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giovedì 16 aprile 2009

Due raccolte di poesie dalla provincia di Taranto

Due raccolte di poesie sono state di recente presentate in provincia di Taranto. La prima (nellimmagine la copertina) è la raccolta di Antonio Bicchierri di San Giorgio Jonico, che ha pubblicato con la Ismeca Libri di Bologna un libro con Cd Audio delle sue poesie dal titolo In volo... nella leggerezza dell'essere (pp. 74, euro 14). Si tratta della seconda raccolta pubblicata di Bicchierri dopo numerosi riconoscimenti in premi letterari in giro per l'Italia. Quello dell'amore viscerale per la propria terra, per le sue tradizioni popolari, è sicuramente il tema principale dell'opera di Bicchierri. Quello della raccolta di Bicchierri, i cui proventi delle vendite andranno devoluti in beneficenza, è stato scritto, è «Un volo introspettivo dell’anima con un linguaggio magico che trasfigura la realtà, imprimendole la leggerezza del sogno e dell’essere nostra fragile provvisiorietà».


La seconda raccolta di poesie, presentata due settimane fa nel Palazzo della Provincia di Taranto, è quello della tarantina Angela Agrusti, dal titolo Il diario dell'anima (pp. 128, euro 10), pubblicato dalle Edizioni Giuseppe Laterza nella collana "Omaggio ad Onofrio Martinelli", celebre pittore pugliese del Novecento. Come si legge in quarta di copertina sull'opera di Agrusti, «Ancora una volta le donne del sud ed in particolare le poetesse del sud sanno far breccia nel cuore dei lettori. E come le donne del sud, l’autrice consapevole del valore della sensibilità femminile che deve spesso essere protetta, racconta dell’autodeterminazione quotidiana di una donna che non mente a se sessa ma che non vuole rinunciare a quei potenti motori del pensiero umano che sono il sogno e la fantasia».

martedì 14 aprile 2009

"Il sito industriale di Adolfo Colosso a Ugento"

Solo poche settimane fa avevamo segnalato l'importante contributo di Antonio Monte, scritto con Valentina Pennetta, sul sito industriale di San Pietro Vernotico, in particolare sulla sua ex distilleria nei pressi della stazione ferroviaria. Dello stesso autore è stato da poco pubblicato un nuovo volume, stavolta curato in collaborazione con Ilaria Montillo, che porta alla luce un nuovo frammento della storia industriale salentina, dal titolo Il sito industriale di Adolfo Colosso a Ugento. Tra storia e patrimonio (pp. 240, euro 15). Il libro, pubblicato da Crace Editore (Centro Ricerche Ambiente Cultura Economia) di Perugia, fa parte del lavoro svolto dall’Istituto per i beni archeologici e monumentali di Lecce (Consiglio nazionale delle ricerche) e fa parte del progetto: «I beni del patrimonio industriale del territorio di Ugento» cofinanziato dalla Regione nel programma delle Attività culturali 2007-2009. L’attività di ricerca è stata svolta in collaborazione con l’Associazione Italiana per il Patrimonio archeologico industriale (Aipai).

Il volume comprende in realtà tre saggi: il primo è quello che dà il nome al volume ed è scritto dai due curatori. Il secondo, dal titolo Adolfo Colosso: benemerito viticoltore, bonificatore e imprenditore agrario è stato scritto da Franco Antonio Mastrolia, mentre il terzo saggio è di Claudio Bottazzo e Antonio Monte e s'intitola Da sito produttivo a polo museale: recupero e riuso dell’opificio industriale. Il sito industriale di Adolfo Colosso, illuminato agronomo salentino, si caratterizzava per essere suddiviso in diversi apparati produttivi: l'enopolio, l'oleificio, il molino, il saponificio, il sansificio. Come si legge in quarta di copertina, «Il Salento vanta questa attenzione anche per merito di Amministratori locali sensibili, circondati da validi riferimenti nel proporre e realizzare le loro idee di progetti di recupero e valorizzazione di un percorso di frantoi ipogei, di una distilleria, di alcuni stabilimenti vinicoli e altro. Il patrimonio industriale è della comunità, esso appartiene alla storia di ognuno che lo riconosce e lo rivendica. È ciò che è avvenuto anche a Ugento terra nota per il suo antichissimo trascorso di Municipio messapico e romano, ma anche custode di uno dei siti industriali più complessi e interessanti della Terra d’Otranto del XIX secolo».

giovedì 9 aprile 2009

"Il primo angelo" di Paolo Dune

Dalle Edizioni Il Punto d'Incontro di Vicenza arriva il secondo romanzo di Paolo Dune, al secolo Paolo Pallara, dal titolo Il primo angelo (pp. 256, euro 15,90). Dopo la raccolta di racconti Salvo complicazioni (Paper Editrice, Roma 1993), gli aforismi di Al di qua dell'aldilà (Edizioni Tabulafati, Chieti 1998) e il romanzo Attenuante 666 (Manni, Lecce 2001), l'autore torna ad affrontare in forma narrativa tematiche vicine all'esoterismo e ai misteri. Il primo angelo, tra l'altro, poche settimane fa si è aggiudicato il primo posto al Premio nazionale di poesie e narrativa "Alberoandronico", la cui cerimonia si è svolta lo scorso 13 marzo in Campidoglio. L'autore, salentino, nato nel 1968, è laureato in Giurisprudenza ed è attualmente Segretario comunale in un comune del Salento.

La trama del romanzo è ben descritta in quarta di copertina: «Un giovane esorcista spagnolo viene coinvolto in una vicenda di spionaggio internazionale: i servizi segreti sono sulle tracce di una donna americana sospettata di essere una strega e di detenere particolari segreti esoterici. Grande è la sorpresa del giovane quando la donna si reca proprio da lui per chiedere aiuto. Scettico, cercherà di aiutarla a venire a capo del mistero. Ma ancora più grande sarà la sua sorpresa nello scoprire che a muovere le fila, come un gran burattinaio, si cela proprio lui, Satana, il biblico principe dell’Inferno». Ancora un volta Lucifero, quindi, già protagonista del precedente Attenuante 666, lì nelle vesti di imputato in un processo ai suoi danni, qui come "innamorato" di una giornalista americana, reincarnazione di una strega bruciata sul rogo alcuni secoli prima, che cercherà di liberarsene con l'aiuto di un giovane gesuita esorcista, con il corredo di massoneria ed emissari vaticani di browniana memoria.

mercoledì 1 aprile 2009

"Schegge di vita" di Maria Cirignano

È stata pubblicata postuma dalle Edizioni Tracce di Pescara l'ultima opera poetica di Maria Cirignano, personalità della cultura della Capitanata, e in particolare della sua città natale, Torremaggiore, scomparsa lo scorso anno. Nata nel 1933 e laureatasi in Lettere moderne a Bari nel 1959, Maria Cirignano aveva dedicato tutta la sua vita all'insegnamento nelle scuole della provincia di Foggia, in particolare a Vico Del Gargano e San Paolo di Civitate, oltre che a Torremaggiore, senza mai abbandonare la sua attività poetica. Schegge di vita (pp. 128, euro 10), questo il titolo della sua ultima raccolta poetica, è introdotto da una prefazione di Joseph A. Perricone, docente di Lingua e letteratura comparata alla Fordham University di New York, secondo il quale l'opera di Cirignano è riconducibile al «parnaso esile della modernità, abitato da pochi maestri, dall’Ungaretti e da Montale, dei quali ella ha saputo recuperare la lezione».

Schegge di vita è il titolo che la stessa Cirignano ha voluto dare alla sua raccolta di poesie che racchiude il percorso di una vita trasformatasi in sintesi lirica, in parole, suoni, ritmi, immagini che di questa vita costituiscono il duraturo distillato. Schegge, vale a dire stralci, pezzetti di esperienza, tasselli in sé compiuti che si staccano dalla matrice caotica e informe, talvolta turbolenta del vivere quotidiano, per formare un mosaico che fa tutt’uno con l’essenza stessa, vitale e inderogabile, dell’esperienza. Un mosaico equilibrato, compiuto e compatto, con un proprio prospettico disegno, che l’autrice consegna ai suoi lettori affinché ne traggano diletto e conoscenza. Un mosaico, inoltre, che si compone di una pluralità di temi, dagli affetti personali, nelle poesie “Il volto dei bimbi miei”, “Un anno ancora”, “Nozze d’argento”, “A mio padre”, alla precarietà dell'esistenza, come in "Torre Cerrano" o "Si perde in volo...".

mercoledì 25 marzo 2009

"La Pasqua bassa" di Antonio Del Giudice

Antonio Del Giudice, 60 anni, originario di Andria, ha svolto per molti anni la professione di giornalista in giro per l'Italia, in particolare per il gruppo Repubblica-l'Espresso e ricoprendo anche l'incarico di direttore del quotidiano abruzzese «Il Centro». Ha vissuto a Bari, a Roma, a Milano, a Palermo, a Mantova e a Pescara. Oltre agli innumerevoli articoli ha pubblicato un libro intervista con Alex Zanotelli nel 1987 La morte promessa. Armi, droga e fame nel Terzo Mondo. Da poche settimane ha però pubblicato la sua prima opera narrativa, per le edizioni San Paolo, dal titolo La Pasqua bassa (pp. 168, euro 14). La storia al centro della narrazione di Del Giudice è, per sua stessa ammissione, legata alle sue origini e al territorio pugliese o più in generale meridionale. È ambientato infatti a cavallo della seconda guerra mondiale nel Mezzogiorno in una famiglia di contadini che vede un suo figlio morire nei giorni della Pasqua bassa del 1994, dunque dopo l'8 settembre, nei pressi della città natale, ucciso da una raffica di mitra da un battaglione di soldati tedeschi. Con la morte del figlio comincia l'agonia del padre e la tragedia di una famiglia contadina unita dalla povertà e dalla solidarietà.

A far da sfondo all'intera vicenda, un presagio, una superstizione: quella secondo cui la Pasqua bassa porti con sé eventi luttuosi. «Il libro – ha spiegato nel corso di una presentazione del suo romanzo ad Andria Antonio Del Giudice – trae linfa dal territorio, dalla mia terra d’origine e segue la storia di una famiglia rivissuta con l’occhio di un bambino di dieci anni, tanto che qualcuno non ha esitato a definirlo un “romanzo innocente». Pinuccio, lo sfortunato soldato ucciso dai tedeschi, è secondo l'autore infatti veramente esistito, come i suoi genitori e gli altri personaggi presenti nel libro. «Parto dalle mie radici, da quelle della famiglia di mia madre, che era di origine contadina, per allargarmi, a cerchi concentrici, alla grande famiglia, al quartiere, al paese, per raccontare l’ordìto della storia d’Italia in quel momento, la guerra, il fascismo». Ma nel libro di Del Giudice non mancano ritratti storici del Mezzogiorno di epoche anche precedenti, risalenti «al brigantaggio, all’Unità d’Italia, per fare proprio un excursus nel territorio. Ma se tra le pagine si guarda al passato con nostalgia, io personalmente non lo faccio, perché il mio sguardo contempla il pathos, non la nostalgia».

giovedì 12 marzo 2009

"Ragnatele e altri racconti" di Antonio Fiscarelli

È stato presentato il 6 marzo scorso nella sua città natale, Foggia, presso la Libreria Edicolè, il nuovo lavoro di Antonio Fiscarelli, una raccolta di short stories dal titolo Ragnatele e altri racconti (pp. 143, euro 10) pubblicato dalla Prospettiva Editrice, di Roma. L'autore è alla sua seconda pubblicazione importante, dopo il romanzo Il testimone, ambientato a Torino, pubblicato nel 2004 dall'Editrice Bastogi di Foggia. Antonio Fiscarelli, nato a Foggia nel 1973, ha vissuto dal 1994 a Torino, dove ha conseguito la laurea in Filosofia, redigendo una voluminosa tesi dal titolo Essere potere e fare. Tra Hegel, Nietzsche e Sartre. Un soggiorno di sei mesi in Germania (1999-2000) e un anno di vita in Francia (2002-2003), oltre agli innumerevoli spostamenti da una città all’altra dell’Italia e dell’Europa e un viaggio in Kenya, gli hanno permesso di continuare le sue ricerche filosofiche, che hanno per motivo fondamentale l’osservazione della realtà dai diversi punti di vista nella quale si manifesta.

Così si legge nella quarta di copertina di Ragnatele e altri racconti: «Dodici short stories, dodici episodi, dodici situazioni differenti. Non importa dove, quando, non importa il tempo, lo spazio. Qui parlano solo i personaggi, i loro gesti, le loro azioni, i loro pensieri, le loro ossessioni. Ma chi sono questi personaggi? Sono personaggi reali o inventati? Concreti o ideali? Le loro storie vogliono suggerirci qualcosa sulla condizione attuale della nostra società? Tali alcuni interrogativi che sorgono dalla lettura di Ragnatele e altri racconti. Pare che all'autore non interessi rivelare delle verità, denunciare dei fatti, ma solo definire degli intrecci. Nella routine di massa, dove tutto sembra appiattito sulla superficie dei modelli dominanti, germinano insolite meccaniche esistenziali, movenze quotidiane, piccole manie che investono l'esistenza singola e collettiva. Come un ragno la società tesse le sue ragnatele, nei cui intrecci i destini individuali tessono le proprie».

giovedì 5 marzo 2009

"Il pittore di Arpi" di Luigi Todisco

È stato pubblicato dalla casa editrice romana L'Erma di Bretschneider un nuovo importante volume di storia dell'arte sulla Puglia, che analizza alcune preziose testimonianze iconografiche della Daunia. Il Pittore di Arpi. Mito e società nella Daunia del tardo IV secolo a.C. (pp. 150, euro 75), questo il titolo del volume, è stato scritto da Luigi Todisco, nato a Bisceglie (Ba) nel 1950, ordinario di Archeologia e Storia dell'Arte greca e romana all'Università di Bari, e raccoglie ben 66 pagine di illustrazioni. L'autore ha già attivo numerose pubblicazioni scientifiche, molte delle quali centrate su aspetti assai interessanti della storia dell'arte pugliese e meridionale. Tra queste ricordiamo Ceramica neolitica nel Museo di Bisceglie (Dedalo 1980), Scultura antica e reimpiego in Italia meridionale I (Edipuglia 1994), II (Edipuglia 2002), Teatro e spettacolo in Magna Grecia e in Sicilia (Longanesi 2002), Ceramica figurata a soggetto tragico in Magna Grecia e in Sicilia (Bretschneider 2004), Pittura e ceramica figurata tra Grecia, Magna Grecia e Sicilia (La Biblioteca 2006).

Il Pittore di Arpi, ceramografo della tarda produzione vascolare apula, prende nome dal centro dauno che ha restituito gran parte dei suoi vasi figurati. Il lavoro prende in esame soprattutto dal punto di vista iconografico i vasi nello stile apulo a figure rosse attribuiti al Pittore di Arpi. Alcuni di questi splendidi vasi sono esposti nel Museo Civico di Foggia, rinvenuti nella famosa tomba a camera detta "del vaso dei Niobidi", e attestano il processo di ellenizzazione delle facoltose famiglie daunie della fine del IV secolo a.C. Il Pittore di Arpi, si legge nel volume La tomba del vaso dei Niobidi di Arpi di Ettore De Juliis, pubblicato da Edipuglia nel 1992, «è stato collegato strettamente all'opera del Pittore di Baltimora, di cui può essere stato allievo, lavorando nella stessa officina e assumendo in seguito una propria, ben distinta personalità artistica. L'attività di questo Pittore può essersi svolta, perciò, a Canosa, o nella stessa Arpi. I dati di provenienza sono ancora così esigui da non permettere una scelta tra i due grandi centri dauni, pur considerando che mancano ancora notizie del ritrovamento a Canosa di opere attribuibili a tale artista».

mercoledì 4 marzo 2009

"L'abitudine al sangue" di Giorgia Lepore

Il mese scorso ha visto la luce, per i tipi di Fazi Editore, importante casa editrice romana, il romanzo d'esordio di Giorgia Lepore, dal titolo L'abitudine al sangue (pp. 295, euro 18). L'autrice, 39 anni, è nata e vive a Martina Franca ma lavora all'Università di Bari, in qualità di assegnista di ricerca presso la cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Paleocristiana e Altomedievale. È inoltre archeologa, specializzata negli scavi presso le chiese rupestri pugliesi, e docente di Storia dell’Arte nelle scuole superiori. Negli anni scorsi ha partecipato a vari convegni nazionali e internazionali e pubblicato numerosi articoli e saggi in riviste specializzate, tra cui alcuni contributi nel volume Puglia Paleocristiana (a cura di G. Bertelli, 2004) e la monografia Oria e il suo territorio nell’altomedioevo (2004). E proprio dai suoi interessidi archeologa e di studiosa di Storia bizantina prende le mosse il suo romanzo d'esordio, ambientato appunto nell'Impero romano d'Oriente nell'Altomedioevo, ma mancano, per precisa scelta dell'autrice, riferimenti topografici e l'indicazione di un arco temporale nel quale si svolge la vicenda.

La vicenda narrata è quella di Giuliano, figlio secondogenito di un imperatore bizantino, il cui desiderio per la vita contemplativa si piega alla volontà del padre che lo vuole a capo dell’esercito. Dopo aver preso parte ad efferate battaglie sul campo, Giuliano abbandona l'esercito e subisce per questo una crudele punizione da parte del suo stesso genitore, prima di diventare monaco. Così Giorgia Lepore, in un'intervista rilasciata a «Il Tempo»: «Il romanzo nasce da tutte le mie conoscenze storiche che si sono sommate nel corso degli anni. Il protagonista, ad esempio, è un'astrazione, la somma di caratteristiche di alcuni personaggi realmente vissuti. Poi ci sono dei riferimenti storici precisi come la lotta contro l'eresia dei Pauliziani tra il VII e l'IX secolo e la distruzione di un intero popolo vissuto nella zona dell'Armenia. per quanto riguarda Giuliano e il fratello Costantino mi sono ispirata a Basilio II e Costantino vissuti nel X secolo. Tanti pezzi di un puzzle virtuale. Volutamente vago perché vuole essere un passaggio dalla storia alla favola. È lo stesso meccanismo attraverso il quale nascono le leggende».

lunedì 2 marzo 2009

"Nudosceno" di Vincenzo Mastropirro

È stato presentato il mese scorso a Bitonto la prima opera poetica di Vincenzo Mastropirro, dal titolo Nudosceno (euro 13), pubblicata dalla casa editrice Lietocolle, specializzata in eleganti plaquettes a tiratura limitata con poesie accompagnate da disegni (in quest'occasione opera di Paolo Sciancalepore). Vincenzo Mastropirro è di Ruvo di Puglia, ma vive a Bitonto (Ba). Flautista, compositore, personalità eclettica ed irrequieta. Dal 1987 suona col Trio "Mauro Giuliani" per importanti teatri e sale concertistiche in Italia e all'estero. L'amore per la poesia lo porta a musicare i testi di Alda Merini e compone Ballate - inciso per la Phoenix Classics, Montebelluna (Tv) 1999. Successivamente, su poesie di Vittorino Curci, compone Songs e poi Mater Dolorosa, Stabat in nove quadri su laudi dialettali pugliesi inciso per la Essemmegi, Bari 2003. Ha inoltre composto alcuni brani per il jazzista Paolo Fresu & Alborada String Quartet e per il duo Sakis Papadimitriou e Giorgia Sylleou. Alcune poesie selezionate per concorso, sono state pubblicate su riviste e antologie nazionali. Nudosceno è la sua opera prima.

Luigi Metropoli ha così scritto su Nudosceno: «Di Mastropirro colpisce la visceralità della parola, secca e tagliente, la sua attenzione al corporeo e al basso, quasi fosse essa stessa a seminare un'infezione, ad innescare un processo di decadenza del corpo mescolato ad un senso di colpa che quasi geneticamente risiede nella terra, nelle viscere. L'io vive una trasformazione biologica e nello stesso tempo la mente è destinata alla demenza. Solo il ricorso alla musica sembra poter lenire il dolore, tramutandolo in un ritmo interstiziale che spezza il malessere». Alcune poesie tratta dalla raccolta poetica di Mastropirro si possono leggere sul sito internet della casa editrice Lietocolle.

mercoledì 25 febbraio 2009

"Il segreto della dama dei girasoli" di Giampaolo Papi

È ambientato in Provenza, in una calda estate ai tempi di Luigi XIV, il romanzo di Giampaolo Papi, Il segreto della dama dei girasoli, edizioni Pendragon, Bologna 2009 (pp. 164, euro 13). È un’appassionante e tragica storia d’amore ricca di poesia. Protagonisti, una bellissima e raffinata dama e un valoroso cavaliere di ventura. Lei è promessa sposa del duca di Nîmes, lui è la sua “guardia del corpo”. L’idillio si trasforma in tragedia dopo la scoperta di una lettera compromettente e la delazione di un infido domestico. Sullo sfondo, le ipocrisie e le vanità dell’aristocrazia cortigiana intorno al re Sole.
Sarebbe una storia d’amore come tante altre, se non fosse che questa non ha un finale consolatorio né può ascriversi al genere d’evasione: al contrario, è un’intensa riflessione sulla vita, l’amore, l’amicizia, la felicità. Ed è una storia che incanta e seduce per un’altra semplice verità: è ben scritta. Perché è narrata con levità e pathos ad un tempo, e perché rende omaggio alla parola. Alla sua forza poetica e suggestiva, alla sua capacità di descrivere ed evocare. Ne Il segreto della dama dei girasoli, Papi sperimenta, infatti, con esiti interessanti, le possibilità combinatorie di prosa, poesia, musica e immagini.

L’autore, nato a Mesagne nel 1969 e che di mestiere fa il medico (è specialista di endocrinologia e malattie del metabolismo, responsabile del Modulo di Diagnosi e Terapia delle patologie tiroidee presso il Dipartimento di Medicina Interna dell’azienda USL di Modena), non è nuovo alla scrittura. Ha già pubblicato diverse raccolte di poesie (Il canto delle ginestre, Schena, Fasano 1987; Brume d’occhi, Lalli, Poggibonsi 1990; Lettera del sole alla luna un’estate, La Vallisa, Bari 1997) oltre ad un saggio critico su Ungaretti (Il primo Ungaretti, Lacaita, Manduria 1988), e questa è la sua prima “prova” narrativa. Papi si inserisce così a pieno titolo nella lunga schiera di medici-letterati (è membro dell’AMSI, Associazione Medici Scrittori Italiani) che da Cechov a Cronin, da Carlo Levi a Mario Tobino, per menzionare solo alcuni fra i moderni (ma aggiungeremmo anche il meno noto eppur fondamentale editore ottocentesco del Corpus Hippocraticum, E. Littré, medico e filologo), con l’arte e la professione testimoniano la loro attenzione per l’uomo e la vita.

giovedì 19 febbraio 2009

"Il potere e chi lo detiene" di Rocco D'Ambrosio

Don Rocco D'Ambrosio è un sacerdote dell'Arcidiocesi di Bari (è nato infatti a Cassano delle Murge nel 1963), ma è anche docente di Filosofia politica presso la Facoltà di scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma e la Facoltà teologica pugliese di Bari. È inoltre docente invitato di etica politica presso la Scuola superiore dell’amministrazione del Ministero dell’Interno a Roma. D'Ambrosio ha da pochi mesi pubblicato un nuovo saggio, per le Edizioni Dehoniane Bolognesi (EDB) dal titolo Il potere e chi lo detiene (pp. 212, euro 20). Questa pubblicazione segue diversi saggi precedenti, alcuni dei quali direttamente legati a personalità pugliesi del mondo cattolico. In generale ricordiamo Padre Serafino Germinario e il Partito Popolare in terra di Bari (Bari 1993); Ordine, umanità e politica. Saggio su Eric Voegelin (Bari 1995); La vigna di Nabot. Saggio di etica politica (Bari 2001; Madrid 2005); Istituzioni persone e potere (Soveria M. 2004); Il grembiule e lo scettro. Appunti su Chiesa e politica (Molfetta 2005); Serafino Germinario un prete scomodo (Bari 2007).

Questa sua ultima opera è invece tutta dedicata alla questione del potere. Dopo un primo capitolo in cui l'autore si sofferma sul Potere in sé, soffermandosi anche sui temi delle ideologie e della laicità, il secondo capitolo si concentra su Chi detiene il potere, sulle caratteristiche di responsabilità, la competenza, lo spirito di servizio, ma anche sulla violenza, l'autorefenzialità, la sete di potere, la brama di profitto. Il terzo e ultimo capitolo è invece dedicato a Chi circonda il potere: intellettuali, corti, collaboratori autentici. Filo rosso e guida ideale che attraversa tutto il volume è la figura di William Shakespeare, le cui citazioni dalle sue opere costellano tutta la riflessione di D'Ambrosio, uno studio frutto di un percorso di ricerca pluriennale su tematiche sociali e politiche, che privilegia la linea antropologica e quella etica. Il libro di D'Ambrosio è perciò rivolto a tutti, ma in particolare a chi detiene il potere e, come scrive Marilena Amerise in una recensione pubblicata sull'«Osservatore Romano», «per ricordare, come scrive Agostino, che i buoni leader, che promuovono veramente il bene comune, sono quanti non comandano nella "brama del signoreggiare", ma nel "dovere di provvedere"; non nell'"orgoglio dell'imporsi", ma nella "compassione del premunire"».

mercoledì 18 febbraio 2009

"Poesie d'amore" di Italo Magno

Di Italo Magno ci eravamo occupati già il 6 febbraio dello scorso anno, in occasione della pubblicazione del suo romanzo La Storia segreta del delfino Filippo, pubblicato dall'editore Guida di Napoli, che ha ottenuto un certo successo nelle scuole medie della Capitanata e anche secondo le ricerche dirette del libro sul nostro blog. A distanza di un anno, l'autore torna con un nuovo libro decisamente diverso, una classica raccolta di Poesie d'amore (pp. 96, euro 9,90) pubblicata da Andrea Pacilli Editore - Buenaventura, casa editrice di Manfredonia, proprio come l'autore del libro. Italo Magno è stato dirigente scolastico per oltre vent'anni e attualmente collabora con l'Ufficio Scolastico Regionale ed è docente di Psicologia dell'handicap e della riabilitazione presso la SSIS Puglia. Tra le sue pubblicazioni più importanti, prevalentemente di narrativa, ci sono Il vento nel fazzoletto (Liguori, 1990), Visioni di un naufrago (Garzanti, 2000) e Un confetto da Paola (Guida, 2004). È inoltre il presidente del premio nazionale di poesia "Città di Manfredonia". Le poesie d'amore di Italo Magno sono state presentate per due volte, la scorsa settimana, a Foggia e, alla vigilia di san Valentino, a Mattinata.

La presentazione del volume è affidata a Carla Chiummo, preside della Facoltà di Lettere dell'Università di Urbino. L’amore, dice la Chiummo, «è il filo conduttore di questi versi, o meglio ancora, cemento che sostiene robustamente tutta l’impalcatura, strutturale e narrativa della raccolta». Un «amore», quello raccontato da Italo Magno, senza maschere e senza ostentati preziosismi. Quella di Italo Magno viene inoltre definita una «sensibilità poetica curiosa, sfaccettata, persino a momenti scherzosa, ma mai insincera; anzi, quasi ostentatamente diretta e, di questi tempi, potremmo dire persino paradossalmente impudica nella sincerità delle emozioni e dei sentimenti evocati». In quarta di copertina, infine, si legge: «Questo libro, che affronta l’amore in tutte le sue declinazioni, l’Autore vuole dedicarlo ai giovani, i quali sembrano vergognarsi di toccare il tema, ma di fatto ne hanno terribilmente bisogno. Se ne vergognano per la falcidia che ne hanno fatto i mass media, che hanno ridotto l’amore a banalità, automatismo, materialità, gioco, anoressia sentimentale».

giovedì 22 gennaio 2009

"Pane, amore e... filosofia" di Bruno Storella

Dopo aver pubblicato lo scorso anno Filosofi per caso (eravamo 4 amici al bar...), una serie di dialoghi e conversazioni fra amici di tematica filosofica, con il quale aveva vinto un premio di merito al concorso letterario internazionale Arché, il brindisino (ma nato a Gallipoli) Bruno Storella ha pubblicato da poco, per Il Filo Editore, un romanzo sempre con un sottofondo "filosofico", come è ben chiaro dal titolo stesso, Pane, Amore e... Filosofia (pp. 146, euro 16). L'autore si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Lecce, con la tesi Gaetano Salvemini e la questione meridionale, e in scienze turistiche. Collabora con varie riviste specializzate. Ha visitato vari Paesi, fra i quali gli Stati Uniti, dove ha soggiornato per un lunghi periodi, frequentando anche dei corsi di formazione e specializzazione in “Consulenza Filosofica” presso la Columbia University di New York. Nella sua città, ha aperto uno studio di consulenza filosofica, altemativa alla psicoanalisi.

Quella di Pane, Amore e... Filosofia è la storia di due docenti di filosofia, Claudio e Jean-Pierre, che si recano a Roma per tenere alcune conferenze durante i cinque giorni del Festival della Filosofia in svolgimento all’Auditorium. Tra lezioni filosofiche che toccano i più svariati temi di attualità, lunghe cene, feste, passeggiate, incontri galanti e innamoramenti, a emergere sarà la sagacia dei due amici, le loro battute intelligenti, gli aneddoti sui filosofi, la loro grazia di fini dicitori. Al termine del Festival, Claudio, che a Roma ha conosciuto Rossella, una giornalista della quale si innamora a prima vista, parteciperà alla regata velica Brindisi-Corfù. Con un finale inatteso, questo libro non soltanto si distingue per la sua piacevole ed accattivante forma divulgativa della filosofia, descritta con semplicità e chiarezza, ma soprattutto per il modo con il quale induce a far emergere come il pensiero e la riflessione siano strumenti indispensabili per assaporare e godere appieno della vita. Perché la vera filosofia non è quella che si esercita nel silenzio di una biblioteca o nella solitudine in una stanza chiusa, ma è quella che, mediante un’adeguata forma di comunicazione, può indurre ogni persona a confrontarsi, a dialogare, a discutere e a condividere.

lunedì 19 gennaio 2009

"Ascoltami" di Francesca Giò Dibenedetto

Come è già accaduto spesso nelle ultime settimane, con i Racconti di nonna Francesca di Francesca Piazzolla e con Appena in equilibrio di Fabio Degano, e ancora altre volte nel 2008, anche oggi ci occupiamo di un libro scritto da un'autrice nata e residente a Barletta. Ascoltami (pp. 204, euro 13) è il primo romanzo di Francesca Giovanna Dibenedetto ed è stato pubblicato per le Edizioni La Fenice, piccola casa editrice romana impegnata soprattutto nella riscoperta di testi classici ormai introvabili, oltre che di autori esordienti. L'autrice barlettana, 44enne, appassionata di scrittura da sempre, ha partecipato a numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali ottenendo riconoscimenti di critica e premi e ha esordito come poetessa in diverse raccolte antologiche di poesia italiana. Tra i riconoscimenti ricevuti sono da ricordare: il Premio Nazionale di Letteratura e Teatro Nicola Martucci di Valenzano (2007), il Premio Nazionale di Poesia e Narrativa di Città di Crispiano (2007), la Medaglia d'Onore nel 13° Concorso Nazionale di Poesia di Rivalto - Roberto Magni (2007), il Diploma di Merito nella 6° edizione del Concorso Letterario Nazionale Città di Mesagne (2007).

La storia del romanzo è quella di un amore controverso ed enigmatico e poi un'amicizia in divenire tra due donne, la protagonista che racconta in prima persona e l'amica Silvana, che si conoscono in vacanza nei dintorni di Rimini. A far da sfondo alla vicenda c'è il travaglio sentimentale di Silvana, divorziata da tempo, della quale, si legge in una recensione apparsa su «La Gazzetta del Mezzogiorno», «la protagonista diventa l'unica confidente nonché dispensatrice di saggi consigli e di raccomandazioni quasi maternali che condurranno alla fine Silvana, dopo una strenua lotta con se stessa, non solo ad uscire fuori dalla dolorosa vicenda sentimentale apparentemente insormontabile, ma a riappropriarsi inoltre del senso della propria dignità di donna. Al contrasto tra le due esistenze si intreccia quello altrettanto eclatante delle due personalità femminili: razionale e pacata la protagonista narrante, impulsiva e irrazionale Silvana».

venerdì 9 gennaio 2009

"Mare notte" di Donatello Bellomo

Si presenta questa sera a Bari, sua città d'origine, il nuovo romanzo di Donatello Bellomo, uno tra i maggiori narratori italiani in tema di romanzi d'ambientazione marina, dal titolo assai evocativo Mare notte (pp. 264, euro 18), pubblicato per i tipi di Mursia. L'autore è attualmente caposervizio agli spettacoli del quotidiano «L’Arena». Vive e lavora a Verona. Tra le sue opere: Gli occhi bianchi di Pippo - Poesie (Premio Ungaretti 1985) e il romanzo La notte in cui le farfalle volarono indietro. A partire dal 1997 ha scritto per Sperling & Kupfer quattro romanzi: L’uomo che cavalcava un sogno, La settima onda (Premio Tuscania, Libro dell’Estate ‘99 e Premio Gaeta 1999), L’ultima notte sul Normandie, entrato nella classifica Demoskopea (primavera 2001) dei venti romanzi più venduti in Italia, e Prigionieri dell’oceano. Di recente, con Mursia, ha pubblicato L’uomo del cargo e La donna della tempesta.

Mare notte è appunto la quarta avventura del capitano Cédric Destouches, un condensato di thrilling, passione e ritmo. Come negli altri romanzi di Bellomo, anche in questo però il vero protagonista è il mare, stavolta considerato attraverso il drammatico affondamento dell’Andrea Doria e un amore perduto del capitano, la bella pianista italiana Claudia Ricci. L'autore, si legge in una recensione di Inbar Meytsar, «tesse la sua trama attorno alla tragedia dell'ammiraglia della flotta italiana ma, fedele all'idea che l'Oceano è lo scrigno di tutte le storie, si diverte a trascinare il lettore su rotte ingannevoli che toccano porti, barche, marinai di diverse epoche. A fare da passpartout l'ossessionante polena che sembra riemersa dalle acque con una missione: svelare storie di amori e naufragi. Tutti i protagonisti di questa storia - si legge ancora - sono, in fondo, naufraghi di un amore e prigionieri di emozioni che non sono arrivate in porto. Ma a rompere lo spleen di pagine che sanno di salsedine e nostalgia come sempre è l'irriverente, carnale, indomabile Destouches: sarà lui a svelare il vero mistero della polena, che a conti fatti è l'eterno dilemma del marinaio: chi scegliere tra la donna e il mare?».

martedì 6 gennaio 2009

"Proprio come me...", di Francesco Colavito

Proprio come me... (pp. 84, euro 10) è la prima raccolta poetica di Francesco Colavito, nato ad Altamura (Ba) nel 1970 e attualmente residente a Gravina di Puglia, pubblicata dalle edizioni Il Filo. Il libro è stato presentato nei mesi scorsi a Roma e, più recentemente, a Bitonto. L'autore, dopo essersi laureato in Economia e Commercio all'Università Cattolica di Milano è oggi laureando in Scienze Statistiche ed Economiche presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, ed è impiegato in banca in qualità di esperto finanziario. Come ha riferito in un'intervista, i suoi modelli di riferimento letterari sono soprattutto i classici, in particolare Shakespeare e Alessandro Manzoni.

Nella prefazione al volume si legge: «Proprio come me... nasce, cresce e si sviluppa all’interno di una specifica settimana che va dal 25 marzo al 1 aprile 2007. Il motivo di questa scelta, da domenica a domenica, lo spiega lo stesso autore che, nelle vesti di un “Dio minore”, intende terminare la sua “opera” nel giro di sette giorni e magari riposarsi proprio come il nostro Creatore alla fine del settimo. I giorni della settimana, che scandiscono non solo il ritmo del diario ma anche i diversi temi affrontati (l’amore, il destino, il viaggio, la quotidianità), sono intervallati da piccole raccolte poetiche quasi a voler rendere maggiormente esplicito quel desiderio, quella sensazione a cui la semplice forma prosaica sembra non dare sufficiente spazio. Francesco Colavito, sfruttando la classica struttura diaristica – con tanto di date, ricordi, confessioni e amori – si rivolge agli ipotetici lettori chiamandoli “carissimi”; e se inizialmente la tentazione di vederci un ulteriore richiamo alle Sacre Scritture è molto forte, ci accorgiamo subito dopo che l’autore non ha nessuna intenzione di assurgere al ruolo di profeta o di mettersi in cima a un pulpito. Il suo scopo è rendere chi legge il più partecipe possibile alle sue esperienze, come se si stesse rivolgendo a un amico, a un fratello o a una persona di famiglia, convinto che alcuni momenti privati della sua vita (come quella di un amore lontano rivissuto solo nel ricordo) siano riscontrabili anche nelle esperienze altrui passando, così, dalla sfera del singolo a quella collettiva».

lunedì 5 gennaio 2009

"Appena in equilibrio" di Fabio Degano

È stato presentato prima nella sua città natale, Barletta, e poi a Bitonto, alcune settimane fa, il libro d'esordio di Fabio Degano, dal titolo Appena in equilibrio (pp. 112, euro 13), pubblicato, come molti altri autori pugliesi di cui s'è parlato su queste pagine, dalle edizioni romane de Il Filo. L'autore, nato a Trani nel dicembre del 1978, vive e risiede, come detto, a Barletta. In passato ha pubblicato articoli per giornali locali e realizzato sceneggiature di cortometraggi. Dopo il conseguimento della laurea in giurisprudenza, ha partecipato ad una selezione presso la casa editrice Minimum Fax. E non è un caso: proprio questa casa editrice pubblica infatti alcuni degli scrittori americani sui quali Degano affina il suo stile: Wallace, Eggers e Pynchon. Ha partecipato alla realizzazione del cortometraggio Petali per la regia di Giacomo Livotto, suo amico e compagno d''avventure creative. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo il racconto La formula chimica dell''amore inserito nella raccolta di racconti Matrimoni scoppiati pubblicata dalla Giulio Perrone Editore. Attualmente lavora a Barletta come creativo e copywriter per un'agenzia di comunicazione e pubblicità.

La descrizione degli otto racconti di Appena in equilibrio si legge in quarta di copertina: «Otto racconti psichedelici collegati da un solo filo conduttore: l’irrazionale. L’illogicità nasce e si espande trasformandosi a tratti in pura follia e a tratti in dura violenza. Un improbabile discorso con una ragazza dal finale sorprendente, un solitario viaggiatore in un treno, una terrificante invasione del pianeta da parte di Dio in cui la Terra sta per scomparire, stati d’animo alterati da nebbiose visioni, un raptus in cui unico obiettivo è l’uccisione della propria nonna, allucinazioni notturne mediate da fugaci rivelazioni, fantomatici martiri, un ipotizzato schianto in auto che forse mai avverrà. Storie sorprendenti che colpiscono duramente allo stomaco attraverso suggestioni sconsiderate. Racconti cruenti e lunatici avvolti nel brivido esagerato della droga. Turbamento e inquietudine sono le parole d’ordine per accedere senza limiti al cuore di questi intensi racconti». Altre informazioni sull'autore e sul suo libro si possono leggere sul MySpace personale di Degano.

martedì 23 dicembre 2008

"Dualalìa", di Giuseppe Solfato

Da poche settimane è in libreria una nuova opera letteraria di Giuseppe Solfato, il romanzo dal titolo Dualalìa pubblicato dalla casa editrice Il Filo (pp. 272, euro 16). Questo romanzo giunge dopo le precedenti esperienze narrative e poetiche dell'autore barese, insegnante di inglese nelle scuole superiori, tra le quali Aspettando la Pioggia, una raccolta di poesie pubblicata da Favia, storica casa editrice barese, nel 1970, e Malallegra, una raccolta di racconti pubblicata da Firenze Libri nel 1992. A questa attività editoriale va tuttavia aggiunta quella da autore teatrale di Solfato: proprio dal 28 gennaio al 27 febbraio prossimi, infatti, è in programmazione al Teatro Duse di Bari la commedia, scritta e diretta da Solfato nel 1974, dal titolo La patrone, recitata dalle sorelle Annamaria e Marisa Eugeni. Tutta l'opera teatrale di Giuseppe Solfato è peraltro raccolta in un altro recentissimo volume, Teatro. Un percorso nella lingua barese (e oltre) pubblicato a Bari da Casa Stornaiolo.

Tornando a Dualalìa, l'opera pubblicata per Il Filo, riporto l'indicazione della quarta di copertina che spiega il significato del titolo: «Raccolta di racconti o romanzo? Dualalìa è l’una e l’altra cosa, generi che si mescolano, vicende che si incrociano. Episodi a sé stanti che, tuttavia, letti con un altro occhio, sono i capitoli di una saga familiare che attraversa tutto il Novecento italiano. Bari e Roma come scenari, personaggi silenti – ma non troppo – di storie che proprio in queste due città trovano compimento e rappresentazione. Opera doppia, dunque, questa di Giuseppe Solfato; del resto il titolo lo esplicita, anticipandolo: duale perché duplice e contrastante; lalìa perché riferito all’atto del parlare. Su tutto, una domanda: fin dove può spingersi la lingua nel narrare cose, persone, persino una città, senza che si insinui il dubbio che “realtà” è “immaginario”?». Per ogni altra notizia sul libro e per contattare l'autore, si può visitare il suo blog personale.

martedì 9 dicembre 2008

"Uomini e caporali", di Alessandro Leogrande

Si apre sui versi di Matteo Salvatore, il grande cantore della civiltà contadina in Capitanata, il nuovo libro di Alessandro Leogrande, Uomini e caporali (pp. 254, euro 16,50) pubblicato nella collana Strade Blu di Mondadori da poche settimane. Un’epigrafe assai evocativa e che contiene il senso delle due direttrici principali del bel reportage dello scrittore tarantino: da una parte l’immagine più viva del Tavoliere, quella dei campi sterminati della provincia di Foggia, da Cerignola a Lucera fino al confine con la Basilicata e il Molise; dall’altra la consapevolezza della scomparsa della civiltà contadina cantata da Matteo Salvatore e raccontata da Carlo Levi, con la morte dei vecchi braccianti, e l’inevitabile confronto tra contadini di ieri e di oggi, riuscito anche grazie alla rievocazione dei fatti accaduti nell’estate del 1920 a Gioia del Colle, località di origine dell’autore.
Al centro delle due direttrici, la vicenda drammatica dello schiavismo nelle campagne del Tavoliere, al centro già di alcuni reportage giornalistici oltre che di recenti iniziative politiche, volte a cercare di sradicare il fenomeno, e di inchieste giudiziarie poi confluite in un processo celebrato presso il Tribunale di Bari e culminato, con il giudizio abbreviato, con la condanna di cinque caporali per la riduzione in schiavitù di moltissimi braccianti giunti in Capitanata dall’Africa nera, dal Maghreb, dalla Romania e, in particolare, dalla Polonia. È proprio sul caso dei braccianti polacchi ridotti come schiavi, scomparsi nel nulla o morti per varie circostanze (pressoché tutte ricollegabili alla loro attività nelle campagne della Capitanata) che Leogrande affonda le proprie ricerche: e sono in questo senso decisive le testimonianze, riportate nel volume, dei sopravvissuti rimasti a lavorare in Puglia come del magistrato che si è occupato del procedimento giudiziario, dei parenti di un giovane polacco morto in circostanze misteriose come dei giornalisti, ancora polacchi, che hanno seguito da vicino la vicenda, del console polacco a Bari come del tenente dei carabinieri di stanza a Lucera che tutti i giorni, in particolare durante l’estate, compie accertamenti sulle migliaia di ettari coltivati a pomodoro nella zona di sua competenza.

Il reportage di Leogrande ha, inoltre, il grande merito di allargare il campo visivo, e di unire punto a punto i tanti aspetti che, pur non direttamente, dicono qualcosa sulla situazione del mondo dell’agricoltura in Puglia e in tutto il Sud Italia. Ne sono prove evidenti le “truffe ai danni all’Inps”, litania ripetuta un giorno sì e uno no dagli organi di informazione locali che danno notizia dei singoli provvedimenti della Guardia di Finanza e della quale Leogrande finalmente mette in luce in alcune pagine la portata economica; ne sono prova le pagine dedicate ai clan mafiosi operanti a Foggia e sul Gargano, e sui loro interessi nel mondo del caporalato; ancora, ne è prova l’omicidio efferato di Giovanni Meo, funzionario della Regione Puglia, avvenuto a Manduria lo scorso mese di luglio e legato, probabilmente, alla questione dei controlli tributari e ambientali su alcune imprese agricole dell’arco ionico.
Al centro del libro di Leogrande è perciò tutta la Puglia, perché il passato, il presente e certamente anche il futuro della regione sono legati a doppio filo alle dinamiche del mondo dell’agricoltura. E malgrado le voci che ancora periodicamente, pur con meno convinzione rispetto al passato, indicano nella Puglia una possibile destinataria del premio Nobel per la Pace per l’accoglienza dei migranti (dimenticando con un sol battito di ciglia lo Stadio della Vittoria di Bari nell’estate 1991, il centro Regina Pacis di San Foca e, appunto, la riduzione in schiavitù operata nel Foggiano), la vera scommessa pugliese sarà nel lavorare giorno dopo giorno, con pazienza e orgoglio, per migliorarsi: come accade oggi alle migliaia di albanesi del tutto integrati che tornano a Bari solo per imbarcarsi per il ritorno in patria per le vacanze; come è stata resa giustizia di ciò che avveniva nel centro di San Foca; come si sta cercando di fare per la Capitanata, con la legge regionale sul lavoro nero recentemente premiata dall’Unione Europea, con gli alberghi diffusi e l’assistenza sanitaria obbligatoria anche ai cosiddetti “irregolari”. Con la speranza di trovarci preparati, e dalla parte giusta, quando «La linea del fronte non contrapporrà comunità a comunità, etnia a etnia. Ma le attraverserà tutte spaccandole in due come mele. Nuovi cafoni da una parte, nuovi bravi dall’altra; mentre altri, nuovissimi signori dei feudi, stabiliranno la posta in gioco».

giovedì 4 dicembre 2008

"Moro un profeta disarmato", di Vincenzo Manca

È stato presentato ieri a Bari un nuovo volume sul caso Moro. L'ha scritto Vincenzo Ruggero Manca, senatore del centro-destra dal 1996. Pilota militare, Manca è nato a Carmiano, in provincia di Lecce, nel 1936, e risiede a Roma. Ha percorso tutti i gradini della carriera in Aeronautica Militare, giungendo ai vertici più alti della gerarchia aerea, ottenendo innumerevoli riconoscimenti, in Italia ed all'estero. Il suo libro, Moro, un profeta disarmato, pubblicato dalle Edizioni Koinè di Roma. Ha pubblicato anche negli anni passati I segreti di san Macuto (Edizioni Bietti), L'idea meravigliosa di Francesco Baratta (Edizioni Koiné) La verità non voluta (Koinè Nuove Edizioni) e Ustica assoluzione dovuta giustizia mancata (Koinè Nuove edizioni).

Ispirandosi alla prima edizione (9 maggio 2008) del Giorno della Memoria e a chiusura dello scenario rievocativo nel trentennale della Vicenda Moro, l’autore del saggio propone un’intensa riflessione critica sui percorsi (giudiziario, parlamentare, saggistico, e pubblicistico) seguiti per la stessa, nel tentativo di accendere “documentalmente” fasci di luce su molte ambiguità, contraddizioni, ritrattazioni... Il volume di Manca fa il paio con un altro volume sul caso Moro scritto da un altro senatore pugliese, Gero Grassi, e pubblicato dalla casa editrice Palomar. Il volume di Grassi, che viene regolarmente presentato in diversi comuni pugliesi (pochi giorni fa a Margherita di Savoia), Il ministro e la brigatista, è però un romanzo dove si racconta la storia di un amore, condizionato e annullato dall’eccidio di via Fani e dalla morte, avvenuta per mano delle Brigate Rosse, di Aldo Moro.