venerdì 27 febbraio 2009

"Sorelle Gaballo. Canti polivocali del Salento" a cura di Dario Muci

La casa editrice salentina Kurumuny annuncia la presentazione, domenica prossima 1° marzo alle ore 18,30 presso il Palazzo Palmieri a Martignano, di una delle sue ultime pubblicazioni, un nuovo lavoro dedicato alla cultura musicale e alle tradizioni del Salento, stavolta con un'attenzione specifica al territorio di Arneo-Nardò. Si tratta del volume Sorelle Gaballo. Canti polivocali del Salento (pp. 96, euro 14, con cd audio) curato da Dario Muci e compreso nella Collana di musica salentina diretta da Luigi Chiriatti. Alla presentazione saranno presenti, oltre allo stesso Chiriatti, lo storico Mario Mennona, l'etnomusicologo Giuseppe Spedicato, il giornalista Giuseppe Tarantino ed è infine previsto un intervento musicale delle sorelle Gaballo, che presenteranno alcuni dei quindici brani raccolti nel cd audio allegato al volume, che già soltanto dai loro titoli tratteggiano alla perfezione l'intero spaccato della musica popolare salentina, e non solo: La Madonna ti lu Carminu; Moretto; Cuntu ti Natale; E na e na; La carrozza; Canto alla spica; La montanara; Stornelli a dispetto; Monacella; L'anima ti Pippinu; Ninna nanna; E na e na; La Carminà; La strada del bosco; Sotto l'ombra dei ciliegi.

Luigi Chiriatti così descrive il lavoro curato da Dario Muci oggetto della presentazione: «Il lavoro di Dario Muci di documentazione e ricerca con le sorelle Gaballo apre prepotentemente una finestra su un territorio e una parte del Salento (Arneo-Nardò) poco conosciuti e poco indagati dall'etnomusicologia locale e nazionale. Nardò e le zone limitrofe sono state il 'territorio' di Luigi Stifani, barbiere musicista, 'dottore' delle tarantate. Luigi Stifani ha scandito fino alla sua morte (28 giugno 2000) i ritmi e la musica di questa parte del territorio salentino. La sua personalità e la sua grande conoscenza del fenomeno più indagato e documentato del Salento, il tarantismo, ha limitato se non annullato del tutto (anche se inconsapevolmente) la ricerca successiva che non si è mai spinta molto oltre Stifani. Ora le voci, i racconti, i canti delle sorelle Gaballo e il paziente lavoro di Dario Muci interrompono questo silenzio della memoria 'spezzata' e riannodano e tessono nuove storie e nuove speranze».

giovedì 26 febbraio 2009

"Il funerale e i fiori di campo" di Rocco Aprile

È stato presentato due settimane fa a Calimera (LE) il nuovo romanzo di Rocco Aprile, dal titolo Il funerale e i fiori di campo (pp. 272, euro 18,90) pubblicato dalla casa editrice I libri di Icaro. Alla presentazione sono stati presenti, tra gli altri, Renato Colaci, Mauro Marino, il vice sindaco e assessore alla Cultura di Calimera Leo Palumbo e Salvatore Tommasi. Rocco Aprile è nato nel 1929 a Calimera, nel Salento, dove risiede. Ha insegnato italiano e storia nell’Istituto Magistrale “P. Siciliani” di Lecce. Figura essenziale del movimento di riscoperta delle tradizioni greco-salentine e di salvaguardia della lingua grika, è tra i fondatori del Circolo Culturale Ghetonia. Il romanzo di Rocco Aprile arriva dopo le sue precedenti pubblicazioni, Storia di Cipro, pubblicato per Argo Editore, e dall'ancora precedente romanzo griko-salentino Il sole e il sale, ripubblicato sempre per Icaro nel 2006 a vent'anni dalla sua prima uscita, ma va ricordata anche la Storia della Grecia moderna per Capone Editore.

Come quest'ultimo titolo, anche in Il funerale e i fiori del campo la narrazione è ambientata alle soglie del Salento contemporaneo, dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Sessanta: «La Rina e Rocco, la lambretta e la scoperta di una costa ancora incontaminata, l'Università a Bari e i viaggi e i ritorni...». «I singoli personaggi vengono quasi confusi nella massa», dice l’autore, «agiscono all’ombra, perché a emergere siano le scelte di un intero paese, e del Salento in generale. Ho voluto raccontare quanti hanno riscoperto e rivalutato la Grecìa, a partire dalla lingua, che a Calimera è stata vissuta come un vanto, qualcosa di nobile e bello».

mercoledì 25 febbraio 2009

"Il segreto della dama dei girasoli" di Giampaolo Papi

È ambientato in Provenza, in una calda estate ai tempi di Luigi XIV, il romanzo di Giampaolo Papi, Il segreto della dama dei girasoli, edizioni Pendragon, Bologna 2009 (pp. 164, euro 13). È un’appassionante e tragica storia d’amore ricca di poesia. Protagonisti, una bellissima e raffinata dama e un valoroso cavaliere di ventura. Lei è promessa sposa del duca di Nîmes, lui è la sua “guardia del corpo”. L’idillio si trasforma in tragedia dopo la scoperta di una lettera compromettente e la delazione di un infido domestico. Sullo sfondo, le ipocrisie e le vanità dell’aristocrazia cortigiana intorno al re Sole.
Sarebbe una storia d’amore come tante altre, se non fosse che questa non ha un finale consolatorio né può ascriversi al genere d’evasione: al contrario, è un’intensa riflessione sulla vita, l’amore, l’amicizia, la felicità. Ed è una storia che incanta e seduce per un’altra semplice verità: è ben scritta. Perché è narrata con levità e pathos ad un tempo, e perché rende omaggio alla parola. Alla sua forza poetica e suggestiva, alla sua capacità di descrivere ed evocare. Ne Il segreto della dama dei girasoli, Papi sperimenta, infatti, con esiti interessanti, le possibilità combinatorie di prosa, poesia, musica e immagini.

L’autore, nato a Mesagne nel 1969 e che di mestiere fa il medico (è specialista di endocrinologia e malattie del metabolismo, responsabile del Modulo di Diagnosi e Terapia delle patologie tiroidee presso il Dipartimento di Medicina Interna dell’azienda USL di Modena), non è nuovo alla scrittura. Ha già pubblicato diverse raccolte di poesie (Il canto delle ginestre, Schena, Fasano 1987; Brume d’occhi, Lalli, Poggibonsi 1990; Lettera del sole alla luna un’estate, La Vallisa, Bari 1997) oltre ad un saggio critico su Ungaretti (Il primo Ungaretti, Lacaita, Manduria 1988), e questa è la sua prima “prova” narrativa. Papi si inserisce così a pieno titolo nella lunga schiera di medici-letterati (è membro dell’AMSI, Associazione Medici Scrittori Italiani) che da Cechov a Cronin, da Carlo Levi a Mario Tobino, per menzionare solo alcuni fra i moderni (ma aggiungeremmo anche il meno noto eppur fondamentale editore ottocentesco del Corpus Hippocraticum, E. Littré, medico e filologo), con l’arte e la professione testimoniano la loro attenzione per l’uomo e la vita.

martedì 24 febbraio 2009

"Piazza, luoghi e quartieri di Brindisi" di Antonio Caputo

Una ricostruzione storica della genesi dei rioni e delle aree storiche della città. In Piazze, luoghi e quartieri di Brindisi. Storia, racconti e leggende, volume pubblicato dalla Hobos Edizioni di Oria (pp. 108, euro 12), Antonio Caputo, storico e operatore culturale, già autore di volumi sul passato cittadino ('Ncera na vota, 'Ncera na vota 2, Memorie brindisine) racconta con dovizia di particolari la storia delle aree, dei luoghi, dei quartieri che hanno fatto grande Brindisi. Un passato per certi aspetti inedito, con cenni all'epoca in cui al posto dei quartieri c'erano piccole estensioni di terreno abitate talvolta da occupanti abusivi che poi risulteranno essere i primi residenti di rioni oggi sviluppati e vivibili. E con la stessa meticolosità nel risalire a date precise, corredando il tutto con esclusive fotografie del passato, Caputo fa riferimento anche alle piazze del Centro (piazza Cairoli, piazza Vittoria su tutte) che hanno sempre rappresentato il cuore cittadino.

Elementi preziosi e cenni storici per capire come sono sorti certi luoghi, come la città abbia imparato a valorizzarli, e infine come i brindisini li abbiano sempre percepiti (è il caso di luoghi come le Sciabiche o la frazione di Tuturano). Inevitabile il confronto, con tanto di scatti fotografici, con le aree attuali, certamente più attrezzate e organizzate, ma che con il tempo hanno forse gradualmente smarrito la funzione di punto di ritrovo dei brindisini. Un segno di cambiamento dei tempi, condito da punte di nostalgia non fini a se stesse, ma che richiamano in maniera anche romantica la mai sopita voglia di appartenenza alla propria città. Il volume di Antonio Caputo verrà presentato giovedì 26 febbraio alle ore 18 nell'ex Convento di S. Chiara (nei pressi di piazza Duomo), dall'architetto Maurizio Marinazzo e dal professor Giacomo Carito.

lunedì 23 febbraio 2009

"Spesso un paese" di Alfredo De Giuseppe

La Libellula Edizioni è una piccola casa editrice costituitasi di recente a Tricase, nel Salento, specializzata nella pubblicazione di volumi a medio-bassa tiratura e in stampa digitale on demand. Per questo editore è da poche settimane uscito un volume ambientato nella stessa cittadina salentina, in uno dei suoi luoghi più centrali dove il volume è stato presentato, la scorsa settimana. Si tratta di Spesso un paese (Cognomi al Caffè Pisanelli) (pp. 133, euro 10) di Alfredo De Giuseppe, che raccoglie contributi anche di Virginia De Giuseppe, Ercole Morciano e Antonio Facchini, oltre a fotografie d'epoca e recenti di Tricase. Alla presentazione del volume, avvenuta domenica 15 febbraio, sono intervenuti anche Gigi Za, Antonio Facchini, Ercolino Morciano, Donato Corvaglia, Vittorio Serrano. L'autore, imprenditore e consigliere comunale, ha già all'attivo numerosi volumi, tra cui Best, sindaci e farfalloni (2006) e Tutino. Come un autunno (Edizioni Dell'Iride, 2007), quest'ultimo dedicato a un borgo di Tricase e ai ricordi d'infanzia dell'autore in quel luogo.

Il contenuto del volume è ben descritto in quarta di copertina: «Una storia minima che incontra altre storie minime per raccontare il quotidiano nella comunità. Alfredo De Giuseppe in questo scritto, come d’altro canto negli altri suoi libri, è un minimalista che fa raccontare da personaggi comuni gli eventi della comunità tricasina. La scena sono un bar e una piazza, entrambi dal cognome altisonante di un glorioso (e dimenticato) concittadino. Gli attori sono i personaggi della vita della civitas che ruotano intorno ad un altro cittadino che si è auto proclamato primattore. "Gente de chiazza" la cui chiacchiera viene nobilitata dall’ironia e autoironia nel prendere in eguale considerazione gli eventi quotidiani come i grandi avvenimenti e la politica amministrativa. In questo è la loro grandezza e Alfredo ce li racconta con la sua solita sensibilità (ma anche con glamour), sotto forma di nobile chiacchiera».

venerdì 20 febbraio 2009

"Della fondazione di Oria" di Dino Attanasio

Della città di Oria, in provincia di Brindisi, ci eravamo già occupati un anno fa, per la pubblicazione di un volume sui riti della Settimana Santa di quel territorio. La scorsa settimana nella stessa cittadina, famosa per il suo Castello e per le sue manifestazioni di rievocazione storica (in particolare il Palio), è stato presentato un volume che ne raccoglie la storia: Della fondazione di Oria. Discorso sulle origini di una città antica, di Dino Attanasio. Video e foto sulla presentazione del volume si possono visualizzare qui e qui. Alla presentazioni sono intervenuti, oltre al sindaco e all'assessore alla cultura di Oria, anche Antonio Corrado, presidente dell'associazione di Storia Patria-sez. di Oria e Francesco Fistetti, docente di filosofia presso l'Università degli Studi di Bari. Il saggio di Attanasio è a distribuzione gratuita ed è anche disponibile on-line, sul sito di Oria-invideo.

La teoria di fondo del volume di Attanasio è affascinante: «Oria è di orogini messapiche e non cretesi come erroneamente hanno creduto Erodoto, Quinto Mario Corrado e tutti gli altri storici oritani probabilmente da lui influenzati», scrive infatti l'autore. Il saggio si basa su un dialogo tra le varie fonti storiche che citano, appunto, la fondazione della città di Oria, mettendole "in dialogo", sulla scorta anche dei tanti anni di insegnamento dell'autore. Secondo Attanasio, inoltre, la fondazione di Oria è databile intorno al 1500 a.C., anche secondo i più recenti ritrovamenti archeologici nell'area. Riguardo la presunta origine cretese di Oria, invece, l'autore espone così la sua teoria: «I pochi Cretesi, sopravvissuti prima all’assedio di Agrigento e successivamente alla furiosa tempesta che li fece naufragare sulle coste ioniche, furono accolti dai Messapi che abitavano tutto il territorio in villaggi sparsi. Essi dovettero integrarsi con gli abitanti del luogo a tal punto da sentirsi a tutti gli effetti e in breve tempo Messapi».

giovedì 19 febbraio 2009

"Il potere e chi lo detiene" di Rocco D'Ambrosio

Don Rocco D'Ambrosio è un sacerdote dell'Arcidiocesi di Bari (è nato infatti a Cassano delle Murge nel 1963), ma è anche docente di Filosofia politica presso la Facoltà di scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma e la Facoltà teologica pugliese di Bari. È inoltre docente invitato di etica politica presso la Scuola superiore dell’amministrazione del Ministero dell’Interno a Roma. D'Ambrosio ha da pochi mesi pubblicato un nuovo saggio, per le Edizioni Dehoniane Bolognesi (EDB) dal titolo Il potere e chi lo detiene (pp. 212, euro 20). Questa pubblicazione segue diversi saggi precedenti, alcuni dei quali direttamente legati a personalità pugliesi del mondo cattolico. In generale ricordiamo Padre Serafino Germinario e il Partito Popolare in terra di Bari (Bari 1993); Ordine, umanità e politica. Saggio su Eric Voegelin (Bari 1995); La vigna di Nabot. Saggio di etica politica (Bari 2001; Madrid 2005); Istituzioni persone e potere (Soveria M. 2004); Il grembiule e lo scettro. Appunti su Chiesa e politica (Molfetta 2005); Serafino Germinario un prete scomodo (Bari 2007).

Questa sua ultima opera è invece tutta dedicata alla questione del potere. Dopo un primo capitolo in cui l'autore si sofferma sul Potere in sé, soffermandosi anche sui temi delle ideologie e della laicità, il secondo capitolo si concentra su Chi detiene il potere, sulle caratteristiche di responsabilità, la competenza, lo spirito di servizio, ma anche sulla violenza, l'autorefenzialità, la sete di potere, la brama di profitto. Il terzo e ultimo capitolo è invece dedicato a Chi circonda il potere: intellettuali, corti, collaboratori autentici. Filo rosso e guida ideale che attraversa tutto il volume è la figura di William Shakespeare, le cui citazioni dalle sue opere costellano tutta la riflessione di D'Ambrosio, uno studio frutto di un percorso di ricerca pluriennale su tematiche sociali e politiche, che privilegia la linea antropologica e quella etica. Il libro di D'Ambrosio è perciò rivolto a tutti, ma in particolare a chi detiene il potere e, come scrive Marilena Amerise in una recensione pubblicata sull'«Osservatore Romano», «per ricordare, come scrive Agostino, che i buoni leader, che promuovono veramente il bene comune, sono quanti non comandano nella "brama del signoreggiare", ma nel "dovere di provvedere"; non nell'"orgoglio dell'imporsi", ma nella "compassione del premunire"».

mercoledì 18 febbraio 2009

"Poesie d'amore" di Italo Magno

Di Italo Magno ci eravamo occupati già il 6 febbraio dello scorso anno, in occasione della pubblicazione del suo romanzo La Storia segreta del delfino Filippo, pubblicato dall'editore Guida di Napoli, che ha ottenuto un certo successo nelle scuole medie della Capitanata e anche secondo le ricerche dirette del libro sul nostro blog. A distanza di un anno, l'autore torna con un nuovo libro decisamente diverso, una classica raccolta di Poesie d'amore (pp. 96, euro 9,90) pubblicata da Andrea Pacilli Editore - Buenaventura, casa editrice di Manfredonia, proprio come l'autore del libro. Italo Magno è stato dirigente scolastico per oltre vent'anni e attualmente collabora con l'Ufficio Scolastico Regionale ed è docente di Psicologia dell'handicap e della riabilitazione presso la SSIS Puglia. Tra le sue pubblicazioni più importanti, prevalentemente di narrativa, ci sono Il vento nel fazzoletto (Liguori, 1990), Visioni di un naufrago (Garzanti, 2000) e Un confetto da Paola (Guida, 2004). È inoltre il presidente del premio nazionale di poesia "Città di Manfredonia". Le poesie d'amore di Italo Magno sono state presentate per due volte, la scorsa settimana, a Foggia e, alla vigilia di san Valentino, a Mattinata.

La presentazione del volume è affidata a Carla Chiummo, preside della Facoltà di Lettere dell'Università di Urbino. L’amore, dice la Chiummo, «è il filo conduttore di questi versi, o meglio ancora, cemento che sostiene robustamente tutta l’impalcatura, strutturale e narrativa della raccolta». Un «amore», quello raccontato da Italo Magno, senza maschere e senza ostentati preziosismi. Quella di Italo Magno viene inoltre definita una «sensibilità poetica curiosa, sfaccettata, persino a momenti scherzosa, ma mai insincera; anzi, quasi ostentatamente diretta e, di questi tempi, potremmo dire persino paradossalmente impudica nella sincerità delle emozioni e dei sentimenti evocati». In quarta di copertina, infine, si legge: «Questo libro, che affronta l’amore in tutte le sue declinazioni, l’Autore vuole dedicarlo ai giovani, i quali sembrano vergognarsi di toccare il tema, ma di fatto ne hanno terribilmente bisogno. Se ne vergognano per la falcidia che ne hanno fatto i mass media, che hanno ridotto l’amore a banalità, automatismo, materialità, gioco, anoressia sentimentale».

martedì 17 febbraio 2009

"La bellezza tra arte e tradizione", di Paolo Pellegrino

La casa editrice Congedo ha pubblicato pochi mesi fa un nuovo saggio di Paolo Pellegrino, dal titolo La bellezza tra arte e tradizione (pp. 352, euro 20). L'autore è docente di Estetica e Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi del Salento, e ha già all'attivo diverse pubblicazioni di natura filosofica. Per la stessa casa editrice salentina ha pubblicato infatti, nel 2003, Il ritorno di Dioniso. Il dio dell'ebbrezza nella storia della civiltà occidentale, ma ricordiamo anche L’estetica del neoidealismo italiano, uno studio su Teoria critica e teoria estetica in Th. W. Adorno, Mito e tarantismo (2001, argomenti anche della sua ultima pubblicazione), Geografia del desiderio (2004) ed Estetica e Comunicazione nel panorama teorico del Novecento (2005). La bellezza tra arte e tradizione (che si può acquistare qui) è stato presentato pochi giorni fa a Zollino, nel Salento, con la partecipazione dei docenti universitari Antonio Quarta (Storia della filosofia contemporanea) e Lucio Antonio Giannone (Letteratura italiana contemporanea).

In quarta di copertina viene spiegato diffusamente il contenuto e il senso del saggio di Paolo Pellegrino: «Il libro traccia la parabola dell'idea di bellezza nella storia della civiltà occidentale, a partire da quell'incunabolo originario che è il pensiero greco e quello di Platone in particolare, e da qui si snoda il percorso di ricerca che attraversa i più significativi momenti di condensazione del concetto, come il paradigma incentrato su quello che Tatarkiewicz chiama la "Grande Teoria" del bello, che poggia sull'idea di proporzione, fino alla tappa decisiva della Critica kantiana, secondo cui "è bello ciò che piace universalmente senza concetto" e "senza alcun interesse". Di questa storia si presentano qui, oltre all'atto di nascita, le stazioni, i passaggi, le svolte: una, in particolare, quasi un presagio, ed è quella che fa riferimento a ciò che disse una volta, all'inizio del Cinquecento, il grande pittore tedesco Albrecht Durer: "che cosa sia la bellezza, non lo so". Solo dalla messa in rapporto dell'estetica 'classìca' con le riserve e le obiezioni dell'orientamento analitico, le sparse e non sempre coerenti teorizzazioni del post-moderno acquistano rigore e dignità filosofica; e solo in relazione a quanto mettono in evidenza le riflessioni post-moderne sulla generale estetizzazione dell'esistenza nel mondo post-industriale – che ha fatto dell'arte una dimensione estetica integrale – acquistano senso e credibilità le intuizioni filosofiche che rilanciano la capacità "fenomenologica" dell'estetica di leggere e analizzare i sintomi che fanno del nostro tempo l'età dell'immagine e della spettacolarizzazione. La pratica delle arti, a cominciare dalle avanguardie storiche primonovecentesche, mostra un fenomeno di "eccedenza", anzi di "esplosione" dell'estetica fuori dai limiti istituzionali che le erano stati imposti dalla tradizione».

lunedì 16 febbraio 2009

"Lì" di Tommaso Anzoino

Tommaso Anzoino, nato a Torino ma da molti anni residente in Puglia, a Taranto, ha da poco pubblicato un suo romanzo per la casa editrice Palomar dal titolo Lì (pp. 270, euro 14). Intellettuale, negli anni Settanta Anzoino incontrò Pier Paolo Pasolini al quale dedicò la sua prima opera saggistica, contenente anche un'intervista al poeta friulano (Pier Paolo Pasolini, La Nuova Italia, Firenze 1971). In seguito ha pubblicato i volumi Esame d'incoscienza (Lacaita, Manduria 1983), El premio (Manni, Lecce 1998), Gabriel a cena da Clinton (Scorpione, Taranto 2008). Negli anni Ottanta ha iniziato il suo impegno in politica ricoprendo anche per cinque anni l'incarico di Assessore alla Cultura del Comune di Taranto. Attualmente collabora con l’Università degli studi di Bari e come editorialista con il «Corriere del Mezzogiorno». Attualmente è preside del Liceo "Archita" di Taranto, dove il libro è stato presentato lo scorso 6 febbraio, mentre ieri mattina il romanzo è stato presentato sempre a Taranto, ma presso l'Istituto Moschetti.

Il testo è introdotto da una prefazione di Adolfo Mele, presidente della Sezione tarantina dell'A.I.C.C. (Associazione Italiana Cultura Classica) nonché docente di latino e Greco, che così parla di Lì: «In tutto il testo c’è una girandola di dittici, indefiniti, di pronomi, di tempi, un succedersi in libertà, almeno apparente, di associazioni di idee, immagini, suggestioni, che alla fine risucchiano il lettore nel loro vortice caleidoscopico, una serie notevole di allegorie, un mondo onirico, cui dà ordine solo la ricorrente insistenza sulle posizioni, fisiche, del narratore. È autobiografico? Forse. Ma c’è di tutto. Problemi ambientali, ricordi infantili, ricordi di ogni tipo: sogni, letture, ascolti, viaggi, studi, esperienze, giochi, film visti, persone e animali frequentati; e ci sono note di politica, poche, riflessioni morali, confessioni e suggerimenti di didattica, spunti di comprensione della realtà del mondo dell’infanzia, e soprattutto un senso del mistero, del rinvio ad altro, e una grande nostalgia...». In quarta di copertina, invece, si legge: «Forte risulta l'influenza degli autori che più ha amato e ama, da Garcìa Marquez a Saramago, a Philip Roth, e c'è la riproposizione di una "poiètica" che intende la scrittura come "invenzione", come ritrovamento di cose, di affetti, di luoghi, di "storie nelle quali - come dice Saramago - anche se uno non c'è stato, c'è stato"».

venerdì 13 febbraio 2009

"Tra letteratura e storia. Studi in onore di Rosario Jurlaro"

È stato presentato lo scorso 27 gennaio a Francavilla Fontana, con il patrocinio delle università di Bari, Foggia, Pescara, del Salento e della Calabria, e alla presenza del prefetto di Brindisi, Domenico Cuttaia, e del prof. Donato Valli, già Rettore dell'Università del Salento, la miscellanea di studi di critica letteraria dal titolo Tra letteratura e storia. Studi in onore di Rosario Jurlaro, pubblicato a cura di Mario Spedicato (presidente dell'Istituto di Storia Patria di Lecce e docente di Storia moderna presso l'università del Salento) per le Edizioni Panico di Galatina (LE). Nell'ambito dell'incontro, il prefetto di Brindisi ha avuto modo di annunciare «l’avvenuta costituzione del Comitato provinciale per la valorizzazione della cultura della Repubblica nel contesto dell’unità europea, la cui attività rappresenterà ulteriore occasione di coesione sociale ricercando forme di cooperazione con le Istituzioni e le espressioni più sensibili della società civile, per dar vita ad iniziative che sappiano coinvolgere i cittadini e in particolare i giovani in attività volte a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità nazionale ed europea».

Nato il 23 marzo del 1930 a Francavilla Fontana, Rosario Jurlaro, dopo aver lavorato per diversi anni a Roma come paleografo e giornalista, ha diretto dal 1955 al 1993 la biblioteca «Annibale De Leo» di Brindisi. Nel 1978 ha vinto il premio «Piero Godetti. L’editore ideale». Negli anni ha pubblicato diversi volumi di storia locale e non solo, tra i quali ricordiamo: La festa cresta. Dalle Palme al Sabato Santo con la gente del Sud (Forni, Bologna), L'utile canna (Congedo, Galatina, 1976), Tradizioni di Basilicata in opere della prima metà dell'Ottocento (Lacaita, Manduria 1988) e Guagnano. Chiesa e società (1988). Ha curato molte opere e ha redatto alcune voci per il Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto dell’Enciclopedia Treccani). Jurlaro ha anche ricevuto in passato il premio «Umanesimo della pietra» per la storia. Con queste parole il prof. Spedicato ha salutato la pubblicazione del volume in onore di Jurlaro: «Fra qualche mese Rosario Jurlaro compirà ottanta anni, ma non sembra avvertire alcun peso dell’età. Continua ad essere in prima linea, dinamico, propositivo, sempre disponibile ad accogliere le nuove sfide della ricerca e pronto a misurarsi con i problemi posti dalle più aggiornate e, per certi aspetti, fin troppo sofisticate metodologie introdotte nei diversi campi dei saperi umanistici».

giovedì 12 febbraio 2009

"Istantanee d'autrice. Rina Durante", di Clelia Ancora

È stato presentato la scorsa settimana a Sternatia (LE) un nuovo volume dedicato all'opera della scrittrice e poetessa salentina Rina Durante, dal titolo Istantanee d'autrice. Rina Durante (Editrice Salentina, Galatina) scritto da Clelia Ancora. Il volume si colloca in un periodo in cui le riflessioni su Rina Durante, nata a Melendugno (Lecce) nel 1928 e morta a Lecce nel 2004, sono particolarmente fruttuose: basti pensare al volume, uscito pochi mesi fa per Progedit (Rina Durante, la scrittura delle radici) curato dalle docenti Luce Maria Cudazzo e Francesca Fedele, e al volume di prossima pubblicazione curato da Pino Sansò, che raccoglierà una serie di brevi reportage della scrittrice salentina pubblicati sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» negli anni Sessanta e Settanta. Alla presentazione di Sternatia del volume di Clelia Ancora sono intervenuti il prof. Emilio Filieri (Università del Salento), Rita Rucco (docente e poetessa) e Donato Indino (Presidente di “Chora-Ma”, il Centro Studi del paese salentino che ha organizzato l'evento).

Clelia Ancora è una docente e un’intellettuale impegnata nell’editoria, e svolge diverse attività di ricerca. In questo libro, ricco di citazioni oltre che di documenti fotografici, raccoglie le testimonianze più dirette, più vicine alla vita privata (in particolare, quella della sorella della scrittrice, Pia), dall’infanzia all’adolescenza, alla maturità, alla morte, tracciando così, appunto, una serie di Istantanee sulla vita della Durante. «Fare il poeta, ma anche lo scrittore, è faticoso - scriveva la Durante nel 1980 sul Caffè greco, il fascicolo unico di letteratura di Antonio Verri, rivolgendosi ai “giovani poeti” – perché è una grande fatica trovare la verità di tutti, ma ancora di più dirla a tutti. In un mondo che rinuncia al proprio volto, che fa di tutto per mistificarsi. Il poeta, oggi, ha questo dovere di deludere, gridando alta la sua verità». Un accorato ricordo di Rina Durante scritto da Mauro Marino, infine, può leggersi su Salentopoesia.

mercoledì 11 febbraio 2009

"Note e pensieri" di Giovanni D'Agostino

Segnaliamo anche oggi, dopo Il sesto di Stefano Delacroix di qualche giorno fa, un volumetto pubblicato da Lupo Editore: si tratta della raccolta di liriche di Giovanni D'Agostino dal titolo Note e pensieri (pp. 64, euro 15), alla quale è allegato il CD musicale che raccoglie alcune di quelle liriche con il supporto musicale della pianista Mariagrazia Lioy. Giovanni D'Agostino è un medico dermatologo di Leverano (LE), ma non ha mai rinunciato alla sua passione per la scrittura e, soprattutto, per la musica. In un'intervista rilasciata ad Antonio Tarsi, infatti, ha detto: «Resto e sarò sempre un medico, ma la mia passione è la musica tanto che sin dall’età di quindici anni ho cominciato a scrivere i primi brani di musica leggera». Negli anni scorsi infatti D'Agostino ha anche frequentato un corso di armonia e composizione presso il Conservatorio di Lecce sotto la guida del docente Luigi Quarta. Nel centinaio di brani e musiche composte da D'Agostino figurano brani per orchestra, brani sinfonici, brani per solo e orchestra, brani per orchestra di fiati, marce per banda, composizioni per due o più strumenti, per chitarra classica, per due pianoforti, per pianoforte a quattro mani e per pianoforte, e ancora altri pezzi dei generi più svariati.

Tornando alla raccolta di liriche Note e pensieri, riportiamo parte di quello che si legge in quarta di copertina: «È, allora, animo sensibile al bene (Amore sempre), interessato ai problemi sociali (Preghiera, Emigranti, Il vecchio mondo) ma anche ai fenomeni più contemporanei (I guerrieri del calcio) e, soprattutto, alla Musica (Il pianista, L’orchestra). Sempre, con la ricerca esistenziale di risposte agli interrogativi della vita (Il male, Lacrime). Per raggiungere, infine, la cristallina semplicità dei ‘Pensieri’ che sublimano e racchiudono tutto il significato della poetica di Giovanni: "Un soffio di vita/ nel deserto di sabbia e sale./ L’impreciso movimento/ di un arto paralizzato./ Un piccolo mondo/ che guarda all’infinito./ In tutto questo traspare/ il senso del divino"».

martedì 10 febbraio 2009

"Gaetano Stella scultore barese del Novecento" di Clara Gelao

È stato pubblicato da pochi giorni dalla casa editrice Congedo di Galatina, specializzata in pubblicazioni di storia dell'arte, un volume di Clara Gelao sull'opera di Gaetano Stella. Scultore barese del Novecento (pp. 276, euro 25). Il volume è stato presentato lo scorso 31 gennaio presso la Pinacoteca Provinciale “ C. Giacquinto”, da Isabella Valente, dell’Università “Federico II” di Napoli. La pubblicazione del volume avviene peraltro durante l'allestimento della mostra dal titolo "Gaetano Stella (1888-1964) e la scultura pugliese 'da camera' pugliese nella prima metà del Novecento", in programma dallo scorso 25 ottobre fino al prossimo 28 febbraio presso Pinacoteca Provinciale di Bari, nella quale Clara Gelao ricopre l'incarico di direttrice dal 1991. Laureatasi a Bari in Lettere Moderne nel 1975 e specializzatasi in Storia dell'Arte a Napoli nel 1981, l'Autrice si è occupata prevalentemente della storia dell’arte in Puglia dal XV al XVIII secolo, con particolare riferimento alla scultura pugliese e lucana del Rinascimento, e ha già pubblicato diversi volumi e curato cataloghi, tra cui ricordiamo Stefano da Putignano nella scultura pugliese del Rinascimento, Fasano 1990; Il Presepe pugliese. Arte e folklore, Bari 1992, insieme a Bianca Tragni; Addizioni settecentesche alla Cattedrale di Bitetto, Bari 1999.

Dell'opera di Gaetano Stella, della quale Clara Gelao ha anche curato il catalogo della mostra attualmente in svolgimento per l'editore Marsilio, si ricordano in particolare ritratti in gesso e bronzo, nudi, targhe e busti commemorativi, monumenti ai caduti della grande guerra. Lavori presenti soprattutto sulle strade della città di Bari, come il monumento commemorativo a Nicola Balenzano, in piazza Balenzano a due passi dalla caserma Picca, o il busto di Armando Perotti sul lungomare e la lapide per Francesco Saverio Abbrescia incastonato nell'edificio dell'hotel Palace. La ricerca sull'opera di Stella, ha detto l'Autrice, «si mescola con gli avvenimenti di Bari nella prima metà del secolo. È molto interessante seguire il percorso di uno scultore che non ha potuto allontanarsi dalla sua terra per motivi familiari e che poi è diventato lo scultore ufficiale di Bari». Sulla mostra "Gaetano Stella (1888-1964) e la scultura pugliese 'da camera' pugliese nella prima metà del Novecento", infine, è possibile consultare una scheda informativa sul blog dell'assessore alla cultura della Provincia di Bari, Fabio Losito.

lunedì 9 febbraio 2009

"Il Sesto", di Stefano Delacroix

Il libro che presentiamo oggi è la raccolta di racconti dal titolo Il sesto (pp. 168, euro 12), scritta da Stefano Delacroix e pubblicata da Lupo Editore. Stefano Delacroix nasce a Taranto nell'agosto '66, da genitori leccesi. Dopo la militanza tra le band giovanili, scoperto da Maurizio Montanari, approda alla corte di Mimmo Locasciulli, pubblicando tra il '94 e il '97 i primi due album da solista, Ribelli e La legge non vale (entrambi per Ed. Hobo e distribuzione Sony Music). Delacroix ha già esordito nella letteratura nel 2007, con due romanzi, La memoria del mare (ed. La Riflessione) e Peristalsi (ed. Il Foglio). La pubblicazione apre ufficialmente la collana Incipio di Lupo Editore. “Incipio – afferma il poeta nativo di Martina Franca – è molto di più di una collana per esordienti. Essa ha l’ambizione di individuare, tra miriadi di autori promettenti, coloro che sapranno fondare uno stile, trovarsi in un genere, specificare il proprio modo d’essere in scrittura, in azione. Incipio vuole essere la prima lettera di un alfabeto permanente ed è destinata agli scrittori che vivono la letteratura come affermazione non retorica dell’identità”.

«Gli otto racconti - ha scritto Domenico Fumarola - che compongono Il Sesto, infatti, si fondano tutti su un dubbio percettivo, psicologico, che disperde le energie dei protagonisti, facendoli cadere nella follia che, in questo caso, diventa una distrazione della percezione. Nel noir psicotropo in cui sono immersi i protagonisti dei racconti di Delacroix vengono meno le due coordinate esistenziali fondamentali nelle quali l’essere umano si trova a vivere: lo spazio e il tempo. Nel primo racconto della raccolta, intitolato “Il volgere del tempo”, il protagonista inizia a vivere la sua vita al contrario, tornando indietro nel tempo, fino a vedere la donna amata nascere dal grembo della madre; nel racconto che dà il titolo al libro una madre invia una lettera d’addio al figlio, anni luce lontano da lei». Il Sesto ha avuto un “padrino” d’eccezione, l’attore Alessandro Haber, che durante la prima presentazione del libro, a Copertino (LE), ha letto alcuni racconti dell’opera di Delacroix (il video è su YouTube).

venerdì 6 febbraio 2009

"Frammenti di un interno", di Vito Antonio Conte

Dopo aver partecipato con proprie composizioni a diverse antologie poetiche negli anni scorsi, oltre a cinque autonome raccolte di (liberi) versi e il romanzo breve L’improbabile vera storia di un uomo chiamato Luna, tutti per l’editore Luca Pensa di Cavallino (Le), Vito Antonio Conte, “intellettuale impegnato” oltre che collaboratore delle pagine culturali di «Paese Nuovo» e del «Nuovo Quotidiano di Puglia», ha da pochi mesi pubblicato, per la stessa casa editrice, un secondo romanzo breve (romanzo anomalo, secondo la definizione dell’autore), dal titolo Frammenti di un interno (pp. 114, euro 12), all’interno della collana AlfaOmega. «Romanzo anomalo» è una definizione che, come si suol dire in questi casi, è tutta un programma. D’altra parte, l’attività di poeta di Conte non poteva non emergere, senza nascondersi, anche in una prova narrativa come quella in questione. Una prova narrativa, tuttavia, sui generis come si comprende già dalle prime pagine, nelle quali la poesia, o quantomeno una fluida prosa poetica, scavalca di gran lunga la narrazione vera e propria. Le prime trenta pagine circa servono, comunque, a prendere dimestichezza sia con lo stile dell’autore, sempre pronto a disseminare, velatamente, «frammenti» della trama narrativa, sia con il carattere del personaggio protagonista, Walles.

L’incipit del libro sorprende e appare una sorte di j’accuse che non risparmia colpi contro l’inquinamento, il capitalismo, il potere («Pregni di quel falso alloro o, nella migliore (per loro...) delle ipotesi, con le tasche piene ma putride del comune olezzo», quasi a ricordare «Banchieri, pizzicagnoli, notai, / coi ventri obesi e le mani sudate, / coi cuori a forma di salvadanai...»). La storia si sviluppa invece su due piani. Il primo è il contatto sfiorato di Walles con la morte in un incidente d'auto: un racconto assai dettagliato, ma non meno poetico, che fa da cornice alla vera e propria narrazione. Quest'ultima è quella che vede protagonisti, oltre a Walles, Alex Cotruro e Chiara Wyttesthal, tutti e tre appartenenti a una Agenzia di investigazione che ha il compito di scovare un serial killer misterioso. Un'indagine «anomala» anch'essa, se non altro perché viene raccontata con uno stile contrario a quello di un qualunque, banale, "poliziesco": ovvero, non prestando molta attenzione ai dettagli e agli indizi, bensì, prevalentemente, al rapporto che i tre intrattengono durante l'indagine, e ai loro trascorsi passati. A rendere più interessante il quadro è il cosmopolitismo dei personaggi, tutti in qualche modo legati a lontane parti del mondo: cosicché Chiara è «islandese di nascita», Alex è un «uruguagio di origine calabrese», sempre Chiara ha visto smarrirsi un figlio a Mumbaj e altri casi ancora. L'indagine prosegue sempre in prosa poetica, condita da una buona dose di ironia, fino alla conclusione delle indagini. e del romanzo. Non mancano, infine, nel libro di Conte, riflessioni sulla scrittura (cap. III), sulla solitudine (cap. IV) e arguti monologhi (uno in particolare, alla maniera di Céline).

giovedì 5 febbraio 2009

"Dai Carpazi alle Murge", di Bernardo Kelz

Pochi giorni fa avevamo parlato delle iniziative messe a punto dalla Regione Puglia e dai Presìdi del Libro per il Mese della Memoria. Uno dei libri che è stato, e che sarà ancora, presentato in Puglia sul tema della Shoah è quello scritto da Bernardo Kelz e da José Mottola, dal titolo Dai Carpazi alle Murge. Odissea di Zygmunt Kelz scampato alla Shoah (pp. 112, euro 12), con prefazione di Francesco Lucrezi, ed è stato pubblicato dalla casa editrice Bastogi di Foggia. Il volume è già stato presentato nei giorni scorsi a Bari e a Noci. Bernardo Kelz, esponente della locale comunità ebraica, è il figlio di Zygmunt Kelz, ebreo polacco rifugiatosi in Puglia al termine del conflitto mondiale; è ingegnere meccanico a Bari ed è stato vice-presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni di Amicizia Italia-Israele. José Mottola, avvocato lavorista di Noci (BA), con la biografia Giuseppe Albanese libero muratore e martire della Repubblica napoletana del 1799, Manduria, 1999, ha vinto il Premio "Saturo d'argento" - Saggistica, 1999, nonché il “Premio Noci per la storia locale” 1998/1999, ex aequo. Ha inoltre pubblicato: Novelle 2000. Frammenti di umanità varia, Noci, 2002; I cognomi a Noci in Terra di Bari. Le origini, aneddoti, curiosità, Taranto 2007.

In questo libro le vicende personali e familiari sono intrecciate con la storia europea del Novecento, segnata da due guerre mondiali, ascesa e fallimento storico del totalitarismo comunista, trionfo e sconfitta del nazifascismo e della sua dottrina razzista nel cui nome furono sterminati 6.000.000 di ebrei e centinaia di migliaia di zingari, slavi, omosessuali, disabili. Assai significative le parole scritte su questo volume da Vito Antonio Leuzzi: «Zygmunt - che svolgeva la professione di medico dentista assieme alla moglie Sara nei pressi di Varsavia - riuscì a sottrarsi ai rastrellamenti dei nazisti che riuscirono, però, a deportare la sua famiglia nei campi di morte. Dopo diverse traversie, nell’autunno del 1940, approdò nel porto di Haifa. In Palestina chiese di partecipare con le formazioni d’assalto «Pamach» (unità speciali per combattere le forze nazifasciste), alla liberazione di Baghdad, nell’ambito della campagna irachena organizzata dagli inglesi ed infine si arruolò nella brigata autonoma «Fucilieri dei Carpazi», costituita da migliaia di polacchi fuggiti dalla loro patria. Con una nave militare inglese il reparto di Kelz giunse nel porto di Taranto l’ultimo dell’anno del 1943, fissando la propria dimora in una masseria nelle immediate vicinanze di Palagiano prima di essere trasferito sul fronte di Montecassino. Il medico dentista venne assegnato al convalescenziario militare polacco che aveva sede a Noci, nella scuola elementare «Positano». Dopo aver perduto ogni speranza di ritrovare vivi sua moglie, suo figlio, i suoi genitori ed i fratelli, la «Murgia dei Trulli» rappresentò per Kelz, alla fine della guerra, l’inizio di una nuova vita».

mercoledì 4 febbraio 2009

"Dimitri Nicolau. Una ricerca personale", di M.C. Caldarola

È stata pubblicata all'inizio del 2008 dalle edizioni Papageno di Bari, una casa editrice musicale con un ampio catalogo, nella collana "Tamino", un'importante monografia dedicata al poliedrico compositore e artista Dimitri Nicolau da parte di Maria Cristina Caldarola, docente di pianoforte presso il Conservatorio "Nicolò Piccinni" di Bari. Il volume, dal titolo Dimitri Nicolau: una ricerca personale (pp. 324, euro 18) è stato presentato ancora la settimana scorsa a Bari, dopo diversi altri appuntamenti che hanno avuto luogo nel corso nel 2008. Nicolau, scomparso nel marzo 2008 quando il volume era già stato pubblicato, era nato a Keratea in Grecia nel 1946, ma aveva ottenuto la cittadinanza italiana come rifugiato politico nel 1967, in quanto oppositore del regime greco dei "colonnelli". Dopo i suoi studi musicali compiuti in Grecia e in Francia, aveva studiato alla Facoltà di Lettere dell'Università La Sapienza di Roma e diplomandosi al Centro Nazionale di Cinematografia come direttore della fotografia. Oltre alla sua attività di compositore ha infatti unito quella di direttore della fotografia, co-regista, pittore, docente di arte scenica, tecnica e drammaturgia vocale. Tra le sue oltre 290 composizioni si trovano anche colonne sonore per film, televisione e radio, canzoni per l’infanzia e svariate partiture per teatro di prosa.

Maria Cristina Caldarola, nel volume oltre a tracciare un profilo dell'artista greco e a citare interviste, recensioni e commenti critici alla sua opera, raccoglie anche brevi scritti assai significativi, tratte dalle presentazioni di alcune sue opere. Scriveva ad esempio Nicolau, in pensiero assai attuale: «se ci fermassimo all’idea, peraltro molto razionale e pericolosamente diffusa anche nella cultura a sinistra, che la musica è un bisogno, un mezzo di intrattenimento e di "scarica", un supporto sonoro per esibizioni biomeccaniche non una esigenza tra le più profonde della realtà propria della natura umana, del primo anno di vita e del rapporto con l’assolutamente diverso da sé, torneremmo complici del pensiero religioso. Comporre un’opera musicale e credere che possa proporsi come espressione di non-rapporto è disumano e insensato». La stessa autrice, invece, in un'intervista rilasciata ad Artemisio Gavioli della rivista «Plectrum», afferma: «Il desiderio di divulgare il suo pensiero e la volontà di approfondire la sua personalità poliedrica ha determinato una forma di collaborazione con il compositore per il reperimento del materiale da inserire nella monografia che mi ha permesso come curatrice di approfondire la sua conoscenza e di apprezzare la sua umanità, in seguito a mail, telefonate, fax ed una piacevolissima conversazione estiva sulla sua terrazza romana. Generalmente un compositore lascia tracce della sua esistenza nelle partiture. La monografia su Dimitri Nicolau prospetta un nuovo modo di “fare” la storia nello specifico del mondo dell’arte, proponendo pensieri, scritti, lettere, interviste, disegni e… il catalogo delle sue composizioni raccolte per organico».

martedì 3 febbraio 2009

"Costruire l'università post-fordista", di Aldo Romano

Nell'ampio dibattito sul destino dell'università che tiene banco da diversi mesi si pone ora anche un volume, pubblicato dalla casa editrice barese Cacucci, di Aldo Romano, dal significativo titolo Costruire l'università post-fordista. Sperimentare il futuro nel presente (pp. 222, euro 20). L'autore è docente Ordinario di Gestione dell'Innovazione presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università del Salento e docente della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma II ­Tor Vergata. Nativo di San Vito dei Normanni, ha fondato Tecnopolis a Bari ed ora dirige l'Isufi, Istituto Superiore Universitario Formazione Interdisciplinare, dell'Università del Salento. Nel 2005 Romano ha già pubblicato, insieme a Mario Marinazzo, il volume, edito da Manni, Puglia in declino? Immaginare il futuro e investire per il cambiamento.

Questo nuovo volume di Aldo Romano, invece, pubblicato alla fine del 2008, pone al centro della sua attenzione il sistema universitario italiano, soffermandosi sulle potenzialità del capitale intellettuale e delle sue prospettive per lo sviluppo, ma anche sui rapporti che una cooperazione tra Mezzogiorno e Mediterraneo potrebbe apportare anche al sistema universitario, e vi si riportano, inoltre, i risultati di alcune sperimentazioni culturali, pedagogiche e scientifiche effettuate nel mondo dell'università e della ricerca. La re-invenzione dell'università, secondo l'autore, è un'operazione complessa che richiede comunque, principalmente, discontinuità: «in altri termini, una sorta di rivoluzione creativa, intesa innanzitutto come capacità di originare nel presente il futuro auspicato, piuttosto che di estrapolare il presente da un passato inattualizzabile». Sempre secondo l'autore, i giovani devono apprendere tenendo conto in particolare delle esigenze della società del futuro, la quale richiede un'obbligata organizzazione interdisciplinare degli studi: la soluzione è quindi eliminare il verticalismo culturale e favorire una sempre maggiore comunicazione tra i "saperi" prodotti dalla scienza e da tutti i protagonisti dello sviluppo.

lunedì 2 febbraio 2009

"Anime di legno", di N. Carnimeo, L. Campo e M. Pacciano

La casa editrice barese Gelsorosso ha da pochi giorni pubblicato un nuovo interessante volume sul tema del mare, che segue altre pubblicazioni fuori collana edite negli anni scorsi, come Sealife. La vita nel mare (2006) e I tempi dell'acqua (2007). Il nuovo volume, nella solita elegante veste grafica, è dedicato alle Anime di legno che solcano il mare, raccoglie Storie e testimonianze della marineria da pesca di Molfetta ed è stato scritto a cura di Luigi Campo, sociologo, Nicolò Carnimeo, docente di Diritto della navigazione all'Università degli Studi di Bari, e Michele Pacciano. Il libro è stato anche presentato sabato scorso, 31 gennaio, all'interno del convegno dal titolo "Mare Nostrum" tenutosi nella sede dell’Ipsiam A. Vespucci di Molfetta, in occasione del 90° di fondazione della Scuola Professionale Marittima ex ENEM, alla presenza degli autori e delle autorità.

Nel corso dell'incontro il prof. Nicolò Carnimeo ha trattato la lunga storia della marineria molfettese, le tradizioni, i ricordi dei marinai, i cantieri navali, tutti argomenti oggetto della pubblicazione. Inoltre, in qualità di presidente della Fondazione “La Vedetta sul Mediterraneo” di Giovinazzo, Carnimeo ha presentato il progetto “Mare d’inchiostro”, al quale parteciperanno 40 studenti dell’IPSIAM Vespucci di Molfetta. La Vedetta sul Mediterraneo, si legge in un comunicato, «intende proseguire nell’attività di promozione della conoscenza e della lettura dei grandi libri d'ispirazione marinara, in particolare tra le giovani generazioni, coniugando arte e letteratura, ma aprendo nuove prospettive quali la conoscenza della cultura e identità marinara legata al territorio pugliese e alle altre sponde mediterranee nelle quali si ritrovano tracce della nostra storia marittima. L’edizione del 2009 apre, infatti, una finestra sulle coste del Montenegro e in particolare delle Bocche di Cattaro. Gli istituti scolastici selezionati riceveranno gratuitamente sino a 60 copie di una specifica opera letteraria e durante l'anno scolastico lavoreranno su questa, con un programma didattico assegnato, sino ad arrivare alla preparazione di un opera artistica, un elaborato o un racconto su temi legati al mare e agli stimoli delle letture proposti dalla Vedetta e dai suoi autori». Sempre nel corso del convegno, il coautore Luigi Campo ha illustrato l’importanza della documentazione storica conservata presso l’Archivio Comunale di Molfetta, e in particolare di un elenco relativo alla gente di mare molfettese risalente al 1858.