sabato 31 maggio 2008

"Mi chiamo Brian", di Laura La Penna

Dopo circa un anno dalla pubblicazione, è stato presentato la scorsa settimana a San Donato (Le) il romanzo pubblicato per i tipi di Besa Editrice da Laura La Penna, dal titolo Mi chiamo Brian (pp. 176, euro 12). L'autrice nasce a Lecce l’8 aprile del 1967 da padre pugliese e madre toscana. Ha vissuto in varie città d’Italia sin dall’età di nove anni. Ha frequentato il liceo classico e si è laureata in giurisprudenza. Dall’età di ventisei anni vive a Lecce dove si è sposata. Ha due figli e lavora in banca. Oltre alla famiglia ama leggere, dipingere su ceramica. Una passione per la scrittura (sin da bambina) mai resa esplicita prima. Inoltre, Laura la Penna partecipa al progetto Girotondo di parole, un laboratorio di scrittura per bambini.

Così si legge in quarta di copertina: «Mi chiamo Brian è la storia di un ragazzo difficile la cui identità era stata persa per fortuna avversa sin dall'età di quattro anni. L'amore, l'amicizia, il coraggio e la fede in questi valori fanno riemergere quello che c'è in ognuno di noi anche quando il sogno sembra impossibile. La storia di Brian può essere la storia di ognuno di noi: quando diamo per scontato che ogni cosa che abbiamo ci appartenga di diritto e per sempre...; quando pensiamo di non avere niente, abbiamo ancora tutto da conquistare». Del libro ha scritto una recensione Mauro Marino (si può legge per intero qui), che chiude così: «Una storia dove il pianto è comunicazione piena, strumento d’incontro, di comunione e di profondo svelamento. Una storia dove c’è un ‘lieto fine’ non consolatorio che ‘trattiene’ il dolore d’una esperienza di perdita che matura in tutti i personaggi, come linfa necessaria dello stare a vivere: “Il dolore spesso ci è amico e consigliere. (…) Non bisogna averne paura, anzi, dobbiamo imparare ad ascoltare i nostri dolori, quelli del corpo e quelli della mente, dando loro la possibilità di agire fino in fondo. (…) Se avremo il coraggio di passarci attraverso, ogni esperienza vissuta, anche la più drammatica, ci apparirà sotto un’altra luce e guarderemo in modo diverso anche i nostri rapporti personali”».

venerdì 30 maggio 2008

"Le battaglie i robusti no", di Biagio Lieti

È stato ospite della Biennale dei Giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo in corso alla Fiera del Levante di Bari (aperta fino a domani sera) il giovane poeta e pittore Biagio Lieti, che da poche settimane ha pubblicato la sua opera prima, dal titolo Le battaglie i robusti no per la casa editrice Poiesis di Alberobello (pp. 71, euro 12) dell'editore Giuseppe Goffredo nella collana Diwan della poesia. Biagio Lieti è nato a Carosino (Ta) nel 1978. Al suo attivo ha già diverse mostre artistiche: Nel 1999 prende parte alla rassegna Le rêve de siècle a Montivillers (Normandia-Francia), e realizza la sua mostra personale, Bluaa!, a Carosino. Seguono le partecipazioni a Espressione Giovani (2000), Grottaglie, Castello Episcopio; I colori del vino, Attraversamenti dell’arte fra storia ed emergenze (2003), Carosino, Castello D’Ayala Valva. Nel 2004 prende parte ai progetti espositivi Le Battaglie della mosca a Lecce e Carosino. Come poeta, invece, vanta già l'inclusione nell’antologia Poeti Circus, i nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni, a cura di Giuseppe Goffredo (Poiesis Editrice, 2005).

L'editore Giuseppe Goffredo accompagna con queste parole la pubblicazione di Biagio Lieti: «So che la poesia di Biagio Lieti ha il profumo di una scorza di pero punta da una formica rossa. A sentirla pizzica le narici. Qualche volta per il bello che emana dà nausea. In sé insegue consapevole le parole con il fastidio ossessivo di rimuoverle. Quasi per prenderle dalla parte contraria. E sicuramente sono il tappeto del paesaggio vivo per non vacillare. In-colme sempre, sincere. Dotate di occhi e fisicità per non arrendersi. Continuano a cercare. Il cielo, appunto, per liberarsene. Questa sua archiloca “Le battaglie i Robusti no” (Poiesis Editrice, 2008) l’ha fatta per schiarire le mani. Andarsene. Spero allora non torni. Lo pubblico, affinché, come un pero fiorisca».

La prefazione è invece affidata a Carla Saracino, che così si esprime: «Le battaglie e i robusti no conosce la bellezza di un’altra possibilità: che il verso s’agiti al centro del bivio, che il verso disconosca quello stesso bivio, pur restandovi sopra, sospeso, vibrante, anelante. E c’è una sorta di antica misura: l’idea che vi sia stato un prima verso cui ritornare - non solo segnalato dall’abbondanza di lemmi che tradiscono pure una genealogia meridionale, per nascita e cultura, dell’autore - e nel quale essere, in qualche forma misconosciuta o ritrovata, comunque artefice d’una custodia, d’una testimonianza “Ma sogno risorgere/ per primizie scintille/ albe discutibili / parlate di luce /glorie in avanzo/ sogno luoghi vaghi / dove cercare invano i minuti / per questi impartoribili addii ”. E ancora: “ Posso farmi di colore pure qui … / e so tentare in più afe”. Ogni poesia in questo libro racchiude un complesso lessico, intelaiature voraci che scavano nella polvere, scavano nel verde, il colore più atavico; ogni parola esegue un compito, rivela un carico di memoria denso, eredità che sanno esercitare anche una lucida partecipazione al contingente e citarlo, talvolta, riscriverlo in tensione, nominarlo, proprio come uno spot, una réclame senza apparente senso». Altre notizie su autore e libro sui siti www.myspace.com/biagiolieti e http://www.libericantori.splinder.com/.

giovedì 29 maggio 2008

"Ori del Museo Nazionale Archeologico di Taranto"

Dopo l'attesa riapertura, da pochi mesi, del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, ecco ora in libreria (ma è acquistabile anche presso il bookshop del museo) il volume con le immagini e la storia degli Ori del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, pubblicato dall'Editrice Scorpione di Taranto a cura di Amelia D'Amicis e Laura Masiello (pp. 120, euro 13). Il volume si propone proprio di dare spazio alla maggiore attrazione del museo appena riaperto al pubblico: è emerso infatti in questi mesi che le oreficerie di età ellenistica rimangono il polo di attrazione primario, che gli "ori" e il MARTA sono ormai un binomio inscindibile. Risponde in maniera puntuale a tale interesse, ponendo l'attenzione proprio sugli "ori", questo primo lavoro rivolto alle collezioni del museo, organizzato in agili schede scientifiche precedute da approfondimenti tematici e corerdate da un ricco apparato iconografico. La prefazione al volume è di Antonietta Dall'Aglio, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Del volume ha scritto anche Giuseppe Mazzarino sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» di pochi giorni fa: «il contenuto - ha scritto - è assolutamente prezioso. Non solo per le abbondantissime immagini, dove l’oro dei monili risalta ancor più sul fondo nero delle pagine, ma per le spiegazioni, precise ma anche comprensibili (il libro non è solo per "addetti ai lavori", per capirci...) forniti dalle due autrici sull’arte orafa nella Taranto greca, sulle usanze di inserimento dei gioielli nei corredi funerari e sul contagio culturale che la più ricca, civile ed avanzata Taras esercitò sulle comunità indigene. Non è un caso, infatti, che le sepolture dai corredi più sontuosi e ridondanti non fossero quelle della pòlis greca ma quelle di centri come Crispiano, Ginosa, Mottola e, soprattutto, Canosa. Resta il fatto che particolari stilistici, materiali e tecniche di realizzazione confermano che i monili rinvenuti in queste sepolture - come quella sfarzosa della aristocratica daunia Opaka Sabaleida, in Canosa - sono da ricondurre a botteghe orafe tarantine. "Tra la seconda metà del IV e tutto il III secolo a.C. - evidenzia la D’Amicis - "rielaborando originalmente formule ornamentali desunte dai modelli greci, diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo, la produzione di oreficerie assume a Taranto una sua peculiare fisionomia, indirizzandosi verso soluzioni stilistiche ben definite, sobrie e raffinate". "Ai laboratori di orefici della città magnogreca - specifica la Masiello - vanno anche riferiti oggetti di pregio rinvenuti in sepolture del vicino entroterra, come lo schiaccianoci in forma di mani congiunte e le oreficerie di Crispiano e Canosa. Non mancano fra i reperti illustrati gioielli "per poveri", in terracotta dorata, di grande finezza di esecuzione"».

mercoledì 28 maggio 2008

"Travolta da uno tsunami", di Patrizia Rossini

Quello dei racconti di testimonianze dirette, poi pubblicate in un libro, dei drammatici percorsi di dolore di chi si trova ad affrontare la malattia di un cancro è un vero e proprio genere che conta sempre più titoli. Anche in Puglia: dove aver segnalato alcuni giorni fa il titolo di Fabio Salvatore, dal titolo Cancro non mi fai paura, della stessa tematica si occupa anche il libro autobiografico di Patrizia Rossini dal titolo Travolta da uno tsunami. Storia di una donna dalla diagnosi alla guarigione (pp. 64, euro 10) pubblicato con Adda Editore. Parte dei fondi acquisiti con le vendite del volume andranno a beneficio dell'associazione onlus Komen Italia, della quale la stessa autrice è componente. Patrizia Rossini nasce a Bari nel 1961. Nel settembre del 1983 vince il concorso magistrale e tre mesi dopo si laurea, con il massimo dei voti, in pedagogia. Insegnante di scuola primaria per 23 anni, oggi è un dirigente scolastico e formatore in corsi di aggiornamento per docenti. Tra le sue pubblicazioni precedenti vi sono soprattutto saggi e articoli pubblicati su riviste specialistiche.

Il percorso del libro è, chiaramente, scandito dai diversi momenti che caratterizzano la malattia, dai primi segnali, dalla diagnosi, all’incontro con il chirurgo e l’oncologo, dal periodo della chemio alla “rinascita” grazie alle scelte fatte e alla grande forza e coraggio che caratterizzano questa giovane donna. Scopo della pubblicazione di questo scritto è la volontà di socializzare e di condividere una grande sfida e, purtroppo, molto frequente battaglia, in modo da aiutare altre donne costrette a combattere lo stesso male. Il volume di Patrizia Rossini ha già ottenuto una serie di presentazioni in Puglia e a Roma, e sarà presentano ancora il prossimo 11 giugno all'Archeoclub di Bari e nel prossimo mese di ottobre a Caserta. Del volume si è occupata anche Daniela D'Ambrosio sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno», dove ha scritto: «Uno scontro frontale inaspettato contro cui non c’è davvero niente da dire. Solo chi lo vive sa cos’è la paura della morte, il dolore di poter essere costretti a lasciare i propri cari, l’attesa dell’intervento, della diagnosi. E poi la mutilazione e tutto quello che ne consegue in un mondo in cui, a parte il puro e vero amore assoluto che tutti inseguiamo, la verità è che se sei una giovane donna hai quasi il dovere di essere bella. I tuoi capelli, che perdi, sono il tuo elemento di fascino, il tuo seno è una delle prime cose che ti guardano. E mentre tutto il mondo cerca di consolarti e tu stessa cerchi di pensare solo alla fortuna di essere viva, nel frattempo tu non sai più chi sei. E vivi guardando la lucina in fondo al tunnel che, se avrai la fortuna di superare, ti ricondurrà verso la vita». Per tutte le informazioni sul volume si può consultare il sito internet http://www.patriziarossini.it/

martedì 27 maggio 2008

"La Resistenza negata degli eroi dimenticati", di Paolo Sabbetta

Ancora dalla Capitanata, segnalo oggi un libro di tutt'altro campo rispetto a quello di ieri. Si parla di Storia e di Resistenza nel volume di Paolo Sabbetta dal titolo La Resistenza negata degli eroi dimenticati, pubblicato dalle Edizioni Il Castello (pp. 88 + corredo fotografico + dvd, euro 20). Una storia appassionante quella di Paolo Sabbetta, 96 anni, cerignolano di nascita, agronomo, che nel settembre 1943 venne mandato dal governo fascista a dirigere la tenuta agricola di Tor Mancina, un Istituto Sperimentale Zootecnico a 27 chilometri da Roma sulla via Salaria. È qui che Sabbetta e i suoi dipendenti misero in atto una "resistenza non violenta". Paolo Sabbetta in questi anni ha incontrato gli studenti di Foggia portando con sé i documenti, le foto, i ricordi. Il dvd incluso con il libro è un documentario realizzato da Nico Monteleone, giovane regista di Monteleone di Puglia, emigrato in Canada, che racconta i numerosi incontri che Paolo Sabbetta ha tenuto in questi anni negli istituti superiori di Foggia e provincia, portando agli studenti la sua storia e la sua vicenda umana.

Così si legge in quarta di copertina: «Gli eroi silenziosi sono capaci di grandi gesti, di generosi sacrifici, di dolorose rinunce. Vivono, lavorano e operano nel più totale anominato, in nome di quei valori e di quegli ideali che hanno innalzato a stile di vita. Hanno scelto la strada più difficile, a metà tra finzione e verità, tra autenticità e dissimulazione, quasi come precari equilibristi perennemente in bilico sul filo di lana. Non possono tradire alcuna emozione, non possono distrarsi per nessuna ragione al mondo. Proseguono a testa alta per la strada difficilissima che hanno dinanzi, accettando serenamente questo destino, consapevoli di non avere altra scelta, né alternative all’orizzonte. Sono questi eroi della resistenza negata e calpestata da anni di storia i protagonisti del volume che avete tra le mani, coloro che affiancarono Paolo Sabbetta nel corso di quella vicenda straordinaria avvenuta alla tenuta di Tor Mancina, nei pressi di Roma, che lo ha visto protagonista - forse inconsapevole - di una pagina di storia del nostro Paese di incommensurabile valore storico, didattico, ma soprattutto umano. Nove mesi trascorsi sotto il dominio e l’asfissiante sorveglianza dei tedeschi all’indomani dell’armistizio del settembre 1943. Paolo Sabbetta, insieme alle famiglie dell’azienda zootecnica, mettendo a rischio in ogni momento la vita e l’incolumità della comunità, riuscì in quell’occasione a gabbare gli invasori con arguzia e diplomazia. Oggi Sabbetta, Cavaliere della Repubblica, ci vuole raccontare, con questo libro, quest’importante episodio, simbolo della resistenza non armata operata dagli italiani durante l’invasione nazista. Ciò che più gli sta a cuore, e chi lo conosce lo sa bene, è che questa lezione di vita arrivi soprattutto ai ragazzi perché siano testimoni di un mondo senza guerra, e artefici, ciascuno nel corso della propria esistenza, di relazioni umane basate sulla tolleranza e sul rispetto».

lunedì 26 maggio 2008

"La tv per sport", di Pino Frisoli

Ha già ottenuto un gran numero di recensioni, tra le quali quella prestigiosa di Aldo Grasso sulle pagine del «Corriere della Sera» il primo saggio pubblicato dal giornalista foggiano (ma nato e residente a Milano) Pino Frisoli, dal titolo La tv per sport, pubblicato dalle edizioni Tracce di Pescara (pp. 144, euro 10). Nato, come si diceva, a Milano nel 1969, Frisoli è laureato in Scienze Politiche. Attualmente collabora come consulente per uno studio editoriale e scrive per il sito Storiaradiotv.it. Ha lavorato come redattore per vari siti Internet (Canalesport.com, Sportal.it, Calciomercato.com e Goal.com) e per Radio Sport Network, nei quali ha messo a disposizione la passione e la competenza per lo sport, che si uniscono all'interesse e allo studio della televisione e della sua storia. Il saggio di Frisoli, dunque, raccoglie una serie di episodi curiosi dalle origini della Tv fino a oggi sullo sport in televisione e che hanno fatto la storia di questo mezzo di comunicazione: una serie di episodi che Aldo Grasso ha definito «una lunga 'carrellata' che parte dai primordi della tv, quando nel 1950 si intravedono le prime riprese esterne di Juventus-Milan, telecronista Carlo Bacarelli, e arriva alla pay per view, un modo per staccare il biglietto dello stadio virtuale senza muoversi da casa. In mezzo, una miriade di ricordi puntigliosamente ricostruiti dall' autore: dall'Olimpiade invernale di Cortina del 1956 (in diretta si assiste al ruzzolone dell' ultimo tedoforo, il pattinatore milanese Guido Caroli) alla nascita della prima moviola, 22 ottobre 1967, usata per capire se un gol di Rivera fosse entrato in porta o no; dal Mundialito in Uruguay, gennaio 1981, che sancisce la nascita ufficiale di Canale 5, al Giro d' Italia che per un breve periodo, dal 1993 al ' 95, lascia la Rai per approdare a Segrate, all' avvento di Sky».

Ma sono ancora molti altri gli episodi al centro del volume di Pino Frisoli: il primo anticipo televisivo, un Atalanta-Triestina del 1955; l’avvento delle trasmissioni via satellite e della tv a colori, favorite dai grandi eventi sportivi; il primo maxischermo, in occasione dei Mondiali di calcio di Germania del 1974; le parolacce di Majorca in diretta tv; il primo esempio di “Tutto il calcio minuto per minuto” nel Torneo di Viareggio del 1976; lo sport e i telecronisti sulle televisioni di Svizzera e Capodistria, prime alternative alla Rai; la prima partita di calcio trasmessa senza commento per uno sciopero dei giornalisti. Vengono poi raccontate le origini delle trasmissioni sportive storiche della televisione italiana, dalla "Domenica sportiva" a "90° minuto", senza dimenticare il "Processo alla tappa", il "Processo di Biscardi", "Eurogol" e "Mai dire gol". E non manca un episodio riguardante la città d'origine dell'autore, quindi per il Foggia, protagonista il 29 agosto 1993 del primo posticipo televisivo nella storia della pay-tv, che rivoluzionerà le abitudini calcistiche degli italiani, quando con la telecronaca di Massimo Marianella si giocò Lazio-Foggia, prima giornata del campionato di seria A andato in onda su Tele+2.

La Tv per sport, oltre che nelle librerie, tra le quali vi segnaliamo quella di Orsara di Puglia in via Vittorio Emanuele 10, può essere acquistato via Internet, ad esempio presso il sito della Libreria dello Sport di Milano. http://www.libreriadellosport.it/search/?q=%22la+tv+per+sport%22. Ulteriori informazioni sul libro si possono trovare sul blog dell'autore http://pinofrisoli.blogspot.com/

domenica 25 maggio 2008

"Voci di frontiera": antologia di poeti e artisti pugliesi

È stato inserita nel programma della "Settimana della Cultura" del comune di Villa Castelli (BR) la mostra artistica e la presentazione del volume Voci di frontiera, un'antologia che raccoglie opere e scritti di sette artisti e sette poeti pugliesi, curato da Angelo Lippo per le Edizioni Portofranco di Taranto, una casa editrice vicina al mondo dell'arte e della poesia, quest'ultima con la collana Delphinus, tutta dedicata alla poesia contemporanea pugliese. Il curatore del volume, Angelo Lippo, ne è anche l'editore, oltre ad essere critico d'arte, poeta (ha pubblicato una decina di raccolte di poesie) e saggista, con il suo profilo dello scrittore pratese Armando Meoni. Collaboratore di quotidiani, nonché di moltissime riviste di arte e letteratura, è stato condirettore della rivista Il Policordo.

Voci di Frontiera non è un’antologia nel senso stretto del termine, come ha scritto in prefazione lo stesso Angelo Lippo, ma il condensato di un percorso culturale su alcune personalità poetiche ed artistiche della Puglia, e che rappresentano le linee di tendenza di una realtà work in progress. Gli autori selezionati da Angelo Lippo offrono un ventaglio di proposte davvero singolari e peculiari, segnalando personalità già consacrate dalla critica nazionale più avvertita ed altre che sono sulla strada giusta per il meritato consenso. Per la poesia sono presi ad oggetto Ada de Jiudicibus Lisena, Lucio Carmelo Giummo, Anna Marinelli, Rita Marinò Campo, Michele Martinelli, Rita Santoro Mastantuono, Edio Felice Schiavone. Mentre, in contrapposizione, per l’arte figurativa sono valutati i seguenti autori: Anna Amendolito, Nicola Andreace (lo stesso illustratore della copertina), Vincenzo de Filippis (scultore di ceramiche e terrecotte), Maria Teresa di Nardo, Antonio Gigante, Pietro Guida (scultore di cementi e gessi) e Carmen Manco. Lippo, praticamente, cura l’apparato critico nelle anteposte prefazioni, facendo eloquente sunto ora dell’uno ora dell’altro autore. Come succede nella critica pubblicata in molte altre sedi, il Curatore espone proprio il centro delle capacità, delle ispirazioni e degli esiti dei vari autori, siano loro poeti o figurativi. Nella prefazione ai sette poeti è spiegato il senso del titolo del libro. «"Voci di frontiera", voci – afferma Lippo – che partono e si diramano verso altre terre, superando barriere di ogni tipo: ideologiche, culturali, sociali, con l’obiettivo di sconfiggerle. È un viaggio che impegna i cuori e le menti di ogni artista/poeta, i quali cercano di avviare un processo di superamento concreto, per una crescita civile e libertaria di ogni popolo».

sabato 24 maggio 2008

"Il sogno umanistico e la morte", di Raffaele Cavalluzzi

Solo pochi giorni fa segnalavo un nuovo volume composto da tre saggi di altrettanti docenti dell'Università di Bari sul dialetto di Bari. Solo qualche mese più addietro, invece, il prof. Raffaele Cavalluzzi, ordinario di Letteratura italiana della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dello stesso ateneo, ha pubblicato il suo ultimo lavoro dal titolo Il sogno umanistico e la morte. Petrarca, Sannazaro, Tasso, Bruno, Marino (pp. 120, euro 24), presso i tipi della casa editrice pisano-romana di Fabrizio Serra, storico editore italiano specializzato in pubblicazioni accademiche di ricerca erudita, e in particolare di ben centodieci riviste specialistiche e i volumi pubblicati con il marchio delle Edizioni Dell'Ateneo. Il nuovo volume del prof. Cavalluzzi è stato presentato la scorsa settimana a Bari, nel plesso universitario di Lingue, a cura del Centro Interdipartimentale Lexi.con.

Queste, in sintesi, le tematiche trattate da volume: «I saggi che qui sono raccolti rappresentano le tappe attraverso cui si esemplifica e viene rappresentata la svolta dell'era cristiana verso la modernità attraverso l'Umanesimo e il Rinascimento. Nell'autobiografia coscienziale del Petrarca, nella tensione fra incertezza esistenziale e stoicismo neo-agostiniano, il sogno si consegna al lettore con la rara potenza visionaria dovuta all'insistente rappresentazione del tema della morte: producendo un effetto d'angoscia che, pur nel riscatto di un tempo rinnovato, non sa tuttavia fare a meno del medievale rancore per il mondo e per le sue pene. La stessa disposizione inquietamente onirica sta al centro ed è emblematicamente raffigurata in un capolavoro dell'Umanesimo lirico: l'Arcadia di Sannazaro. Il sogno poetico assume qui imprevedibili connotati di incubo di morte, così come la morte di una bella donna rievocano i versi del Rogo amoroso di Tasso. Il sogno umanistico ritorna nel Candelaio di Giordano Bruno, con un rinnovato entusiasmo per il mondo e la vita, mentre i versi barocchi dell'Atteone ripropongono ancora una volta l'enigma di un sogno di morte che connota la tormentata parabola dell'accesso alla modernità».

venerdì 23 maggio 2008

"I leoni di Messapia II", di Fernando Sammarco

Si presenta oggi a Oria, in provincia di Brindisi, alle ore 19,30 a cura della locale sezione dell'Archeoclub e del Centro Studi "Antonio Baldari", il romanzo di Fernando Sammarco dal titolo I leoni di Messapia II. Il cerchio di fuoco. Epopea storica del Salento e della Magna Grecia nel IV sec. a.C. (edizioni L'Araba Fenice - Magna Grecia). Così si legge in quarta di copertina: «Un romanzo storico, un’epopea eroica ambientata nel IV secolo Avanti Cristo con protagonista il glorioso popolo dei Messapi che, per ben quattro secoli, ha caratterizzato la storia e la cultura dell’antico Salento affermando la propria identità con spirito di libertà e collaborazione. I protagonisti del romanzo, coinvolti, anche inconsapevolmente, da intrighi, amori, guerre e politica, sono immersi nell’epica era del popolo dei Messapi e delle loro imprese eroiche».

L'autore, il prof. Fernando Sammarco, ha con questo romanzo storico dato seguito al suo primo romanzo, I leoni di Messapia, pubblicato sempre con le Edizioni L'Araba Fenice nel 1999. L'autore è nato a Sava nel 1950 ma risiede da tempo a Manduria, ed è laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Bari. Il Cerchio di Fuoco, che dà il titolo al romanzo, è emblematico della coesione culturale di un’intera etnia, stretta in un vincolo di sangue che generò l’indissolubile unione fra le diverse fratrie della Sallentina, al fine di salvaguardare la propria autonomia e l’indipendenza da ogni ingerenza esterna. La narrazione, che si articola in ventuno capitoli, segue un percorso ben definito e storicamente attendibile, attraversando l’intero arco del IV sec. a.C. I grandi eventi riportati, i miti, le leggende, arricchiti da una dialettica di accattivante vivacità, rendono la trama abbastanza gradevole. È un libro per tutti; ma, essenzialmente per coloro che vogliono scoprire il fascino di una remota epoca eroica in cui nacque e si sviluppò la civiltà della cosiddetta terra di mezzo: la Messapia.

giovedì 22 maggio 2008

"Cybernauta", di Onofrio Catacchio

Dopo aver segnalato, alcune settimane fa, il volume Gli Intrusi, tutto dedicato alla Puglia, torno oggi a parlare di un volume a fumetti di uno tra i più importanti autori e illustratori italiani. La casa editrice Nicola Pesce di Battipaglia ha infatti da poco pubblicato, in occasione del Napoli Comics dell'aprile scorso, un albo unico con le avventure del Cybernauta (pp. 80, euro 7), creazione del barese Onofrio Catacchio. Conosciuto soprattutto per i successi di creazioni come Stella Rossa o per l'albo "bonelliano" di Nathan River, Catacchio è nato a Bari nel 1964, dove ha frequentato l'Accademia delle Belle Arti. Dopo brevi incursioni nel movimento punk/new wave barese, si trasferisce a Bologna, dove tuttoggi è docente di disegno nell'ambito del corso di fumetto della locale Accademia delle Belle Arti, oltre ad essere docente di sceneggiatura presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Il suo esordio su rivista è del 1987, su Frigidaire, pubblicazione seguita poi da numerosissime altre su riviste di settore.

Con questo volume, dunque, le avventure del Cybernauta vengono raccolte in un albo unico. Il personaggio del Cybernauta era nato nella seconda metà degli anni Ottanta, con l'arrivo anche in Italia del cyberpunk, sottogenere della fantascienza, che rifacendosi a maestri della letteratura come Philip K. Dick e Kurt Vonnegut, oltre che alle anti-utopie di Orwell e Huxley, prospettava un futuro immediato dominato dalla realtà virtuale del cyberspazio. Ma fu solo dal 1991 che le storie a fumetti di Cybernauta iniziarono ad apparire sulla rivista Cyborg, già dal suo primo numero. Enzo Mansueto, in una recensione a questo nuovo volume, descrive così lo scenario tipico delle avventure della creazione di Catacchio: «Megalopoli impazzite, trafficanti di memoria, androidi giganti, arene di mutanti, delfini telepatici, cowboy cyberspaziali, ricognizioni dell'infosfera, intelligenza artificiale, software biologici sono gli ingredienti dello scenario nel quale si muove il Cybernauta, creato per pattugliare la "matrice", individuarne e risolverne i dolosi problemi, che altrimenti si riverberebbero lassù, nel Reale».

mercoledì 21 maggio 2008

La casa editrice Kurumuny a "Percorsi Identitari"

Protagonista del prossimo incontro della rassegna Percorsi Identitari promossa dalla Teca del Mediterraneo presso la Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia sarà una tra le più attive e interessanti piccole case editrici pugliesi, da tempo impegnata sui temi della cultura salentina fra etnomusicologia, cinema etnografico e documentario, saperi popolari, fotografie didascaliche, recupero di canti e “rumori” mediterranei: Kurumuny. Come si legge nel sito ufficiale della casa editrice, http://www.kurumuny.it/, «Kurumuny è prima di ogni cosa un suggestivo paesaggio salentino, sito nelle campagne di Martano (LE), che, attraverso i suoi alberi secolari, racconta le storie, le sofferenze e i momenti di festa di un'antica umanità. Il progetto iniziale è di restituire a questo arcano e fascinoso posto una "nuova vita", grazie all' impegno e alla passione dei suoi più giovani abitanti. [...] Le finalità del lavoro editoriale consistono nel dare voce e volto a chi non ne aveva mai avuti (poeti contadini, cantori, artisti vari, giovani), e nell’accettare anche i preziosi interventi dei primi autorevoli antropologi e ricercatori del meridione, come Ernesto de Martino ed Annabella Rossi, nonchè delle riflessioni e degli scritti di importanti autori locali come Antonio L. Verri, Carmelo Bene, Aldo De Jaco».

L'incontro è fissato per venerdì 23 maggio, alle ore 11. Alcuni volumi pubblicati dalla casa editrice saranno al centro della presentazione, tra cui i titoli I cantori di Martano, Le cicale, canti salentini di tradizione orale, Zimba. Voci suoni ritmi di Aradeo e Alan Lomax in Salento. All'incontro saranno presenti Cecilia Mangini (regista), Luigi Chiriatti (studioso di tradizioni popolari e musicista) e Raffaele Rauty (docente di Sociologia presso l'Università del Salento). Modererà il giornalista Alfonso Marrese. Saranno presenti all'incontro anche gli studenti del Convitto Nazionale "Domenico Cirillo" di Bari e dell’Istituto tecnico Commerciale, per Geometri e per il Turismo "G. Salvemini" di Molfetta (Ba).

martedì 20 maggio 2008

I vincitori del premio di narrativa "Marcel Proust: la musica della memoria"

Avverrà questa sera alle ore 18,30 presso Casa Giannini, in Sparano 172 a Bari, la premiazione del premio di narrativa Marcel Proust: la musica della memoria, promosso dalla casa editrice musicale Florestano di Bari. Nel corso della serata saranno presentati i tre racconti finalisti che sono stati pubblicati in una volume della stessa casa editrice con il titolo del premio letterario (immagine della copertina a fianco, euro 8). Il tre premi sono stati assegnati, dalla giuria presieduta dal prof. Alessandro Zignani, al racconto di Carlo de Nonno dal titolo Il concerto per pianoforte e orchestra n.5 di Beethoven, «per la capacità di articolare la vicenda su molteplici piani, creando un tessuto polifonico di simboli dall’intelligente ed efficace potenza espressiva; il tutto in uno stile sottile e brillante», si legge nelle motivazioni. Il secondo racconto selezionato è stato quello di Andrea Cavalleri dal titolo Johannes Passion, «per l’arte visionaria con cui vengono intrecciate vicende parallele in due mondi spiritualmente affini, creando una scena onirica dove la sacralità della vita diventa visibile con evidenza pittorica». Terzo racconto scelto dalla giuria, infine, è risultato quello composto da Ebe Guerra dal titolo Notte bianca con My funny Valentine, «per la qualità narrativa e l’abilità di costruire personaggi inserendoli in un contesto sociale di alienazione e dubbio esistenziale, il tutto in uno stile icastico ed efficace».

Con queste parole la casa editrice Florestano indica, in sintesi, lo spirito del premio di narrativa e la continuità tra i racconti selezionati: «La capacità evocativa dei suoni fa della musica l’arte che più agisce sulla memoria irriflessa: quella in cui sono sepolti i ricordi che la coscienza, per la loro troppa potenza emotiva, ha rimosso. La “piccola frase” di un’immaginaria sonata per violino suscita nel Narratore proustiano sensazioni, paesaggi e emozioni di un amore dimenticato. Anche a voi saranno accadute rivelazioni inconsce di questo tipo: momenti in cui l’ascolto casuale di un brano musicale ha provocato lo schiudersi di una soglia che la mente avrebbe voluto tenere chiusa. La irripetibile intensità di simili momenti richiede la forma del racconto».

lunedì 19 maggio 2008

"Bari fra dialetto e poesia"

Un nuovo volume maturato nell'ambiente accademico che fa il punto sugli studi sul dialetto e sulla letteratura barese è stato da pochissimo pubblicato per i tipi di Palomar. Si tratta del libro Bari fra dialetto e poesia (pp. 176) comprendente saggi di Pasquale Caratù, Daniele Maria Pegorari e Annalisa Rubano, tutti docenti dell'Università degli Studi di Bari, e curato dall'emerito prof. Francesco Tateo, il quale nella sua introduzione, come riporta in una esaustiva recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» Pietro Sisto, insiste «sulla necessità di guardare al dialetto da un lato come a una vera e propria testimonianza antropologica, che può aiutare a comprendere la storia e l’anima di un’intera comunità, dall’altro come a un linguaggio immediato e spontaneo che pure rivela intimi e profondi rapporti con la poesia».

In particolare, Caratù e Rubano nei loro saggi si soffermano sull'analisi fonetica, morfologica e sintattica del dialetto barese, soffermandosi in particolare sulla esatta trascrizione dei suoni, che molto spesso, nei volumi di letteratura in vernacolo, è vittima di arbitrarie ed errate scelte da parte degli autori. Non mancano, inoltre, riferimenti alla più ampia koinè della Terra di Bari e i rapporti tra essa e il dialetto della città sulla scorta di importanti documenti come un contratto matrimoniale redatto nel 1701 dal notaio Francesco Paolo Filioli e conservato nell’archivio storico del Comune. Entrambi i saggi, inoltre, sono arricchiti da glossari con curiose scoperte sull'etimologia di alcune parole in dialetto barese. Il saggio di Daniele Maria Pegorari, dal titolo La letteratura dialettale a Bari e dintorni tra il 1850 e il 2000, si concentra, invece, su una vera e propria mappatura che parte dal fondatore della poesia barese, Francesco Saverio Abbrescia, e si conclude, emblematicamente, con il caso letterario del romanzo Capatosta di Beppe Lopez del 2000, pubblicato per Mondadori.

domenica 18 maggio 2008

"JapigiAmara", di Giuseppe Ruggero Negro

Dopo essersi aggiudicato lo scorso anno il premio letterario «il delfino» di Marina di Pisa, sezione "Mare", il romanzo JapigiAmara di Giuseppe Ruggero Negro, pubblicato nel 2007 per le Edizioni Giuseppe Laterza di Bari, ha conseguito il primo premio anche nel decimo concorso letterario nazionale Feder.s.p.ev (Federazione dei sanitari pensionati e delle loro vedove). Il premio verrà consegnato a Perugia il prossimo 25 maggio. L'autore, Giuseppe Ruggero Negro, è nato a Ruggiano (Le) 66 anni fa ma da tempo è residente a Casarano. Laureato in Medicina e Chirurgia a Bologna, alle due specializzazioni della Medicina organicista, ha voluto aggiungere le conoscenza degli studi di psicologia e psichiatria, «che gli hanno consentito di comprendere ancor più e meglio l'essere umano, nella sua indissolubile dualità: corpo-mente, materia-spirito, divenendo un cultore di tali tematiche così come hanno più volte evidenziato i suoi molteplici lavori pubblicati in riviste scientifiche di psico-ipnositerapia ericksoniana».

JapigiAmara, introdotto da una prefazione del prof. Donato Valli, ex rettore dell'Università di Lecce, segue le orme del romanzo precedente di due anni prima, pubblicato da Congedo, dal titolo Inquietudini Japige (la rivista locale «Il Gallo», in verità, pone dei dubbi sull'operazione editoriale). Ad ogni modo, il romanzo di Negro rappresenta un atto d'amore verso la propria terra, il Salento. Al centro del racconto è infatti l'esperienza di un popolo di contadini martoriati dalla miseria vissuta sempre con grande dignità. Non mancano nel romanzo brevi inserti dialettali. «Un romanzo - ha scritto Renata Laterza - che finisce con l'essere un'autobiografia non solo di fatti, ma soprattutto di sogni e di idee, in cui l'autore, con la sua fede nel rinnovamento perenne dell'uomo, va a cozzare proprio col mistero della vita».

sabato 17 maggio 2008

"Palestina 1881-2006", di Fabio De Leonardis

È stato pubblicato poco più di un anno ma verrà presentato ancora una volta a Bari, martedì 20 maggio alle 18 nel Fortino S. Antonio, il volume di Fabio De Leonardis dal titolo Palestina 1881-2006. Una contesa lunga un secolo (pp. 452, euro 18, prefazione di Basaam Saleh). Alla presentazione intereverranno, oltre all'autore del libro, Samih Habib del «Comitato Popolare contro l'Assedio a Gaza» e Andrea Catone (associazione Most za Beograd). Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice napoletana La città del Sole, specializzata nei campi della filosofia, della storia, della politica, della sociologia e di settori specifici delle scienze naturali e propone volumi «contro la riduzione a merce dell'uomo e del prodotto del suo ingegno». L'autore, Fabio De Leonardis, è nato a Bari nel 1977 ed è dottore di ricerca in Teoria del Linguaggio e Scienze dei Segni presso il Dipartimento di Pratiche Linguistiche e Analisi di Testi dell’Università di Bari, dove si occupa di letteratura con particolare riferimento al romanzo africano e di analisi del discorso politico.


Così si legge nell'ampia quarta di copertina: «Un proverbio arabo recita che, una menzogna ripetuta per tante volte, diventa realtà. La grande bugia è che la Palestina fosse una terra disabitata e, perciò data a un "popolo" senza terra, il che è una altra menzogna. in quanto la religione ebraica è una religione: trasformarla in una nazione è una bizzarria.Il petrolio, come fu un tempo per la via della seta, presuppone anche il controllo delle vie di comunicazione. La Palestina non ha il petrolio, ma la sua posizione la rende indispensabile per il controllo delle ricchezze petrolifere da parte dell'imperialismo mondiale e di Israele. Una entità statale antiaraba nel cuore di questa regione ha significato destabilizzazione, divisione, guerre e povertà per il mondo arabo che paga carissimo questa strategia: la maggior parte dei paesi produttori di petrolio sono arretrati e sottosviluppati. La loro ricchezza, per colpa dei loro governanti. è nelle mani delle grandi compagnie petrolifere occidentali. Con il pretesto dello stato di guerra con Israele, la maggior parte delle entrate vengono spese per l'acquisto di armamenti - sempre dal l'occidente che si è alleato con regimi feudali e antidemocratici. Queste armi sono usate contro ogni ribellione popolare o contro i movimenti di opposizione a questi regimi. In nome della Palestina sono stati fatti colpi di stato, rovesciati governi, sono stati repressi nel sangue partiti comunisti e movimenti progressisti. [...] I palestinesi sono decisi a rivendicare con ogni mezzo necessario tutti i loro diritti inalienabili alla vita, alla terra, all'autodeterminazione. Per la soluzione di questo conflitto è necessario ritornare all'origine del problema e dar vita a un sistema politico, laico e democratico, che garantisca a tutti i milioni di cittadini - palestinesi e israeliani, oggi in conflitto, ma destinati a vivere insieme- uguali diritti e doveri, senza discriminazioni religiose o razziali. Il libro ha particolare attenzione per la storia della sinistra palestinese e della sinistra non-sionista israeliana e contiene anche una ricca sitografia interna, un glossario che offre un inquadramento storico-politico delle più rilevanti organizzazioni politiche israeliane e palestinesi».

venerdì 16 maggio 2008

"Il Mirnamento", di Mirna Colecchia

Un volumetto di poesie in vernacolo foggiano, corredato un apparato fotografico e con un Dvd, è l'ultima pubblicazione di Mirna Colecchia, popolare attrice e regista foggiana, dal titolo Il Mirnamento. "Botte" d'ironia (pp. 68, euro 10), pubblicato dalle Edizioni Il Castello. Il volume sarà presentato anche oggi, sempre a Foggia, presso la Libreria Edicolè alle ore 19,30, dove l'autrice sarà accompagnata dagli amici dell'associazione "Kolè", che animeranno la serata con la lettura di poesie tratte dal libro e sketch che riproporranno tratti della cultura popolare foggiana. Il Dvd allegato al libro raccoglie alcune divertenti scene comiche tratte dalle piéce del teatro dialettale di cui Mirna è tra le rappresentanti più amate.

La giornalista Anna Langone della «Gazzetta del Mezzogiorno» così scrive nella prefazione al volumetto di Mirna Colecchia: «“Alcuni di noi sono portatori di una luce”, mi dichiarò qualche anno fa la scrittrice Susanna Tamaro. E a questa frase ripenso quando vedo all’opera Mirna Colecchia, attrice e ora autrice di poesie che non potevano non rispecchiare il suo carattere. Un’indole che è luce, argento vivo che Mirna ha addosso e riesce a trasmettere fin dalla prima battuta, complici la “vis comica” e la voce pungente ma anche sapientemente roca. Queste poesie (ma potremmo definirle anche allegre chiacchierate con i lettori) sono un concentrato della sua comunicativapronta e scoppiettante, di quella capacità di entrare in empatia con gli altri che è talento puro, affinato dal mestiere del palcoscenico e dall’esperienza della vita, che Mirna guarda con disincanto ma mai distacco, con la capacità di comprendere di chi vede oltre. E cos’è, se non vedere oltre, il raccontare gioie e dolori con il sorriso sulle labbra? E il saper fustigare vizi e malvezzi con la leggerezza di una battuta? Provare per credere».

giovedì 15 maggio 2008

Intervista a Piero Manni sul «Corriere del Mezzogiorno»

Un'interessante intervista a Piero Manni, titolare dell'omonima casa editrice leccese e consigliere regionale pugliese, è apparsa ieri sulle pagine culturali del «Corriere del Mezzogiorno», curata da Felice Blasi, come del resto è già accaduto con le interviste a Gino Dato (Progedit) e Raimondo Coga (Dedalo). La Manni Editori nasce in seguito al dibattito culturale scatenato, alla metà degli anni Ottanta, dalla rivista letteraria L'Immaginazione. La casa editrice fu quindi fondata da Piero Manni, nato a Soleto nel 1944 e laureato in filosofia, e da sua moglie Anna Grazia D'Oria. Di ritorno dalla Fiera del Libro di Torino, l'editore pugliese si è soffermato sulle questioni più comuni riguardanti la piccola editoria indipendente. Ne riporto alcuni stralci, a mio avviso i più importanti:

«La Fiera ha confermato la tendenza in atto verso la grande concentrazione dell'industria editoriale italiana. Gli spazi centrali erano occupati da pochi, grandi editori. È una fotografia esatta dello stato del settore, dove poche imprese controllano librerie e distributori. La notizia che circolava in Fiera è che l'ultimo distributore indipendente, Pde, sarà acquisito da Feltrinelli. Pde distribuisce oggi un centinaio di piccoli editori, e già si sa che quelli con un fatturato nelle librerie inferiore ai 500.000 euro saranno tagliati fuori. Si tratta di molte decine».

Quali problemi affrontano i piccoli editori indipendenti?
«Il nodo è sicuramente quello della commercializzazione, cioè promozione e distribuzione, un problema che vale per tutti, non solo per gli editori pugliesi o meridionali. Il mercato editoriale oggi è organizzato sulla base dei grandi numeri. Le librerie indipendenti davvero solide sono diventate veramente poche, parliamo di novanta, cento al massimo, non di più. E' un fenomeno che nel Mezzogiorno paradossalmente sentiamo di meno, perché le percentuali di vendita sono molto più basse rispetto al centro-nord, con un mercato meno appetibile per le grandi catene librarie, e dove quindi la struttura di vendita è ancora prevalentemente basata sulle piccole librerie. Ma anche da noi si affacciano con prepotenza i punti vendita nei grandi centri commerciali, che non hanno lo spazio culturale per i piccoli editori, mentre allargano sempre di più lo spazio per i grandi».

Come uscire da questa situazione?
«Sarebbe utile cambiare il rapporto con le istituzioni, ma non nel senso che acquistino più libri o diano agevolazioni a pioggia, ma che facciano una politica a favore della lettura in generale e dell’editoria di catalogo. Durante il governo D’Alema era stata preparata una legge sul libro che prevedeva cose semplicissime, tra cui, per esempio, se il fatturato di una libreria era composto per una certa quota da libri usciti da più di due anni, che significava privilegiare l’editoria di catalogo, quella libreria aveva agevolazioni fiscali. Le istituzioni dovrebbero intervenire per incentivare un’editoria di ricerca e rafforzare i canali di diffusione e commercializzazione. Alcune regioni contribuiscono in maniera determinante ai costi di partecipazioni alle fiere dei loro editori».

mercoledì 14 maggio 2008

"Un provinciale d'Europa. Vita e opere di Tommaso Dell'Era"

Sarà presentato questa sera alle ore 19,00, presso la Sede della Terza Circoscrizione (Via Pordenone 2) a Lecce il volume, pubblicato lo scorso anno da Progedit sulla vita e le opere di Tommaso Dell'Era dal titolo Un provinciale d'Europa, a cura di Cosimo Strazzeri (pp. 128, euro 15). Il volume raccoglie saggi di Alfredo Dell'Era, Giuseppe De Matteis, Daniele Giancane, Pasquale Guaragnella, Corrado Petrocelli, Mario Scotti, Mario Sechi, oltre che dello stesso curatore dell'opera, tratti dagli atti di due convegni sulla figura di Tommaso Dell'Era tenuti a Trani nel 2003. Alla presentazione di Lecce interverranno Ettore Catalano, docente di letteratura italiana nell'Università di Bari, Alfredo Dell'Era, avvocato, e Giovanni Capodicasa, scrittore. Lo scrittore barese Tommaso Dell’Era (1927-1997) è stato un “provinciale” di respiro europeo per formazione culturale e per tematiche, atmosfere e modalità narrative. La tesi circostanziata e motivata che il curatore avanza in questo volume è che Dell’Era, con il romanzo Un ficcanaso, pubblicato nel 1969 dall'editore Schena, abbia precorso la via italiana al nouveau roman. Gli altri titoli pubblicati in vita da Tommaso Dell'Era, che si laureò a Bari in Lettere Classiche sotto l'egida del prof. Mario Sansone, sono stati una monografia su Mozart del 1991, il libro I cavalieri di san Nicola e il pamphlet del 1971 dal titolo I cari baresi, dove Dell'Era scriveva: «Il barese non è un meridionale verace. Ha del Sud i riflessi svegli, la bocca aperta alla risata e la tasca alla bisboccia, il culto dell’amicizia, della famiglia, dei morti; ma non ha del Sud il languore, l’ira sanguigna, il genio doloroso».


È con questo volume, ha scritto Maria Grazia Rongo sulle pagine culturali della «Gazzetta del Mezzogiorno», «che scopriamo l’ironia e il disincanto di un autore prolifico, concentrato sullo sperimentalismo sia linguistico che contenutistico. Il tutto sorretto da una profonda conoscenza degli argomenti trattati che spazia dagli autori classici fino ai contemporanei, con la stessa curiosità e acutezza. Fanno da cornice all’analisi degli studiosi anche brani tratti dalle opere edite e inedite della produzione delleriana».

martedì 13 maggio 2008

"Afra", di Luisa Ruggio, vince il Premio "Fior di Barocco"

Anche oggi segnalo, per il secondo giorno consecutivo, un romanzo pubblicato per i tipi di Besa Editrice, e per un motivo ben preciso: Afra (pp. 224, euro 14), opera d'esordio della giovane giornalista leccese Luisa Ruggio, ha vinto il premio letterario Fior Di Barocco - Città di Lecce 2008. La giuria del premio, ideato da Rossella Epifani nel 2002, promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lecce, ha individuato nell’opera prima della giovane scrittrice salentina il libro che, più e meglio degli altri, ha saputo, si legge nella motivazione, «sostenere l’urgenza di un rinnovato rispetto e attenzione verso la natura». Questo, grazie ad una scrittura scorrevole e coinvolgente che mette la “terra”, al tempo stesso viva e torbida, al centro della sua e della nostra attenzione, tra sensazioni, odori ed amori che si intrecciano secondo sviluppi non del tutto prevedibili. Il concorso Fior di Barocco è dedicato a libri pubblicati di autori italiani e stranieri nei quali si dà ampio spazio narrativo ai fiori, agli alberi, ai boschi, alla natura vegetale nel suo molteplice manifestarsi. La premiazione avverrà sabato prossimo, 17 maggio, a Lecce presso il Convento dei Teatini.

«Così, in un punto che è tutto il Sud, in un podere dal nome Afra, si sfiorano un uomo e una donna in un gioco sottilissimo di erotismo che rimanda e apre ad altre relazioni realizzate solo in parte o lasciate sospese e che, raccontate in giustapposizione, portano a un intreccio mnemonico dove l’inizio costituisce la fine, la fine l’inizio e i capitoli i tasselli del mosaico». Questa una breve sintesi dell'opera prima di Luisa Ruggio, autrice di programmi televisivi culturali e d'intrattenimento, oltre che di saggi sul cinema e la psicanalisi. Un romanzo che al centro della sua trama ha, appunto, il Sud: l'autrice ne spiega i motivi in questa intervista rilasciata a booksblog (e il cui intero contenuto può leggersi qui): «Appartengo a un Sud che non esiste. Che invento di continuo e dal quale, qualche notte, mi lascio pensare, come sapendo che il Sud impossibile del mio cuore non si dimenticherà di me nei suoi continui, emorragici, slittamenti di memoria. Quando vivevo lontano dal Salento, a Milano, chiudevo gli occhi per ritrovare una bussola che mi indicasse almeno una delle verità che soffiano tra i due mari di questo Mediterraneo delle meraviglie che di meraviglioso in questi anni ha poco e niente, che vede nei suoi fondali pascere i morti di tante traversate dell’ultima speranza e ha cancellato le rotte per le città sommerse cantate dai poeti e dai disturbati del sonno. Appartengo a un Sud visionario, dove la Bellezza ha un valore panico e molti militanti della scrittura finiscono con lo scomparire come le vergini della Hanging Rock australiana nel bel film di Peter Weir tratto dal romanzo irrisolto di Joan Lindsay. Il tradimento di una Natura che entra in ogni cosa, come una donna che toglie il fiato e che continueremo a perdonare anche se sappiamo che ci mentirà sempre. Ma a volte sono i luoghi che ci tradiscono di più quelli che più amiamo. Il Sud è solo spleen, è una nostalgia, una sospensione, un parallelo ambiguo della veglia, al rallenti».

Tutte le altre notizie e recensioni si trovano sul blog del libro.

lunedì 12 maggio 2008

"I racconti del ripostiglio" di Claudio Martini

È in libreria da circa un mese il nuovo romanzo di Claudio Martini, pubblicato da Besa, dal titolo I racconti del ripostiglio (pp. 178, euro 13). Il volume è stato anche presentato lo scorso sabato presso la Fiera del Libro di Torino (un resoconto ben scritto si può leggere sul blog dello stesso autore del libro, qui) oltre che lo scorso 30 aprile a Lecce. L'autore è nato a Taranto nel 1954 ma già all'età di due anni si è trasferito a Torino con la famiglia. Psicologo, ha lavorato a lungo in America Latina. Ha pubblicato quattro libri di saggistica nel campo della ricerca sociale e dei movimenti di alternativa alla psichiatria, di cui uno in spagnolo, nonché numerosi saggi scientifici e la raccolta di racconti brevi Sguardi (2004). Con Diecimila e cento giorni (Besa) è arrivato finalista al Premio Nabokov 2007 e Carver 2007.

Protagonista del romanzo è Giovanni, 47 anni, un impiegato all’Anagrafe, che si sente stanco della sua quotidianità e vorrebbe che i suoi sogni e i suoi desideri trovassero forma e creassero “storie che vale la pena di vivere”. Le troverà in modo inconsueto, attraverso un insieme di racconti che qualcuno ha scritto e lasciato nel ripostiglio di casa. Si ritroverà, in questo modo, a seguire un percorso che spazia dalla Torino “magica” all’Antartide, alla steppa finlandese, a una megalopoli del 2075. Attraverso la lettura di questi racconti, Giovanni formula congetture sull’identità dell’autore, cerca di rintracciarlo, fino a quando sarà l’autore a contattare lui facendogli trovare un biglietto con le istruzioni per il “Gioco”. Il protagonista si ritroverà coinvolto in una vicenda misteriosa di cui ignora il senso e gli obiettivi, quasi una caccia al tesoro in cui la distanza tra lui e i personaggi dei racconti tende a diminuire e a sfumare.

Sulla genesi dell'opera si è inoltre espresso lo stesso autore sul suo blog: «Ho utilizzato un vecchio espediente della narrativa: il protagonista trova “casualmente” nel ripostiglio di casa sua alcune pagine che contengono dei racconti. Sorpreso, li legge, formula congetture sull’identità dell’autore, cerca di rintracciarlo, fino a quando sarà l’autore a contattare lui facendogli trovare un biglietto con le istruzioni per il Gioco. Il protagonista si ritroverà coinvolto in una vicenda misteriosa di cui ignora il senso e gli obiettivi, un gioco in cui la distanza tra lui e i protagonisti dei racconti che legge tende a diminuire e ad azzerarsi. Leggendo i testi che gli vengono consegnati in una specie di caccia al tesoro letteraria, si rende conto che spesso descrivono parti della sua vita che aveva in qualche modo rimosso e consegnato all’oblio. Uno dei personaggi –Monica - “esce” da un racconto (intitolato “Amnesia”) e assume una consistenza reale, accompagnando il protagonista lungo le tappe del Gioco, come un moderno Virgilio in sembianze femminili».

domenica 11 maggio 2008

"Ballata ignorante per destini comuni"

È stato presentato questo pomeriggio alla Fiera del Libro di Torino il volume pubblicato dalla casa editrice Arena di Foggia dal titolo Ballata ignorante per destini comuni (pp. 176, euro 10). Gli autori sono una coppia ben assortita: Massimiliano Arena di Foggia, titolare della stessa casa editrice e avvocato (di strada) e Mino Danuzzo, tarantino, clown professionista ed educatore in una comunità per minori. La presentazione è cominciata come un happening, con le azioni disturbatrici di Danuzzo, ma è venuto presto fuori tutta la portata sociale e solidale che ha portato i due autori alla scrittura e alla pubblicazione del romanzo in questione: il co-finanziamento, cioè, di una scuola in Bolivia sotto la guida di due volontari laici, Stefano e Sonia, che vivono nei pressi del Lago Titicaca ormai da cinque anni impegnandosi in azioni di volontariato. Per quanto riguarda questa iniziativa, tutte le informazioni sono reperibili su www.ascuolainbolivia.org.


Il romanzo di Arena e Danuzzo,hanno spiegato gli autori durante la presentazione, era nato come sceneggiatura per uno spettacolo teatrale da mettere in scena anche come attori. Ma ben presto l'idea si è mutata in quella di un libro, che gli autori, oltre ad aver scritto, hanno pubblicato e distribuito, conseguendo la vendita di circa mille copie a tuttoggi. In una recensione apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno a firma di Michele Pacciano così è stato scritto: «Nella loro opera prima, Mino e Massi hanno per lo meno individuato una delle maggiori caratteristiche della letteratura: scrivere è soprattutto metabolizzare, che si tratti di un lutto, di un amore finito o di una gioia mai completamente assaporata. Scrivere è soprattutto guardare e guardarsi dentro». Massimiliano Arena ha detto, in particolare: «l'intenzione del romanzo è quella di spronare a viaggiare, soprattutto i più giovani. Ci sono luoghi e persone nel mondo che sanno arricchirti».

giovedì 8 maggio 2008

La Puglia alla Fiera del Libro di Torino

Si apre oggi, come è noto, l'edizione 2008 della Fiera Internazionale del Libro di Torino. E anche quest'anno saranno numerose le case editrici pugliesi a recarsi con un proprio stand all'interno dei padiglioni del centro di Lingotto Fiere. Capofila saranno certamente i due stand della Regione Puglia, uno dedicato alla promozione delle attività culturali (dove saranno esposti anche i volumi di case editrici non presenti in Fiera con un proprio stand) e uno dedicato al Turismo. Non macherà, inoltre, lo spazio che promuoverà l'esperienza dei Presìdi del Libro. Ma per quanto riguarda le case editrici, l'elenco è davvero lungo. Dalla provincia di Bari e dal Nord Barese saranno presenti in Fiera le case editrici Cacucci, Dedalo, Rotas (Barletta), Laterza, Adda, le Edizioni di Pagina, Palomar, Progedit, la Poiesis di Alberobello, la Secop di Corato specializzata in editoria per l'infanzia e l'adolescenza, e infine l'Untitled con sede ad Andria. Cinque le case editrici provenienti dalla Capitanata: Arena, Bastogi, MammeOnLine, Claudio Grenzi e Sentieri Meridiani. L'unica casa editrice del tarantino presente in Fiera sarà la Antonio Dellisanti di Massafra, mentre dalla provincia di Lecce arriveranno Argo, Besa, Congedo, Controluce, Manni e Moscara.

Proprio due case editrici salentine, Besa (il cui stand sarà presente nel padiglione 2, M33-M37) e Manni (padiglione 1, B66-C67), hanno organizzato alcune presentazioni di propri volumi nei giorni della Fiera, che si chiuderà lunedì 12 maggio. Il primo appuntamento è fissato per sabato alle ore 12, quando verrà presentato il volume di Ilide Carmignani dal titolo Gli autori invisibili. Incontri sulla traduzione letteraria (con interventi di Susanna Basso, Renata Colorni, Marino Sinibaldi). Sempre sabato 10 maggio, dalle 18 alle 19, Stefano Donno e Andrea Di Consoli dialogheranno sul tema Chi salverà la bellezza?, presentando anche i volumi di Claudio Martini, Racconti del ripostiglio, e di Giorgio Bona, Chiedi alle nuvole chi sono. Terzo e ultimo appuntamento sarà lunedì alle ore 15 con la presentazione del libro di Mihai Mircea Butcovan dal titolo Allunaggio di un immigrato innamorato con l'intervento prestigioso di Andrea Bajani, autore di un altro romanzo ambientato in Romania, Se consideri le colpe.

Diversi gli appuntamenti organizzati anche dalla Manni Editori. Venerdì alle 11, nello spazio di Piazza Italia, Romana Rutelli presenta il romanzo Fuga per Andromeda insieme a Giorgio Bàrberi Squarotti. Tre saranno invece gli eventi presso lo stand della Regione Puglia. Sabato alle 16.30 si parla del cofanetto sui prodotti pugliesi assieme all'assessore alle Risorse agro-alimentari Enzo Russo. Domenica alle ore 10.30 Guido Davico Bonino presenta il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali, curato da Raffaele Aragona. Intervengono gli autori Paolo Albani, Raffaele Aragona, Domenico Scarpa e Francesca Serra. Successivamente, alle ore 11.30, Giovanni De Rose parla del suo romanzo Negli occhi di chi guarda. Gli appuntamenti continueranno domenica, presso la Sala Avorio, alle 17.30, con la raccolta di poesia Treni presentata dall’autore Giovanni Catelli assieme a Dario Voltolini. Infine lunedì alle 14.30 Michele Tortorici parla del suo libro La mente irretita con Cinzia Burzio e Cristina Megalizzi presso lo Spazio autori B.

mercoledì 7 maggio 2008

"Che si racconta alle sorgenti del Nilo?"

La casa editrice Icaro dell'omonima libreria di Lecce ha pubblicato nei mesi scorsi il volume di don Stanislas Ngendakumana dal titolo Che si racconta alle sorgenti del Nilo? Fiabe del Burundi (pp. 224, euro 15), un'opera che raccoglie, appunto, fiabe e racconti africani con le illustrazioni di Stefania Riccio. L'opera è stata realizzata con il contributo dell'associazione "Un bambino per amico onlus" e con il patrocinio del Comune di Lecce.

Questa una sintesi dell'opera: «Attraverso forme allegoriche che privilegiano gli animali incarnanti vizi e virtù degli uomini, le favole suggeriscono atteggiamenti e comportamenti improntati alla prudenza, alla laboriosità, alla gratitudine, alla solidarietà. Questo genere letterario di antiche origini affonda le sue radici nel folklore di gran parte delle culture del mondo e trasferisce,dalla tradizione orale alla forma scritta, pillole di saggezza popolare, che ritroviamo identica a qualsiasi latitudine. Su questa linea si è mosso e a lavorato Don Stanislas Ngendakumana, unendo alla sua missione di sacerdote quella di appassionato raccoglitore di narrazioni. Leggere i racconti africani è come spalancare gli occhi sul mondo. Un mondo pieno di meraviglie e di magiche scoperte: storie, a volte lievi a volte più grevi, di uomini, donne e bambini, di animali e di paesaggi lontani, raccontati da una voce che, ad ascoltarla bene, somiglia a quella di tutti i papà e le mamme, i nonni e le nonne che continuano a dedicare un po’ del loro tempo ai più piccoli, ma anche ai più grandi. Raccontare è un atto antico che sa di buono, che profuma di saggezza e di tenerezza, che accompagna e aiuta la crescita e risulta essere, a tutti gli effetti, uno strumento educativo di alto valore. Raccontare è tempo per sé, per aiutarsi a capire che la vita, anche quando è tortuosa, va vissuta con coraggio e con forza, con entusiasmo e generosità».

martedì 6 maggio 2008

"Cancro non mi fai paura", di Fabio Salvatore

È in libreria dallo scorso 30 aprile, pubblicato per i tipi di Aliberti, un'opera che sta facendo molto parlare di sé: il libro Cancro, non mi fai paura dell'attore e regista pugliese Fabio Salvatore (pp. 206, euro 15,50), con una presentazione del cantautore Pacifico. Il libro è già stato presentato nei giorni scorsi in Puglia, a Massafra e Bari, e si prepara a un tour in tutte le maggiori città italiane, da Milano a Roma, da Bologna a Napoli, dove l'autore sarà accompagnato nella presentazione da partner molto famosi, come Fabio Canino ed Enzo De Caro. L'autore è attore e regista prevalentemente di teatro. È stato diretto da grandi maestri come Enzo Garinei, Walter Manfrè, Corrado Veneziano, ha interpretato ruoli in importanti produzioni teatrali e televisive. La lettura dei brani in poesia tratti dall’opera poetica La Passione scritta da Mario Luzi, con musiche composte da Luciano Vavolo e con Pamela Villoresi, segna il debutto alla regia teatrale di Fabio Salvatore, al quale si lega il suo ultimo spettacolo “Io come Voi – Le parole di Alda Merini” con Sarah Maestri. Fondatore del Magna Grecia Awards e del laboratorio creativo Rodolfo Valentino Opera, ha diretto spot sociali e innumerevoli opere teatrali, portando in scena, racconti di vita.

Quella del libro è una storia autobiografica: ambientata nel 1999, racconta la storia di Andrea e della sua dura battaglia, fatta di dialogo e conoscenza, con la malattia, un male a cui Andrea dice: «Non mi fai paura». Questo è un estratto dal libro: «Ascolta la voce che ti chiama. Ascolta il respiro che ti sfiora. Ascolta il tempo che passa. Ascolta il passo della vita. Sì, tu ascolti. Tu vedi. Tu decidi. Io, fermo, posso solo esaudirti. Ti sorrido. Tu mi hai concesso giorni. Tu mi hai dato vita. Tu mi hai donato sogni. Tu mi hai segnato di paura. La paura. Oggi, la paura è ormai lontana. Si, lo penso e te lo dico: Non mi fai paura. Non mi fai paura, perché mi pensi. Non mi fai paura, perché mi respiri la vita. Non mi fai paura, perché mi ascolti. Oggi sono in riva alla vita, che è in piena, fra onde e mareggiate, di ricordi inquieti e passati. Non mi fai paura, perché scivoli via con me. Tu, se scappi via, sei via da me. Se ritorni, sei da me, dentro e fuori me. Lontano da me e per sempre con me. Sì che ritorni via. Devo guardarti. Devo non abbandonarti e non abbandonarmi. Ora, sì che ti guardo ed i tuoi occhi mi fissano. Lo so, lo sai. Non mi fai paura».

lunedì 5 maggio 2008

Puglia protagonista a maggio nella Libreria Laterza

Il consueto ciclo mensile di incontri e presentazioni di libri alla Libreria Laterza in via Sparano a Bari sarà, nel mese di maggio, tutto dedicato a pubblicazioni di autori pugliesi. Non potevo perciò esimermi dal segnalarlo proprio su questo blog, anche perché molti sono i volumi interessanti della rassegna. Si parte con un incontro speciale, quello di oggi pomeriggio, di presentazione del corso di giornalismo e scrittura narrativa organizzato dalla rivista Storie e dalla casa editrice Leconte del quale ho già parlato pochi giorni fa (qui). Il primo volume vero e proprio sarà invece presentato venerdì 9 maggio, alle ore 18,30 come tutti gli incontri successivi, e sarà l'opera scritta da Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri dal titolo Di fabbrica si muore. La storia come tante di Nicola Lovecchio morto di tumore al petrolchimico di Manfredonia, pubblicato da Manni Editore (pp. 104, euro 11). Il volume è diviso in due parti: quella di Portaluri, medico oncologo e già manager di alcune importanti aziende sanitarie pugliesi, è una cronaca operata «con ragione e passione» della ricostruzione delle vicende che portarono, nel 1994, l'operaio Nicola Lovecchio dell'impianto petrolchimico di Manfredonia a denunciare il gran numero di malattie tumorali contratte all'interno della fabbrica. Quella di Langiu è invece una pièce teatrale, dal titolo Anagrafe Lovecchio, tutta centrata su questa stessa vicenda. Alla presentazione dell'opera di Portaluri e Langiu interverrà Marco Barbieri, assessore regionale alle politiche del lavoro e alla formazione professionale.

Seguiranno altri sei incontri. Il successivo è quello di lunedì 12 maggio, quando verrà presentato, un anno dopo la sua pubblicazione, il romanzo noir di Rocco Campagna, barese trapiantato in Lombardia, dal titolo A pelo d'acqua, pubblicato da Mario Adda Editore. Venerdì 16 maggio è la volta di Pino Ricco, il giornalista e scrittore barese autore del romanzo Apri gli occhi, del quale ho già parlato alcuni mesi fa (qui). Lunedì 19 maggio è la volta di Francesca Borri, autrice di Non aprire mai (pp. 120, euro 13), pubblicato da La Meridiana, un vero e proprio diario dal Kosovo: è la storia vera dell'esperienza di una ragazza, carica di idee, letture, pensieri e sogni “nonviolenti”, inviata presso l’Ambasciata Italiana in Kosovo. Alla presentazione inteverranno Raffaele Gorgoni e Luca Telese. Giovedì 22 maggio incontro con Angelo Roma, autore di Confessioni di un egoista (Marco Tropea Ed.) e lunedì 26 è invece la volta di Marilena Lucente autrice di Di dove sei (Cargo Ed.). Il ciclo di incontri si chiuderà mercoledì 28 maggio con la presentazione del volume A colpi di cuore. Storie del Sessantotto di Anna Bravo, pubblicato da Laterza.

domenica 4 maggio 2008

"Il gatto che si mordeva la coda", di Emanuele Liaci

Dopo i libri già segnalati nei mesi scorsi, ancora un'opera prima di un giovane autore pugliese è stata pubblicata dalla attiva casa editrice romana Il Filo. Oggi parlo di Il gatto che si mordeva la coda, di Emanuele Liaci (pp. 160, euro 13), nato in provincia di Brindisi nel 1976. L'autore attualmente vive e lavora come docente a Roma dopo essersi laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l'Università del Salento. La sua opera è stata scritta a Varsavia, e il perché è presto detto. Essa prende infatti le mosse da uno strano intreccio tra Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello e il Ferdydurke del commediografo polacco Witold Gombrowicz. Ne spiega meglio il rapporto la quarta di copertina: «Un alone di mistero avvolge una possibile commistione tra Mattia Pascal, alias Adriano Meis, e Ferdy Durke, creature nate rispettivamente dall’invenzione di Luigi Pirandello e Witold Gombrowicz. I due personaggi sono chiamati dall’autore, Emanuele Liaci, per avvalorare una teoria: l’impossibilità di essere se stessi fino in fondo, perché intrappolati nelle molteplici forme che ci vengono di volta in volta affibbiate da chi ci circonda. Le due storie letterarie si intrecciano e attirano nel mezzo l’autore, con la sua piccola vita e il desiderio di sbrogliare la matassa per aiutare Pascal a riprendersi una vita...».

Il volume è stato presentato la scorsa settimana a Trepuzzi, dove l'assessore alla cultura del paese salentino, Anna Blasi, si è così espressa: «Il romanzo del giovaneesordiente riesce, con maestria, a creare un originale intreccio tra due romanzi di altrettanti famosi scrittori per avvalorare la teoria secondo cui l’uomo è costretto ad indossare tante maschere quante sono le persone con cui si relaziona, fino ad annullarsi o perdere la propria identità». La voce narrante del romanzo riesce a liberarsi dalle “maschere” fino a far venire alla luce il proprio vero essere. Ma è l'autore stesso, sul suo blog, a fornire una lettura più precisa: il romanzo di Liaci è cioè «basato sulle crisi esistenziali della gioventù che spesso è costretta ad obbedire a regole sociali e comportamenti standard attraverso il doversi mettere maschere [...] L'idea del romanzo nasce da questa domanda: Chi si è mai preoccupato delle persone che amavano Adriano Meis (personaggio inventato, usato, violentato ed ucciso da Mattia Pascal)? Il romanzo presenta l'immaginazione della continuazione della vita di Matttia Pascal che viene accusato dell'omicidio di Adriano Meis insieme a mie esperienze di vita reali. La storia si svolge per metà a Roma e per metà a Varsavia in Polonia. La letteratura polacca, infatti, è la seconda colonna portante delle vicende che animano il racconto».

sabato 3 maggio 2008

"Bande di Puglia" di Giuseppe Pascali

Il giornalista della «Gazzetta del Mezzogiorno» Giuseppe Pascali, dopo il volume di due anni fa dal titolo La banda di Lecce. Dal Concerto cittadino alla Schipa-D'Ascoli, amplia le sue ricerche sulle associazioni bandistiche in Puglia pubblicando il suo nuovo Bande di Puglia. Il Teatro sotto le stelle (pp. 160, euro 13) edito ancora una volta, come il precedente, per Capone Editore di Lecce. Il volume è corredato di foto d'epoca di solisti e complessi bandistici pugliesi. Secondo l'autore, «Si tratta di un lavoro condotto “sul campo”: di molti concerti non si trova nulla di scritto ma tutto è stato riportato alla luce contando sulla memoria storica di alcuni musicanti della vecchia generazione».

Del libro ha scritto anche Gloria Indennitate sulle pagine dello stesso quotidiano di Pascali, che così sintetizza il percorso storico seguito dall'autore nella sua ricerca: «La prima banda civica salentina ad avere l’approvazione dell’amministrazione borbonica fu quella di Grottaglie nel 1828, seguita da quella di Montemesola, nel 1838. Ma la gran parte delle bande non si "regolarizzò", tanto che nel 1841 la polizia borbonica iniziò una spietata attività investigativa che portò molti complessi bandistici ad inquadrarsi nelle strutture amministrative locali del Regno borbonico. Il decreto, pubblicato il 7 marzo del 1841 sul «Giornale d'Intendenza di Terra d'Otranto» fissò i canoni cui le bande dovevano attenersi. Le bande pugliesi raggiunsero così un discreto livello musicale, anche perché ripetevano quei motivi che erano stati eletti veri e propri manifesti politici durante i moti popolari. Di grande prestigio furono i maestri di banda, molti dei quali passati alla storia non solo come direttori ma anche come compositori».

venerdì 2 maggio 2008

"Mai più scema", di Elisa Albano

Accompagnato da un buon numero di presentazioni in tutto il Salento e non solo (la prossima sarà giovedì 8 maggio presso la biblioteca comunale di Veglie, in provincia di Lecce, con una presentazione di Antonio De Bartolomeis), è stato pubblicato nei mesi scorsi uno spigliato saggio di una giovane psicologa, Elisa Albano, dal titolo Mai più scema. Come sviluppare l'autostima e trasformarsi in donne vincenti (pp. 200, euro 15) per i tipi della casa editrice leccese Lupo Editore. L'autrice, artista oltre che scrittrice e psicologa, si è laureata presso la Facoltà di Magistero dell'Università di Roma "La Sapienza" ed è specializzata in Diritto Penale e Criminologia. Si è dedicata per anni alle problematiche della devianza, prestando attività di consulenza continuativa in qualità di Esperta negli Istituti Penali per adulti in varie città d'Italia e ha svolto e pubblicato ricerche sulla criminalità e la realtà detentiva femminile. Ha inoltre fondato il sito http://www.psicologiaspirituale.it/ ed è autrice anche di articoli e racconti brevi pubblicati su siti internet e su riviste nazionali.

La tesi di Elisa Albano è quella secondo cui l’autostima è la benzina delle nostre azioni ed emozioni e, in fondo, il motore di tutto ciò che ci accade. La quarta di copertina parla da sola: «Un testo fresco e scorrevole che con semplicità e immediatezza lascia comprendere, in modo inequivocabile, cosa sia l’autostima, quali siano le sue precise regole di funzionamento e quanto bene o male faccia la sua presenza o assenza nella vita di ciascuno. Un libro che si rivolge in particolar modo alle donne, ma che in realtà parla a tutti, perché nessuno può mai dirsi immune dalla catastrofica disistima. [...] Un piccolo, grande manuale teorico-pratico, da leggere e portare sempre con sé, perché ogni giorno la vita può riservare insidie e far scendere vorticosamente quel “deposito” di autostima di cui tanto necessitiamo e che può determinare un’esistenza grama o un futuro radioso». Altre notizie sull'autrice e sul libro si trovano qui.

giovedì 1 maggio 2008

"Scrittrici di Puglia", di Patrizia Guida

Uno dei volumi più interessanti delle ultime settimane, pubblicato anche questo dall'editore Mario Congedo, è quello di Patrizia Guida dal titolo Scrittrici di Puglia. Percorsi storiografici femminili dal XVI al XX secolo (pp. 491, euro 28). Si tratta di una vera e propria catalogazione della letteratura femminile pugliese degli ultimi secoli ed è stato presentato, appunto, lo scorso 8 marzo a Lecce. Patrizia Guida si è laureata presso l'Università degli Studi di Bari e ha poi condotto ulteriori ricerche alla Princeton University, negli Stati Uniti, dove si è interessata in particolar modo di letteratura femminile. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: La lirica di Nelly Sachs, Levante, Bari 1986; Letteratura femminile del ventennio fascista, Pensa, Lecce 2000; Oltre la linea gotica e oltre l'ideologia. «Il Mondo» di Bonsanti, Pensa, Lecce 2002; ha inoltre curato l'edizione degli scritti critici di Francesco Jovine pubblicata da Milella nel 2004. Attualmente è docente di Letteratura Italiana Contemporanea presso l'Università del Salento.

Del volume ha scritto, sull'edizione barese di «Repubblica» Antonella Gaeta: «Ammantate d´oblio, misconosciute, sostanzialmente ignote. È difficile scovare le scrittrici di Puglia. Catalogarle, raccoglierne gli scritti e talora anche trovarne semplice traccia anagrafica. Al duro lavoro, pluriennale, si è dedicata con passione Patrizia Guida...». Tra le scrittrici riscoperte da Patrizia Guida è il caso almeno di citare Maria Antonia Scalera Stellini, nata ad Acquaviva nel 1634, che pubblicò due libri di poesie e testi teatrali, e della quale l'Autrice scrive: «È lei l'unica a godere di un prestigio per così dire nazionale, anche se oggi è praticamente sconosciuta. La verità è che le donne, prima dell'unità nazionale, avevano difficoltà a entrare in un sistema culturale. Il loro ruolo era per lo più di intrattenimento. Potevano saper leggere, scrivere e al massimo suonare uno strumento, ma nel ristretto ambito delle loro case». Tra le altre, figurano i nomi di Eva De Vincentis, nata a Gioia del Colle nel 1853, Clelia Romano Pellicano originaria di Castelnuovo della Daunia e, tra le più recenti, la tranese Virginia Fornari De Bellis e Maria Marcone, «un caso editoriale curioso di autrice tradotta in tutto il mondo, ma che in Italia non ha ancora il posto che merita».