sabato 31 maggio 2008

"Mi chiamo Brian", di Laura La Penna

Dopo circa un anno dalla pubblicazione, è stato presentato la scorsa settimana a San Donato (Le) il romanzo pubblicato per i tipi di Besa Editrice da Laura La Penna, dal titolo Mi chiamo Brian (pp. 176, euro 12). L'autrice nasce a Lecce l’8 aprile del 1967 da padre pugliese e madre toscana. Ha vissuto in varie città d’Italia sin dall’età di nove anni. Ha frequentato il liceo classico e si è laureata in giurisprudenza. Dall’età di ventisei anni vive a Lecce dove si è sposata. Ha due figli e lavora in banca. Oltre alla famiglia ama leggere, dipingere su ceramica. Una passione per la scrittura (sin da bambina) mai resa esplicita prima. Inoltre, Laura la Penna partecipa al progetto Girotondo di parole, un laboratorio di scrittura per bambini.

Così si legge in quarta di copertina: «Mi chiamo Brian è la storia di un ragazzo difficile la cui identità era stata persa per fortuna avversa sin dall'età di quattro anni. L'amore, l'amicizia, il coraggio e la fede in questi valori fanno riemergere quello che c'è in ognuno di noi anche quando il sogno sembra impossibile. La storia di Brian può essere la storia di ognuno di noi: quando diamo per scontato che ogni cosa che abbiamo ci appartenga di diritto e per sempre...; quando pensiamo di non avere niente, abbiamo ancora tutto da conquistare». Del libro ha scritto una recensione Mauro Marino (si può legge per intero qui), che chiude così: «Una storia dove il pianto è comunicazione piena, strumento d’incontro, di comunione e di profondo svelamento. Una storia dove c’è un ‘lieto fine’ non consolatorio che ‘trattiene’ il dolore d’una esperienza di perdita che matura in tutti i personaggi, come linfa necessaria dello stare a vivere: “Il dolore spesso ci è amico e consigliere. (…) Non bisogna averne paura, anzi, dobbiamo imparare ad ascoltare i nostri dolori, quelli del corpo e quelli della mente, dando loro la possibilità di agire fino in fondo. (…) Se avremo il coraggio di passarci attraverso, ogni esperienza vissuta, anche la più drammatica, ci apparirà sotto un’altra luce e guarderemo in modo diverso anche i nostri rapporti personali”».

venerdì 30 maggio 2008

"Le battaglie i robusti no", di Biagio Lieti

È stato ospite della Biennale dei Giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo in corso alla Fiera del Levante di Bari (aperta fino a domani sera) il giovane poeta e pittore Biagio Lieti, che da poche settimane ha pubblicato la sua opera prima, dal titolo Le battaglie i robusti no per la casa editrice Poiesis di Alberobello (pp. 71, euro 12) dell'editore Giuseppe Goffredo nella collana Diwan della poesia. Biagio Lieti è nato a Carosino (Ta) nel 1978. Al suo attivo ha già diverse mostre artistiche: Nel 1999 prende parte alla rassegna Le rêve de siècle a Montivillers (Normandia-Francia), e realizza la sua mostra personale, Bluaa!, a Carosino. Seguono le partecipazioni a Espressione Giovani (2000), Grottaglie, Castello Episcopio; I colori del vino, Attraversamenti dell’arte fra storia ed emergenze (2003), Carosino, Castello D’Ayala Valva. Nel 2004 prende parte ai progetti espositivi Le Battaglie della mosca a Lecce e Carosino. Come poeta, invece, vanta già l'inclusione nell’antologia Poeti Circus, i nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni, a cura di Giuseppe Goffredo (Poiesis Editrice, 2005).

L'editore Giuseppe Goffredo accompagna con queste parole la pubblicazione di Biagio Lieti: «So che la poesia di Biagio Lieti ha il profumo di una scorza di pero punta da una formica rossa. A sentirla pizzica le narici. Qualche volta per il bello che emana dà nausea. In sé insegue consapevole le parole con il fastidio ossessivo di rimuoverle. Quasi per prenderle dalla parte contraria. E sicuramente sono il tappeto del paesaggio vivo per non vacillare. In-colme sempre, sincere. Dotate di occhi e fisicità per non arrendersi. Continuano a cercare. Il cielo, appunto, per liberarsene. Questa sua archiloca “Le battaglie i Robusti no” (Poiesis Editrice, 2008) l’ha fatta per schiarire le mani. Andarsene. Spero allora non torni. Lo pubblico, affinché, come un pero fiorisca».

La prefazione è invece affidata a Carla Saracino, che così si esprime: «Le battaglie e i robusti no conosce la bellezza di un’altra possibilità: che il verso s’agiti al centro del bivio, che il verso disconosca quello stesso bivio, pur restandovi sopra, sospeso, vibrante, anelante. E c’è una sorta di antica misura: l’idea che vi sia stato un prima verso cui ritornare - non solo segnalato dall’abbondanza di lemmi che tradiscono pure una genealogia meridionale, per nascita e cultura, dell’autore - e nel quale essere, in qualche forma misconosciuta o ritrovata, comunque artefice d’una custodia, d’una testimonianza “Ma sogno risorgere/ per primizie scintille/ albe discutibili / parlate di luce /glorie in avanzo/ sogno luoghi vaghi / dove cercare invano i minuti / per questi impartoribili addii ”. E ancora: “ Posso farmi di colore pure qui … / e so tentare in più afe”. Ogni poesia in questo libro racchiude un complesso lessico, intelaiature voraci che scavano nella polvere, scavano nel verde, il colore più atavico; ogni parola esegue un compito, rivela un carico di memoria denso, eredità che sanno esercitare anche una lucida partecipazione al contingente e citarlo, talvolta, riscriverlo in tensione, nominarlo, proprio come uno spot, una réclame senza apparente senso». Altre notizie su autore e libro sui siti www.myspace.com/biagiolieti e http://www.libericantori.splinder.com/.

giovedì 29 maggio 2008

"Ori del Museo Nazionale Archeologico di Taranto"

Dopo l'attesa riapertura, da pochi mesi, del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, ecco ora in libreria (ma è acquistabile anche presso il bookshop del museo) il volume con le immagini e la storia degli Ori del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, pubblicato dall'Editrice Scorpione di Taranto a cura di Amelia D'Amicis e Laura Masiello (pp. 120, euro 13). Il volume si propone proprio di dare spazio alla maggiore attrazione del museo appena riaperto al pubblico: è emerso infatti in questi mesi che le oreficerie di età ellenistica rimangono il polo di attrazione primario, che gli "ori" e il MARTA sono ormai un binomio inscindibile. Risponde in maniera puntuale a tale interesse, ponendo l'attenzione proprio sugli "ori", questo primo lavoro rivolto alle collezioni del museo, organizzato in agili schede scientifiche precedute da approfondimenti tematici e corerdate da un ricco apparato iconografico. La prefazione al volume è di Antonietta Dall'Aglio, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Del volume ha scritto anche Giuseppe Mazzarino sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» di pochi giorni fa: «il contenuto - ha scritto - è assolutamente prezioso. Non solo per le abbondantissime immagini, dove l’oro dei monili risalta ancor più sul fondo nero delle pagine, ma per le spiegazioni, precise ma anche comprensibili (il libro non è solo per "addetti ai lavori", per capirci...) forniti dalle due autrici sull’arte orafa nella Taranto greca, sulle usanze di inserimento dei gioielli nei corredi funerari e sul contagio culturale che la più ricca, civile ed avanzata Taras esercitò sulle comunità indigene. Non è un caso, infatti, che le sepolture dai corredi più sontuosi e ridondanti non fossero quelle della pòlis greca ma quelle di centri come Crispiano, Ginosa, Mottola e, soprattutto, Canosa. Resta il fatto che particolari stilistici, materiali e tecniche di realizzazione confermano che i monili rinvenuti in queste sepolture - come quella sfarzosa della aristocratica daunia Opaka Sabaleida, in Canosa - sono da ricondurre a botteghe orafe tarantine. "Tra la seconda metà del IV e tutto il III secolo a.C. - evidenzia la D’Amicis - "rielaborando originalmente formule ornamentali desunte dai modelli greci, diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo, la produzione di oreficerie assume a Taranto una sua peculiare fisionomia, indirizzandosi verso soluzioni stilistiche ben definite, sobrie e raffinate". "Ai laboratori di orefici della città magnogreca - specifica la Masiello - vanno anche riferiti oggetti di pregio rinvenuti in sepolture del vicino entroterra, come lo schiaccianoci in forma di mani congiunte e le oreficerie di Crispiano e Canosa. Non mancano fra i reperti illustrati gioielli "per poveri", in terracotta dorata, di grande finezza di esecuzione"».

mercoledì 28 maggio 2008

"Travolta da uno tsunami", di Patrizia Rossini

Quello dei racconti di testimonianze dirette, poi pubblicate in un libro, dei drammatici percorsi di dolore di chi si trova ad affrontare la malattia di un cancro è un vero e proprio genere che conta sempre più titoli. Anche in Puglia: dove aver segnalato alcuni giorni fa il titolo di Fabio Salvatore, dal titolo Cancro non mi fai paura, della stessa tematica si occupa anche il libro autobiografico di Patrizia Rossini dal titolo Travolta da uno tsunami. Storia di una donna dalla diagnosi alla guarigione (pp. 64, euro 10) pubblicato con Adda Editore. Parte dei fondi acquisiti con le vendite del volume andranno a beneficio dell'associazione onlus Komen Italia, della quale la stessa autrice è componente. Patrizia Rossini nasce a Bari nel 1961. Nel settembre del 1983 vince il concorso magistrale e tre mesi dopo si laurea, con il massimo dei voti, in pedagogia. Insegnante di scuola primaria per 23 anni, oggi è un dirigente scolastico e formatore in corsi di aggiornamento per docenti. Tra le sue pubblicazioni precedenti vi sono soprattutto saggi e articoli pubblicati su riviste specialistiche.

Il percorso del libro è, chiaramente, scandito dai diversi momenti che caratterizzano la malattia, dai primi segnali, dalla diagnosi, all’incontro con il chirurgo e l’oncologo, dal periodo della chemio alla “rinascita” grazie alle scelte fatte e alla grande forza e coraggio che caratterizzano questa giovane donna. Scopo della pubblicazione di questo scritto è la volontà di socializzare e di condividere una grande sfida e, purtroppo, molto frequente battaglia, in modo da aiutare altre donne costrette a combattere lo stesso male. Il volume di Patrizia Rossini ha già ottenuto una serie di presentazioni in Puglia e a Roma, e sarà presentano ancora il prossimo 11 giugno all'Archeoclub di Bari e nel prossimo mese di ottobre a Caserta. Del volume si è occupata anche Daniela D'Ambrosio sulle pagine della «Gazzetta del Mezzogiorno», dove ha scritto: «Uno scontro frontale inaspettato contro cui non c’è davvero niente da dire. Solo chi lo vive sa cos’è la paura della morte, il dolore di poter essere costretti a lasciare i propri cari, l’attesa dell’intervento, della diagnosi. E poi la mutilazione e tutto quello che ne consegue in un mondo in cui, a parte il puro e vero amore assoluto che tutti inseguiamo, la verità è che se sei una giovane donna hai quasi il dovere di essere bella. I tuoi capelli, che perdi, sono il tuo elemento di fascino, il tuo seno è una delle prime cose che ti guardano. E mentre tutto il mondo cerca di consolarti e tu stessa cerchi di pensare solo alla fortuna di essere viva, nel frattempo tu non sai più chi sei. E vivi guardando la lucina in fondo al tunnel che, se avrai la fortuna di superare, ti ricondurrà verso la vita». Per tutte le informazioni sul volume si può consultare il sito internet http://www.patriziarossini.it/

martedì 27 maggio 2008

"La Resistenza negata degli eroi dimenticati", di Paolo Sabbetta

Ancora dalla Capitanata, segnalo oggi un libro di tutt'altro campo rispetto a quello di ieri. Si parla di Storia e di Resistenza nel volume di Paolo Sabbetta dal titolo La Resistenza negata degli eroi dimenticati, pubblicato dalle Edizioni Il Castello (pp. 88 + corredo fotografico + dvd, euro 20). Una storia appassionante quella di Paolo Sabbetta, 96 anni, cerignolano di nascita, agronomo, che nel settembre 1943 venne mandato dal governo fascista a dirigere la tenuta agricola di Tor Mancina, un Istituto Sperimentale Zootecnico a 27 chilometri da Roma sulla via Salaria. È qui che Sabbetta e i suoi dipendenti misero in atto una "resistenza non violenta". Paolo Sabbetta in questi anni ha incontrato gli studenti di Foggia portando con sé i documenti, le foto, i ricordi. Il dvd incluso con il libro è un documentario realizzato da Nico Monteleone, giovane regista di Monteleone di Puglia, emigrato in Canada, che racconta i numerosi incontri che Paolo Sabbetta ha tenuto in questi anni negli istituti superiori di Foggia e provincia, portando agli studenti la sua storia e la sua vicenda umana.

Così si legge in quarta di copertina: «Gli eroi silenziosi sono capaci di grandi gesti, di generosi sacrifici, di dolorose rinunce. Vivono, lavorano e operano nel più totale anominato, in nome di quei valori e di quegli ideali che hanno innalzato a stile di vita. Hanno scelto la strada più difficile, a metà tra finzione e verità, tra autenticità e dissimulazione, quasi come precari equilibristi perennemente in bilico sul filo di lana. Non possono tradire alcuna emozione, non possono distrarsi per nessuna ragione al mondo. Proseguono a testa alta per la strada difficilissima che hanno dinanzi, accettando serenamente questo destino, consapevoli di non avere altra scelta, né alternative all’orizzonte. Sono questi eroi della resistenza negata e calpestata da anni di storia i protagonisti del volume che avete tra le mani, coloro che affiancarono Paolo Sabbetta nel corso di quella vicenda straordinaria avvenuta alla tenuta di Tor Mancina, nei pressi di Roma, che lo ha visto protagonista - forse inconsapevole - di una pagina di storia del nostro Paese di incommensurabile valore storico, didattico, ma soprattutto umano. Nove mesi trascorsi sotto il dominio e l’asfissiante sorveglianza dei tedeschi all’indomani dell’armistizio del settembre 1943. Paolo Sabbetta, insieme alle famiglie dell’azienda zootecnica, mettendo a rischio in ogni momento la vita e l’incolumità della comunità, riuscì in quell’occasione a gabbare gli invasori con arguzia e diplomazia. Oggi Sabbetta, Cavaliere della Repubblica, ci vuole raccontare, con questo libro, quest’importante episodio, simbolo della resistenza non armata operata dagli italiani durante l’invasione nazista. Ciò che più gli sta a cuore, e chi lo conosce lo sa bene, è che questa lezione di vita arrivi soprattutto ai ragazzi perché siano testimoni di un mondo senza guerra, e artefici, ciascuno nel corso della propria esistenza, di relazioni umane basate sulla tolleranza e sul rispetto».

lunedì 26 maggio 2008

"La tv per sport", di Pino Frisoli

Ha già ottenuto un gran numero di recensioni, tra le quali quella prestigiosa di Aldo Grasso sulle pagine del «Corriere della Sera» il primo saggio pubblicato dal giornalista foggiano (ma nato e residente a Milano) Pino Frisoli, dal titolo La tv per sport, pubblicato dalle edizioni Tracce di Pescara (pp. 144, euro 10). Nato, come si diceva, a Milano nel 1969, Frisoli è laureato in Scienze Politiche. Attualmente collabora come consulente per uno studio editoriale e scrive per il sito Storiaradiotv.it. Ha lavorato come redattore per vari siti Internet (Canalesport.com, Sportal.it, Calciomercato.com e Goal.com) e per Radio Sport Network, nei quali ha messo a disposizione la passione e la competenza per lo sport, che si uniscono all'interesse e allo studio della televisione e della sua storia. Il saggio di Frisoli, dunque, raccoglie una serie di episodi curiosi dalle origini della Tv fino a oggi sullo sport in televisione e che hanno fatto la storia di questo mezzo di comunicazione: una serie di episodi che Aldo Grasso ha definito «una lunga 'carrellata' che parte dai primordi della tv, quando nel 1950 si intravedono le prime riprese esterne di Juventus-Milan, telecronista Carlo Bacarelli, e arriva alla pay per view, un modo per staccare il biglietto dello stadio virtuale senza muoversi da casa. In mezzo, una miriade di ricordi puntigliosamente ricostruiti dall' autore: dall'Olimpiade invernale di Cortina del 1956 (in diretta si assiste al ruzzolone dell' ultimo tedoforo, il pattinatore milanese Guido Caroli) alla nascita della prima moviola, 22 ottobre 1967, usata per capire se un gol di Rivera fosse entrato in porta o no; dal Mundialito in Uruguay, gennaio 1981, che sancisce la nascita ufficiale di Canale 5, al Giro d' Italia che per un breve periodo, dal 1993 al ' 95, lascia la Rai per approdare a Segrate, all' avvento di Sky».

Ma sono ancora molti altri gli episodi al centro del volume di Pino Frisoli: il primo anticipo televisivo, un Atalanta-Triestina del 1955; l’avvento delle trasmissioni via satellite e della tv a colori, favorite dai grandi eventi sportivi; il primo maxischermo, in occasione dei Mondiali di calcio di Germania del 1974; le parolacce di Majorca in diretta tv; il primo esempio di “Tutto il calcio minuto per minuto” nel Torneo di Viareggio del 1976; lo sport e i telecronisti sulle televisioni di Svizzera e Capodistria, prime alternative alla Rai; la prima partita di calcio trasmessa senza commento per uno sciopero dei giornalisti. Vengono poi raccontate le origini delle trasmissioni sportive storiche della televisione italiana, dalla "Domenica sportiva" a "90° minuto", senza dimenticare il "Processo alla tappa", il "Processo di Biscardi", "Eurogol" e "Mai dire gol". E non manca un episodio riguardante la città d'origine dell'autore, quindi per il Foggia, protagonista il 29 agosto 1993 del primo posticipo televisivo nella storia della pay-tv, che rivoluzionerà le abitudini calcistiche degli italiani, quando con la telecronaca di Massimo Marianella si giocò Lazio-Foggia, prima giornata del campionato di seria A andato in onda su Tele+2.

La Tv per sport, oltre che nelle librerie, tra le quali vi segnaliamo quella di Orsara di Puglia in via Vittorio Emanuele 10, può essere acquistato via Internet, ad esempio presso il sito della Libreria dello Sport di Milano. http://www.libreriadellosport.it/search/?q=%22la+tv+per+sport%22. Ulteriori informazioni sul libro si possono trovare sul blog dell'autore http://pinofrisoli.blogspot.com/

domenica 25 maggio 2008

"Voci di frontiera": antologia di poeti e artisti pugliesi

È stato inserita nel programma della "Settimana della Cultura" del comune di Villa Castelli (BR) la mostra artistica e la presentazione del volume Voci di frontiera, un'antologia che raccoglie opere e scritti di sette artisti e sette poeti pugliesi, curato da Angelo Lippo per le Edizioni Portofranco di Taranto, una casa editrice vicina al mondo dell'arte e della poesia, quest'ultima con la collana Delphinus, tutta dedicata alla poesia contemporanea pugliese. Il curatore del volume, Angelo Lippo, ne è anche l'editore, oltre ad essere critico d'arte, poeta (ha pubblicato una decina di raccolte di poesie) e saggista, con il suo profilo dello scrittore pratese Armando Meoni. Collaboratore di quotidiani, nonché di moltissime riviste di arte e letteratura, è stato condirettore della rivista Il Policordo.

Voci di Frontiera non è un’antologia nel senso stretto del termine, come ha scritto in prefazione lo stesso Angelo Lippo, ma il condensato di un percorso culturale su alcune personalità poetiche ed artistiche della Puglia, e che rappresentano le linee di tendenza di una realtà work in progress. Gli autori selezionati da Angelo Lippo offrono un ventaglio di proposte davvero singolari e peculiari, segnalando personalità già consacrate dalla critica nazionale più avvertita ed altre che sono sulla strada giusta per il meritato consenso. Per la poesia sono presi ad oggetto Ada de Jiudicibus Lisena, Lucio Carmelo Giummo, Anna Marinelli, Rita Marinò Campo, Michele Martinelli, Rita Santoro Mastantuono, Edio Felice Schiavone. Mentre, in contrapposizione, per l’arte figurativa sono valutati i seguenti autori: Anna Amendolito, Nicola Andreace (lo stesso illustratore della copertina), Vincenzo de Filippis (scultore di ceramiche e terrecotte), Maria Teresa di Nardo, Antonio Gigante, Pietro Guida (scultore di cementi e gessi) e Carmen Manco. Lippo, praticamente, cura l’apparato critico nelle anteposte prefazioni, facendo eloquente sunto ora dell’uno ora dell’altro autore. Come succede nella critica pubblicata in molte altre sedi, il Curatore espone proprio il centro delle capacità, delle ispirazioni e degli esiti dei vari autori, siano loro poeti o figurativi. Nella prefazione ai sette poeti è spiegato il senso del titolo del libro. «"Voci di frontiera", voci – afferma Lippo – che partono e si diramano verso altre terre, superando barriere di ogni tipo: ideologiche, culturali, sociali, con l’obiettivo di sconfiggerle. È un viaggio che impegna i cuori e le menti di ogni artista/poeta, i quali cercano di avviare un processo di superamento concreto, per una crescita civile e libertaria di ogni popolo».