giovedì 9 ottobre 2008

"La politica del dialogo" domani a Percorsi Identitari

Domani, venerdì 10 ottobre 2008, alle ore 11.00, presso la Sala Matutinum della Biblioteca Multimediale del C.R. della Puglia Teca del Mediterraneo per la rassegna Percorsi Identitari verrà presentato il volume La politica del dialogo, in ricordo di Giovanni Papapietro, edito dalla casa editrice Progedit. Interverranno, in qualità di testimonials, il Preside della Facoltà di Scienze Politiche presso l'Università degli studi di Bari, Ennio Triggiani, il prof. Pierfranco Moliterni, docente di Storia della musica presso l'Università degli studi di Bari, Pasquale Donvito, esperto di Amministrazione ed Economia pubblica, e Luigi Ferrra Mirenzi, esperto di Programmazione regionale. Partecipano la curatrice, Vanna Cotturri e l'editore, Gino Dato. Giovanni Papapietro nacque il 9 gennaio del 1931 a Bari. Dopo aver trascorso quattro anni a Rodi, ritornò in Italia nel 1940. Nel 1947 iniziò la sua carriera politica con l'iscrizione al Pci. Negli anni Sessanta divenne segretario della Federazione barese e in seguito membro del Comitato federale e del Comitato Centrale. Nel 1970 venne eletto consigliere regionale e successivamente parlamentare europeo di Puglia. Dopo il 1989 aderì prima al Pds e poi ai Democratici di sinistra, continuando fino alla fine della sua attività politica.

Il volume, curato da Vanna Cotturri, consegna il primo ritratto di un intellettuale pugliese che ha segnato la cultura e la politica regionale, ma anche nazionale. Obiettivo, mantenere viva la memoria di un uomo che si è contraddistinto per l'amore verso i più deboli e la passione per le idee. Il libro si articola in due parti. Al ricordo della moglie Marisa segue una antologia di brani tratti dagli scritti, letterari o politici, che Papapietro elaborò in diversi momenti della sua esistenza e per diverse circostanze. La seconda parte raccoglie gli interventi commemorativi, che in occasione del primo anniversario della morte, hanno pronunciato Enzo Lavarra, Lucio Pollice e altre personalità della politica italiana, da Giandomenico Amendola a Giorgio Napolitano. "La figura di Giovanni Papapietro", scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, "resta esemplare proprio per il rapporto profondo, organico tra politica e cultura che la caratterizzava".

mercoledì 8 ottobre 2008

"La scordanza", di Beppe Lopez

Ne avevamo già accennato nel riferire il programma della Festa dei lettori 2008 in provincia di Bari. Segnaliamo oggi con maggiore dovizia di particolari il nuovo romanzo di Beppe Lopez, La scordanza (Marsilio, pp. 378, euro 19,50). Dell’autore barese nato nel 1947 proprio un anno fa segnalavo la sua ultima fatica in ambito saggistico, La casta dei giornali pubblicata per Stampa Alternativa. Ma il nome di Beppe Lopez è certamente noto anche per i suoi romanzi, in particolare per Capatosta (Mondadori 2000), seguito nel 2004 dal racconto storico Mascherata reale (Besa). Già numerosi, inoltre, sono i riscontri di critica ottenuti da La scordanza. Corrado Augias, sulle pagine di «la Repubblica», ne ha elogiato in particolare «la lingua: un impasto di italiano e dialetto piacevole e forte come in Camilleri, forse di più». Secondo Roberto Cotroneo «Il fascino di questo romanzo è la capacità di Lopez di costruire una storia intensa senza stereotipi, senza format inventati da altri, senza i soliti luoghi comuni», mentre Luca Canali, dalle colonne de «Il Giornale» l’ha definito «Un romanzo d’inconsueto valore umano prima ancora che letterario, un frutto inatteso nell’attuale deserto».

Questa una breve trama della storia raccontata in La scordanza: «Niudd’ appartiene a una generazione di italiani, nati fra gli anni Quaranta e Cinquanta, che ha attraversato una esperienza storicamente inedita e irripetibile. Una generazione che ha compiuto un primo passaggio epocale, attraverso il Sessantotto, da un Paese arcaico, innocente e autoritario, a un Paese moderno, in fase di smaniosa «liberazione individuale e collettiva». E poi un secondo, definitivo passaggio, negli anni Ottanta, da un Paese che aveva perso l’innocenza a una società in profonda crisi morale, sociale e politica. Senza radici e senza memoria di sé. Ubriaca di scordanza… Per inseguire i suoi miti e le sue ambizioni, Niudd’ emigra da Bari a Roma per fare il giornalista politico, partecipando a quel clima in cui la liberazione veniva vissuta in prima persona. Tanto per cominciare, nei rapporti professionali e nei rapporti d’amore e di sesso. In quel clima, dopo un paio d’anni dalla nascita di sua figlia Saverin’, Niudd’ sfascia, come da copione, il suo matrimonio con Iagatedd’, la ragazza che per amore lo aveva seguito nella capitale.Niudd’ vive lo spartiacque della fine degli anni Settanta – simboleggiato dall’assassinio di Moro – come una brutale, indebita, devastante interruzione di un “processo di democratizzazione” nel quale si era totalmente identificato.Doppiamente sconfitto e ferito – dal crollo del suo mondo di valori e di rapporti, e da una tragedia personale, la più grande che possa capitare a un uomo, che non vuole accettare – Niudd’ torna nel 2000 nella sua città, a sopravvivere proprio nella casa in cui era vissuto da ragazzo, in attesa e con la convinzione di poter rivedere sua figlia».

martedì 7 ottobre 2008

"VivaBitonto", della casa editrice Palomar

Con due distinti comunicati la casa editrice barese Palomar annuncia una nuova pubblicazione (e la sua presentazione) e un importante riconoscimento nazionale. Partiamo con la presentazione del volume VivaBitonto, una miniguida della città, appunto, di Bitonto, realizzata dai ragazzi delle scuole primarie e secondarie della città in provincia di Bari. L'incontro si terrà domani, mercoledì 8 ottobre, alle ore 17 presso la Sala Consiliare del Comune di Bitonto in piazza Aldo Moro. Interverranno all'incontro, oltre all'editore Gianfranco Cosma, il dirigente scolastico del circolo didattico "Nicola Fornelli", Francesco Paolo Bellezza, il sindaco Raffaele Valla, l'assessore Antonio Giammarelli, il prof. Nicola Pice, Vito Masciale, i dirigenti scolastici e gli alunni di tutte le scuole che hanno partecipato al progetto.

Il riconoscimento assegnato alla casa editrice Palomar è il Premio Tular 2o08 e riguarda invece l'edizione delle Laudi di Jacopone da Todi, pubblicate in occasione dei settecento anni dalla morte del poeta umbro (1306-2006). Nella stessa cerimonia riceveranno il Premio Tular il curatore dell’opera, professor Ferdinando Pappalardo, docente di Teoria e Storia dei Generi letterari presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Bari, e il senatore Giuseppe Giacovazzo alla sua carriera giornalistica. La cerimonia si terrà giovedì 16 ottobre a Todi presso il Salone d’Onore di Palazzo Pongelli. Il premio vuol essere un riconoscimento per quei soggetti affermati nelle loro espressioni artistiche e di lavoro quotidiano e che continuano a operare nel proprio ambito con indiscussa professionalità, conseguendo prestigiosi risultati.

lunedì 6 ottobre 2008

"Un eroe dalla parte sbagliata", di Chiara Curione

È stato presentato lo scorso 26 settembre a Villa Castelli, in provincia di Brindisi, nell'ambito della terza giornata di studi sul Brigantaggio il nuovo romanzo di Chiara Curione, dal titolo Un eroe dalla parte sbagliata (pp. 128, euro 11), pubblicato da Besa Editrice. L'autrice, nata a Gioia del Colle nel 1962, arriva a questo romanzo dopo l'opera d'esordio La sartoria di Matilde pubblicata nel 2000 a Firenze e distribuita autonomamente dalla stessa Curione grazie al circuito di distribuzione indipendente DANAE, e dopo la pubblicazione, nel 2005, della raccolta di fiabe storiche su Federico II dal titolo Le imprese di Federico II, pubblicata per le Edizioni Pugliesi e che ha offerto lo spunto per alcune rappresentazioni teatrali. Oltre alla sua attività di autrice, Chiara Curione collabora con il laboratorio di lettura della biblioteca comunale di Gioia del Colle.

Un eroe dalla parte sbagliata è un romanzo in forma dialogica, in cui il presente e il passato si intersecano narrando l’atavico divario tra Nord della penisola e Mezzogiorno. Un bambino conteso tra nonni paterni pugliesi e nonna materna milanese ascolta un racconto di tempi lontani: durante la campagna per l’Unità d’Italia, un romantico antieroe del sud, Pasquale Romano, sacrifica l’amore agli ideali, combattendo tra le fila dei “briganti” la guerra contro i Savoia e l’esercito piemontese. Attivo tra il 1861 e il ’63, il gioiese Pasquale Romano (passato alla storia come “Sergente Romano”) diventò famoso per aver capeggiato la rivolta del 28 luglio 1861 meglio conosciuta come “battaglia del borgo di S. Vito”. Dopo numerose imprese che lo connotano più come un soldato fedele all’ex re Francesco II che come fuorilegge, Romano cadde in un imboscata nel gennaio 1863 trovando una morte eroica e quasi romantica.

venerdì 3 ottobre 2008

Tre giorni sulla poesia argentina contemporanea

Il Centro Studi di Cultura Ispanica e Latinoamericana (CSCILA) informa che nei prossimi 6, 7 e 8 ottobre si terranno in provincia di Foggia tre giorni dedicati alla poesia argentina contemporanea. Gli incontri sono organizzati in collaborazione con l’Università degli Studi di Foggia, del Comune di Mattinata e del Liceo Giannone di San Marco in Lamis. Il calendario degli eventi prevede il giorno 6 ottobre, alle ore 18,30 presso il Museo Civico di Mattinata la presentazione del poeta argentino Eduardo Kovalivker con gli interventi del traduttore delle sue opere, il prof. Emilio Coco, del sindaco Angelo Iannotta e di Michele Vigilante, editore di Sentieri Meridiani, casa editrice assai attiva nella promozione della poesia latino-americana. Durante la serata è prevista l’esposizione di alcuni testi dedicati alla cultura ispanica e latinoamericana con particolare riferimento alla figura di J.L.Borges ed inoltre verranno allestiti alcuni pannelli fotografici raffiguranti il poeta argentino. Martedì 7 ottobre alle ore 11.00 il poeta Eduardo Kovalivker incontrerà gli studenti del Liceo Giannone di San Marco in Lamis.

Ancora, mercoledì 8 ottobre alle ore 10.30 presso la Facoltà di Lingue dell’Università di Bari si terrà una tavola rotonda dedicata alla letteratura argentina contemporanea e un colloquio degli studenti con il poeta Eduardo Kovalivker che presenterà il suo libro dal titolo Noi (pp. 116, euro 11). Saranno presenti, tra gli altri, la Prof.ssa Ines Ravasini, Docente di Letteratura Spagnola presso la facoltà di Lettere, la Dott.ssa Paola Laskaris, ricercatrice presso la Facoltà di lingue di Bari, e il Prof. Alessandro Rocco, Docente di Letteratura latinoamericana presso la Facoltà di lingue di Bari. Un altro incontro con il poeta argentino si terrà sempre mercoledì 8 alle 18,30 presso la sala incontri del DISCUM, nella Facoltà di Lettere di Foggia in largo Civitella. Eduardo Kovalivker rappresenta una delle nuove voci dell’Argentina contemporanea. Ha pubblicato alcuni interessanti raccolte di poesie come Las horas que quedaron 2000 e nel 2004 Coloquio de fantasmas. Alcune sue poesie sono state ospitate nella rivista internazionale “Le Magazine Litteraire”. E’ stato inserito nell’Antologia della Poesia argentina contemporanea nel 2007.

giovedì 2 ottobre 2008

Domenico Protino: un poeta prestato alla musica

Con una "variazione sul tema" (ma non troppo) di questo blog, volentieri pubblico questo pezzo di Stefano Donno (qui il suo blog) sul giovane cantautore pugliese Domenico Protino.

Domenico Protino nasce a Torre Santa Susanna nel brindisino. Sin da giovanissimo si appassiona al mondo delle note. Scopre un amore fortissimo per la chitarra e le sue sonorità, ascolta moltissima canzone d’autore, anzi la divora e apprezza da subito il pop internazionale. Il 2000 per lui è una data a dir poco epocale: decide che la musica sarà la sua vita e allora a capofitto, con impegno e tenacia, non risparmiandosi in nulla, credendoci fino in fondo, riesce a crearsi ogni possibilità di esibizioni live –sia in cover band che come solista– partecipando a concorsi canori nazionali sempre più prestigiosi, che gli permettono di affrontare sin da subito i palcoscenici e il pubblico (che si sa, sente a pelle e da subito chi sta sotto i riflettori, chi cavalca le scene, respira la sua autenticità, genuinità, insomma lo pesa sin da subito senza se e senza ma …), fino ad arrivare alla vittoria del rinomato Premio Lunezia Giovani Autori 2007 che riconosce il valore sia musicale che testuale delle canzoni italiane, con il brano dal titolo "W la vita", dove Domenico riesce a musicare in versi una sorta di vademecum utile per essere sempre pronti a mettersi in viaggio in questa splendida avventura che chiamiamo vita, compagna e nemica inseparabile di tutti i nostri giorni, percorso minato tra l’inferno e le nuvole. Un premio che gli consente di esibirsi poi in altre importanti manifestazioni come il Premio Mia Martini, il Solarolo Song Festival, il M.E.I., Sanremo off e il Premio Bindi.

Ma non finisce qui: nell’estate 2007, si aggiudica il Premio Salentino con il brano "La nuova aurora”. Il 2008 è l’anno che lo porta veramente su scenari internazionali, e per la precisione oltre oceano: Domenico viene selezionato come unico rappresentante italiano al Festival Internazionale della Canzone di Viña del Mar in Cile (il più importante festival dell’America Latina e unico gemellato con il Festival di Sanremo), vincendo con il brano "La guerra dei trent'anni” giudicato il più meritevole in assoluto sia come migliore autore sia come migliore interprete. A dirla così sembra cosa da poco, ma parliamo di una manifestazione che in gergo potrebbe definirsi una vera e propria gallina dalle uova d’oro, ovvero una porta di accesso al ricchissimo mercato musicale dell'America Latina, quello che per farla breve decreta la buona sorte di ogni cantautore che si vuole definire tale. Ad esempio "La guerra dei trent'anni" fa riferimento, nel titolo, alla guerra del Peloponneso (Atene contro Sparta) e a Pericle abilissimo stratega ateniese, fondatore della democrazia ma anche e soprattutto uomo di cultura, amante della arti nelle sue più sottili espressioni. Come lunghissima fu quella guerra, così anche quella “combattuta” da chi ha trent'anni (precario ad ogni latitudine della sua vita, mito cantato da autori della nostra letteratura contemporanea come ad esempio Mario Desiati con il suo Vita precaria e amore eterno edito da Mondadori) e ha trascorso già abbastanza tempo per non accorgersi che è difficile fidarsi, che soltanto pochi, magari quelli giudicati un po’ strani dalla gente, mantengono la parola data, che nessuno ti aiuta senza un tornaconto personale: insomma un desiderio inconscio di riproporre un equilibrato ritorno all'Età di Pericle, un ritorno alla meritocrazia per dare valore al giusto valore dei sentimenti, delle passioni, degli impegni. Per questo "vuole diventare pazzo" e "vuole diventare cieco" per essere lucido il più possibile e al di sopra di parzialità e storture: la vera vittoria non consisterà necessariamente nella vittoria personale, no quella è ben poca cosa rispetto all’integrità e onestà intellettuale, ma in quella di un sistema trasparente fondato sul merito. Una canzone che stabilisce la vittoria definitiva di Pericle!

Insomma parliamo di un giovane cantautore, che gestisce diversi codici sonori (orecchiabili, curati in ogni suo aspetto, preziosi nella scelta delle sonorità) e diversi impegni sul senso testuale, che ama non limitarsi a essere bardo di se stesso, ma occhio critico attento a quello che succede oggi. Penso ad esempio ai brani “Futuro remoto”, “Quel bravo ragazzo”, IFO (Identified Flying Object). Un Cd che si lascia ascoltare più e più volte, senza mai far perdere la voglia di concentrarsi sulle parole, sulla musicalità in fondo dei suoi… chiamiamoli pure versi! Già perché Domenico Protino è un pop poeta, uno di quelli che potrebbe anche semplicemente declamare i suoi testi, perfino senza alcuno strumento. La critica più austera, più militante, più severa troverebbe i paragoni… già sentito, già ascoltato, c’è stato Battisti, De Andrè, etc… Ma ora c’è lui… c’è Domenico Protino.
Il suo primo album “Domenico Protino”, uscito da qualche giorno, consta di 10 brani. Registrato presso gli studi Panpot di Brindisi e mixato allo Studio S.Anna di Castel Franco Emilia (Modena) e al Creative Mastering di Forlì, suonato interamente, oltre che da Domenico, da musicisti pugliesi, è realizzato sia in lingua italiana che in lingua spagnola per il mercato latino-americano.

Stefano Donno

mercoledì 1 ottobre 2008

"Scienza e letteratura", di Domenico Ribatti

Già lo scorso 11 aprile davo notizia di una pubblicazione di Domenico Ribatti, ordinario di Anatomia Umana presso il Policlinico di Bari. In quel caso si trattava di una raccolta di poesie, L'assenza del centro, pubblicato per la casa editrice foggiana Sentieri meridiani. Da pochissimi giorni si può invece richiedere in libreria un nuovo volume di Ribatti, che dimostra una volta di più l'ampio raggio dei suoi interessi: si tratta della raccolta di saggi e di recensioni dal titolo Scienza e letteratura. Storie di un doppio legame (pp. 208, euro 22) pubblicata da Stilo Editrice nella collana di ricerche letterarie Officina, diretta da Daniele Maria Pegorari e giunta al suo quinto volume (ma sono già in preparazione i prossimi due che affrontano con rigore critico le opere di due nomi importanti della letteratura del secondo Novecento, pur così diversi: Mario Luzi e Walter Siti). Della vastità degli interessi di Domenico Ribatti è testimonianza il lungo elenco delle sue pubblicazioni, che attraversa almeno tre generi: quello delle ricerche specialistiche, in particolare nel campo dell'angiogenesi nello sviluppo embionale e nella progressione tumorale; quello, come si diceva all'inizio, della poesia; e quello della critica letteraria, come dimostrano le monografie dedicate da Ribatti a Italo Calvino (Lacaita, 1995) e Leonardo Sciascia (Schena, 1997).

In Scienza e letteratura Ribatti raccoglie invece la produzione di saggi, articoli e recensioni pubblicati su riviste e quotidiani di tutta Italia, da «Belfagor» a «L'Indice dei libri», da «La Gazzetta del Mezzogiorno» a «incroci». Quarantaquattro interventi, in totale, tutti con un comune denominatore: indagare lo spazio avuto dalla scienza, e in particolare dalla medicina, nella produzione letteraria e in quella editoriale, senza confini di tempo e di spazio. Ai medaglioni su Calvino e Primo Levi seguono, dunque, notizie su Ippocrate e Galeno; alle recensioni di opere di Pirandello e Attilio Bertolucci seguono i ritratti di "medici-scrittori" come Mario Tobino e Anton Cechov. Il libro si chiude, infine, sulle pagine di storia della medicina contemporanea, da Basaglia a Veronesi fino a Gino Strada e Medici senza Frontiere. Come sottolinea nella prefazione Daniele Maria Pegorari, pur nella «ricollocazione in sequenza [...] queste pagine acquistano una continuità di discorso che sorprende anche il lettore che abbia seguito l'autore nelle sue 'scorribande' da una testata all'altra. Diro di più, quell'understatement che caratterizza da sempre il recensore e articolista Ribatti, poco incline ai fronzoli della scrittura e abile nell'andare ai passaggi salienti dei suoi autori, riportata ai fini dell'esemplificazione del discorso, con la stessa lucidità con cui praticherebbe una dissezione anatomica, viene compensato e arricchito, nella costruzione del 'corpo-libro', da segrete continuità di pensiero e di argomentazione, finalmente rivelate».