martedì 8 gennaio 2008

Il piacere del ritorno, un libro Progedit

La casa editrice Progedit informa che venerdì 11 gennaio sarà presentato a Bari il volume Il piacere del ritorno. Citazione, arti visive, comunicazione (pp. 160, euro 16), curato da Maria Rosaria Dagostino e Patrizia Calefato, con saggi delle stesse e di Claudia Attimonelli Petraglione, Angela D'Ottavio, Francesca De Ruggieri. Il volume è edito dalla Progedit nella nuova collana "Culture, Segni, Comunicazione", diretta dalla stessa prof.ssa Patrizia Calefato. La presentazione si articolerà in due momenti: il primo, più riservato agli studenti, si terrà alle ore 10,10, presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere (aula B), Via Garruba 6; il secondo, alle ore 18,30 del pomeriggio, presso il Presidio del libro Dolceamaro Caffé d'Arte, Via S. Francesco d'Assisi 1.A presentare il libro saranno Monica Centanni, docente della IUV di Venezia, e Pasquale Guaragnella, Preside della facoltà di Lingue. Saranno presenti le autrici, Franco Altobelli, autore dell'opera in copertina, e l'editore Gino Dato.

In quarta di copertina si legge: «Questo volume indaga gli spazi della citazione nella cultura audiovisuale contemporanea: cinema, moda, pubblicità, arti, musica, videoclip. Sono questi gli ambiti che vengono analizzati nei diversi capitoli tra loro connessi come le maglie di una rete. La citazione come pratica di discorso fatto di spazi diversi, di strati, di piani, necessita di scritture private ma connesse, di competenze specifiche ma orientate verso obiettivi condivisi. Ci capita spesso di avere sotto gli occhi o sotto mano qualcosa di consueto, di stereotipato, di già sentito e già visto, che possiamo però percepire solo impegnandoci in una diversa direzione dello sguardo, del linguaggio e dei sensi. Questo passaggio ci regala l’emozione dei salti logici, dei giochi di linguaggio, dell’ironia. Abbiamo bisogno di una citazione che non sia erudizione fine a se stessa o ossequio a un'“autorità”, abbiamo bisogno di tornare a provare “il piacere del ritorno”».

Via: http://www.progedit.com/

lunedì 7 gennaio 2008

Luigi Longo: un saggio su Emmanuel Lévinas


Per la saggistica filosofica segnalo oggi un volume edito nei mesi scorsi da Manni, dal titolo Da Atene a Gerusalemme. La crisi della filosofia occidentale in Emmanuel Lévinas (pp. 240, euro 20), scritto da Luigi Longo. L'autore del saggio si è specializzato in Teologia della comunicazione nella Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha conseguito, poi, la laurea in Filosofia nell’Università del Salento. Attualmente è titolare di borsa di studio nell’Istituto italiano di studi filosofici di Napoli e nell’Università Roma Tre.

Nella prefazione di Giovanni Invitto si legge, tra l'altro: «Il Lévinas di cui si parla in questo nutrito, accurato, documentato lavoro, è sulla linea di un pellegrinaggio ancora inverso rispetto a quello dello Zarathustra nietzscheano: è Abramo che sale la montagna non per scoprire la morte di Dio, ma per constatarne la presenza e la sua non trasformabilità nel Detto».
«Il libro - si legge in una recensione apparsa su http://www.lecceprima.it/ - ripercorre la teoresi di Lévinas, presentata come "evasione" dalle categorie proprie della tradizione filosofica occidentale [...] verso un'alterità, anch'essa facente parte della tradizione occidentale minore, rappresentata dalle categorie dell'ebraismo. E questo proprio quando il pensiero occidentale è ormai arrivato alla crisi, ispirata da Nietzsche e poi portata a compimento da Heidegger, dell'ontologia metafisica che ne aveva permeato gli sviluppi».

domenica 6 gennaio 2008

Antonio Sanna e "Il segreto di Pietro"

Si intitola Il segreto di Pietro l'ultimo romanzo di Antonio Sanna, pubblicato, come i due precedenti, dall'editore Matarrese di Andria. L'autore è nato nel 1934 a Barletta, e quivi ha prevalentemente vissuto, e vive tuttora. Dopo aver insegnato quarant'anni in un Istituto Superiore della città, si è dedicato alla letteratura, con la raccolta di poesie Per un sogno d'amore Isabella (Editrice Rotas) e con i due romanzi Un viaggio lungo trent'anni e In un paese lontano, ambientati entrambi in Angola dove l'autore seguiva le vicende del protagonista Francesco Summa Vinci. Nel Segreto di Pietro Sanna racc0nta invece la storia di un uomo solo, misterioso, custode di un segreto inconfessabile. Al centro della vicenda c'è uno psicologo sociale che, invitato a tenere delle lezioni universitarie a Roma, si imbatte in una realtà di miseria e di abbandono, dove incontrerà il protagonista Pietro, che prima lo incuriosisce per deformazione professionale, poi in un secondo momento lo avvince, sino all’imprevedibile epilogo finale.

Sulla storia raccontata nel romanzo lo stesso autore ha scritto: «Il libro non intende condannare la violenza in modo retorico e vuoto, ma è un tentativo di approfondimento serio e scevro da fatalismi, sul devastante dolore, sul trauma profondo, che esperienze tragiche come quella descritta nel romanzo, possono provocare su chi le subisce ma anche su chi è vicino alla vittima. Ferite che non è possibile rimarginare e ti segnano per tutta la vita. Ciò riaffiora costantemente soprattutto nei dialoghi serrati tra vittima e carnefice, tra lo psicologo e Pietro. Per questo mi pare giusto definire il mio ultimo lavoro quasi un saggio sui misteriosi e spesso imprevedibili comportamenti umani».

Via: http://www.matarreseeditore.it/

sabato 5 gennaio 2008

Communism, bed & breakfast, di Raffaele Gorgoni



Dopo i due romanzi storici Lo scriba di Casole e L'oratorio della peste, Raffaele Gorgoni, noto giornalista della Rai pugliese, torna con una nuova opera narrativa, Communism, bed & breakfast e altre storie (pp. 127, euro 13), ancora per i tipi di Besa. L'autore dà vita a cinque racconti tra storie di fantasmi e fantasmi della Storia. In un hotel, una storia intessuta di grandi passioni e tragedie finisce in anguste miserie, tra abiure e tradimenti. Poi il sortilegio e la magia dell’amore fanno argine al
dilagare di una crescita economica ad ogni costo. Luce su una
vicenda di sangue e amicizia maturata nell’inferno della Guerra di Spagna. Infine, la storiadel talento di un giovane violinista che salva un intero paese dalla morsa della criminalità e il racconto di un mafioso «diversamente vivo» che ripercorre la sua discesa agli inferi tra omicidi e traffici di stupefacenti per riflettere su ciò che ha perduto.



Su MusicaOs.it si trova l'ottima recensione di Luciano Pagano, ripresa anche su BesaBlog, dove si legge tra l'altro: «Quello che ci si aspettava da un autore che era capace di trattare la materia storica come si fa con il reportage dell’odierno era che si accostasse alla contemporaneità con gli strumenti della storia, e così è stato, in consapevolezza dell’obiettivo e senza appesantire la narrazione di orpelli metodo-sociologici, usando il pretesto del sogno che al suo svanire riporta al punto di partenza, ma con un sentire differente; come nel racconto del commerciante che decide di non pagare più il pizzo, e lo fa nel modo più plateale possibile, in una terra che accoglie le sue tragedie con un pizzico di ironia e sarcasmo».

Via: http://www.besaeditrice.it/

venerdì 4 gennaio 2008

Ancora su mons. Tonino Bello: I roghi accesi dal Maestro


Anche questo mese segnalo un libro sugli insegnamenti di mons. Tonino Bello, pubblicato dalla casa editrice di Terlizzi Ed Insieme, fondata dallo stesso religioso, e ad opera di Agostino Picicco, dal titolo I rochi accesi dal maestro. La cultura nell'azione pastorale del vescovo Tonino Bello (pp. 128, euro 7,50). L'autore è coordinatore delle presidenze di facoltà dell'Università Cattolica di Milano. Il libro affronta «La dimensione culturale nell'impegno pastorale di don Tonino Bello. L'elaborazione magisteriale, gli interventi sulla stampa diocesana, il rapporto con gli intellettuali, la formazione del clero e dei laici, il dialogo con i non credenti».

Il volume è stato presentato la scorsa settimana a Leuca, a pochi giorni dall’annuncio del via libera al processo di beatificazione del compianto
presidente di Pax Christi, morto nel 1993. In 124 pagine vengono ripercorsi gli scritti di Don Tonino, esaminando il suo magistero in termini culturali, in relazione all’emergere di modelli di vita, criteri e valori. Vengono illustrati la vita, l’operato e il compito magistrale del vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, organizzatore della «marcia dei 500» a Sarajevo nel 1992, indagando la formazione di clero, laici e adolescenti, i rapporti con gli intellettuali e gli scritti a loro rivolti. Accanto a questo l’approccio con i giovani, l’attenzione alla stampa locale e lo stile di elaborazione di testi e discorsi.

giovedì 3 gennaio 2008

La storia dell'Iraq scritta da Vito Salierno

L'Iraq e la sua storia sono da alcuni anni al centro dell'attenzione, anche editoriale, dell'Italia e del mondo intero. Ne ricostruisce la storia, dall’alba della civiltà a marzo del 2007, Iraq. Dai Sumeri a Saddam Hussein , il recente volume pubblicato nella collana «Oriente» dell'editore Capone (pp. 240, 23,00 euro). Autore è Vito Salierno, specialista in lingua e cultura urdu, che ha insegnato all’Università di Karachi ed ha diretto il Centro italiano di cultura in Pakistan.

Ha scritto Gianni Custodero in una recensione apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno»: «Salierno ripercorre i vari passaggi con esemplare capacità di sintesi ed utilizzando un ampio ventaglio di fonti, con particolare attenzione per quelle islamiche. La lunga stagione dell’Islam comincia a Quadisiyyah, nella primavera del 637, con la vittoria dei musulmani di Sa’d ibn Abi Waqqas sull’esercito dell’impero persianio dopo tre giorni di battaglia. Ed è subito scontro tra sciiti e sunniti: i primi riconoscono erede del profeta come guida religiosa e politica, Alì, cugino e genero di Maometto per aver sposato la figlia Fatimah; gli altri, invece, sostengono che né il Corano né la tradizione prevedono l’ereditarietà delle funzioni. L’assassinio di Alì, pugnalato nella moschea di Kufah in gennaio del 661, rende insanabile lo scisma. [...] Puntuale anche nella lettura delle vicende oltre il confine della cronaca, Salierno conclude il suo percorso lungo oltre cinque millenni citando Robespierre, l’incorruttibile protagonista della Rivoluzione francese, il quale sosteneva che "l’idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione" e che "nessuno ama i missionari armati"».

mercoledì 2 gennaio 2008

Il Palazzo della Marra a Barletta: un libro

Il palazzo della Marra a Barletta è stato riaperto da due anni circa dopo alcuni decenni di abbandono e, poi, di restauro. Oggi ospita alcune tra le manifestazioni culturali più importanti della Città di Barletta, come le mostre, ormai a cadenza annuale, su Giuseppe De Nittis e la stessa Pinacoteca dell'artista barlettano prima conservata delle sale del Castello Svevo. Per scoprire questo speciale «scrigno», segnalo il libro scritto da Maria Pia Villani, dal titolo Il Palazzo della Marra a Barletta edito da Cacucci Editore - Bari.

Nella recensione di Giuseppe Dimiccoli apparsa sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» si legge: «L’autrice, forte delle sue due lauree con lode in giurisprudenza e in scienze del turismo culturale, con dovizia di particolari e con uno stile narrativo accattivante, è riuscita a documentare la storia di questo palazzo dalle sue origini ai giorni nostri. Il libro, che al suo interno contiene delle belle immagini fotografiche e una completa cartografia del restauro e dei vari progetti di allestimento di musei, è strutturato in tre capitoli: il primo si occupa della storia, il secondo dell’architettura mentre il terzo analizza il palazzo della Marra e la pinacoteca «Giuseppe De Nittis». Certamente la Villani, in questa sua fatica libraria, si è mossa da un lato sul binario del rigore storico nel reperimento di fonti inedite e nella analisi di quelle esistenti, dall’altro su quello della passione nei confronti della storia dell’arte essendo da oltre dieci anni figura emerita nel campo del volontariato culturale come socia dell’Archeoclub d’Italia sede di Barletta».

Clara Gelao, direttrice della pinacoteca provinciale di Bari e autentica studiosa della arte, nella presentazione afferma che: «lo studio della Villani si inserisce in quello che potremmo chiamare il revival del Rinascimento pugliese, tanto numerosi e interessanti sono gli studi che, da qualche anno a questa parte, hanno investito questo periodo della storia dell’arte pugliese, a fronte di un precedente pressoché totale disinteresse» aggiungendo che: «il libro segue un percorso criticamente ineccepibile: il palazzo viene inquadrato in un contesto più ampio, ripercorrendo la storia della Puglia, e della Terra di Bari, nel Quattro e Cinquecento».