lunedì 31 marzo 2008

Ripubblicato il "Vocabolario dei dialetti salentini"

A più di trent'anni di distanza dalla pubblicazione, nel 1976, per i tipi di Mario Congedo di Galatina (Le), la stessa casa editrice ripubblica ora uno dei testi fondamentali per la dialettologia e la storia della lingua del Salento, l'opera dello studioso, filologo, glottologo e linguista tedesco Gerhard Rohlfs Vocabolario dei dialetti salentini (Terra d'Otranto), in tre volumi (75 euro). Le 1300 pagine dell'opera di Rohlfs erano state pubblicate tra il 1975 e il 1976 con il patrocinio dell'Università di Lecce, e si ripresentano ora in una nuova ed elegante veste grafica con le copertine dove spiccano la «Piazza di Lecce» raffigurata nel 1830 da Cuciniello e Bianchi, «Il porto di Brindisi» (Filippo Hackert) e il «Porto di Taranto» nel ‘700, oltre a scene sette-ottocentesche di vita popolare nel Regno di Napoli.

Le indagini linguistiche condotte dallo studioso tedesco sono 140: sedici nella provincia di Brindisi; 102 in quella di Lecce e 22 in quella di Taranto e sono state utilizzate tutte le fonti stampate e manoscritte che gli è stato possibile reperire. Non manca uno sguardo sul folklore locale: il Vocabolario, infatti, offre dettagliate spiegazioni e un’ottantina di disegni e schizzi che raffigurano acquerelli, antiche carte marittime e vedute d’epoca sulle più belle città del Salento. «Chi conosce la sua attività - osserva Alberto Sobrero, docente di Dialettologia italiana nell’Ateneo leccese, di cui è stato anche rettore - sa che cosa il Salento significhi per lui: non il pretesto o il luogo occasionale per un’arida ricerca, ma un campione d’umanità col quale amava misurare le proprie capacità». E, aggiunge Sobrero, «il Salento gli è affettuosamente grato per l’amorosa investigazione della vita, del pensiero, delle cose, oltre che della lingua di questa regione». Nella premessa, l’allora preside della facoltà di Lettere, Carlo Prato, ricorda la laurea ad honorem con cui il rettore, «on. prof. Giuseppe Codacci-Pisanelli» insignì Rohlfs «per i preziosi contributi da lui dati alla conoscenza dei dialetti dell’Italia meridionale e per continue e rinnovate attestazioni di fedeltà alla nostra terra».

sabato 29 marzo 2008

"Il mistero del brigante" di Gianni Custodero


È stato pubblicato di recente per i tipi di Capone editore (Lecce) un nuovo romanzo di Gianni Custodero, giornalista e scrittore, dal titolo Il mistero del brigante. Un enigmatico giallo nell'Ottocento (pp. 118, euro 8). Il volume apre una nuova collana, «Carte scoperte», nella quale, annuncia l’editore Capone, saranno pubblicati testi che si occupano di verità scomode o di angoli d’ombra. Il mistero del brigante verrà presentato a Bari, presso la sede dell'Ordine dei Giornalisti (strada Palazzo di Città, in Bari vecchia) mercoledì prossimo, 2 aprile, alle ore 19 con la presenza di Raffaele Nigro.

Si tratta di un singolare intreccio con finale in giallo tra narrativa e documenti, lingua e linguaggi, ambientato nell'Ottocento ed in Puglia con finestra sulla capitale, Napoli. Il mistero del brigante prende spunto da un vecchio sgualcito manoscritto, tra diario e memoria difensiva, unica traccia lasciata da uno strano personaggio. Fedele suddito e soldato del Re delle Due Sicilie prima del 1860, sospettato di brigantaggio finisce poi in galera e vi rimane a lungo. Al mistero della carcerazione si aggiunge poi quello di un omicidio del quale non saranno mai scoperti né esecutore né mandante. Un grande affresco con molte ombre della realtà meridionale dopo l'Unità d'Italia.

venerdì 28 marzo 2008

"Per una nuova prevenzione", di Paola Misesti

L'ultima novità delle edizioni La Meridiana di Molfetta è il volume di Paola Misesti dal titolo Per una nuova prevenzione pubblicato nella collana Premesse (pp. 184, euro 18). L'autrice, pedagogista, è impegnata da anni in campo educativo, presso il Centro Studi Prospettive di Como, sia come educatrice che come progettista per interventi formativi nelle scuole. Si divide tra l'Italia e gli stati Uniti dove approfondisce e perfeziona la sua formazione pedagogica. Inoltre, per la stessa casa editrice pugliese, ha già pubblicato i volumi CreAttività (2005) e Giovani possibili. Adolescenti e nuovo welfare di comunità (2006). La prefazione è di Alberto Terzi, che scrive: «In un periodo storico caratterizzato dall’uso indiscriminato della parola prevenzione, nel quale è stato messo a punto persino il concetto di guerra preventiva, sembra paradossale ipotizzare il superamento delle pratiche di prevenzione o, quantomeno, limitarne l’abuso. Eppure, quando si viene messi di fronte a una proposta che sembra possa risolvere tutti i mali della terra, per fortuna scatta un allarme, si fanno strada forti dubbi e viene il tempo di porsi molte domande di senso. Nel trattare questo argomento sorge subito un’evidente difficoltà: quella di contrastare un fenomeno culturale, diventato un modo di sentire comune molto diffuso e radicato nell’opinione pubblica quanto poco studiato dal punto di vista scientifico» (continua qui).

Così recita la quarta di copertina: «Della parola prevenzione si fa un uso indiscriminato. Come un vocabolo lasciapassare, traduce il bisogno generico di interventi sulle cause piuttosto che sugli effetti dei problemi. In realtà, per affrontare seriamente il tema della prevenzione, bisognerebbe avere il coraggio di uscire dall’inflazione retorica che ha ridotto a stereotipi dimensioni sociali complesse come i giovani, il disagio, le droghe. I profondi cambiamenti sociali, ad esempio, sollecitano il ridimensionamento dell’ansia preventiva a favore di un ampio investimento in una concezione innovativa dell’educazione che parta dagli adulti. La prevenzione avrà senso nel futuro solo all’interno di una strategia chiara che mette al centro la nuova educazione sociale degli adulti e delle giovani generazioni. La novità non dichiarata, ma sottesa in ogni pagina, è quella di lanciare una forte provocazione al mondo politico, agli amministratori e ai dirigenti delle istituzioni perché si interroghino sul senso profondo delle politiche di prevenzione e non agiscano come meri esecutori di scelte fatte da altri e spesso solo motivate da presunte emergenze di controllo sociale o di immagine».

giovedì 27 marzo 2008

Libri a trazione anteriore


Riparte in Capitanata l'iniziativa Libri a trazione anteriore, un concorso letterario promosso dalla Biblioteca provinciale di Foggia «La Magna Capitana» e dall’associazione culturale BooksBrothers. Il concorso, giunto quest’anno alla sua terza edizione, comincia a radicarsi in maniera più incisiva sul territorio, grazie all’esperienza passata e al buon riscontro di pubblico e di critica, tessendo una significativa rete di collaborazioni, con attori istituzionali e non, scesi in campo per sostenere il progetto: tra gli altri enti coinvolti, spicca quello della Casa Circondariale, per dare una forte connotazione sociale a questo progetto, perché non ristagni tra le mura di una libreria o di una biblioteca, ma si apra al territorio e sia veicolo di promozione sociale. «Siamo stati ben lieti di accogliere la proposta che ci è pervenuta - ha affermato in conferenza stampa Davide Di Florio, direttore del penitenziario foggiano - i nostri detenuti saranno coinvolti nell’iniziativa e hanno già dimostrato in passato particolare attenzione e sensibilità alle attività di rieducazione. È un segnale che la comunità all’esterno non si dimentica di chi è in carcere e che è disposta, pur nel rispetto della certezza dell’applicazione della pena, ad attivare nuovi percorsi di riabilitazione sociale».

La cinquina di libri in gara è come sempre composta da scrittori italiani emergenti: si tratta del giovanissimo Andrea Simeone (Recinto di porci, Pequod), della tarantina Flavia Piccinni (Adesso tienimi, Fazi), entrambi poco più che ventenni, di Ivan Cotroneo (La kryptonite nella borsa, Bompiani), un altro scrittore tarantino, Cosimo Argentina (Maschio adulto solitario, Manni) e Valeria Perrella (Lo spazio bianco, Einaudi). «La scelta è caduta su queste cinque storie ambientate nel nostro Sud Italia - afferma Michele Trecca dell’associazione BooksBrothers - perché offrono una significativa chiave di lettura di realtà a volte estreme e difficili come quelle di Napoli e Taranto. In ogni autore c’è dunque una forte connotazione dell’identità del territorio che ci interessava far emergere». E il legame con la propria terra è il tema prescelto anche per «Baol», il concorso per racconti inediti lanciato dall’associazione studentesca Kollettivo di Lettere all’interno di Libri a trazione anteriore, la seconda novità dell’edizione targata 2008.

mercoledì 26 marzo 2008

"Dialogo sulla legalità", e-book di Manni Editori


Lo scorso sabato 15 marzo si è celebrata a Bari, con una imponente manifestazione di giovani e adulti partita dal nuovo Parco Perotti - Parco della Legalità, a Bari, l'ottava giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie. Lo scorso lunedì, in onda su La7 in prima serata, la trasmissione Niente di Personale condotta da Antonello Piroso è stata dedicata interamente alle storie delle centinaia di vittime innocenti di mafia in Italia. Ancora, sul lit-blog Nazione Indiana, si può leggere da ieri (cliccando qui), tratta dal sito di Articolo 21, l'intensa prefazione di Giancarlo Caselli al nuovo libro di Nicola Tranfaglia dal titolo Perché la mafia ha vinto appena pubblicato per la UTET.

In questo contesto, segnalo con piacere l'iniziativa della casa editrice Manni, che da oggi inserisce on line, per il download gratuito, un libro pubblicato dai suoi tipi tre anni fa, ancora sul tema della legalità e della lotta alla mafia. Si tratta del volumetto scritto da don Luigi Ciotti, fondatore di LIBERA, e da Nichi Vendola, dal titolo Dialogo sulla legalità. Un dialogo coinvolgente, dai toni appassionati e forti, dove i due confrontano le loro esperienza di lotta alla criminalità organizzata e indicano un percorso di riscatto. Il volume è scaricabile da questo link, dove sono presenti anche approfondimenti e recensioni.

martedì 25 marzo 2008

"Ieratico poietico" di Stefano Donno

Da pochi giorni è in libreria Ieratico poietico (pp. 40, euro 5), un vero e proprio poema contemporaneo di Stefano Donno, pubblicato nella collana I poeti del poet/bar di Besa Editrice diretta da Mauro Marino. L’autore ha un blog personale, http://stefanodonno.blogspot.com/, sul quale si possono già consultare alcune recensioni sulla sua nuova opera, che segue le precedenti Sturm and Pulp (raccolta di poesie, Lecce, 1998); Edoardo De Candia, considerazioni inattuali (Lecce, 1999); il romanzo Se Hank avesse incontrato Anais (Lecce, 1999); Monologo - + (Copertino, 2001); la raccolta di racconti Sliding Zone (Lecce, 2002); il saggio L’Altro Novecento – giovane letteratura salentina dal 2002 al 2004 (Lecce, 2004).

Ieratico poetico è sviluppato in tre movimenti dove si alternano l’accumulazione e la riflessione, il lirismo e la prosa, italiano e inglese, autobiografismo e citazionismo. Il primo e più corposo movimento, Flumen, dirige il corso del poema in gran parte degli esiti successivi. Ne è messa in luce un’umanità (in)dolente («fottere gli stranieri / fottere i dispersi / fottere i disadattati»), come dolenti sono le mura del paesaggio cittadino che fa da sfondo («dove i piccioni smerdano / gli archi grandiosi») e dolente è il canto po(i)etico dell’autore («quanta fatica / ogni giorno / evitare gli abissi / barattare parole / mentre il giorno / vacilla / sui miei occhi / imploranti / misericordia»). Fiumi di citazioni letterarie, filosofiche, musicali e cinematografiche (si parte con Charlie Chaplin per finire a Vin Diesel) costituiscono la nervatura del poema che anche per questa caratteristica è necessario definire iper-moderno. Allo stesso modo interessante è la ripresa ciclica all’interno del poema di quello che il poeta stesso, nell’ultima pagina del libretto, definisce «un discorso di denuncia del mercato dello spettacolo, del trionfo della macchina, sentendo l’invenzione poetica come documento etico». Una denuncia che appare evidente nella ‘trama’ del poema e che tende ad assumere i tratti di un discorso ancor più vasto, che fa ricorso alla storia del Novecento, alla crisi della società post-industriale, riprodotta baustellianamente con le immagini della crisi dell’individuo, nei bar, in casa, per strada, in gruppo, in treno, ovunque gli sia possibile «protestare... che il viaggio è troppo lungo».

Ha scritto Luciano Pagano nell’introduzione, dal titolo Una canzone di città, al poema di Stefano Donno: «Rispetto ai maledetti del secolo scorso Stefano Donno ha un vantaggio, quello di poter mascherare e nascondere il suo ego dietro un affastellarsi di immagini che non ha più il suo referente nei papiri inceneriti di una biblioteca alessandrina, bensì in una wikipedia infinita nella quale tutti i linguaggi e tutte le nozioni si trasformano nei colori di una palette personale. Questi versi regalano ordine alla visione di un mondo caotico, malgrado la dichiarazione di non intento al poetare di altro, “sguardi / in un cesso di locale / che arrivano a testa bassa / tra codici sorgenti”».

sabato 22 marzo 2008

Un libro sulla storia della Provincia di Foggia


È stato presentato lo scorso 19 marzo a Palazzo Dogana, sede della Provincia di Foggia, il libro La Grande madre per il bicentenario dell’istituzione della Provincia di Foggia. Il libro è stato curato da Nino Abate, giornalista e responsabile dell'Ufficio stampa del Policlinico "Ospedali Riuniti" di Foggia, ed edito da “Grafiche Grilli”. La parte iniziale è incentrata su un’intervista al presidente Carmine Stallone, un approfondimento storico di Antonio Ventura (“Capitanata 1806-2006: dall’intendenza alla Provincia”, “Capitanata, sogno di storia, arte, misticismo e natura”).

Il libro è articolato in 503 pagine nella quali sono condensate notizie di carattere storico, culturale, turistico su tutti i comuni della Capitanata e una ricca appendice di documenti storici (Il consiglio provinciale di Foggia nel 1861, i presidenti della Provincia di Foggia, Il Consiglio provinciale di Foggia di oggi, il proclama del governatore Gaetano Del Giudice del 29 settembre 1860, il telegramma del governatore Gaetano Del Giudice del 13 gennaio 1861, il decreto di Vittorio Emanuele II del 27 gennaio 1861, la circolare del Governatore Cesare Bardesono del 2 giugno 1861, la circolare del prefetto Alessandro Strada del 18 dicembre 1861, la comunicazione del prefetto Alessandro Strada del 23 dicembre 1861, le sessioni straordinarie! del Consiglio Provinciale del 1 luglio 1861, del 16 settembre 1861, del 17 settembre 1861.

venerdì 21 marzo 2008

"Cammei d'amore" di Angela Mignogna

È stata presentata due giorni fa a Taranto nel Salone degli Specchi (vedi foto) la silloge di poesie di Angela Mignogna, docente di Lettere al liceo Quinto Ennio di Taranto e attuale assessore alla cultura nella giunta comunale di Ippazio Stefàno, dal titolo Cammei d'amore (Scorpione editore, pp. 48, euro 10). I proventi delle vendite del volumetto di poesie andranno in beneficenza per l’associazione «Apleti» di Taranto, impegnata in un progetto di cura per i bambini thalassemici con il resveratrolo, un antiossidante con proprietà antitumorali che, ha riferito il sindaco e medico Stefàno durante la presentazione, ha rivelato anche la capacità di stimolare la produzione di emoglobina fetale nei bambini affetti da thalassemia major (una malattia congenita invalidante e molto grave diffusa nei territori dell'arco ionico).

Il giornalista e scrittore Giuseppe Mazzarino ha così recensito il libello di Angela Mignogna: «La poesia della Mignogna è d'impronta nettamente lirica, i suoi versi risentono della essenzialità dei lirici greci rivisitati da Quasimodo, sono in un certo senso atemporali, cantano un io interiore metastorico, profondità di affetti, sensazioni e sentimenti metastorici. Sono veri e propri cammei sui quali l’autrice ha lavorato di bulino, per ricavarne profili netti, nitidi, che sfidano il tempo (per inciso, il libretto, anche graficamente molto bello e curato, è illustrato da differenti cammei, opera di Vladimir Voccoli, accanto al titolo di ogni poesia). [...] Amore, ricordi, rimpianti, paesaggi ed affetti fioriscono nell’esiguo manipolo di liriche, concluso con un brano di prosa rievocativa, Una vita un mestiere, rievocazione a metà fra l’iniziale neorealismo e - anche qui - la trasfigurazione lirica memoriale di uno zio carbonaio e semi-analfabeta, che si spegne distrutto dalla fatica, dalla polvere di carbone e dall’inquinamento che tutti ci avvelena».

giovedì 20 marzo 2008

"Q.B.": l'esordio di Ruggero Cornetta


Il giovane (e promettente) Ruggero Cornetta, nato a Barletta nel 1985, ha pubblicato il suo libro d'esordio Q.B. per le edizioni Il Filo di Roma (della stessa casa editrice ho già segnalato mesi fa la raccolta di poesie Esterno pioggia di Sabino de Bari). Il volume di Cornetta (pp. 82, euro 12) è in realtà una raccolta di racconti, ma qualcosa di più preciso, compreso il significato del titolo, viene detto in quarta di copertina, che qui riporto:

«Che cosa è Q.B.? Un ricettario? O una pietanza? Sembrerebbe più opportuno definirlo un invito a cena, con tanto di aperitivo, antipasto, primo e secondo piatto, frutta, dolce e caffè e, magari, anche ammazza-caffè! Senz’altro un appuntamento divertente e colmo di sorprese. I racconti, giocati tra prosa e poesia, gravitano intorno alla metafora del cibo e della buona cucina, e “cercano di impastare la quotidianità con l’umorismo, l’inquietudine, la fantasia, il mistero, l’(auto)ironia, il silenzio, il delirio, la saggezza, la leggerezza”. Ciò che è consueto si tinge di nuove cromie, acquisisce inedite sfumature e significati, una nuova vita. La realtà diviene pura fantasia, follia, subisce una trasfigurazione continua, una metamorfosi inattesa e sorprendente, che sovverte l’ordinaria percezione di ciò che ci circonda».

Al più presto sarà disponibile una mia recensione personale su questo volume. Per il momento, segnalo solo che Ruggero Cornetta è in attesa di conseguire la laurea specialistica in Lettere presso l'Università degli Studi di Bari, dove ha già conseguito la laurea triennale.

Via: http://www.ilfiloonline.it/

mercoledì 19 marzo 2008

"Luoghi e sogni dispari" di Giuseppe Conte

Sono state pubblicate dalle Edizioni del Pescecapone alcune importanti liriche di Giuseppe Conte, importante voce poetica del Salento. Il volumetto dal titolo Luoghi e sogni dispari contiene trentacinque liriche che si dipanano nelle 63 pagine della raccolta. Esso è inoltre corredato da un'immagine di copertina di Carlo Bevilacqua e da una presentazione di Giovanni Pellegrino, Presidente della Provincia di Lecce.

«Ho conosciuto Giuseppe Conte (Peppino per gli amici e abbastanza presto anche per me) come un funzionario scrupoloso, attento, estremamente riservato, quotidianamente impegnato nel tumulto dell’ufficio di presidenza della Provincia di Lecce», osserva Giovanni Pellegrino nella prefazione al libro, sottolineando l’impegno dedicato dal poeta/funzionario alla organizzazione dell’«Olio della poesia», premio letterario che da dodici anni la Provincia organizza a Serrano, frazione di Carpignano, patria di Conte. «Dal muretto a secco/dagli ulivi stanchi morti/tra il passo leggero delle stagioni/dentro il vociare bianco/di uccelli meraviglia/che volano via per amore» muove l’itinerario poetico di Peppino dal «suo» Salento verso un «altrove» dai confini indefiniti, luogo fisico e metafisico insieme, meta impossibile verso una condizione esistenziale diversa. Una condizione che è aspirazione costante e irrealizzabile. «In questo nostro esulare/tra carte d’ufficio e scrivere rime», così il Conte descrive l’alternarsi del suo tempo, tra lavoro e poesia, «in attesa delle ripartenze sempre/rinviate/sempre morbidamente impossibili». Inconsapevole Bernardo Soares del Sud Italia dal cuore di carta che «prende fuoco col primo/respiro del sole».

Ha scritto in una recensione Antonio Errico che «Conte riconferma il suo passo poetico leggero, l’andamento narrativo, una elaborazione testuale che privilegia i passaggi graduali, la consequenzialità dei movimenti del discorso, la struttura sorvegliata, il lessico accurato. Ribadisce i temi della necessità della memoria e dell’urgenza della parola poetica, la sua insostituibile complicità, il suo costituirsi come condizione fondante di ogni agire e di ogni pensare».

lunedì 17 marzo 2008

"Un ebreo cristiano", di Massimo Montefiore


Le Edizioni VivereIn di Monopoli hanno pubblicato nel mese di gennaio un interessante saggio nella collana di teologia Parva Itinera. Il volume, Un ebreo cristiano. Sulle orme del Messia, è scritto da Massimo Montefiore, un laico cristiano di origine ebraica. Conseguita la maturità classica, l'autore ha intrapreso gli studi di Medicina presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ma animato da profondo e preminente interesse religioso, li interrompe per dedicarsi a tempo pieno all’intimo approfondimento del Primo e del Nuovo Testamento, avvalendosi anche delle antiche opere della tradizione ebraica e cristiana e dei testi di alcuni tra i più qualificati autori moderni, italiani e stranieri. Continua tuttoggi ad avere rapporti con parenti ebrei ortodossi residenti in Israele e con amici ebrei che vivono in Italia.

Così recita invece la quarta di copertina dell'opera di Montefiore: «Conoscendo, grazie agli Scritti dell’Antico Testamento, un po’ di più l’ebraismo, dato che Gesù e i suoi Apostoli erano ebrei, si potrà comprendere meglio il messaggio del Messia d’Israele ed individuare quelle idee, estranee all’ebraismo ed al cristianesimo originale, che inevitabilmente, durante i duemila anni di sviluppo storico lontano dalla terra d’origine, hanno teso ad infiltrarvisi, sotto le influenze della cultura greca, romana, germanica. Il volume suggerisce inoltre una verità stupefacente: ogni altra aspettativa dell’uomo, rimasta fatalmente disattesa e frustrata dal mondo, può diventare realtà; ogni mortale, già su questa terra può fare esperienza diretta, anima e corpo, di quella grande beatitudine che è l’unico Dio onnipotente, trascendente ed eterno che, in Cristo Signore, da sempre è accanto ad ognuno come vero Verbo, vero Uomo, davvero risorto per essere in eterno “’Immanû-El”, “Dio (è) con noi”».

Via: www.edizioniviverein.it

domenica 16 marzo 2008

"Pasqua nel Salento. Riti, tradizioni, gastronomia"

Dopo aver segnalato un nuovo volume sui riti della Settimana Santa e in particolare del Venerdì Santo a Oria, in provincia di Brindisi (qui), oggi è la volta di un altro libro fresco di stampa che concentra la sua attenzione sui riti pasquali nel Salento e nella Grecìa salentina. Pasqua nel Salento. Riti, tradizioni, gastronomia è appunto il titolo del volume curato da Nunzio Pacella e Pino Refolo per le edizioni Erreci di Maglie. Il volume è diviso in quattro sezioni. La prima, introduttiva, riporta la cronaca di Angelo De Fabrizio, datata 12 ottobre 1906, della settimana santa a Maglie, dove l’autore evidenzia come «l’antico sentimento religioso, con la sua semplicità e la sua poesia, con le leggiadre costumanze del buon tempo, incalzato dallo scetticismo della vita moderna, si sia rifugiato in questo cantuccio di terra: allo stesso modo che qui appunto, secondo un’attraente ipotesi, fu sospinto il primo popolo che scese nella penisola italica dal sopraggiungere di nuove immigrazioni».

La seconda sezione è dedicata ai riti religiosi, evidenziando quelli più caratteristici di alcuni paesi salentini: le esecuzioni delle frottole «Ahi Sventura», «L’han confitto», «Una turba di gente», del maestro gallipolino Francesco Luigi Bianco; la processione del Venerdì dell’Addolorata; le confraternite di Gallipoli; le processioni de «li mai»; ed i canti pasquali nella città ionica. Ancora, «li usi» ed i costumi pasquali a Maglie, dalla singolare Fiera dell’Addolorata sino alla Pasquetta, con una ricca illustrazione fotografica della processione del Venerdì santo; la caratteristica processione mattutina del Sabato santo a Botrugno, accompagnata soltanto dalle donne. La terza sezione si concentra sui riti della Grecìa Salentina e si apre con «Lu Santu Lazzaru» di Cutrofiano, la Passione in lingua grika che viene eseguita durante la settimana santa e in particolare durante la domenica delle Palme; i «Canti di Passione» a Melpignano, Martano, Sternatia, Castrignano dei Greci. L'ultima sezione è infine dedicata alla gastronomia dei piatti pasquali tipici dell'area salentina. Il curatore Nunzio Pacella scrive in merito che «i piatti della tradizione pasquale nel Salento, al pari dei riti religiosi in chiesa e per strada, sono i segni della più autentica religiosità popolare rispettosa e partecipe del dolore della Madonna Addolorata e della sofferenza per la morte in croce del proprio figlio».

sabato 15 marzo 2008

"Passète" di Francesco Granatiero


Si presenta oggi pomeriggio a Mattinata il libro di poesie del locale Francesco Granatiero, dal titolo Passète, pubblicato dalle edizioni Interlinea di Novara (pp. 130, euro 10). La presentazione, organizzata dalla Pro Loco, dal Comune di Mattinata e dal Consorzio Matinum, verrà introdotta dal saluto di Domenico Cofano, ordinario di letteratura italiana presso l'Ateneo di Foggia, proseguirà con la relazione dello scrittore Sergio D'Amaro e si concluderà con l'intervento di Salvatore Ritrovato, professore di letteratura italiana presso l’Università di Urbino. è nato a Mattinata (FG) nel 1949 e vive a Rivoli (TO), dove lavora come medico di laboratorio. Ha pubblicato sette raccolte di poesia nel dialetto del suo paese d'origine: All’acchjitte (1976), U iréne (1983), La préte de Bbacucche (1986), Énece (1994, introduzione di Pietro Gibellini), Iréve (1995), L'endice la grava (1997), Scúerzele (2002).

Così si legge in quarta di copertina: «La passéte del titolo di questa raccolta di Francesco Granatiero, in un dialetto del gargano, è la “traccia”, l’“orma” seguita dal cane da caccia (che poi non è altri che il poeta). Ma passéte significa anche, in quella lingua, “passato”. "Passa di qui la geografia (e quasi si potrebbe dire la geologia) emotiva in cui la memoria dei morti e dei vivi si muove tra citazioni e voci d’una tenerezza che scongiura l’oltranza angosciosa del secolo breve" (Giovanni Tesio). La maturità di un dialettale di grande valore». Se si sfoglia il catalogo di Interlinea, tra i ventinove volumi della collana "Lyra" si incontrano i nomi di Clemente Rebora, Saffo, Lalla Romano, Alessandro Parronchi, Mario Luzi, del dialettale milanese Franco Loi, del premio Nobel irlandese Seamus Heany, del dialettale Paolo Bertolani di Serra di Lerici e così via. Nel comitato editoriale della casa editrice novarese sono inoltre presenti autorevoli personalità come Franco Buffoni, Luciano Erba e Roberto Cicala.

venerdì 14 marzo 2008

"Les enfants de la Patrie", di C. E. Marseglia


È stato di recente pubblicato, e lo scorso martedì presentato presso la Caserma Pico a Lecce, il volume di Cosimo Enrico Marseglia dal titolo Les enfants de la Patrie. La Rivoluzione Francese ed il Primo Impero vissuti sui campi di battaglia per i tipi di Santoro, a Galatina (pp. 152, euro 15). Il testo, che si può far rientrare nell’esclusivo settore della storia militare, è frutto della collaborazione fra l’Università del Salento (cattedra di Storia moderna), la Società di storia patria (Sezione di Lecce), l’Archivio di Stato di Lecce, la Biblioteca provinciale di Lecce, il Centro di documentazione dell’esercito italiano, la Sezione provinciale dell’Unuci e dell’Associazione culturale «Domenico Grasso» di Lecce. L'autore, collaboratore dell’ateneo leccese, pur dedicandosi ora alla musica jazz e al teatro, non ha dimenticato gli anni nei quali ha frequentato l’Accademia militare dell’Esercito a Modena e la Scuola di applicazione dell’arma di trasporti materiali dell’Esercito, con il grado di ufficiale per otto anni.

Così si legge in quarta di copertina: «Il testo affronta la tematica concernente la guerra e la sua condotta, in special modo nell'epoca in cui, sull'onda delle innovazioni introdotte dalla Rivoluzione francese, si passa da una concezione di logoramento, tipica degli anni precedenti, ad una d'annientamento, teorizzata dal matematico, ufficiale e filosofo Nicolas Lazare Carnet. L'analisi comprende il passaggio da un esercito di mestiere ad uno di massa, basato sulla leva obbligatoria e composto da cittadini-soldati con il diritto-dovere di difendere la “Patrie”. Le singole battaglie napoleoniche sono analizzate e descritte dettagliatamente, incluse le scelte strategico-tattiche e gli stratagemmi utilizzati di volta in volta».

giovedì 13 marzo 2008

Percorsi Identitari della Teca del Mediterraneo


Prenderà il via domani, con una giornata dedicata allo storico molfettese Gaetano Salvemini, la quinta edizione della rassegna Percorsi identitari - la Puglia che scrive, che edita, che parla di sé. Nella sala Matutinum di Teca del Mediterraneo, presso la Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, con inizio alle 10, verranno presentati due volumi. Il primo, Gaetano Salvemini. Socialista, meridionalista, federalista, opera di Mary Marangi, pubblicato dalle Edizioni Nuove Proposte. Il secondo, intitolato Gaetano Salvelimi. L'uomo, il politico, lo storico a cura di Mirko Grasso, è edito dalla casa editrice Kurumuny (ne ho già parlato qui).

Percorsi identitari è una rassegna unica nel suo genere in Puglia, attraverso la quale la Teca del Mediterraneo, in collaborazione con l'associazione culturale Iride, valorizza le iniziative editoriali di autori pugliesi, pubblicate da case editrici pugliesi e di contenuto pugliese, con il fine di approfondire l'analisi sull'identità regionale in costruzione. Novità dell'edizione 2008, curata sempre da Daniela Lomartire dell'associazione Iride, è appunto lo svolgimento, oltre ai consueti appuntamenti monografici, di quattro giornate a tema. Dopo quella dedicata a Salvemini ce ne sarà una dedicata all'esperienza della casa editrice Kurumuny, una sulla città di Taranto e una dedicata a Giuseppe De Nittis. Testimonial della presentazione di domani saranno Vito Antonio Leuzzi, direttore dell'Istituto pugliese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea, ed Ennio Corvaglia, docente di Storia Contemporanea presso l'Università degli Studi di Bari. Moderatore sarà Alfonso Marrese.

mercoledì 12 marzo 2008

Natura, archeologia e storia del Pulo di Molfetta

La casa editrice Mario Adda ha pubblicato nei mesi scorsi un'importante contributo su Natura, Archeologia e Storia del Pulo di Molfetta, a cura di Francesca Radina, e che si presenta oggi alle 17.30 a Palazzo Simi, in strada Sagges, a Bari vecchia. Con la curatrice, Francesca Radina, partecipano: Giuseppe Andreassi (soprintendente per i Beni archeologici della Puglia, Angela Barbanente (assessore regionale all’Assetto del territorio), Vincenzo Divella (presidente della Provincia di Bari), Sergio Fanelli (Ufficio tecnico della Provincia) Alberto Magnaghi, coordinatore del Piano Paesistico Territoriale della Puglia, Nicola Martinelli (Politecnico di Bari) e Ruggero Martines (direttore regionale per i Beni culturali della Puglia).

Di questo volume ha scritto ieri anche Nicola Signorile sulla «Gazzetta del Mezzogiorno»: «Insidiato dall’edilizia - abusiva o «in deroga» che sia - fin dentro i suoi margini, il Pulo di Molfetta resiste tenacemente, in attesa di essere di nuovo «vissuto», come lo era - nel bene e nel male - prima del disastroso terremoto del 1980. E se il Pulo resiste è grazie agli episodi di scavi, di ricerche e di restauri che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, sollecitati da una rete di associazioni locali - fra cui soprattutto l’Archeoclub, la Lega ambiente e Italia Nostra - che non ha mai interrotto la sorveglianza del territorio, surrogando talvolta anche la polizia e la magistratura [...] Radina riassume le tre fasi fondamentali dell’opera di recupero che ha conosciuto una svolta con l’acquisizione pubblica del Fondo Azzollini ed ha interessato tutta l’area della dolina, dal pianoro esterno (con le tracce dell’insediamento neolitico riconosciute già ai primi del Novecento), al costone meridionale, fino al fondo, con i resti della nitriera borbonica. "Nel paesaggio del Pulo di Molfetta - scrive Radina - è possibile ritrovare cristallizzate le tracce di quegli antichi fattori ambientali che determinarono scelte insediative e adattamenti conseguenti". Da qui l’idea di un parco archeologico come "progetto culturale, come luogo per recuperare, sia pure attraverso un campione, tutti i documenti relativi alla storia del territorio"».

martedì 11 marzo 2008

"Qohélet" in traduzione... salentina

È stato presentato ieri, 10 marzo, presso il monastero delle Benedettine a Lecce, a cura del Dipartimento di lingue e letterature straniere dell’ateneo leccese, il libro Qohélet. Versione in idioma salentino di Augusto Ponzio, pubblicato dalla casa editrice Milella di Lecce e a cura di Cosimo Caputo, docente di Semiotica nell'ateneo leccese. L'autore è docente di Filosofia del linguaggio all’Università di Bari, e ad autore e curatore sono intervenuti Susan Petrilli, docente di Semiotica dell’ateneo barese, suor Luciana Mirjam Mele, benedettina del monastero San Giovanni Evangelista e Alizia Romanovic, docente di Lingua e letteratura russa e direttrice del Dipartimento di lingue e letterature straniere dell’Università del Salento.

Sul sito personale del prof. Augusto Ponzio (http://www.augustoponzio.com/) si legge questa premessa sulla sua originale traduzione: «A un certo punto, di recente, mi è capitato di pensare Qohélet nel mio dialetto (il leccese di S. Pietro Vernotico, il mio paese). Mi è parso che in quest’idioma esso si lasci ascoltare e capire meglio, almeno per me; come se questo dialetto, nei suoi luoghi comuni, sia molto adatto ad accogliere e ospitare il pensiero di Qohélet; di più: come se la visione del mondo di questo dialetto sia qohéletica. Nel Dizionario Leccese-Italiano di Antonio Garrisi (2 voll. più il glossario Italiano-Leccese, Capone, 1990), a cui spesso ho fatto ricorso per la trascrizione (tranne che per ddr che ho preferito alla notazione usuale) e per la verifica di parole ed espressioni, si trovano molte frasi-esempio, modi di dire, che potrebbero senz’altro stare in bocca a Qohélet (come "tocca ccampamu subbra sta terra te dulori e nfanni"). [...] Non conosco l’ebraico. La mia versione in dialetto salentino, in quella variante che è il dialetto sampietrano (che somiglia al palermitano – ho avuto occasione di farne esperienza diretta a Mistretta, in occasione di un convegno su Antonino Pagliaro; tanto che Domenico Modugno, cresciuto nel mio paese, in alcune sue canzoni, faceva passare, con qualche aggiusto, questo dialetto per siciliano) è una versione di versioni ("traduttor de’ traduttor…").
Se c’è un intento di recupero dell’originario, qui l’originario è il mio dialetto: è esso che in questa versione ho cercato di rendere. Qohélet è solo un pretesto, un pretesto che bene provoca il riemergere di espressioni e parole delle quali la memoria, non solo la mia personale, tende ad affievolirsi».

lunedì 10 marzo 2008

"Primavera del libro" a S. Vito dei Normanni


Riporto questo articolo di presentazione, a firma di Raffaele Romano, della manifestazione Primavera del Libro sull'editoria per l'infanzia e l'adolescenza che si svolgerà il prossimo fine settimana a San Vito dei Normanni:

Presentata ieri, la prima edizione della Primavera del Libro, la rassegna dell’editoria per l’infanzia e l’adolescenza che l’Amministrazione Comunale di San Vito dei Normanni ha organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università del Salento. L'iniziativa, in programma il 13, 14 e 15 marzo, nasce come ha sottolineato il sindaco Antonello Trizza «non in contrapposizione ad altre ma per offrire, sinergicamente, ulteriori spinte in direzione della qualificazione e della valorizzazione degli interventi in materia». «Una felice intuizione - l’ha definita l’assessore comunale alla cultura, Ernesto Marinò - quella di inserirsi in un panorama editoriale di tutto rispetto, ben consapevoli della delicatezza insita nelle operazioni rivolte a bambini e ragazzi. E di questo dobbiamo essere grati a quella indiscussa autorità nel campo che è il prof. Livio Sossi (docente di storia e letteratura per l’infanzia presso l’Università di Udine). Sossi si è soffermato sulla necessità che, a partire dai mass media, tutti facciano uno sforzo in più per promuovere ogni iniziativa finalizzata alla diffusione della letteratura per l’infanzia: «Un buon libro per bambini - ha detto l’illustre ospite - è anche un buon libro per adulti. Oggi mancano le opportunità di conoscere ciò che viene prodotto per i ragazzi. Sono sufficienti due dati per comprendere meglio: esistono circa 450 editori nel campo, ma solo il dieci per cento è presente nelle librerie. I ragazzi non leggono perché gli adulti non offrono loro le opportunità per farlo».

E anche la scuola dovrebbe fare di più e meglio: un esempio - a parere di Sossi - è dato dalla recente iniziativa ministeriale di assegnare mille euro in libri alle scuole che, di fatto, si traduce nella possibilità per alcuni editori di liberarsi di fondi di magazzino in quanto i docenti non sono nelle condizioni di conoscere e di scegliere in maniera oculata. Da qui l’importanza di questa rassegna che, nei tre giorni di esposizione, consentirà a tutti di accostarsi all’editoria di qualità. «Sono stati in tanti, da tutta Italia, a rispondere al nostro invito - ha detto con comprensibile soddisfazione il prof. Sossi - e, dunque, offriremo un ventaglio di proposte di altissimo livello». Sossi, il sindaco e l’assessore, poi, si sono detti altrettanto soddisfatti della partecipazione al concorso collegato, il «Premio delle Palme»: «Sono giunti molti lavori, anch’essi di grande qualità». Insomma, tutto lascia presupporre che, grazie a questa rassegna, si sia davvero di fronte ad una bella primavera del libro. L’appuntamento è presso il chiostro dei Domenicani.

Per informazioni: primaveradellibro@libero.it

sabato 8 marzo 2008

"Mafia una guerra senza confini"

Si celebra il prossimo 15 marzo, ma iniziative di preparazione sono corso già da alcune settimane, l'Ottava Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promosse da Libera di don Luigi Ciotti e che quest'anno si svolgerà a Bari con un lungo corteo che culminerà nell'area del nuovo Parco dell'ex Punta Perotti. Tra le iniziative preparatorie si è svolto ieri un incontro presso la sede dell'associazione "Federico II", a Bari, con la presenza di esponenti di Libera, esperti giuridici e di Michele Cagnazzo, autore del libro Mafia. Una guerra senza confini. "Formidabili quegli anni", pubblicato da Wip Edizioni (pp. 176, euro 18). L'autore scrittore e studioso di Scienze Criminalistiche applicate specializzato in tematiche di mafia e criminalità organizzata. La presentazione è dell'on.le Fabio Granata, già Assessore alla Pubblica Istruzione "Regione Siciliana" e la prefazione è del dott. Antonello Bellomo, criminologo e docente di Psichiatria Forense presso l'Università di Foggia.

Come si legge in una recensione, «è un'opera che richiama a gran voce l'urgenza di un'antimafia che non ha più tempo. Non ha più tempo per le mediazioni, i compromessi, le polemiche sterili. Frutto del forte garantismo che regna nel nostro Paese.Tormenti di non semplice soluzione con cui si misura l'autore Michele Cagnazzo, che senza riserve ed ipocrisie ma con un linguaggio serrato misto a rabbia e passione descriverà una mafia sempre più in giacca e cravatta e una società che cambiandosi troppe volte al giorno sceglie il travestimento. Insomma, interi pezzi di società che hanno ormai mutuato i modelli comportamentali dei mafiosi e lo si vede in tutti i campi, compresi quelli istituzionali. L'opera vuol essere anche un'arma per ritrovare e rinfocolare il coraggio di combattere. Per far uscire il Paese da questo micidiale e radicale cinismo che domina tutto, un'assuefazione al malaffare che diventa ambiente e costringe le persone civili e oneste a una ammutolita paralisi. Una società - come dice l'autore - dove niente ha valore se non genera potere».

venerdì 7 marzo 2008

"Puglia e Albania nel Novecento"

Ieri presso la Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, a Bari, si è svolta la presentazione ufficiale del volume Puglia e Albania nel Novecento, risultato di un'iniziativa a lungo termine nell'ambito del progetto Biblio-Inn del programma di iniziativa comunitaria Interreg III A Italia Albania. Il volume è pubblicato da Besa Editrice (pp. 296), da sempre attenta ai rapporti tra Italia e Albania e alla letteratura del Paese delle Aquile, è curato da Giulio Esposito, Vito Antonio Leuzzi e Navila Nika e dà conto dell'indagine svolta condotta dall'Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea, dalla Fondazione Gramsci di Puglia e dall'Archivio Centrale della Repubblica d'Albania per l'individuazione e la valorizzazione delle fonti documentarie relative al periodo 1900-1950.

Come scritto Luigi Quaranta in un articolo pubblicato oggi sul «Corriere del Mezzogiorno», la ricerca «ha tra i suoi punti di forza anche la luce che da essa si diffonde sulle vicende di gente comune. Albanesi e italiani (in massima parte pugliesi) che in diversi momenti si ritrovarono nel posto sbagliato a pagare sulla loro pelle i prezzi richiesti dalla grande storia. Dalla Guerra Fredda, per esempio, che rese giorno dopo giorno più difficili i rapporti tra l'Italia post-bellica (di nuovo democratica, ma pur sempre reduce dalla sconfitta) e la nuova Albania, fieramente indipendente e rigidamente comunista. Ed ecco che il governo di Enver Hoxha trattiene centinaia di specialisti italiani, impegnandoli in importanti operazioni di ripristino della rete stradale e ferroviaria, ma impedendo loro per mesi ed anni il rientro in Italia, mentre su questa sponda dell'Adriatico, nei campi profughi salentini, a Bari e a Brindisi un'altra partita si gioca sulla pelle di centinaia di albanesi sorpresi in Italia dalla fine della guerra e dalla proclamazione della Repubblica popolare a Tirana: il governo di Hoxha li reclama, sapendo che tra loro ci sono anche potenziali oppositori di fede democratica (la stessa fede che negli anni dell'occupazione fascista aveva meritato loro in confino in Italia) da mettere a tecere nelle prigioni o davanti a qualche plotone di esecuzione».

giovedì 6 marzo 2008

Convegno di studi su Leonardo Sinisgalli a Carosino

Il Centro studi e ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, organizza un incontro di studi, in collaborazione con il ministero per i Beni e le attività culturali, per ricordare il poeta e lo scrittore Leonardo Sinisgalli nel centenario della sua nascita. Sinisgalli era nato a Montemurro di Potenza il 9 marzo 1908 e morto a Roma il 31 gennaio 1981.

Il convegno di studi avrà come tema: “Il Sud, la magia e i colori nella poesia di Leonardo Sinisgalli. Un Centenario da non dimenticare” e si svolgerà il 12 marzo alle 17,30 nella sala del Centro studi “Francesco Grisi” in via Vittorio Veneto 27 a Carosino. I lavori avranno la prolusione del prof. Pio Rasulo, titolare della cattedra di Estetica dell’Università di Lecce.
Si tratta, si legge in una nota, di un omaggio ad un poeta significativo del Novecento italiano, il quale ha raccontato e tratteggiato, con forte evocazione, un Sud magico, contadino, popolare ma anche proteso alle nuove culture. “C’è una singolarità - sostiene Pierfranco Bruni - nel tracciato poetico di Leonardo Sinisgalli che non può essere trascurata. Risvolti ermetici importanti. Da “Cuore” del 1927 a “Campi Elisi” del 1939. Da “La vigna vecchia” del 1952 a “Mosche in bottiglia” del 1975. Inquietudine esistenziale e inquietudine dei luoghi. In Leonardo Sinisgalli si vive anche un attraversamento di paesi. I paesi dell'infanzia, del Sud, dell'abbandono e dei ritorni mai annunciati e mai definiti e definitivi”.
La poesia di Sinisgalli è un attraversamento di luoghi, afferma Bruni. Sono i paesi della Lucania. I paesi di Isabella Morra, di Rocco Scotellaro, di Carlo Levi, di Rocco Montano, di Albino Pierro, di Maria Padula, di Giuseppe Leone. Ci sono i contadini del Sud: quelli che recitano malinconia e nenia, fatica nei campi e alzate nelle ore antelucane. Per l’occasione verrà presentato il volume Poesia e poeti della metafora pubblicato con il patrocinio del ministero dei Beni culturali, nel quale c’è un intero capitolo completamente dedicato alla figura e all’opera di Sinisgalli.

mercoledì 5 marzo 2008

"Nei giorni dell'attesa", di Otello Conoci

Per il sempre florido campo della letteratura religiosa, segnalo l'uscita, già dallo scorso novembre, del nuovo volume di Otello Conoci, dal titolo Nei giorni dell'attesa e pubblicato dalle Edizioni Messaggero di Padova (collana "Terra&Cielo", pp. 96, euro 7). L'autore è nativo di Palmariggi, nel Salento, è laureato in filosofia, giornalista e studioso di storia locale. Ha pubblicato Se vale la pena di vivere (1973), Parole in ascolto (1990), Sant’Agostino testimone di Dio e fratello di tutti (1977), Il mio incontro con Dio (2002).

Quella raccontata nel volume è «Una storia in forma epistolare che coinvolge la vita di due protagonisti, diversi tra loro, ma animati dallo stesso desiderio: cercare Dio, vivere per Lui testimoniandolo con la vita. Strade non parallele: più spedita e lineare quella di sr. Daniela, con una vocazione adulta alle spalle e un ardore di carità che travalica le mura del monastero e diventa fede viva. Più intricato e tortuoso il percorso di Giuliano che, tra ripensamenti e improvvise illuminazioni cerca una risposta ai tanti “perché” che lo assillano. È solo nella propria interiorità che Giuliano trova Dio, principio e fine di una ricerca che trascende le miserie umane e proietta l’uomo in un’ansia di rinnovamento e di riscatto».

Ha scritto Ada Frassanito Di Mattina in una recensione apparsa su L'Ora del Salento: «Per suor Daniela, cui è dato il dono inconmensurabile della grazia e la cui fede non conosce tentennamenti, vi è una tensione spirituale verso Dio inteso come “amore”, come “caritas”, un Dio-amore che non si manifesta a noi nella gloria e nello splendore, ma nei malati, negli emarginati, in quelli che non contano niente ma che sono grandi davanti ai suoi occhi. È attraverso un rapporto di dedizione che suor Daniela realizza pienamente il suo incontro con Dio, nella consapevolezza che “il meno difficile” deve sostenere “il più debole” con un atto che non solo consenta di dare all’altro l’aiuto di cui ha bisogno, ma anche di realizzare una maggiore compiutezza del proprio Essere».

Via: http://www.edizionimessaggero.it/

martedì 4 marzo 2008

"Bang-Bang!": Enzo Mottola e il movimento beat

Da pochissimi giorni è in libreria il volume di Enzo Mottola dal titolo Bang-Bang! Il Beat italiano a colpi di chitarra, uno studio sul movimento beat pubblicato dalla casa editrice foggiana Bastogi (pp. 88, euro 10). L'autore è nato in provincia di Foggia. Frequenta il Liceo Musicale, ovvero Conservatorio di Musica "U. Giordano" di Foggia, scuola di violoncello prima e flauto dopo. All’età di 16 anni inizia ad esplicare l’attività di Disc-Jockey nelle discoteche di mezza Italia. Agli inizi degli anni ’70 entra a far parte di gruppi musicali locali eseguendo repertori di "prog-rock" tipo Osanna e Uriah Heep. Nel 1973 è ai microfoni di Radio Luna, una delle prime emittenti radiofoniche italiane. Nel 1988 diventa giornalista-pubblicista. È ideatore e conduttore di programmi radiofonici per la R.A.I., Sede Regionale per la Puglia. È conduttore di programmi televisivi per emittenti locali. Attualmente si occupa di segreteria artistica. Questo è il suo primo libro.

Il testo propone un’analisi approfondita del fenomeno beat in Italia con schede anagrafiche dei complessi più famosi dal 1964 al 1969 con pecorsi socio-musicali dell'epoca. C’è anche l'elenco completo di circa 400 complessi dell'era beat. Così si legge in quarta di copertina: «Con questo volume Enzo Mottola ricostruisce e storicizza il movimento musicale che va sotto il nome di Beat italiano. Si tratta di un lungo percorso di grande interesse e suggestione all’interno della musica italiana tra gli anni ’50 e ’70, attraverso i gruppi e i cantanti che hanno caratterizzato quel periodo. Dai Boiardi a Equipe 84, dai Nomadi ai Dik Dik, dai Camaleonti ai delfini, tanto per fare qualche nome. Per i cantanti singoli, da Fred Buscaglione a Peppino di Capri, da Nicola Arigliano a Caterina Caselli; da Lucio Dalla a Patty Pravo. È uno spaccato della musica, con forti echi anche di quella straniera, ma anche della vita di quegli anni, così ricchi di fermenti e di novità sociali e culturali».

Via: http://www.bastogi.it/

lunedì 3 marzo 2008

Saggi e discorsi di Antonio de Viti de Marco

Da poche settimane è in libreria un volume che raccoglie un'antologia di scritti e discorsi di Antonio de Viti de Marco, economista salentino nato nel 1858 e morto nel 1943, professore di Scienza delle Finanze fino al 1931, quando decise di non prestare giuramento al fascismo. Il volume, dal titolo Mezzogiorno e Democrazia liberale, è a cura di Anna Lucia Denitto, docente di storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Lecce, ed è pubblicato da Palomar (pp. 452, euro 26). Il volume permette di rileggere gli scritti di de Marco oltre gli schemi dell'iperliberismo, «che a lungo hanno pesato - scrive Denitto - sulla sua figura, superando l'ottica del falimento e dei risultati deludenti conseguiti dalla sua battaglia antiprotezionistica e meridionalista».

Ha scritto poi Felice Blasi sul «Corriere del Mezzogiorno» del 16 febbraio scorso: «La democrazia liberale di de Viti de Marco non divenne mai davvero democrazia partecipata, condivisa, protagonismo della società meridionale. Eppure le premesse perché potesse esserlo c'erano tutte. Aveva capito il ruolo fatale svolto dai gruppi organizzati, dalle oligarchie militari, burocratiche, industriali e proletarie, che frantumavano il senso della collettività, il rispetto della legge, il ruolo del Parlamento, fino a rendere il bene pubblico oggetto di "preda della sopraffazione dei gruppi", generando "ingiustizie economiche per cui i gruppi più deboli sono abbandonati alla spoliazione dei gruppi forti"».

domenica 2 marzo 2008

"Ordine e disordini nel XXI secolo"

Ordine e disordini nel XXI secolo è il titolo di un nuovo volume di Giuseppe Scanni, giornalista e politologo brindisino. Attualmente l'autore dirige le relazioni esterne e i rapporti istituzionali dell’Anas S.p.A. Le sue pubblicazioni più importanti: Musica e Società (Dedalo, 1975); Debito, Crisi e Sviluppo (con G. Pennisi, Marsilio, 1991); Miti e speranze del Terzo dopoguerra (Marsilio, 1995). Ha diretto per oltre un decennio “Politica Internazionale”, periodico dell’Ipalmo. Vicepresidente, negli anni ’80, della Agenzia per i paesi in via di sviluppo Inter Press Service, ha diretto il mensile Alternativa ed il quotidiano Avanti!. Ha collaborato al Giornale, è editorialista del quotidiano romano Il Tempo e partecipa al board della rivista Critica Sociale (per le cui edizioni è stato pubblicato quest'ultimo volume). Per oltre venti anni ha assiduamente lavorato con Bettino Craxi. Alto dirigente delle Nazioni Unite tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, ha partecipato alla stesura del Piano debito, alla proposta ONU di ricostruzione del Libano ed a missioni di pace per il Corno d’Africa.

Il libro affronta i più significativi temi di geopolitica e di geoeconomia che oggi caratterizzano l’attuale realtà internazionale e propone, al contempo, una road map con le tappe salienti della rete delle complesse e molteplici relazioni tra i popoli. Il lettore inizia un viaggio che, seguendo una chiave di lettura coerente con la storia europea, si muove nella complessa realtà internazionale della nostra epoca “liquida”, attraverso una rigorosa ricerca tra fonti di prima mano e la più aggiornata bibliografia specialistica. Al lettore, l'autore da' la possibilita' di cominciare un viaggio che dalla Guerra Fredda arriva al moderno scontro fra ideologie e alla contrapposizione tra nord e sud del mondo. Nel nuovo scenario della storia umana, i conflitti provocati in nome dell'identita', riguardanti soprattutto il territorio, l'etnia, la religione, la lingua, il senso di appartenenza possono assumere le forme piu' diverse: dalla realta' sociale intesa quale ''piccola patria'', che al piu' ''aspira ad essere indipendente'' anche in consapevoli forme di convivenza accanto ed insieme ad altre ''piccole patrie'', a forme estremizzate di rifiuto del diverso, attraverso il razzismo, l'integralismo fanatico e il terrorismo, che puntano all'eliminazione dell'altro, inteso come nemico. «Un grande lavoro - scrive Gianni De Michelis - sorretto da una vasta documentazione di prima mano e da una intelligente lettura della più recente letteratura specialistica».

sabato 1 marzo 2008

Un libro sulla Passione di Cristo ad Oria

Tra i nuovi volumi di tradizioni popolari è stato pubblicato di recente un libro sui riti della Settimana Santa ad Oria, vicino Brindisi, dal titolo Ad Oria Cristo scende il Giovedì, di Pino Malva ed edito a cura Arciconfraternita della Morte per i tipi di Italgrafica Edizioni. «Questo saggio - scrive Malva nella prefazione - ha evidenziato quanto sia ancora radicata la fede della nostra gente e in particolare la devozione per Gesù morto e quanto grande sia l’attaccamento alla storia e alle tradizioni, quale strumento di identificazione sociale ed etnica».

«La peculiarità della “Scinnuta” di Cristo - aggiunge l’autore - ha imposto un’estensione del campo di ricerca ad un periodo più ampio che include tutti gli eventi compresi tra il mercoledì delle Ceneri, con il necessario aggancio al periodo di Carnevale, ed il lunedì di Pasquetta e, comunque, solo quelli propedeutici ai riti pasquali. Le poche, sia pur importanti, fonti scritte fanno riferimento solitamente a date ed avvenimenti precisi, attribuendo ruoli ed importanza solo a chi ha occupato posti di reggenza o di comando, ma le tradizioni nascono e si trasmettono per la forza popolare che le accetta, le fa proprie e le incrementa, per cui non si può prescindere dalle fonti orali che, se ben analizzate, si rivelano vere e proprie enciclopedie della storia di un popolo. Si è rivelata quindi obbligatoria e necessaria l’integrazione con tali fonti, ancora disponibili, e ciò ha comportato una lunghissima serie di avvicinamenti, conversazioni ed interviste che hanno messo in luce aspetti inediti degli eventi trattati, legati ad una serie di personaggi, detti, preghiere e giaculatorie particolari, aspetti gastronomici, ad essi relativa. [...] Ogni singolo rito religioso, al di là del suo intrinseco significato, si inserisce nella vita della variopinta umanità paesana, fatta di chierici e monache, di musicanti e rimatori, cuochi e pasticcieri, falegnami e sarti, intenti, tutti, a partecipare all’espressione comunitaria di fede, a rinnovare le gesta dei propri antenati, a mantener viva quella trasmissione di antichi segni che connotano la storia, la tradizione e la cultura di un popolo».