lunedì 30 giugno 2008

"Ragù", libro e dvd di Vito Signorile

Sempre attenta alla cultura locale e alle sue più popolari espressioni artistiche (si ricordi il fortunato ed esaustivo volume sulla figura del cantastorie barese Piripicchio), la casa editrice Gelsorosso di Bari ha da poco pubblicato ora un libro e il dvd di uno degli spettacoli teatrali più seguiti degli ultimi tempi in Terra di Bari, l'opera di Vito Signorile dal titolo Ragù. Alle radici del popolo barese (pp. 96 + dvd, euro 20). L'autore è nato a Bari nel 1947, ed è tra i fondatori del Gruppo Abeliano di cui è Direttore artistico. È attore, regista, drammaturgo, ricercatore di materiali della cultura orale, cantante, sceneggiatore radiotelevisivo. Come regista ha diretto circa settanta spettacoli in prosa cimentandosi con autori classici e contemporanei; ha diretto due edizioni del Corteo Storico di San Nicola. Per il cinema è stato diretto da Ermanno Olmi, Sergio Rubini; per la RAI ha curato un ciclo di programmi sulle fiabe tradizionali pugliesi e una trasmissione radiofonica sul folk italiano. Le origini dello spettacolo teatrale raccolto in questo libro+dvd risalgono addirittura alla stagione teatrale 1987-88, quando Ragù prendeva la forma di una raccolta di divertenti motti, proverbi, storielle e personaggi della realtà popolare barese. «Nel volume - si legge in quarta di copertina -, arricchito dalle illustrazioni del pittore Michele Damiani, e nel DVD allegato si ritroverà quella Bari che i bisnonni raccontavano ai loro nipoti nelle lunghe serate invernali attorno al braciere o davanti all’uscio di casa alla luce della luna estiva, un patrimonio di cultura e di costume a rischio di scomparsa che, per fortuna, Vito Signorile si ostina a preservare e conservare attraverso la delicata e appagante arte del raccontare, un'arte capace di intrattenere, divertire, sorprendere, meravigliare, commuovere, far sorridere e ridere attraverso il solo suono della parola, la sola intonazione di voce». Il volume è inoltre preceduto da una testimonianza di Raffaele Nigro ed è illustrato dalla matita di Michele Damiani.

Con queste parole, infine, Pasquale Bellini ha recensito la pubblicazione di Vito Signorile sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno»: «il libro e la memoria di Signorile raccolgono e mettono in voce e in gesto (nella dimensione della pagina balza spesso vivida la scansione, lo scatto della scena e della recita) la serie godibile e veloce delle canzoni e canzoncine, da quelle d'autore a quelle anonimamente popolari. A seguire l'infinita variazione sui temi eterni su cui si esercita (ieri più di oggi forse) la saggezza e la bonomia della gente umile: il cibo, la salute, l'uomo e la donna, l'amore, la gelosia, la vita e la morte nel susseguirsi delle generazioni. I saperi popolari, con la loro innata arguzia che spesso maschera il dolore di vivere della povera gente, trovano nella musicalità della «lingua antica» un loro riscatto che supera la distanza sia temporale sia (ormai) culturale da quel «piccolo mondo antico» di una Bari assolutamente d'epoca e ancora impregnata, tra mondo marinaro e mondo contadino, di veri sapori e suoni e voci e valori».

domenica 29 giugno 2008

"Il pellegrino di Rostov", di Mariagraziella Belloli

Una delle ultime novità editoriali della Stilo Editrice di Bari, presentata pochi giorni fa presso i Giardini della Chiesa Russa in Bari dalla locale sezione dell'Archeoclub, è un volumetto che torna a far luce sulla storia della stessa Chiesa Russa di Bari, negli ultimi mesi tornata sulle pagine dei giornali locali per la restituzione avvenuta nei confronti dello Stato russo e sancita in occasione della visita del presidente russo Vladimir Putin a Bari nel marzo del 2007. Il libro, dal titolo Il pellegrino di Rostov (pp. 94, euro 8) è scritto da Mariagraziella Belloli, docente presso l’Università di Bari e Vice Presidente dell’Associazione Internazionale ENEC (Europe Near Est Centre), all’interno della quale si occupa dello studio dei rapporti artistico-culturali tra il Levante e l’Europa, e di Orientalismo. Già negli anni precedenti le sue ricerche si sono concretizzate in numerosi saggi e pubblicazioni tra cui: Il presepe tra Oriente e Occidente (Stilo, 2002), e (in collaborazione con Giovanni Lamacchia) il Dossier De Nittis. Un maestro dell’Impressionismo nella documentazione degli Archives Nationales de France (Stilo, 2006).


Il volume della Belloli, probabilmente l'unico attualmente in commercio tutto dedicato alla storia della Chiesa Russa di Bari, parte da una breve storia di san Nicola e della sua devozione a Bari e in Russia. L’autrice ricostruisce, in particolare, le motivazioni che hanno portato alla costruzione della Chiesa Russa rintracciando un itinerario che inizia dalla lontana Rostov, dove la tradizione vuole sia stata portata, da Bari, la prima miracolosa icona di san Nicola. Il cammino continua, poi, nella città di Myra, in Turchia, in cui esiste la Basilica dove era originariamente conservato il corpo del Santo, per concludersi a Bari, dove riposano da secoli le spoglie. La città di Bari venne scelta come destinazione sostitutiva, per permettere ai pellegrini russi, al ritorno da Gerusalemme verso la Patria, di venerare anche le reliquie di san Nicola. La ricerca ha permesso, inoltre, di comprendere come la costruzione della Chiesa Russa in Bari rientri in quel più ampio movimento artistico che ha visto sorgere in Europa, all’inizio del XX secolo, una serie di edifici di culto, preziose testimonianze della fede ortodossa. Il volume è, inoltre, corredato un apparato iconografico, all'interno del quale risultano di speciale interesse le fotografie d'epoca, risalenti agli anni Venti e Trenta, di vedute della Chiesa Russa appena costruita, alle quali seguono fotografie della Chiesa Russa oggi.

sabato 28 giugno 2008

"Il Libro Possibile 2008", dal 10 al 14 luglio

È stata presentata ieri mattina, nella consueta cornice di Polignano a Mare, l'edizione 2008 (la settima) della rassegna Il Libro Possibile, una delle più interessanti occasioni d'incontro durante l'anno per i lettori pugliesi, che si svolgerà nella splendida cornice della cittadina barese dal 10 al 13 luglio prossimi. Anche quest'anno la rassegna è organizzata dall'Associazione culturale Artes, costituita nel 2000 a Castellana Grotte, e dal Presidio del Libro "Cartesio", diretto dalla prof.ssa Rossella Santoro, e che copre i comuni del sud-est barese di Triggiano, Valenzano, Cellamare, Capurso. Anche quest'anno gli incontri con gli autori e le presentazioni di libri, oltre a eventi culturali collaterali, saranno sparsi nelle piazze e negli angoli più suggestivi di Polignano a Mare. Il programma dettagliato di tutte le iniziative verrà pubblicato a breve sul sito internet degli organizzatori della rassegna.

Sono tuttavia già disponibili alcune anticipazioni sugli autori che saranno presenti a Polignano a Mare nei giorni della rassegna, che negli anni scorsi ha ospitato scrittori e personaggi famosi come Fausto Bertinotti, Roberto Saviano, Alberto Bevilacqua, Giovanna Melandri, Fabio Volo, ecc. Quest'anno, invece, la rassegna, che avrà il titolo Parole nel blu, richiamo inevitabile a Domenico Modugno, ospiterà altri autori di richiamo e non solo, con una attenzione particolare anche per l'editoria pugliese. Per la sfera della comicità e della satira saranno presenti Davide Riondino, Dario Vergassola e Serena Dandini, oltre ad attori locali come Nicola Pignataro e Tiziana Schiavarelli; si passa poi agli approfondimenti con inchieste e storie di casa nostra da La Questua di Curzio Maltese, alle morti bianche di Alessandro Langiu (del libro scritto a quattro mani con l'oncologo Maurizio Portaluri ho già scritto qui), alla mafia di Michele Cagnazzo e don Luigi Merola, il parroco di Forcella. Dal sociale alle religioni con Ferdinando Boero e Piergiorgio Odifreddi, alla letteratura nel senso più puro del termine con tre dei più grandi critici italiani Paolo Di Stefano, Giorgio De Rienzo e Filippo La Porta. La passione per la lettura è una linea che ci accompagna ad esplorare nuovi mondi e che a Polignano ci porterà ad ammirare le tavole di Vincino e del grande Miguel Angel Martin a conferma, quest’ultimo, del respiro internazionale del Festival che toccherà anche l’Oriente di Renata Pisu, e il Medio Oriente di Bijan Zarmandili, passando prima dalla verve nordica di Bjorn Larsson. Infine spazio ai giovani scrittori con Paolo Giordano, Francesco Gungui, Vanni Santoni, Gianluca Morozzi, D’Amicis, Argentina; e agli autori legati al territorio come Gaetano Cappelli, nato a Potenza, e Angelo Roma (nato a Brindisi, presenterà il suo ultimo romanzo Il barbiere di Ostuni), e i giornalisti Enzo Quarto e Raffaele Gorgoni.

venerdì 27 giugno 2008

"Versi imprudenti", di Franca Desiderato

Si presenta questa sera, alle ore 20,30, presso la sede dell'Associazione culturale "Scene" in via Principe Amedeo 8 a Bari, il nuovo volume di poesie di Franca Desiderato, dal titolo Versi imprudenti (pp. 48, euro 8). Il volume segue le orme dell'esordio poetico dell'autrice, avvenuto, sempre per i tipi della casa editrice Progedit nel 2005, con la raccolta dal titolo Di questa terra. All'incontro di questa sera interverranno, oltre all'autrice, il prof. Anton Giulio Scardaccione, l'editore della Progedit Gino Dato, mentre alcune liriche saranno recitate da Rosy Paparella. Franca Desiderato, nata a Bari nel 1953, è laureata in Lettere. Dopo una permanenza di circa tre anni a Stoccarda, durante i quali si è impegnata socialmente tra gli emigrati italiani e ha insegnato nei corsi per lavoratori, è tornata in Puglia. Insegna lettere nella scuola media. Dal 1992 si è occupata di formazione degli adulti, collaborando col Gruppo Educhiamoci alla Pace, con la Fondazione Giovanni Paolo II e con il teatro Kismet di Bari. Dal 1997 ha animato e condotto vari corsi di scrittura creativa approdando poi al metodo autobiografico di cui è convinta assertrice. Dal 1999 al 2000 ha pubblicato una serie di racconti su “L’alba della periferia”, un periodico di comunicazione mensile. Si è impegnata a lungo nel Comitato cittadino per la Pace, tema per il quale continua a profondere energie soprattutto a livello pedagogico e sociale.

Così si legge in quarta di copertina: «Una raccolta di 21 poesie sui temi della seduzione e dell’eros in cui si legge il bisogno di vivere la sessualità con libertà, autonomia e gioia.La presenza-assenza del mitico “Ulisse”, pur fortemente desiderato, non è mai motivo di struggimento. L’autrice ha affrontato l’argomento erotico, che ha splendidi esempi in una storia millenaria, trovando un codice leggero e talvolta scanzonato.Le poesie sono l’espressione di una sessualità mai volgare, evocata, più che descritta. Il gioco erotico è solo suggerito e affidato all’immaginazione del lettore. Nei versi, le esperienze sensuali aprono la porta al desiderio d’amore; toni malinconici e teneri si mescolano alle suggestioni fresche, travolgenti e divertite. Un libro da gustare con piacevole, sorridente lentezza». Questa, infine, una lirica di Franca Desiderato:



BIMBA

Ti guardo mentre muovi gli
occhi lucenti
di bambola bruna
alla ricerca di uno sguardo di
assenso,
pezzi di anima
nel volto di porcellana,
sempre gonfi di sonno al
mattino,
fiammelle tremanti
di fronte al mio finto cipiglio

giovedì 26 giugno 2008

"L'ultimo indizio", di Piernicola Silvis

È stato pubblicato da pochissimi giorni per l'editore Fazi, come era già accaduto per il suo esordio narrativo, il secondo romanzo di Piernicola Silvis, originario di Foggia, dal titolo L'ultimo indizio (pp. 275, euro 17). Il primo romanzo dell'autore risale a soli due anni fa, Un assassino qualunque, ma con questa nuova pubblicazione l'autore, dirigente della Polizia di Stato, incrocia la propria storia autobiografica con la storia recente d'Italia, in particolare con gli eventi di un vero e proprio annus horribilis della storia recente: il 1992, anno delle morti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche, ed è soprattutto di questo che parla il romanzo, della cattura del boss mafioso "Piddu" Madonia avvenuto il 6 settembre 1992 a Vicenza, da parte della Squadra Mobile alla quale faceva parte, in quel tempo, proprio Piernicola Silvis. Il Libro è già stato presentato a Roma, al Viminale, e verrà presentato in Puglia a Foggia, il prossimo 27 giugno alla Libreria Ubik, con la presenza del giornalista e critico letterario Michele Trecca.

Lo stesso Michele Trecca ha recensito proprio oggi, sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno» il romanzo di Silvis, evidenziandone in particolare il suo essere un «romanzo di nuova generazione», secondo un'idea di romanzo concepito come «semplice (per così dire) "delocazione di fatti" che trasmigrando in una diversa forma valorizzano e non rinnegano la propria fisionomia originaria. Dalla storia al romanzo senza pagare il pedaggio della deformazione della verità - quel pedaggio che spinse Manzoni alla rinuncia della pratica narrativa». Alla storia documentata della cattura del boss Madonia, infatti, l'autore unisce due microstorie di fiction, due immaginarie "separazioni" dalla moglie e da una grande amica. Scrive ancora Trecca: «Intrecciandosi fra loro, le tre componenti narrative, rafforzano la drammaticità del momento particolare della vita del protagonista. Ne scuotono la figura, la ravvivano. La voce di Silvis, che racconta in prima persona, ha, infatti, la forzosa serenità di chi deve essere assolutamente lucido perché impegnato (con ruolo di responsabilità) in un’azione ad alto rischio ma anche l’indicibile tormento di chi confusamente sa che sta per perdere - sul piano sentimentale - le persone più care. E non può farci nulla. È la maledizione dell’eroe borghese, che identifica se stesso nella professione, cui attribuisce un valore assoluto, affidando ad essa la propria identità. Poi vince, ma resta solo, con rimorsi e rimpianti almeno pari alle soddisfazioni. Tutti applaudono, ma lui è disperato, o quasi, comunque ferito, a morte».

mercoledì 25 giugno 2008

"Di dove sei", di Marilena Lucente

Una delle scrittrici pugliesi più interessanti ha pubblicato nel febbraio 2008 il suo primo interessante romanzo con la casa editrice Cargo, editrice "gemella" della napoletana L'Ancora del Mediterraneo e particolarmente attiva nel campo della narrativa. Il romanzo s'intitola Di dove sei (pp. 158, euro 13,50) e l'autrice è Marilena Lucente: nata a Noicattaro, in provincia di Bari, nel 1967, vive a Caserta, dove insegna italiano e storia alla scuola superiore. Si occupa di pedagogia e degli aspetti formativi del cinema, della televisione e dell’animazione. Ha scritto Lo sguardo e l’immagine. Per una pedagogia del cinema (Pensa 2004) e Graffiti animati. I cartoon da emozioni a gadget (Vallecchi 2007).Con Cargo ha pubblicato Scritto su banchi (2005), un diario che raccoglie riflessioni, squarci di vita, voce e volti di una scuola che chiede, sempre, di essere raccontata, e che continua ogni settimana sul sito web: http://www.scrittosuibanchi.blogspot.com/. Collabora, inoltre, da molti anni, con istituzioni ed enti di ricerca occupandosi soprattutto di formazione degli insegnanti.

L’autrice racconta i pomeriggi di donne che corrono di gran carriera ma non sono in carriera, che non love shopping e si ingolfano in mille mestieri e, senza mai rinunciare ai loro orizzonti di gloria, camminano accanto alla vita che non hanno, ma che vorrebbero avere. Un affresco polifonico e multicolore, divertente, ironico e corrosivo della contemporaneità. Salotti trasformati in atelier di moda all’ultimo grido (della precedente stagione), aule scolastiche che, svuotate dai bambini, diventano scuole di ballo per riempire i pomeriggi delle mamme, saloni di bellezza nascosti nei garage e studi medici acquattati in soffitta. Tutto ciò rappresenta il sottobosco di una città mai nominata, ma raccontata nei minimi dettagli, in cui si arriva e si parte con un bagaglio di paesaggi, lingue e storie diverse, intrecciando esistenze ordinarie e parossistiche. Una città dove niente è come sembra. Lo sguardo di Marilena Lucente è curioso e attento, leggermente ironico e talvolta impertinente.

martedì 24 giugno 2008

"Venti giorni di silenzio", di Antonia Battaglia

Ancora un libro pubblicato sul Kosovo, paese tragicamente tornato al centro delle cronache nei mesi scorsi, riguarda l'editoria pugliese. Dopo aver introdotto alcune settimane fa il libro di Francesca Borri dal titolo Non aprire mai, un vero e proprio diario dal Kosovo, inviata presso l'Ambasciata Italiana in Kosovo, pubblicato dalla Casa Editrice La Meridiana, ora è la volta di un libro della tarantina Antonia Battaglia, pubblicato per le Edizioni Gilardi di Bologna, dal titolo Venti giorni di silenzio (pp. 190, euro 12). L'autrice tarantina ha vissuto con grande partecipazione nei mesi scorsi la dichiarazione unilaterale d'indipendenza da parte della regione a maggioranza albanese in Serbia, a Pristina, capoluogo del Kosovo: laureata in lingue e filosofia, è attualmente impegnata in un dottorato di ricerca a Bruxelles sul tema – appunto – del diritto alla secessione, ma ha vissuto molti anni proprio in Kosovo, in qualità di responsabile delle pubbliche relazioni della missione ONU.

Un libro fortemente autobiografico quello di Antonia Battaglia, più intimista che politico, anche se non mancano ovviamente riflessioni di questo tipo, come quando scrive: «L’integrazione è un processo lento, profondo, che una grande fetta della comunità internazionale (…) crede di poter decidere a tavolino, programmandola secondo scadenze imposte dai suoi funzionari (Unmik)». Inoltre F. Sanesi ha recensito il volume di Antonia Battaglia sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», scrivendo che il libro «non può che far riflettere sugli errori, sulle responsabilità, sui problemi che conseguono alla esportazione della democrazia, sui limiti (ma anche sui pregi) delle missioni internazionali. Pioniera della legalità, Antonia - come gli amici e colleghi che con lei hanno percorso la lunga e impervia strada della ricostruzione dopo il sanguinoso conflitto con la Serbia - non ha una visione politica degli eventi – nel senso deteriore del termine – ma piuttosto, con l’entusiasmo del neofita ma anche con un pragmatismo inusuale, non manca, pur tra le righe, di dare il suo giudizio sulla questione».

lunedì 23 giugno 2008

"Aperitivo con la storia": una storia della città di Andria

L'Assessorato alla Cultura del Comune di Andria dà notizia della pubblicazione degli atti di una serie di incontri tenuti nella città federiciana nei mesi scorsi, a cura della locale Pro Loco, dal titolo Aperitivo con la storia. Tutti gli incontri con docenti e studioso della città erano dedicati a offrire una «storia romanzata per studenti» della città di Andria, soffermandosi sugli eventi più rilevanti che ne hanno contraddistinto la storia, dalla via Traiana alla Repubblica Napoletana fino all'epoca del brigantaggio. La pubblicazione raccoglie, in particolare, i contributi del prof. Michele Palumbo, della prof.ssa Dora Ferri, del prof. Guido Barbera e del prof. Antonio Pastore. «Può apparire irriverente - spiega nella prefazione l’assessore alle politiche giovanili, Paolo Farina - l’impiego del termine aperitivo accanto a parole nobili quali quello di cultura, sia pur locale e storia. In realtà, la provocazione è risultata quanto mai felice, non solo per la metafora della cultura come nutrimento dell’anima e, dunque, per il puntuale parallelismo tra ciò che nutre il corpo, come un aperitivo, e ciò che sazia la persona, come appunto il sapere».

«Nei primi anni del secolo scorso - spiega Francesco Inchingolo, responsabile del settore cultura della Pro-Loco cittadina - intorno a porta Castello, esistevano diversi Caffè, dove i cittadini erano soliti intrattenersi e discutere su vari argomenti politici, sociali e culturali. Questo ricordo suggestivo unito alla nostalgia per un’epoca in cui la socialità non si esauriva, come spesso accade oggi, ad un rapporto impersonale fatto di sms, chat e televisione, ha portato ad Aperitivo con la storia». L'epilogo del volume è poi affidato al prof. Michele Palumbo, giornalista e docente di storia e filosofia in un liceo della città, che rilegge in chiave poetica le vicende della Repubblica Napoletana che videro protagonista la città di Andria: «Il sogno della Repubblica napoletana finì nel giugno del 1799. La municipalità non c'era più. La Repubblica era un ricordo. Anche Andria aveva avuto, sia pure per poco tempo, il suo “albero di libertà”. Un palo levigato, riccamente addobbato con nastri tricolori. Un albero che circondava tre parole, tre concetti, tre diritti, tre principi: libertà, uguaglianza, fraternità. Il sogno dei giacobini. Il sogno di ieri. Il sogno di oggi».

domenica 22 giugno 2008

"Otranto, il luogo delle parole", di Francesco pasca

La casa editrice salentina Il Raggio Verde ha da poche settimane pubblicato un volume di Francesco Pasca (qui il sito internet eprsonale dell'autore), dal suggestivo titolo Otranto. Il luogo delle parole. Dialogo virtuale sulla scrittura di pietra. Il libro è anche stato presentato la scorsa settimana a Lecce da Antonietta Fulvio, responsabile della Casa Editrice e Giusy Petracca, che ne è presidente. L'autore e artista salentina è docente di Disegno e Storia dell'Arte presso l'Istituto Statale "Pietro Siciliani" di Lecce e ha già pubblicato nel 2005 il "quaderno" Parole sparse, «sulla scia del progetto poetico - visivo della Singlossia: la sua narrazione si trasforma, attualmente, in un "caleidoscopio del Tempo", in cui coniugare virtuale e reale, nella proiezione dosata dei vissuti emotivi, stratificati nelle dinamiche della vita». Pasca prova a raccontare, attraverso due mondi apparentemente lontanissimi, il trascorrere di un quotidiano reale, quello moderno di Internet, con il virtuale protagonista Alber(t)o e quello più reale e colto del monaco Pantaleone della abbazia otrantina di Casole (anno 1163). Alber(t)o è chiamato a scrivere di un luogo, quello delle parole, e si trova lanciato sulla rete alla ricerca delle «informazioni» necessarie per il racconto. L'Albero della Vita di Pantaleone diventa il pretesto per i suoi link mentali e, con la paziente ricostruzione delle parole, così come con l’accostamento altrettanto paziente dei frammenti lapidei del mosaico, proverà a dialogare con altri personaggi alla ricerca di un presunto «magico quadrato», nella cattedrale di Otranto. È così che Alber(t)o, attraverso il dialogo virtuale, approderà ad una fantastica lettura della pavimentazione otrantina. L'idea è accendere nuovi link nel lettore, che potrà rinarrare l'enigma e addentrarsi negli infiniti pixel del mosaico.

Così ha scritto Paolo Palomba sul libro di Francesco Pasca: «Il gioco dei personaggi, sperimentato sullo sfondo del mosaico presente nella Cattedrale di Otranto, si presenta subito motivante e intricato, nel tessuto metafisico di una prospettiva esistenziale tanto geometrica, quanto misurata. La mission di Alber(t)o, infatti, diventa improvvisamente quella di ricercare lemmi efficaci per mediare concetti e significati, in grado di obiettivare nei pensieri di Pantaleone il referente criptico e iconografico da veicolare. Ciò giustifica il dipanarsi di una tenace e paziente ricerca semantica, condotta attraverso potenziali forme dialogiche, orientate a ricostruire il mistero del tempo, nel rebus di un quadrato magico, rinvenibile in un'enigmatica opera musiva medioevale appartenente al "Sud del Sud", come pure in un omologo e coevo reperto presente a Magliano de' Marsi».

sabato 21 giugno 2008

Ripubblicato "Puglia d'Oro", di Renato Angiolillo

L'editore Giuseppe Laterza di Bari ha ripubblicato in un unico testo, corredato da un Cd, i tre volumi della ricerca storica compiuta dal 1936 al 1939 da Renato Angiolillo, dal titolo Puglia d'Oro, per i tipi di Laterza & Polo, vecchia denominazione della stessa casa editrice che ora ha proceduto a questa nuova riedizione di un testo ormai introvabile. Questo è stato possibile grazie al contributo e all'interessamento della Fondazione Carlo Valente, intitolata a un giovane prematuramente scomparso. Il cd multimediale allegato al volume (euro 80) comprende il testo ed il ricco corredo fotografico, «quasi uno straordinario film muto di un tempo lontano che appare meraviglioso e misterioso, umile eppur grandioso». A distanza di 70 anni questi testi rappresentano una interessante documentazione storica della Puglia di allora, e in particolare delle famiglie illustri e dei personaggi che si erano affermati nei diversi campi di attività (agricoltura, industria, commercio, professioni, ecc.) oltre che come benefattori. Nella Premessa al primo volume del 1936, riportata integralmente, sono chiaramente illustrate dal curatore le finalità di queste sue «faticose» ricerche sul campo effettuate in Puglia nella seconda metà degli anni Trenta, dal giovane «pubblicista» (come lui stesso si era definito) Angiolillo, nato il Lucania ma operoso in Puglia, e divenuto poi dopo la guerra direttore responsabile de «Il Tempo» nonché Senatore della Repubblica.

Sulla riedizione del volume è intervenuto sulle pagine culturali della «Gazzetta del Mezzogiorno» anche Egidio Pani, che ha scritto: «Puglia d’Oro centellina invece una saga familiare meridionale localizzata in Puglia ma che può ritrovarsi in altre regioni meridionali, paesana a volte, di uomini e donne che lavoravano duro, capaci di essere contadini ed uomini di cultura, zappatori e imprenditori. Essi non facevano parte di nessun salotto buono della finanza del Nord e si erano visti tagliare i rapporti con l’Europa che il governo savoiardo, dopo l’Unità, delegò alle proprie camarille di corte ed economiche. Si cammina, all’aria aperta, più tra masserie che castelli, più tra piccole fabbriche che pesanti opifici, e i ritratti degli antenati non sono stati dipinti da maestri dell’800 ma a percorrerla, la galleria di Puglia d’Oro, è un’occasione d’incontro di figure e paesaggi, tra di essi confusi in unico ritratto: quella della Puglia severa, anche un po’ cupa eppure solare, faticatrice e tenace».

venerdì 20 giugno 2008

No EcoMafia Tour ieri a Bari

Ha fatto tappa ieri a Bari, presso la Libreria Laterza, il No EcoMafia Tour, la carovana contro la criminalità ambientale che si è posta l'obiettivo di portare in giro per l'Italia, e in particolare nei luoghi più direttamente interessati dal dissesto ambientale, la nuova edizione 2008 del Rapporto Ecomafia, pubblicato dalle Edizioni Ambiente dall'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente. All'incontro hanno partecipato, oltre al presidente regionale di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, e all'assessore all'Ecologia Michele Losappio, anche i magistrati Vincenzo Russo, della Procura di Foggia, e Antonio Savasta, sostituto procuratore della Procura di Trani.

I due magistrati, in particolare, da anni attenti ai crimini ambientali del territorio pugliese, hanno relazionato sulle proprie esperienze e sulle indagini da loro condotte negli ultimi anni. La Puglia è infatti al terzo posto in Italia tra le regioni dietro Campania e Calabria per numero di infrazioni registrate, per un totale di 18 miliardi e 400 milioni di fatturato della criminalità ambientale. Il problema più sentito, anche in Puglia, riguarda lo smaltimento illecito dei rifiuti. Proprio pochi giorni fa, ad esempio, è stata posta sotto sequestro un'ampia area all'interno del territorio del comune di Castelluccio dei Sauri adibito a discarica illegale fino a contaminare gli argini e il letto del fiume Cervaro, il cui corso è stato addirittura deviato. Il procuratore di Foggia Vincenzo Russo ha ricordato, poi, l'operazione "Veleno", che aveva colpito il clan Gaeta, sempre nel foggiano, fin dal 1995. Antonio Savasta si è invece soffermato su due crimini ambientali che colpiscono in particolar modo le aree a ridosso del fiume Ofanto e della Murgia. In queste zone, i problemi che hanno richiesto l'intervento della magistratura locale hanno riguardato la contaminazione degli argini e del letto del fiume Ofanto e l'illegalità di numerose attività estrattive in cave abusive. A tal proposito, Savasta ha ricordato l'importanza della creazione, tramite una legge regionale dello scorso mese di dicembre, del Parco regionale dell'Ofanto, in modo da mettere sotto tutela gran parte del territorio iù abusato in questi ultimi anni anche da alcune parti del mondo degli agricoltori, i quali si oppongono all'istituzione del parco. Savasta ha invece sottolineato come in molti casi siano gli agricoltori a trarre immediato vantaggio dall'esportazione in Italia e all'estero di grano e altri prodotti alimentari coltivati in parchi e zone protette e con metodi biologici.

giovedì 19 giugno 2008

Una monografia su "Raffaello Brignetti", di Aldo Perrone

Dopo aver pubblicato lo scorso anno in una nuova edizione i Racconti atalattici di Raffaello Brignetti, sempre per l'editore Piero Manni è ora la volta di una completa monografia sullo scrittore elbano, a cura, ancora una volta, di Aldo Perrone. La monografia si intitola appunto Raffaello Brignetti. La vita, le opere, la critica letteraria (pp. 104, euro 13) e tratta della vicenda biografica dello scrittore elbano come lo sfondo in cui si inseriscono i suoi lavori letterari. Accanto ai romanzi più noti dove il mare è in primo piano, sono analizzati anche gli altri scritti per delineare compiutamente la figura di uno dei narratori tra i più originali e importanti del secondo Novecento italiano. L'autore, Aldo Perrone, nato a San Giorgio Jonico nel 1941, è Dirigente Scolastico di un istituto superiore di Taranto e alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Gli sono stati assegnati importanti riconoscimenti, come il Premio speciale, "Premio La cultura del mare", per il romanzo Lettera dal Uarsciek, 1996 (presidente della giuria, Dacia Maraini); Premio speciale al Premio Ori di Taranto (1996), Primo premio per la poesia, al Premio "Insula romana" (Perugia 1998). Fra i suoi scritti vanno ricordati la Storia del Premio Taranto (1992), Il 1950, premi ed esplorazioni nell’Italia del dopoguerra (2001), con Luigi Paolo Finizio, Elena Pontiggia e Claudio Marabini, e Il mondo di Raffaele Carrieri, Silvana Editoriale, Milano 2006.

Il Premio Taranto fu vinto ben due volte da Raffaello Brignetti, scrittore elbano, giovanissimo, il quale nel 1967 vince anche il Premio Viareggio e nel 1971 il premio Strega, per due libri di mare (Il gabbiano azzurro, La spiaggia d’oro). Così si legge nell'introduzione dell'autore: «Brignetti ha dato le pagine di mare più importanti e di qualità che si potesse dare alla letteratura italiana, ma la sua pagina di mare ha pochi raffronti anche considerando le altre letterature. [...] Ma poi certamente il lettore si troverà altri lavori assai singolari con pagine che non sono mare. Allora va detto che nella letteratura italiana questa è una figura sorprendente che, se non è molto frequentata – e questo per verità è sorte comune a un tale numero di grandi talenti che dispiacerebbe qui elencare, e il “riepilogo” il lettore può farlo da solo – lo è proprio a causa di notissimi limiti che una patria di scrittori ma non di lettori ha sempre mostrato. Il suo esordio letterario, nato nel 1921 all’Isola del Giglio e la sua gioventù la trascorse all’Isola d’Elba; fu invece dal profondo Sud, da Taranto, in Puglia, che partì la sua storia e il suo successo di scrittore. Lì partecipò ad un premio letterario, presieduto dal grande poeta Giuseppe Ungaretti, sulla tematica del mare, per inediti, che si tenne per la prima volta nel 1949, ed ebbe poi quattro importanti edizioni consecutive. L’incontro quasi fortunoso con il Premio Taranto fu felice perché il “premio del mare” scoprì immediatamente l’unico vero scrittore di mare che mai avesse avuto l’Italia. [...] Nel 1960 un incidente d’auto bloccò la vitalità fisica dello scrittore, ma non la sua fantasia. La prematura scomparsa, avvenuta nel 1978, per motivi legati ai danni recati dall’incidente, non ha consentito la completa evoluzione del ragazzo della Torre di Marciana Marina (era la sua abitazione, sul mare, durante la fanciullezza e giovinezza). Non poco, tuttavia, della sua misura, egli aveva già dato, in libri, e non solo».

mercoledì 18 giugno 2008

"Uomini e cani" di Omar Di Monopoli

Il romanzo d'esordio di Omar Di Monopoli, Uomini e cani (pp. 240, euro 13), pubblicato per le Edizioni Isbn di Milano (del gruppo Il Saggiatore) ha vinto la nona edizione del Premio opera prima «Edoardo Kihlgren», assegnato lo scorso anno a Roberto Saviano per Gomorra. Al secondo posto si è classificato Sasa Stanisic con La storia del soldato che riparò il grammofono, mentre terza si è classificata Alessandra Soresina con A piedi nudi. Il giovane autore pugliese, nato a Manduria, dove risiede e lavora, nel 1971, è al suo esordio narrativo, dopo aver collaborato alla stesura della sceneggiatura del cortometraggio La caccia, inserito nel lavoro collettivo A Levante prodotto dalla Provincia di Lecce e dalla Saietta Film di Edoardo Winspeare, e dopo aver curato, come egli stesso riferisce in un'intervista, alla rivista Tabula rasa dell'editore Besa. Del fortunato romanzo di Di Monopoli sono disponibili, sul sito internet della casa editrice, un gran numero di recensioni apparse, nei mesi scorsi, su moltissimi quotidiani e riviste nazionali e regionali.

Quello di Di Monopoli è, comunque, un romanzo molto legato alla Puglia. Un «western salentino» è il sottotitolo che gli viene affidato in frontespizio. In un Salento lontano anni luce da quello da cartolina, il comune di Languore progetta di trasformare una salina in parco naturale. E gli eventi si mettono in moto.Il sindaco è giovane e ottimista, Milena bella e spaventata. Nico ha perso tutto, tranne se stesso. Don Titta Scarciglia maneggia e corrompe. I Minghella addestrano cani e figli da combattimento e Pietro Lu Sorgi, l’eremita, annienta chiunque invada il suo territorio. Una tragedia greca, un western corale e inarrestabile.L’antico equilibrio è spezzato. Il sangue inizia a ingrassare la terra. Lo stesso sangue che "bagna" in maniera inedita la copertina del romanzo, scalfendo il tradizionale bianco delle edizioni Ibsn. Sempre per la stessa casa editrice, del resto, Omar Di Monopoli è in procinto di pubblicare (sarà in libreria dal prossimo 26 giugno, e sicuramente torneremo a parlarne), il suo secondo romanzo, Ferro e fuoco, stavolta ambientato nelle campagne della Capitanata, tra i migranti impiegati nella raccolta dei pomodori e i loro caporali. Segnalo infine con interesse l'esperienza di Omar Di Monopoli come autore e redattore nel campo della piccola (e grande) editoria, con le sue stesse parole: «Io ho lavorato per anni coi piccoli editori, e conosco bene i meccanismi editoriali [...]. Ma ciò che ha fatto la differenza - credo di poterlo dire, spero, senza timore d’essere tacciato di presunzione - è la qualità del lavoro. Per anni ho inviato racconti e romanzi in giro per l’Italia, senza che nessuno mi considerasse di striscio. Stavolta ho avuto numerose offerte, segno che evidentemente la mia scrittura era maturata al punto giusto. Alla fine ho scelto quelli di ISBN perché sono giovani e in gamba, hanno creduto in me e soprattutto mi hanno fatto capire l’importanza di uno sguardo “a lunga distanza”. Mettere a segno un libro è un conto, cominciare a percepirti come uno scrittore è tutt’altra cosa».

martedì 17 giugno 2008

Le novità di Controluce Edizioni

Da pochi mesi è nata una nuova casa editrice pugliese, la Controluce Edizioni, nata per iniziativa di alcuni tra i componenti di un'altra grande esperienza editoriale pugliese, quella della Besa Editrice, sempre a Nardò. Nello staff della casa editrice Controluce confluiscono le competenze di Simona Muci per quanto riguarda la direzione, Francesca Sammarco per la redazione, Stefano Donno per l’ufficio stampa e di Loredana My per quanto riguarda l’ufficio tecnico. Sono ora in libreria i primi volumi della Controluce Edizioni, caratterizzati da un'eleganza editoriale e soprattutto dalla scelta dei titoli che punta tutto sulla qualità e sulle voci di tutta la letteratura mondiale, anche di territori ancora inesplorati: «Una scelta di campo che darà grande visibilità alla migliore produzione che una cultura senza frontiere può offrire al pubblico italiano e non solo: dall'Australia alla Cina, dall'America Latina al vicino est europeo, sino ad altre geografie della scrittura, ancora inesplorate. Naturalmente senza trascurare le voci più interessanti e fresche della letteratura italiana».

Tra le novità, dunque, figura una raccolta di racconti di Tullio Pinelli, autore teatrale e sceneggiatore cinematografico di film di Fellini, Rossellini e Monicelli, che il prossimo 24 giugno compirà 100 anni, dal titolo Innamorarsi (pp. 72, euro 10). Poi un romanzo dello scrittore australiano Micheal Wilding, autore di una dozzina di romanzi e di pregevoli saggi sulla letteratura inglese: in questa «autobiografia in forma di romanzo», Con folle stupore (pp. 240, euro 14), «Wilding parla delle sue esperienze di vita, dell’atmosfera asfissiante dei convitti inglesi, delle domeniche pomeriggio trascorse a leggere Shakespeare a casa del preside assieme ad altri pochi eletti, ma anche del senso di libertà sfrenata, dirompente, anarchica che il giovane protagonista assapora una volta giunto nel nuovo grande paese, l’Australia, agli antipodi non solo geograficamente. Con folle stupore descrive quello che lo scrittore ha vissuto in presa diretta durante gli anni duri della guerra e del dopoguerra inglese, ma anche in quelli della contestazione e del Vietnam, con le ansie, le speranze di quel periodo e le delusioni del decennio successivo. E allora si passa da un Natale tradizionale australiano a base di funghi magici, alla realizzazione di u n documentario televisivo nel cuore dell’Inghilterra pastorale, al clima di sospetti che perseguita il protagonista su un’isola greca, in un inquietante percorso che ci aiuta a capire come siamo arrivati a vivere come viviamo ora». Infine, segnalo il romanzo di Vasile Andru, Uccelli del cielo (pp. 200, euro 14), ambientato «nella Bucarest della metà degli anni Ottanta, in uno dei periodi più bui e drammatici della Romania. La capitale è devastata dalle demolizioni ordinate da Ceauşescu per far posto a una nuova faraonica sede del Potere centrale. Da un giorno all'altro, palazzi, chiese, case private vengono abbattuti, intere famiglie sono sgomberate con la forza e si ritrovano per strada. In questa atmosfera si snodano le vicende parallele di due anti-eroi: il saggio ubriacone Sandu Tariverde, ex professore e letterato, caduto in disgrazia per ragioni politiche e costretto a vivere da vagabondo nelle case in via di demolizione, e Tofana, giovane donna alla ricerca disperata di un visto per l'emigrazione, ossessionata dall'idea della fuga, che tenta di trovare una via di salvezza nelle pratiche sapienziali e di meditazione delle filosofie orientali».

lunedì 16 giugno 2008

"Una vita sospesa" di Giancarlo Sperti

È stato presentato giovedì scorso nel Salone degli Stemmi del Palazzo del Governo a Taranto, con gli interventi del giornalista Onofrio Pagone e dell'editore Gino Dato, il secondo libro di Giancarlo Sperti dal titolo Una vita sospesa (pp. 144, euro 15). Il volume è un romanzo (pur se inserito nella collana Racconti) e costituisce la seconda prova narrativa dell'autore, dopo l'esordio di Lo Yoga dal volto umano, romanzo pubblicato nel 2004 per i tipi dell'editore di Manduria Antonio Dellisanti. L'autore è nato a Talsano, in provincia di Taranto, nel 1954. Per ulteriori informazioni e per chi volesse contattare direttamente l'autore, è disponibile un sito internet aperto appositamente per la pubblicazione del suo ultimo libro, a questo indirizzo: http://www.unavitasospesa.net/

La trama del libro di Sperti appare per molti versi simile, almeno nel suo movimento iniziale, a quella di un altro romanzo pubblicato di recente in Puglia, Tarsia di Nicola Tenerelli. Anche l’intuizione alla base del libro di Sperti è, infatti, fulminante: la paura della morte, a volte, è paura di non aver «vissuto» abbastanza. Per un coniglio che gli taglia la strada, un uomo perde il controllo della sua auto e finisce in un fossato. Immobilizzato nell’abitacolo, privo di forze e di strumenti per poter chiedere aiuto, comincia a rivivere le scene più significative del suo passato. Sotto shock, il protagonista analizza se stesso e, a partire dall'infanzia, fa luce sugli eventi che hanno influito sulla sua vita e sulla sua personalità. In una sequenza ininterrotta di immagini, odori, sapori, gli tornano in mente le emozioni più grandi, le gioie vissute, i dolori, i rimorsi, i rimpianti. I ricordi gli restituiranno una violenza subita e mai raccontata per il timore di manifestarsi fragile e diverso. Con questo romanzo, l'autore vuole valorizzare la vita nella sua complessità. A partire dal “tutto”, che dobbiamo essere in grado di riconoscere, è fondamentale spingere la volontà verso una continua ricerca, per godere dei particolari che rendono la nostra vita irriducibile, libera dai fantasmi del passato, trasparente dinanzi al presente e al futuro.

domenica 15 giugno 2008

"Augusto Curi arcivescovo di Bari", a cura di F. Sportelli

La Collana del Centro Studi Storici della Chiesa di Bari, diretto da Salvatore Palese e pubblicata dai tipi di Edipuglia, si arricchisce di un nuovo importante testo, il ventiquattresimo della collana. A cura di Francesco Sportelli, autore anche di una parte importante, è il volume Augusto Curi arcivescovo di Bari (1925-1933). Lineamenti di governo pastorale negli anni del fascismo (pp. 256, euro 25). Il volume si propone la ricostruzione dei caratteri storici dell’episcopato di Augusto Curi - nato in provincia di Ascoli Piceno nel 1870 - svolto presso la diocesi di Bari tra il 1925 e il 1933, durante il pontificato di Pio XI e sullo sfondo di una scena politica nazionale che vedeva l’affermarsi del fascismo. Il contributo di Francesco Sportelli analizza in dettaglio gli aspetti del governo pastorale di Mons. Curi, partendo delle vicende di iniziazione al percorso di formazione religiosa dello stesso vescovo, per poi approdare agli impegni assunti durante il suo episcopato barese e, infine, ai progetti pastorali, che si inserivano nel solco delle materie ritenute primarie e stabilite nel Codice di Diritto Canonico del 1919. Al saggio di Carmelo Turrisi, dal titolo Impegno pastorale di Ordini e Congregazioni religiose a Bari durante l’episcopato di Augusto Curi, segue uno studio di Francesco Lanzolla dedicato all'associazionismo cattolico barese nel progetto pastorale del vescovo Curi. La sezione finale del volume è dedicata alla redazione dell’intero corpo delle lettere pastorali, curata da Giacomo Fazio, che pone il lettore a diretto contatto con la fonte storica più significativa dei programmi e delle scelte pastorali di un vescovo.

Come sottolinea Roberto P. Violi in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», gli autori dei saggi cercano di dimostrare l'infondatezza, o quantomeno l'errata enfasi, proseguita nel corso degli anni, sulla percezione di Augusto Curi quale "vescovo fascista": «Il consenso di Curi al fascismo aveva [...] radici in una cultura di lunga durata e si espresse in toni enfatici soltanto in occasione dei Patti Lateranensi. In questo senso, il fascismo era visto come una provvidenziale opportunità e il Concordato, riconoscendo ai vescovi e al clero quello spazio civile che era stato negato dallo Stato liberale, offriva l’illusione di un ritorno alla subordinazione del mondo alla Chiesa. L’episcopato non riusciva a cogliere il carattere moderno e secolarizzato del regime, che giungeva a professare una sua religione tutta politica e una sua sacralità laica. Ne derivarono molti equivoci. [...] Nel 1931, Curi, come molti altri vescovi, fronteggiò con fermezza la decisione del fascismo di chiudere i circoli dell’Azione cattolica che anche a Bari si opponevano all’educazione di regime dei giovani. L’attacco fascista ai circoli, in quel vescovo concordatario e fiducioso nell’armonia tra fascismo e religione, destò grande stupore. La chiave di lettura dei fatti del ‘31, che si ricava dalla puntuale ricostruzione di Lanzolla, è proprio lo sconcerto. Il fascismo non solo non corrispondeva a quella sorta di docile e accogliente ambito di penetrazione del cattolicesimo che i vescovi avevano immaginato, ma addirittura arruolava i suoi fedeli, in concorrenza con la Chiesa, individuandoli in quegli stessi ambienti e strutture della religiosità naturale che si autoorganizzavano e tenacemente resistevano alle prescrizioni della autorità ecclesiastica».

sabato 14 giugno 2008

"La guerra dei cafoni" di Carlo D'Amicis

C'è due volte la Puglia in La guerra dei cafoni (pp. 224, euro 13), uno degli ultimi romanzi della prestigiosa collana Nichel di minimum fax, diretta da Nicola Lagioia. Per l'autore, Carlo D'Amicis, da molti anni residente a Roma ma originario di Taranto. E per l'ambientazione tutta salentina, nel paese di Torrematta, in una zona che Mario Desiati, in una sua recensione pubblicata sull'inserto barese di «Repubblica», identifica nella spiaggia di Torre Ovo, tra Campomarino e San Pietro in Bevagna. Carlo D'Amicis, classe 1964, è già famoso in Francia e ha già pubblicato i romanzi Piccolo Venerdì (Transeuropa, 1996), Il ferroviere e il golden gol (Transeuropa, 1998, selezione Premio Strega), Ho visto un re (Limina, 1999, Premio Coni per la letteratura sportiva), Amor Tavor (Pequod, 2003), Escluso il cane (minimum fax, 2006).

Un gran numero di recensioni sul romanzo di D'Amicis è possibile recuperarlo dal sito della casa editrice romana, esattamente qui. Questo in sintesi il contenuto del libro: «Estate 1975. In un villaggio della costa salentina si rinnova la guerra che oppone i ragazzini benestanti ai figli dei pescatori, dei pastori, dei contadini: i cosiddetti cafoni. A dichiarare e alimentare questo conflitto è il quattordicenne capo dei signori, che fa Angelo di nome, ma che nel soprannome porta il segno del campione e della perfidia: Francisco Marinho (rapinoso calciatore brasiliano dell’epoca), altrimenti detto il Maligno. Ossessionato dall’odio per i cafoni, Francisco Marinho combatte in nome dell'ordine sociale, della divisione di classe, della continuità storica. Ma quando, per un tragicomico equivoco, nella sua visione del mondo subentra una punta di compassione – o forse di affetto, o forse di amore – verso una giovane cafona, la separazione tra il bene e il male comincia a offuscarsi. Intorno a lui, i sintomi di una stagione nuova: dove il prestigio o la disgrazia dell'essere cede il passo all'arroganza dell'avere. La guerra dei cafoni non sarà più scontro tra i ranghi che ribadiscono lapropria natura, ma lotta di conquista, arrampicamento, disordine collettivo e interiore. Metafora, attraverso un microcosmo di ragazzini indemoniati, del cambiamento collettivo che inquegli anni trasfigurò il nostro paese, il nuovo libro di Carlo D’Amicis è poema cavalleresco e satira sociale, romanzo di formazione e divertissement pulp, tragedia dell'antica borghesia e commedia dell'Italia moderna». Questa invece una parte della recensione di Michele Trecca apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno»: «"Li cafuni", a quel tempo, non ci sono più, come le lucciole di Pasolini. Hanno venduto l’anima al diavolo, sono diventati consumatori, solo con meno gusto e meno soldi degli altri. Dice Marinho del suo avversario al flipper: "l’anello che esibiva al mignolo, i pantaloni a zampa d’elefante, quella stessa chioma che gli piombava - sì - gravida di sugna sulla nuca, ma con u n’idea di acconciatura alla Franco Gasparri, rivelavano qualche rudimento di civiltà". È cambiato il mondo, in quel lontano 1975, anche in Italia e a Torrematta. I media hanno vinto, il villaggio è globale, i proletari sono scomparsi, i consumatori si sono uniti. Non è più tempo di guerrieri ed eroi».

venerdì 13 giugno 2008

"L'impresa di Felice Garibaldi", di Riccardo Riccardi

L'editore Congedo ha pubblicato nei mesi scorsi un volume che sta ottenendo diverse presentazioni in Puglia e in tutta Italia, l'opera di Riccardo Riccardi dal titolo L'impresa di Felice Garibaldi fratello dell'eroe dei due mondi (pp. 296, euro 16). In particolare, l'opera, dopo essere stata presentata in occasione delle celebrazioni garibaldine organizzate dal Comune della Maddalena, tra il 31 maggio e il 2 giugno, è stato presentato ieri a Bitonto. L'autore, giornalista e saggista, è uno dei maggiori studiosi delle famiglie meridionali, ha pubblicato infatti nel 2003 I Pomarici di Matera - Vicende di un casato e di un palazzo, collabora con «Risorgimento e Mezzogiorno», «Studi Bitontini» e «La Gazzetta del Mezzogiorno». Nel suo percorso narrativo Riccardi segue un filo ricco di aneddoti che testimoniano una certosina ricerca, a tutto campo, creano diversi piani di racconto e interessano anche le famiglie pugliesi o nizzarde legate ai protagonisti della storia.


Il protagonista del volume è Felice Garibaldi, fratello di Giuseppe. Felice arrivò a Bari nel 1835, proveniente da Nizza e in poco tempo divenne una figura chiave della produzione olearia tra il capoluogo pugliese e Bitonto. La sua storia si intersecò con la fervida borghesia pugliese di metà Ottocento e si legò a doppio filo con l'intraprendenza di questo angolo del regno borbonico che ebbe la fortuna di restare lontano dai grandi tumulti del nazionalismo ottocentesco. Gli imprenditori pugliesi costruirono dei veri imperi economici in una terra vocata nella produzione olearia. All'ombra degli olivi molti produttori realizzarono le fondamenta dell'economia dell'Italia meridionale. Quella che Felice Garibaldi incontrò nel 1835 era una terra che traeva nutrimento dall'olivo senza saperne sfruttare al meglio le potenzialità economiche. A sconvolgere un sistema di raccolta millenario, che prevedeva la maturazione delle olive e la raccolta da terra delle drupe - con notevole perdita delle qualità organolettiche- fu Pierre Ravanas che nel 1826 era giunto a Bari e aveva ottenuto la possibilità di realizzare un frantoio con le nuove tecniche di produzione. Nel 1828 nei pressi di Bitonto, il francese utilizzò per la prima volta l'antico frantoio nei pressi del Torrione angioino e dopo pochi anni ben 120 frantoi lavoravano l'olio alla "francese", dotati cioè del torchio idraluico e delle due mole. Nell'estremo Sud del'ltalia la rivoluzione francese aveva deposto il suo seme di novità tecnologica. Con introduzione del Prof. Raffaele Giuralongo e prefazione di Giuseppe Garibaldi, pronipote del protagonista, il lavoro ricostruisce in maniera precisa e dettagliata fino agli ultimi anni dell'imprenditore che, tornato a Nizza per motivi di salute fu accudito dall'Eroe dei due Mondi. Attraverso la analisi delle corrispondenze epistolari con la famiglia, è possibile intravedere le vicende dell'epoca storica ed il fermento culturale e mercantile dell'epoca.

giovedì 12 giugno 2008

"Il familiare e l'estraneo" di Giovanni Cera

Giovanni Cera è docente di Filosofia teoretica alle università di Bari e Foggia, e dopo i precedenti saggi Dell'esistenza (2003) e Identità e vita (2006) torna ora a pubblicare, sempre con le Edizioni Di Pagina, un nuovo volume dal titolo Il familiare e l'estraneo (pp. 96, euro 13). Un’analisi del "familiare" e dell’"estraneo" come forme e come situazioni della vita. Due figure centrali dell’essere e dell’esistere nelle loro correlazioni di costituzione e nelle loro variazioni di interpretazione e di senso. L’estraneo che diventa familiare, il familiare che diventa o ridiventa estraneo. Il tema affrontato da Cera è del resto topico nella metafisica occidentale, e viene analizzato sulla scorta del pensiero di Sartre e Merleau-Ponty (oltre che di Heidegger, Ortega y Gasset, Dewey e Wittgenstein), con una scrittura sempre «afosristica e ricca di esemplificazioni concrete».

Sul «Corriere del Mezzogiorno» di alcuni giorni fa è intervenuto un altro docente della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Bari, il prof. Francesco Fistetti, che in merito al volume di Cera ha scritto: «Il tema è quello della logica dell'essere, della logica delle cose: ogni cosa ha un suo limite, un confine, un termine ed è questo che le conferisce una distinzione, un aspetto inconfondibile e, quindi, la possibilità di essere detta come qualcosa di separato e di definito. Ogni cosa ha una sua struttura d'essere, un complesso di componenti o elementi reciprocamente correlati e integrati: è esattamente la consonanza di questi elementi a costituire la "familiarità" di una cosa, non importa se naturale o artificiale, mentre l'"estraneità" è l'altro del familiare, ciò che viene da fuori. [...] Si dà una familiarità di funzione delle cose, e il mondo che abitiamo è lo spazio nel quale il commercio con queste cose non significa altro che familiarizzarci con l'estraneo, non solo al fine di rassicurarci di ciò che potrebbe recarci turbamento con la sua alterità/estraneità, ma anche nel senso di arricchire il nostro Sé in senso esistenziale, culturale o pratico-vitale».

mercoledì 11 giugno 2008

"Orfeo al servizio del Fuhrer", di L. Lorusso

Il giovane studioso barese Lorenzo Lorusso ha dato alle stampe, per la casa editrice L'Epos di Palermo, specializzata in studi di filosofia, musica, danza e architettura, il suo corposo volume dal titolo Orfeo al servizio del Fuhrer. Totalitarismo e musica nella Germania del Terzo Reich (pp. 290, euro 28,30, collana Harmonia Mundi). L'autore, nato nel 1976, si è laureato a Bari e possiede «una spiccata passione per la musica colta occidentale, che lo ha condotto ad approfondire sia i suoi aspetti storici, sia le sue implicazioni culturali». Così si legge in quarta di copertina: «Cimentarsi nell'analisi dei rapporti intercorsi fra musica e politica nella Germania nazionalsocialista significa sfiorare alcune delle corde piú profonde di un'età cosí travagliata dove paura ed incertezza, esasperate da una inquietante follia, resero reali i peggiori incubi a cui il continente europeo e l'umanità intera avessero assistito sino ad allora; significa prestare ascolto alla voce di un'arte che canta la tragica vicenda di un Occidente sull'orlo dell'abisso, di un totalitarismo lucidamente sanguinario».

Il volume è stato pochi giorni fa recensito sulle colonne della «Gazzetta del Mezzogiorno» da Nicola Sbisà, che ha scritto: «L'indagine di Lorusso spazia prendendo le mosse dagli anni della Repubblica di Weimar, per proseguire poi su un tema di rilievo quale l'antisemitismo musicale del Terzo Reich, l'ambigua guerra al modernismo (la musica jazz tra rigore ideologico ed esigenze della propaganda) fino all'apporto che la radio dette in proposito ed infine con titolo di riminscenza lisztiana, La Totentanz del Führer. L'esperienza musicale nei campi di concentramento. Completano il volume un "elenco non esaustivo dei musicisti perseguitati dal regime nazionalsocialista", e non si tratta soltanto di autori, ma anche di direttori d'orchestra (fra gli altri Bruno Walter, Busch, Horenstein, Klemperer, Kleiber, Solti ed altri ancora), pianisti (Schnabel, Kentner, Serkin, per citarne alcuni) e "grandi" dell'arco (Piatogorsky, Feuermann, Flesch, Busch, e addirittura Grappelli) ed infine cantanti e musicologi (tra questi ultimi Adorno, Blaukopf, Einstein, Paumgartner e Sachs). Un volume significativo ed interessante e che fa sperare in futuri e non meno riusciti impegni dell'autore».

martedì 10 giugno 2008

"La caratteristica L", di Nicola D'Agostino

È stato presentato pochi giorni fa a Bitonto, presso la Libreria del Teatro di Gianluca Rossiello, il primo romanzo di Nicola D'Agostino, avvocato napoletano residente a Bari, dal titolo La caratteristica "L" pubblicato da Schena Editore (euro 10) nella collana Pochepagine. Il libro è in attesa di una più ampia distribuzione, e lo stesso autore riporta sul suo blog un esemplare dialogo avvenuto tra lui e un rivenditore di un punto vendita di una grande catena di librerie. Esemplare perché è la scena ben presente nei ricordi di autori esordienti e di piccoli editori che già hanno vissuto l'esperienza simile del non trovare il proprio libro sugli scaffali, ad esempio, di una libreria Feltrinelli. Per la verità, Nicola D'Agostino è stato fortunato ad aver trovato una copia del suo libro presente sugli scaffali della narrativa in ordine alfabetico: in tanti sanno (e con ogni probabilità lo sperimenterà lo stesso D'Agostino) che dopo 2 o 3 mesi dalla pubblicazione il libro perde anche quell'ultimo appiglio di visibilità. È la legge del mercato editoriale italiano che sorprende ancora in molti pur essendo alla luce del sole: è così che la nicchia del mercato delle piccole case editrici viene confinata nei (pochi) spazi su internet.

Questo il contenuto del romanzo: «Alle volte, da un'esperienza negativa nasce un lavoro intellettuale positivo, così come è nato questo breve ma intenso romanzo, dalla stesura snella nel narrare, che raccoglie la testimonianza di un tempo oramai passato come la naja (il servizio di leva è stato soppresso nel 2005). Seguendo il tracciato del romanzo, ad una prima parte ove si descrivono situazioni e sentimenti ben noti a chi ha svolto il servizio obbligatorio di leva, segue una seconda dove l'attenzione di chi legge è come sospinta da una forte accelerazione, quando l'Autore parla del suicidio di Antonio. Qui il romanzo, da autobiografico, prende quasi le distanza dal vissuto personale per addentrarsi in una situazione tragica, misteriosa, dal profilo di un giallo denso di suspence, diventa all'improvviso un pezzo forte, drammatico».

lunedì 9 giugno 2008

"L'intelligenza creativa", di H. Jaoui e I. Dell'Aquila

L'ultima novità della casa editrice La Meridiana di Molfetta è il volume dal titolo L'intelligenza creativa. Strumenti per educatori e insegnanti (pp. 120, euro 13) scritto da Hubert Jaoui e Isabella Dell'Aquila. I due, esperti di creatività, sono stati tra i promotori della manifestazione del XXII Festival della Creatività svoltosi negli scorsi 31 maggio 1 e 2 giugno a Ronciglione (VT). Hubert Jaoui è uno dei massimi esperti nel campo della creatività applicata e della gestione dell'innovazione. Dopo un percorso che l'ha portato dalla ricerca scientifica al marketing dei nuovi prodotti, passando dall'esperienza del kibbutz, ha creato nel 1973 l’istituto Gimca (http://www.gimca.net/) che ha sedi a Parigi e a Milano. Ha pubblicato 11 libri ed è uno dei fondatori di Createca. I suoi interventi riguardano il marketing, la comunicazione, la leadership, la gestione del cambiamento, lo sviluppo personale e professionale. Isabella Dell'Aquila, ex insegnante di origine campana, collabora con Gimca da vari anni, coordinando progetti di innovazione e tenendo sessioni di creatività applicata e seminari per aziende e istituzioni.


«La creatività, in ambito educativo, è uno strumento sapiente e vincente per risvegliare e mettere in movimento le persone. Come dicono gli autori nell’introduzione, questo libro è necessario, perché tutti siamo insoddisfatti e perchè tutti siamo creativi. Esprimere questa capacità creativa non può che farci del bene perché migliora la qualità della nostra vita, ci aiuta a vivere in un sistema sempre più complesso, favorisce la cooperazione, ci prepara ad affrontare la sfida del futuro. Questo libro è un manuale per l’uso e una guida allo sviluppo del metodo per liberare il potenziale creativo che giace (sì, giace, vale a dire che siamo tutti creativi in qualche modo) in ciascuno di noi. Schede, tabelle, attività lo rendono estremamente pratico. Per questo è principalmente rivolto a educatori e insegnanti, perché loro è il compito di tirar fuori le potenzialità dei ragazzi».

domenica 8 giugno 2008

"Storie di famiglie e storie di carte", di Antonella De Lucia

A seguito dei precedenti studi di Angelo Massafra e di Luigi Borgia degli anni scorsi, un nuovo volume fa ora luce sulla storia della famiglia dei principi Dentice di Frasso, nobili che hanno fatto la storia del territorio attualmente compreso tra i paesi di Carovigno e San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, dove vi si trova anche un loro castello. Il volume è stato pubblicato dalla Sovrintendenza archivistica della Puglia col contributo del comune di San Vito, è stato curato da Antonella De Lucia (nella foto durante la presentazione del volume lo scorso 20 maggio) e ha per titolo Storie di famiglie e storie di carte. Inventario dell'archivio dei principi Dentice di Frasso. La parte del titolo che recita Storie di carte indica con chiarezza al lettore ciò che egli potrà rinvenire nelle carte riordinate e pressoché inedite: testimonianze, cioè, non solo della famiglia che conserva l’archivio ma di tutte quelle che in esse si sono estinte a seguito di intelligenti e fortunate politiche matrimoniali. Il respiro di questa storia non è solo locale e nazionale, ma anche europeo per i matrimoni che a partire dall’’800 i Dentice contrassero con la nobiltà austro-ungarica. L’inventario si apre con la sezione delle pergamene, la più antica delle quali risale al 1180. Seguono i fondi delle varie famiglie (Dentice, Massarenghi, Belprato Marchese) tra le quali si rinvengono carteggi con il capitano Consalvo de Cordoba.

Alla presentazione del volume ha partecipato anche lo scrittore Raffaele Nigro, che lo ha anche recensito sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno» con queste parole: «A che servono questi cartolari? A ricostruire la storia del Regno di Napoli in tempi bui, dal momento che l’Archivio della Zecca della capitale meridionale fu distrutto da un bombardamento della seconda guerra mondiale e a tessere il filo dei potentati locali, ai quali nel bene e nel male fu affidato per secoli il nostro destino. Per esempio, in questo cartolario è interessante leggere le lettere che si scambiarono Consalvo di Cordova, il gran capitano spagnolo che riconquista il Regno di Napoli ai primi del 500 e don Aloisio Dentice e dove si legge della vittoria dei tredici cavalieri italiani sui tredici francesi nella disfida di Barletta nel 1513. [...] L’archivio ci ha restituito un ricco fondo di pergamene con i titoli di nobiltà delle famiglie, la mappa delle proprietà, i privilegi concessi dai re di Napoli, a partire dal XII secolo. Quindi uno sterminato fondo cartaceo, contenente atti di cause, capitoli matrimoniali, libri mastri relativi alla conduzione economica delle varie casate afferenti, testamenti e contratti di affitto. Tutta roba che è pane per studiosi di araldica e di storia sociale e delle cronache dei paesi sui quali si è sviluppata la giurisdizione dei principi. Fino ad essere un invito palese a chiunque voglia riscrivere la storia di Carovigno, di San Vito, di Torre Annunziata, di Viggiano, di Ischitella, di Grasso, di Brindisi».

Per informazioni sull'acquisto del volume è possibile contattare la Sovrintendenza Archivistica per la Puglia a questo indirizzo e-mail: sa-pug@beniculturali.it

sabato 7 giugno 2008

"Questioni odeporiche", di G. Scianatico e R. Ruggiero

Da alcuni mesi la casa editrice Palomar ha pubblicato un corposo volume a cura di due studiosi accademici pugliesi, Giovanna Scianatico dell'Università del Salento e Raffaele Ruggiero dell'Università di Bari, dal titolo Questioni odeporiche. Modelli e momenti del viaggio adriatico (pp. 760, euro 75). Nel volume studi panoramici sulla letteratura di viaggio dal mondo antico al contemporaneo si alternano a saggi su figure che animano e rendono variegata la comune identità culturale adriatica. Il libro si rivolge a studiosi, a studenti e a viaggiatori un po' speciali, ma anche a tutti coloro che desiderano saperne di più, a quelli che prima di partire sono soliti passare dalla libreria, ma anche a coloro che diffidano delle mappe altrui e ne cercano di proprie, rispondenti alle esigenze di un "occhio interiore" variamente curioso. Il volume rientra nella collana «Odeporica Adriatica» (diretta dalla stessa Giovanna Scianatico con il comitato scientifico di Klodeta Dibra, Grazia Distaso, Pasquale Guaragnella, Vitilio Masiello e Pavle Sekerus).

Gran parte di questo materiale è stato raccolto dalle ricerche dei vari docenti universitari baresi, slavi, albanesi intervenuti nelle diverse sessioni del convegno itinerante (tenuto appunto tra sponde diverse dell’Adriatico) a cura del Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sul "Viaggio Adriatico". Su questo libro ha scritto una recensione Enrica Simonetti sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» dello scorso 31 maggio, dove ha scritto: «Dalle pagine emerge un viaggio al di qua e al di là di questo mare, ma soprattutto al di là di tutte le epoche: nei contributi dei diversi studiosi riportati nel volume si spazia tra acqua e terra, tra antichità e tempi moderni, sempre con lo stesso stupore della conoscenza. Ecco il viaggio di Artemidoro di Efeso o di Dione Cassio, ecco i grandi dell’epica, del mondo antico e dell’Umanesimo (tra i tanti viaggi c’è quello nella Cefalonia immaginaria di Eulyros-Simonidis proposto da Luciano Canfora). Esplorazioni semisconosciute, reali e fantastiche, come ad esempio quella di una nobildonna inglese che viveva a Venezia, Giustiniana Wynne, la quale rielaborò il mito dei Morlacchi. Oppure i pescatori che navigano e narrano, gli ecclesiastici che emigrano».

venerdì 6 giugno 2008

"Infanzia" di Mauro Carella

Un libro molto legato a una città pur non essendo di storia locale; un libro che racconta la vita di uno dei più importanti pedagogisti e maestri di scuola pugliesi del Novecento: si tratta del volume Infanzia, pubblicato a cura del Centro Studi Storici e Socio-religiosi in Puglia che raccoglie documenti, fotografie e testi del maestro di Canosa di Puglia Mauro Carella (1888-1979). Il volume, fortemente voluto dalla famiglia Carella, è stato curato in particolare da Nicola Lenoci (già provveditore agli studi delle province di Belluno, Udine e Trieste) e da Vittoriano Caporale, docente di pedagogia dell'Università degli studi di Bari, ed è stato pubblicato dalla casa editrice Edizioni Pugliesi di Martina Franca.

Mauro Carella, o «Mauro da Canosa» come lo chiamava il pedagogista catanese Giuseppe Lombardo Radice, nacque a Canosa il 3 febbraio 1888. «Rimasto orfano di padre all’età di nove anni, essendo il maggiore di cinque fratelli, affronta subito i grandi problemi della vita - racconta la figlia Maria Carella - Al mattino frequenta la scuola, al pomeriggio lavora in una bottega di un artigiano. A vent’anni, insoddisfatto della vita che conclude, e spinto da una sua innata vocazione, decide di diventare “maestro”: in pochi mesi prepara gli esami di ammissione alla quarta ginnasiale e gli esami integrativi. È ammesso alla scuola Normale di Bari dove consegue brillantemente il diploma di maestro».
«I pedagogisti di fama internazionale hanno voluto attribuire l’appellativo di “maestro Mauro da Canosa” per sottolineare il suo livello di pedagogista, da inserire nell'elenco di quei personaggi famosi che non hanno il cognome accanto al nome, ma il paese di provenienza. E Mauro da Canosa entra così nell'assise di quelle persone che la storia ricorda per aver dato una svolta al fluire della storia della civiltà» dice Liana Bertoldi Lenoci, presidente del Centro studi storici e socio religiosi di Puglia. Vittoriano Caporale, nel suo intervento di presentazione del Maestro, sottolinea che «Carella ha attuato nella scuola elementare di Canosa uno stile educativo originale, che considera centrali la lettura e i valori della verità-verità, del bene e del bello. Contro il tecnicismo metodologico e la routine, che favoriscono la spersonalizzazione e la pigrizia, contro la scuola del nozionismo, del pedantismo culturale e dello scientismo, Carella dimostra che, accanto alla competenza professionale, grande importanza rivestono il rispetto per i bambini e l'amore per la Scuola. Il suo merito principale consiste nell’aver attuato un’autentica scuola attiva, contribuendo alla ricostruzione civile e culturale del Paese in un momento particolarmente difficile della sua storia a causa dell'alta percentuale dell'analfabetismo strumentale e spirituale». Ha scritto, infine, il curatore Nicola Lenoci che questo libro «È una preziosa testimonianza che consente di cogliere appieno la grande strategia pedagogica dell'amore verso le esperienze di Mauro bambino e poi adolescente, esperienze che sicuramente ne hanno plasmato il carattere, orientandolo fortunatamente verso scelte positive, grazie all'amore della madre e alla fede. Insomma: un racconto, un libretto di vita, pedagogia senza pedagogia».

giovedì 5 giugno 2008

"Puglia archeologica" di Lorenzo Capone

L'editore leccese Lorenzo Capone, dell'omonima casa editrice, ha da poche settimane dato alle stampe un proprio volume che traccia un percorso multiforme sulle testimonianze archeologiche in territorio pugliese. Il volume è intitolato, appunto, Puglia archeologica. Dalla preistoria alla presenza romana (pp. 136, euro 20), dove trovano spazio alcuni tra i reperti e tra i luoghi più importanti in assoluto per chi voglia addentrarsi, magari per la prima volta, sulle presenze delle civiltà antiche in territorio pugliese: tra questi, ci sono capitoli dedicati ai menhir e ai dolmen; alla battaglia di Canne; ai "massi della vecchia" di Giuggianello; alle stele daune; a Taranto e a Manduria. Lorenzo Capone è nato a Cavallino di Lecce 65 anni fa. Ha fatto il professore di Lettere e il giornalista, oggi fa l’editore. Ha scritto articoli e intervistato migliaia di persone, le più varie e diverse, per cultura, stile di vita, interessi. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni sulla storia e le bellezze di Puglia: nel 2003 esordisce con Puglia. Guida storica, artistica e paesaggistica; Salento. Guida storica, artistica e paesaggistica e Lecce. Guida storico-artistica. Nel 2005, in abbinamento con “Quotidiano di Puglia”, pubblica Lecce e il Salento. Paesaggio, storia, arte. Itinerari turistici, mentre, nel 2006, in allegato alla “Gazzetta del Mezzogiorno” e in coedizione con le Edizioni del Grifo di Lecce, escono Puglia, terra e mare; Puglia, castelli e torri; Puglia, i luoghi della fede e Puglia archeologica.

L'obiettivo di Capone è dunque quello di dare spazio a una serie di luoghi, di popoli che raccontano con la loro storia la Puglia in età antica: «dalle orme di dinosauri sulle Murge e sul Gargano - le parole sono sue, di Lorenzo Capone - ai manufatti del Paleolitico nelle grotte Romanelli e Paglicci, dalle pitture parietali e i materiali neolitici della grotta dei Cervi fino ai numerosi monumenti megalitici. Tutto dimostra quanto la nostra storia risalga indietro nei tempi, oltre la nostra stessa immaginazione. [...] E tutto questo già prima dell'ingresso di popolazioni dell'altra sponda adriatica, che si affacciarono in Puglia dal XIII secolo avanti Cristo».
Stanziate via via in tempi più recenti, sono quelle che «diedero vita alla Daunia, alla Peucezia e alla Messapia (realtà geopolitiche che non permisero ai coloni greci di fondare città, a parte Taranto) e dei Romani che, nel III secolo a.C., con la loro potente macchina da guerra, conquistarono tutta la regione». Giuseppe Pascali ha recensito questo volume sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» con queste parole: «Lorenzo Capone racconta tutto ciò usando un linguaggio semplice, chiaro, senza alcun tecnicismo che potrebbe distogliere il lettore dai contenuti del libro, contando su fonti letterarie e risultati di indagini archeologiche, ma soprattutto sulle splendide foto a colori da lui stesso realizzate. A completare il libro c'è la mappa del Salento come si presentava venticinque secoli addietro, ovvero la 'mappa di Soleto', come venne ribattezzata all’indomani della sua scoperta, graffita su un coccio dal fondo nero intenso. Infine, un ampio glossario con i termini scientifici e tecnici dell’archeologia».

mercoledì 4 giugno 2008

"Grande industria e Mezzogiorno"

Un documentatissimo volume sulla storia dell'industria nel Mezzogiorno e in particolare in Puglia è stato di recente pubblicato per la casa editrice Cacucci di Bari da Federico Pirro e Angelo Guarini, dal titolo Grande industria e Mezzogiorno 1996-2007. Gruppi, settori e filiere trainanti tra declino dei sistemi produttivi locali e rilancio dei poli di sviluppo (pp. XIV-422, euro 38). Federico Pirro, che ha da pochi mesi dato alle stampe, con la casa editrice Besa, anche il suo primo romanzo, dal titolo Bari brucia, è docente di Storia dell'Industria presso l'Università di Bari e di Politica Economica nell’Ateneo di Lecce. È editorialista del Corriere del Mezzogiorno-Gruppo Corriere della Sera e del suo settimanale MezzogiornoEconomia, oltre che componente del Centro Studi regionale di Confindustria Puglia. Ha pubblicato per i tipi delle Edizioni Dedalo Il laboratorio di Aldo Moro e Mezzogiorno fra Utopia e realtà. Angelo Guarini ricopre la carica di Direttore di Confindustria Brindisi e ha svolto in precedenza ruoli di crescente responsabilità nelle Direzioni Risorse Umane di grandi aziende a Partecipazione statale (Fincantieri, Italsider, Italtractor e Alenia). È autore di numerosi articoli su riviste specializzate in direzione del personale e organizzazione.

Al centro del volume vi sono le aziende e i manager della Puglia e del Mezzogiorno negli ultimi dieci anni. L’analisi copre un numero sterminato di aziende, tutte quelle dell’area considerata, che vengono seguite anche nelle mutazioni delle ragioni sociali e delle sigle aziendali. Il 1996 viene indicato nel libro come «anno di svolta». È a partire da quell'anno che si viene a creare, in Puglia, un nuovo modello di sviluppo, con regole e caratteristiche di produzione di assoluta avanguardia, mentre quelle di antica tradizione vengono razionalizzate e rivalutate. Tutte queste aziende affrontano oggi anche il mercato internazionale. Del corposo volume di Pirro e Guarini si è occupato anche Nico Perrone in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», dove ha scritto: «La nuova fase dello sviluppo della Puglia è diventata di interesse internazionale e coinvolge alcune aziende a tecnologia molto avanzata. Un esempio molto significativo è quello della Alenia, definita in sede comunitaria "una priorità di politica industriale europea". In Puglia, l’Alenia ha importanti stabilimenti, a Grottaglie e a Foggia. Qui la produzione applica tecnologie avanzatissime e realizza parti essenziali di aeroplani. La clientela è fatta di grandi industrie aeronautiche americane e di altri paesi: quando viaggiamo sui jet intercontinentali siamo accompagnati da qualche pezzo prodotto dalla tecnologia di Grottaglie. In Puglia, a Brindisi, opera anche una sezione molto avanzata della Fiat aeronautica. In questo volume si può leggere anche un’analisi relativa al polo salentino delle calzature, che di strada ne ha fatta tanta e ora ha conquistato i mercati mondiali riuscendo a far fronte alla concorrenza asiatica. Un grande successo insomma per il made in Italy e per l’industria pugliese»

martedì 3 giugno 2008

"Scrivete Puglia", un blog di scrittori pugliesi


Da alcuni mesi è on line, all'indirizzo http://scrivetepuglia.blogspot.com/ il blog Scrivete Puglia, un blog amministrato da giovani scrittori e lettori pugliesi. Tra i suoi protagonisti, vi sono Cristò Chiapparino, autore del racconto Come pescare e cucinare la trota, pubblicato dalle Edizioni Florestano nel 2007, Michele Trizio, William Vastarella, autore di racconti inclusi in diverse antologie tra le quali Qualcosa da dire, pubblicato nel 2005 a ridosso dell'elezione di Nichi Vendola a Presidente della Regione Puglia, e Clara Mitola, amministratrice del blog Taman il Fantastico.

L'ultima iniziativa del blog Scrivete Puglia è l'organizzazione di un interessante gioco di scrittura, un "gioco oplepiano". Le regole sono queste: 1) Il titolo del racconto deve essere: "Il pranzo era apparecchiato per quattro" (Frase presa aprendo a caso Anna Karenina di Lev Tolstoj - Ed. Einaudi, 1945 e 1993, pag. 594); 2) I personaggi sono 3 (2 uomini e 1 donna); 3) La donna non ama né ha mai amato nessuno dei due uomini; 4) Il racconto dovrà contenere la parola "corda"; 5) Il racconto dovrà finire con la parola "inizio"; 6) Il racconto dovrà essere composto precisamente da 2712 caratteri (spazi esclusi). Chiunque voglia partecipare al gioco può semplicemente scrivere un commento nei diversi post dedicati al gioco (i primi esempi, di Cristò Chiapparino e William Vastarella, si possono leggere rispettivamente qui e qui), lasciando un proprio indirizzo e-mail sul quale verrà ricontattato dagli amministratori del blog. Obiettivo dei curatori del blog è quello di raccogliere una serie di racconti con queste regole e pubblicare un e-book freeware ed eventualmente riuscire anche a pubblicarlo in formato cartaceo segnalando opportunamente la partecipazione dei vari blog che hanno collaborato.

lunedì 2 giugno 2008

"Kailia. Caelia. Ceglie del Gaudo", di Pasquale Elia

Una nuova edizione, aggiornata, riveduta e corretta della storia della città di Ceglie Messapica è stata di recente pubblicata dal suo più insigne studioso, Pasquale Elia, con il titolo Kailia. Caelia. Ceglie del Gaudo. Ceglie Messapica. L'autore è nato a Ceglie Messapica nel 1937 e ha intrapreso la carriera militare fino a raggiungere il grado di colonnello dell'esercito. È inoltre Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. Ha già pubblicato, negli anni scorsi, altri volumi sulla storia del suo paese d'origine: I Caduti di Brindisi e Provincia nella II Guerra Mondiale, 1996; Ceglie Messapica – La Storia, Progetto Physis 2000, Manduria 2000; Ceglie Messapica, Blasone araldico della Città, Ceglie Messapica, ottobre 2004. Quest'ultima ricerca storiografica, grazie anche a una ampia bibliografia, offre una fedele ed esaustiva di Ceglie Messapica, ««fiorente e forte nei tempi lontani e, più volte, distrutta e risorta».

Un libro, si legge nella presentazione a cura del giornalista Mino De Masi, che l'autore «è impegnato nel filone dell’indagine storica con passione partecipativa, un fervore che lo ha visto saccheggiare archivi e biblioteche, incrociare, da segugio di razza, le informazioni raccolte in mezz’Italia attraverso ricerche – immagino – faticose ed entusiasmanti, consegnando così una sconosciuta realtà di Ceglie che muove dalle origini del borgo all’ultima elezione del sindaco. Il libro non stupisce solo per la ricostruzione di avvenimenti ancorati al costume ma che si rivela intrigante per alcune rivisitazioni che daranno nuova linfa al dibattito». Così, a cominciare dal nome e dalla sua evoluzione storica (Kailia in lingua greca e poi Caelia romanizzata nel 267 a. C) la città, una delle più importanti della Dodecapoli messapica, viene raccontata attraverso una memoria storica che necessariamente si allarga ai più ampi confini territoriali della Puglia. L’attenzione, poi, al patrimonio paesaggistico ed architettonico è forte.

domenica 1 giugno 2008

"Storie di donne", di Annunziata Sgura

La casa editrice Schena di Fasano ha dato alle stampe di recente la prima opera narrativa, una raccolta di racconti, di Annunziata Sgura, scrittrice fasanese già autrice di un buon numero di raccolte poetiche. Questo "esordio" narrativo di Annunziata Sgura è intitolato Storie di donne (euro 20), e la quarta di copertina ne riporta questo breve estratto: «Dov'è la bambina con le trecce di sole e il diadema di spighe? Dove sono le braccia dei prodigi? Nel tratturo aguzzo di pietre incrocio na contadina con la treccia bianca a corona attorno al capo. Ha gli occhi grigi: profondi e tristi. Porta al braccio un paniere d'uva. La saluto: mi guarda e mi porge un grapolo. Le accarezzo la mano, mentre lei continua ad andare. ''Ti riconosco, sai? Non t'ho dimenticata"». L'autrice ha già pubblicato in passato altre opere poetiche, tra le quali citiamo La luna nera (Scorpione, 1990) e Cento petali per un fiore (Schena, 1994), anche se la sua prima raccolta poetica risale al 1962.

La prefazione al volume di Annunziata Sgura è a cura di Vito Bianchi, che scrive: «In Storie di donne, Annunziata Sgura, con la sua irresistibile forza poetica, penetra le piccole, grandi, diuturne avventure di un Meridione quanto mai mediterraneo», ed evidenzia come «una sorta di aria amara che pervade il fluire dei racconti», forse perchè le donne «che vi sono tratteggiate pagano quasi sempre un conto salato, un dazio sovente atroce e definitivo alla prerogativa, semi-divina, dello loro essere generatrice, del loro saper creare, unico e irripetibile» e quindi perchè «le diverse protagoniste si trovano a scontare l’originaria bellezza di essere un po’ più affini, un po’ più vicine degli altri al Creatore». E ancora: «Non vi sono pretese di rivendicazione femminista, nè di appello a un sapere e a una consapevolezza moderna attraverso la quale liberare il corpo femminile dagli strumenti di tortura che per secoli lo hanno mortificato».

Questo, invece, l'incipit di uno dei racconti, dal titolo Vi racconto Gertrude: «Era il signore della terra aperta di gravine e lame; selvaggia di dolmen; arcana di grotte e laure basiliane; affrescata di santi bizantini, con gli occhi sbarrati e fissi; fortificata di masserie; atterrita di pirati e di briganti; stupefatta di castelli; tatuata dell’impronta di Federico; superba di cattedrali; mistica di chiesette rupestri e punteggiata, come per magia, da casette rotonde di francescana bellezza che, ora bianche di calce ora grigie di tempo, svettano a cono verso il cielo azzurro, profondo più del mare». Concludo con le parole di una recensione di Angelo Sconosciuto al volume della Sgura: «Annunziata Sgura, infatti, non è che attinga alla vita delle plebi meridionali per farne i soggetti della sua arte: sarebbe riduttivo. Sembra piuttosto che indaghi nell’umanità profonda, che non è sessualmente caratterizzata: ed indagando, isola, evidenzia, esalta le singole situazioni delle persone, facendo sì che nulla vada perduto del caleidoscopio umano, nel quale c’è un’infinità tale di sfumature nei colori, che fanno l’autentica ricchezza dell’umanità e che a ben notare può riassumersi nella sua capacità di andare avanti, di guardare al futuro proprio attraverso il cammino delle generazioni».