, psicologi e sessuologi falliscano in molti casi la loro missione».

lunedì 1 dicembre 2008

"La prigione sotto la neve", di Raffaele Valentini

Dalla cittadina di Turi, in provincia di Bari, nota soprattutto per aver ospitato nel carcere locale Antonio Gramsci negli anni del fascismo, arriva un romanzo di recente pubblicato per Manni Editori da Raffaele Valentini con il titolo La prigione sotto la neve (pp. 152, euro 16), anch'esso strettamente legato alla vicenda che vide l'intellettuale comunista internato a Turi per motivi politici. Raffaele Valentini è nato e vive a Turi, dove abita da sempre a pochi metri dal carcere, grande isola di pietra adesso inglobata al centro del paese. È docente di lingua inglese, giornalista, cofondatore e direttore responsabile de “il paese”. Ha pubblicato libri in italiano e nel dialetto di Turi. Quella del romanzo è la vera storia di Sandro, marittimo di professione, condannato all’ergastolo per omicidio, detenuto nel carcere di Turi. Nel libro c’è la sua vita – come una prigione senza limiti e senza tempo – ricucita dentro e fuori i vari penitenziari, insieme alle sue passioni, le assenze, la tragedia. Un giornale di bordo solitario. Un diario postumo narrato da chi lo ha conosciuto e ascoltato negli incontri affumicati da mille sigarette, tra esitazioni, fughe, pacificazioni e malinconici bicchieri di buon marsala.

Con queste parole l'autore introduce il suo stesso romanzo: «Abito da sempre a pochi metri dal carcere di Turi (lo stesso di Gramsci, Pertini), una gigantesca isola di pietra adesso inglobata tra le case, al centro del paese. E, da sempre, il carcere è presente nei miei occhi, nei miei pensieri, con la sua forma essenziale, sovrastante e nuda, con tutta la sua umanità che sento respirare al di là delle finestre di ferro affacciate sulla mia stradina. Un'umanità che tossisce malamente, impreca, grida, si lamenta, esplode per i goal delle partite di calcio, stende qualche piccolo indumento ad asciugare sulle sbarre dietro i vetri, saluta richiami dai marciapiedi di sotto, talvolta protesta, rare volte ride. Quando poi ho conosciuto Sandro Zerbola, in giro per i nostri giardini, libero, senza mete dichiarate, ho capito anche molto di più dalle storie delle sue parole. E non avrei mai voluto che un giorno avesse dovuto smettere di raccontare. Nelle pagine che seguono ho cercato di ricomporre, per quanto possibile, alcuni capitoli delle sue avventure taciturne, quasi una sorta di 'Diario Postumo', un diario periodico dei nostri incontri affumicati da mille sigarette, passati indenni tra un bicchiere di buon marsala e una immancabile vogliosa 'pasta alla crema'. Parole trascritte come in un giornale di bordo che potesse registrare la fatica di vivere di quanti passano gran parte della propria esistenza in uno spazio escluso, dilatato dal tempo, lacerato dai sensi di colpa, limitato dalla condizione solo nei gesti apparenti. Per cercare di restituire attenzione, e dignità, a tutti coloro che scorgiamo istrattamente oltre le inferriate. Persone delle quali, spesso, molti non sanno o non ritengono che possano avere pensieri e sentimenti. Vite da continuare».